Meno truffe via email, oggi il virus viaggia sui social network

Inserito da 13 Maggio, 2011 (0) Commenti

Si tratta di :Curiosità

I virus informatici viaggiano sempre meno via email e sempre più spesso si trasmettono attraverso i social network. Lo raccontano gli addetti ai lavori, e lo conferma anche Microsoft autore di un rapporto semestrale sulla sicurezza la cui ultima edizione, riguardante il periodo luglio-dicembre 2010, è stata pubblicata ieri. Il report, basato sull’analisi di 600 milioni di sistemi di 117 paesi del mondo, segnala un aumento di oltre il 1200 % di attacchi di phishing sui siti di social networking, diventati terreno fertile per ogni forma di criminalità informatica.
L’ultimo caso noto riguarda il propagarsi, su Facebook e altri siti, di link che avrebbero dovuto condurre a materiale inedito sulla morte di Bin Laden; in realtà, cliccandoci sopra, l’ingenuo utente veniva portato a una pagina costruita in modo tale da installare silenziosamente un virus sul suo pc o da carpire in maniera fraudolenta i suoi dati di accesso al sito.

Ma, se l’allarme su questo espediente si è diffuso con sufficiente rapidità, esistono numerosi casi di phishing di cui si parla poco. “È molto semplice – spiega Matteo Flora di The Fool, società che si occupa della moderazione delle property su Facebook e altri “social” di vari marchi – per un malintenzionato mettere un link infetto sulla pagina di un grande brand; e se il reparto marketing dell’azienda non si è attrezzato per un monitoraggio costante tale collegamento può restare online anche per alcune ore, con gli effetti che si possono immaginare se la pagina in questione ha magari più di un milione di fan”.

Una volta che un criminale si è impadronito dei dati di accesso di un utente, può sfruttarli può sfruttarli per ogni genere di truffe, le più comuni delle quali sono i tentativi di estorsione nei confronti degli “amici”. “Scrivono un messaggio ai contatti – prosegue Flora – dicendo ad esempio di trovarsi all’estero, di aver subito una rapina e di aver bisogno urgente di soldi e spesso questo tipo di raggiro, provenendo da qualcuno che si crede di conoscere, funziona”.

Una delle caratteristiche che differenzia il phishing da altre cyber truffe, è che può restarne vittima più volte anche lo stesso soggetto. “Se anche l’utente risulta essere stato coinvolto in precedenza in una frode non è detto che sviluppi una capacità critica tale da potersi difendere in seguito, se la tipologia di attacco muta – sottolinea l’esperto di sicurezza Massimiliano Forner – la volta successiva, al posto di abboccare alla “classica” email di phishing, potrebbe essere esposto catturato ad esempio da un falso portale di login, una situazione molto diffusa tra i partecipanti a giochi di ruolo multiplayer, o fra i fruitori di servizi quali quello fornito da Microsoft per l’X-Box”.

Il Sirv10 (Security Intelligence Report Volume 10) di Microsoft mette l’accento anche sul diffondersi dello “scareware”, finti antivirus da scaricare online che nascondono essi stessi delle minacce informatiche. “Ancora nel 2010 – racconta Forner – Symantec ha rilasciato un rapporto ove dichiarava come questo genere di “software di sicurezza” producano un fatturato molto maggiore rispetto alle controparti autentiche e realmente affidabili. Questo perché l’utente medio non si ferma a riflettere, ma procede come un treno in corsa. L’importante è che lui creda di essere al sicuro, di aver risolto un problema e poi, ciò che è stato è stato”.

Infine, il Security Intelligence Report mostra un aumento della presenza di adware, programmi che contengono annunci pubblicitari basati sulle abitudini di navigazione dell’utente. Nel 2010 a livello mondiale sono aumentati del 70%; e anche in Italia rappresentano la principale categoria di malware rilevato.

fonte: la stampa

 

 

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Rosellina e Ledaccia

Inserito da 17 Novembre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Storielle e Aneddoti

Cristina ci segnala questa storiella

C’era una volta un re che era rimasto vedovo con l’unica figlia, che si chiamava Rosellina. Poco tempo dopo si risposò con una donna che aveva un’unica figlia di nome Leda, ma che era così antipatica da essere soprannominata da tutti Ledaccia. In breve tempo Rosellina dovette cominciare a fare tutti i lavori più ingrati. Un giorno fu mandato nella foresta a prendere una scure che era stata dimenticata. C’erano tre colombe nella foresta, a cui Rosellina offrì del pane che aveva nella borsa.
Le tre colombe allora dissero: Voglio che sia bella il doppio che è! Voglio che i suoi capelli si trasformino in fili d’oro! E voglio che ogni volta che ride le escano delle perle dalla bocca! Rosellina tornò a casa e suscitò la gelosia della matrigna che mandò invece Ledaccia nel bosco. Ma Ledaccia cacciò via le tre colombe, che allora dissero: Voglio che diventi ancora più brutta! Voglio che i suoi capelli diventino un nido di spine! Voglio che ogni volta che ride esca dalla sua bocca un rospo.
Ledaccia riarrivò a casa e dopo che sua madre vide cosa le era successo, il suo odio per la figliastra aumentò. La fece imbarcare su una barchetta e la lasciò ai flutti. Rosellina naufragò su una spiaggia su cui trovò un cervo, un pino ed un usignolo, che diventarono i suoi unici amici. Per diverso tempo visse con loro, fin quando non passò di lì un principe, che si innamorò di lei e volle portarla al palazzo. Rosellina accettò a patto di portarsi dietro i suoi tre amici.
La notizia del suo prossimo matrimonio giunse alla sua vecchia casa. La matrigna e Ledaccia riuscirono a farsi ammettere in sua presenza e le buttarono addosso una camicia che la trasformò in un’oca d’oro. Allora l’usignolo e il cervo andarono da una maga che disse loro che far ritornare Rosellina normale dovevano cospargerla con gli aghi di pino.
Il principe era molto infelice per la perdita della sua fidanzata: ma un giorno sentì un usignolo che cantava fuori dalla sua finestra e un cervo che batteva. Gli aprì e loro entrarono ed andarono nella cucina, dove era nascosta l’oca d’oro, e la cosparsero degli aghi che avevano tenuto nelle zampe e nelle corna. La principessa ridiventò normale, sposò il principe e visse felice e contenta con lui ed i suoi amici della natura.

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Birmania, è ancora emergenza cibo

Inserito da 12 Agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Appelli Generici,Appelli Umanitari Veri

L’sos delle associazioni umanitarie.
Save the children: il 74% delle famiglie colpite non ha accesso all’acqua potabile, troppi i bambini separati dai genitori (articolo di CARLA RESCHIA) 31/07/2008

birma
Si lavora alla ricostruzione delle scuole inuno dei villaggi o colpiti
Birmania, tre mesi dopo. Il 2 e il 3 maggio scorso il ciclone Nargis colpì e devastò il Paese. Più di 2
milioni e 400 mila persone colpite, 40 centri gravemente danneggiati e un numero di morti imprecisato: 84.537, con 53.836 dispersi e circa 20 mila feriti secondo le cifre – considerate approsimative per difetto – fornite dalla giunta militare al potere. Tra questi tanti bambini: il 54% delle vittime.

Il mondo ha dimenticato e il circo mediatico ha trovato altri palcoscenici. Ma la situazione è ben lontana dalla normalità e l’emergenza continua. Lo dice l’Onu e lo ricordano le ong impegnate sul campo, evidenziando come manchino il cibo e l’acqua pulita e almeno 700 mila bambini necessitino di assistenza a lungo termine.

A lanciare l’allarme anche Save the Children, la più grande organizzazione internazionale che ha risposto all’emergenza nel paese asiatico e che ha già raggiunto e soccorso circa mezzo milione di persone a Yangon e nel delta dell’Irrawaddy, di cui 225.000 bambini. In un rapporto rilasciato oggi l’ong sottolinea come il 55% delle famiglie abbia scorte di cibo per un solo giorno e il 74% di esse non abbia accesso all’acqua potabile.

«L’entità di questa catastrofe naturale – sottolinea Guy Cave, Direttore dei programmi di Save the Children in Birmania – è equivalente allo tsunami in Indonesia e ci vorranno anni prima che queste famiglie riescano a ricostruire le loro vite. È fondamentale avere fondi sufficienti per continuare a lavorare. Ed è proprio questo che rischia di non avvenire.

In una conferenza dei grandi donatori, a maggio, spiegano da Save the children, i governi di tutto il mondo si erano impegnati ad elargire più denaro a condizione che venisse effettuata una ricognizione indipendente sui bisogni della popolazione e che i soccorritori internazionali avessero un maggiore accesso alla regione del delta, quella maggiormente flagellata dal ciclone. Queste condizioni, in qualche modo e malgrado la riluttanza del governo, sono state rispettate: sono stati concessi più di 1.800 visti a personale umanitario. Inoltre una valutazione della situazione in cui versa la popolazione, l’Asean Government post- Nargis Joint Assessment, è stato reso pubblico lo scorso 21 luglio.

Pertanto, dice Cave, è giunto il momento per i donatori di elargire altro denaro. Attualmente, mancano 300 milioni di dollari per raggiungere l’obiettivo fissato nell’appello delle Nazioni Unite. Save the Children sottolinea alcuni dati che evidenziano come l’emergenza Nargis sia in questo momento sottofinanziata: gli Stati Uniti, ad esempio, che hanno un Reddito nazionale lordo di 45.850 dollari, hanno promesso finora 29 milioni di dollari, mentre le Filippine con un reddito di 3.730 dollari, hanno donato in proporzione molto di più, impegnandosi per 20 milioni di dollari.
Il Giappone, che nel caso dello tsunami in Indonesia aveva dato 500 milioni di dollari, ha contribuito all’emergenza Birmania solo con 11 milioni di dollari. L’entità dei fondi stanziati dai grandi donatori ha un impatto diretto sui benefici alla popolazione: dopo l’emergenza tsunami ogni persona ha ricevuto l’equivalente di circa 1.249 dollari in aiuti, mentre i sopravvissuti a Nargis ne hanno ricevuti 213.

C’è poi uno specifico della tragedia che riguarda direttamente i bambini. Il numero delle donne morte è stato pari al doppio degli uomini, e questo significa un grande numero di bambini rimasti senza madre. Inoltre il soccorso immediato non è abbastanza, occorre pianificare interventi a lungo termine. Nelle zone colpite il ciclone ha distrutto il 95% delle case, allagato più di un milione di acri di terreni coltivati e ucciso oltre 200 mila capi di bestiame. Ci sono 800 mila sfollati e il 14% dei villaggi non è stato ricostruitove conta solo su ripari di fortuna.
In più appena 1 milione e 300 mila persone, a tutt’oggi, avrebbero beneficiato degli aiuti internazionali. La carenza di nutrimento e di mezzi e risorse per coltivare la terra dopo che i raccolti sono andati del tutto perduti preludono a un futuro di malnutrizione, una piaga destinata a incidere a lungo sulla vita delle nuove generazioni.

Ugualmente in pericolo un’altra risorsa che è la seconda più importante fonte di reddito e sussistenza nella zona del delta dell’Irrawaddy, la pesca: il 44% delle piccole imbarcazioni e il 70% degli equipaggiamenti dei pescatori sono stati completamente distrutti.

Infine, la condizione di bisogno e l’alto numero di bambini abbandonati a se stessi sono considerati da Save the children il terreno di coltura ideale per i fenomeno di sfruttamento, tratta e abusi che già in condizioni normali rappresentano una piaga endemica dei Paesi poveri. La povertà è per le famiglie un incentivo in più a mandare a lavorare i bambini e le aree dove vivono gli sfollati sono in genere quelle più battute dai trafficanti di esseri umani. Il numero degli orfanotrofi sta aumentando e spesso ospitano anche bambini che non sono orfani, ma che sono stati sistemati negli istituti perché non è stato possibile rintracciare i loro cui genitori o famiglie e perché le persone che badavano a loro non possono più farlo.

Il tutto in un Paese dove il governo è da tutt’altre faccende preso e dove arriverà a giorni, proprio per carcare dialogo e collaborazione un nuovo inviato dell’Onu per i diritti umani, Tomas Ojea Quintana, che è stato autorizzato dalla giunta militare a visitare la Birmania dal 3 al 7 agosto prossimo.

tratto da www.lastampa.it

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E’ morto a 89 anni lo scrittore Aleksander Solzhenitsyn

Inserito da 5 Agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :News

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Era l’incarnazione della dissidenza nell’Urss

Mosca, 4 ago. (Apcom) – E’ morto Aleksander Solzhenitsyn, scrittore, drammaturgo e storico russo. Aveva 89 anni.
Solzhenitsyn, grazie ai suoi lavori, fece conoscere al mondo i Gulag, i campi di lavoro sovietici, e per questo gli fu conferito il Premio Nobel per la letteratura nel 1970. Fu esiliato dall’Unione Sovietica nel 1974 e ritornò in Russia venti anni dopo.
Lo scrittore è morto nella sua casa nella capitale russa nella notte tra domenica e lunedi “a seguito di una grave insufficienza cardiaca” alle 23.45 di domenica orario di Mosca (le 21.45 italiane), secondo quanto ha dichiarato suo figlio.
Solzhenitsyn rivelò al mondo la realtà del sistema sovietico nei suoi lavori “Un giorno nella vita di Ivan Denisovic“, romanzo scritto nel 1962, “Il primo cerchio” (1968) e “Arcipelago Gulag” (1973). Premio Nobel per la letteratura nel 1970, fu privato della cittadinanza nel 1974 ed espulso dall’Unione sovietica.
Visse in seguito in Germania, in Svizzera e quindi negli Stati Uniti, prima di ritornare in Russia nel 1994 dopo la caduta dell’Urss. Considerato a lungo come l’incarnazione della dissidenza contro il regime comunista, era autore di una serie di opere fondate sull’esperienza del totalitarismo, con la descrizione di tutti gli orrori dei campi sovietici.
Trascorse sette anni in un campo di lavoro nelle steppe del Kazakistan, poi tre anni al confino in Asia centrale. Riferirà la sua esperienza del gulag – abbreviazione sovietica del sistema dei campi di lavoro – in un breve romanzo, “Una giornata di Ivan Denisovic”, la cui pubblicazione venne autorizzata dal segretario del partito comunista Nikita Kruscev nel 1962, allo scopo di prendere le distanze dagli abusi del periodo staliniano.
Dopo la deposizione di Kruscev nel 1964, Solzhenitsyn rimase vittima di una campagna di denigrazione da parte del Kgb e dell’Unione degli scrittori sovietici da cui venne espulso.
Nel 1970 ottenne il premio Nobel per la letteratura, ma non l’autorizzazione a recarsi a Stoccolma per riceverlo. Tre anni dopo pubblicò a Parigi la trilogia de L’Arcipelago Gulag.
L’Occidente lo accolse a braccia aperte.
Red/Kat
Fonte Apcom

Solzhenitsyn: oggi camera ardente all’Accademia delle Scienze a Mosca

MOSCA – Sara’ esposta oggi nella sede centrale dell’Accademia delle Scienze a Mosca la salma di Alexandr Solzhenitsyn, lo scrittore-dissidente che rivelo’ al mondo la tragedia dei gulag staliniani. La camera ardente per l’estremo saluto dei concittadini iniziera’ alle 11 (ora locale) e terminera’ in serata. (Agr)

da corriere della sera 5 agosto 2008

International friends can read this

Solzhenitsyn, the conscience of Russia, who told the truth about the gulags – and so signed the death warrant of Bolshevism

Mail writer OWEN MATTHEWS’ grandfather was executed by Stalin, and his grandmother was sent to the death camps. Here he offers a unique insight into how Alexander Solzhenitzyn, who died this week, captured the terrible reality of the gulags.

For decades, the Soviet Communist Party claimed to be the ‘mind, honour and conscience of the people’.

But the truth was that the Party was the agent of unimaginable human suffering, lies and deception.

The true conscience of Russia was Alexander Solzhenitsyn – the man who dared to speak out against the regime and chronicled its crimes in painstaking detail.

And in insisting that the Russian people ‘live not by lies’, Solzhenitsyn made a tiny but deep fissure in the wall of hypocrisy which was, in time, to crack the whole rotten system apart.

The truth Solzhenitsyn told helped to make Russia free.

As Mikhail Gorbachev yesterday acknowledged, Solzhenitsyn had ‘helped people see the real nature of the regime’ – and his writings had helped to ‘make our country free and democratic’.

Solzhenitsyn brought the terrible reality of the Soviet gulag home not just to foreigners but to ordinary Russians too.

In the bright, sanitised world of Soviet propaganda, Solzhenitsyn’s writing held a mirror to the Soviet Union’s darkest secrets.

He was to pay a heavy price for this.

After being awarded the Nobel Prize for Literature in 1970 he was too famous to jail, yet his presence became too toxic for the authorities to bear.

He was forced on to a plane for America in 1974.

There, he retired to rural Vermont, where the winters reminded him of Russia.
But America, ‘land of the free’, was ironically to disillusion him as well, and he turned his indignation on the injustices of capitalism.

After two decades in exile, he returned to Russia in 1994 and was feted as an almost messianic figure.

It was here that Solzhenitsyn’s moral compass, so steady in the black and white world of Stalin’s Russia, began to waver.

But for all his hatred of the Communist Soviet Union, Solzhenitsyn found that he had no love for the capitalist Russia of the Nineties and what he saw as its decadent values.

He refused to accept a state prize from Boris Yeltsin because he had brought ‘so much suffering on the Russian people’.

Indeed, when Vladimir Putin – a former KGB officer – began to prune away the anarchic freedoms which Yeltsin had won, Solzhenitsyn hailed his ‘strong leadership’ and brushed aside Putin’s KGB past, saying: ‘Every country needs an intelligence service.’

Yesterday, Putin returned the compliment, lamenting Solzhenitsyn’s passing as a ‘heavy loss for Russia’.

Putin and Russia’s new president, Dmitry Medvedev, are expected to attend Solzhenitsyn’s funeral at Moscow’s Donskoi monastery today.
The strangeness of an ex-KGB officer paying tribute to Russia’s greatest dissident is a reflection of how conflicted Russia remains about its recent past – and in particular the legacy of Stalin.

He was the greatest mass murderer of the last century, starving millions in man-made famines and creating a prison system which claimed more lives than the Nazi death camps.

And yet recent polls have shown that Stalin is regarded as one of Russia’s most respected historical figures.

With the Kremlin’s blessing, school history books are being revised to show the ‘Great Leader’ in a more positive light, as the victor of World War II and the moderniser of Russia.

Putin even described the fall of the Soviet Union as ‘the greatest geopolitical tragedy of the century’.

Solzhenitsyn’s life was a refutation of that. The one constant in that life was that he was moved by a powerful, almost mystical, moral sense.

He felt compelled to speak out against what he felt was wrong, regardless of the consequences.
In his case, these injustices were eight years in the gulag, decades of harassment and denunciation by the Soviet authorities and the regime’s craven ‘intellectuals’ and, finally, 20 years of exile from the country which he loved with a passion.

His first crime was to criticise Stalin in a private letter to a friend in 1945.

When the military censor reported the letter to the secret police, Solzhenitsyn, then a young artillery captain twice decorated for valour, was sent, after a perfunctory trial, to Stalin’s nightmarish gulags.

Like 18 million of his fellow countrymen, he found himself plunged into a parallel world of unimaginable brutality, where prisoners slaved in the Siberian cold on madly futile projects like canals no one needed and train lines to nowhere.

Later he wrote of ‘the desperate loneliness of the accused, the confusion and dislocation, the fear and indignation of the men and women who were rapidly filling the Soviet Union’s jails’.

‘The whole apparatus threw its full weight on one lonely and uninhibited will,’ he recalled.

‘Brother mine! Do not condemn those who turned out to be weak and confessed to more than they should have. Do not be the first to cast a stone at them!’

Solzhenitsyn called Stalin’s prison system the Gulag Archipelago – like islands in a sea of frozen steppe, the barbed-wire fenced gulags were a state within the state.

After his release he penned a short story which described, in simple but devastating detail, one day in the life of a gulag inmate, Ivan Denisovich.

When it was published in 1962, during a brief post-Stalin thaw, One Day In The Life Of Ivan Denisovich caused a sensation.

The state had tried to airbrush Stalin’s gulags, purges and famines from history.

Solzhenitsyn spoke for the millions whose voices Stalin had silenced.

One of them was my mother’s father, Boris Lvovich Bibikov.

A devoted Bolshevik, Bibikov had received the Order of Lenin for his part in building the Kharkov Tractor Factory, one of the giant projects of the industrialisation drive of the Thirties.

But in the Great Purge of 1937, which Stalin launched against his real and imagined opponents, Bibikov found himself accused of crimes against the revolution.

He was tried by a secret court on evidence obtained under torture, and sentenced to death.

The usual method was ‘nine grams’, the weight of a pistol bullet, to the back of the head – my grandfather’s fate.
His wife, my grandmother, was sent to the gulag for 15 years as the wife of an ‘enemy of the people’.

His two daughters – my mother and aunt – were sent to an orphanage for re-education.

Some years ago I was given permission to read my grandfather’s secret police file.

It contained about 3lb of paper, the sheets carefully numbered and bound, with my grandfather’s name entered on the crumbling brown cover in curiously elaborate, copperplate script.

The file sat heavily in my lap, eerily malignant, and since the careful bureaucrats who compiled the file neglected to say where he was buried, this stack of paper is the closest thing to Boris Bibikov’s remains.

For the days I sat in the former KGB HQ in Kiev examining the file, Alexander Ponamaryev, a young officer of the Ukrainian security service sat with me, reading out passages of barely legible cursive script and explaining legal terms.

‘Your grandfather believed,’ said Ponamaryev.

‘But do you not think that his accusers believed also? Or the men who shot him?’

Solzhenitsyn once posed the same question.

‘If my life had turned out differently, might I myself not have become just such an executioner?’ he wrote in The Gulag Archipelago, his epic literary investigation of Stalin’s terror.
‘If only it was so simple! If only there were evil people somewhere insidiously committing evil deeds, and it were necessary only to separate them from the rest of us and destroy them.

But the line dividing good from evil cuts through the heart of every human being. And who is willing to destroy a piece of their own heart?’

Solzhenitsyn’s persecutors, like my grandfather’s, were driven by the same motivations as their victims.

When people become the building blocks of history, intelligent men can abdicate moral responsibility.

Indeed the Purge – in Russian, chistka or ‘cleaning’ – was something heroic to those who made it, just as the building of the great factory was heroic to Bibikov.

The difference was that my grandfather made his personal revolution in physical bricks and concrete, whereas the secret police’s bricks were class enemies, every one sent to the execution chamber another building-block in the great edifice of socialism.

This was the true, dark genius behind Stalinism – a genius which Solzhenitsyn describes in terrifying detail. Not simply to put two strangers – executioner and victim – into a room and convince one to kill the other, but to convince both that this murder served a higher purpose.

This can happen only when a man becomes a political commodity, a unit in a calculation, his life and death to be planned and disposed of like a ton of steel or a truckload of bricks.

The men drawn to serve in the Soviet secret police, in the words of its founder Felix Dzerzhinsky, could either be saints or scoundrels – and clearly the service attracted more than its fair share of sadists and psychopaths.

But they were not aliens, but Russian men, made of the same tissue and fed by the same blood as their victims.

‘Where did this wolf tribe appear from among our own people?’ asked Solzhenitsyn. ‘Does it really stem from our own roots? Our own blood? It is ours.’

This question – how to cope with the beast in man – gives Solzhenitsyn’s writing not just its moral seriousness but its drama, too.

His stories are about men and women forced to make terrible choices.

In the process they occasionally find a kind of greatness and redemption in small acts of kindness or in tiny, private episodes of heroism.

At his best, Solzhenitsyn, like Tolstoy, described the hidden, tragic lives of his characters played out against a background of Russian squalor and casual brutality.

But for all his greatness and importance in bringing down the Soviet Union, by the time of his death Solzhenitsyn had become an irrelevance to the thrusting, new, oil-rich Russia of Vladimir Putin.

In that lies a tragedy because Russia has swung back from its infatuation with wild capitalism into a longing for authority and order.

Solzhenitsyn, once an idealistic Communist, understood better than most how power can pervert men and ideas.

He saw himself as a prophet not just for Russia but for all mankind, and in his later years turned to denouncing the corruptions of Russia’s chaotic brand of freedom and the dangers of liberalism.

But for all his unfashionable conservatism, he believed adamantly in the value of human dignity – and that a state abdicated all moral authority to order society if it abused its citizens.

For all its wealth, Russia remains mired in corruption and injustice. With Solzhenitsyn’s death it has lost its conscience, and is a poorer place for it.

Source : http://www.thisislondon.co.uk

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Una catena dal titolo sei pugliese se…

Inserito da 23 Novembre, 2007 (0) Commenti

Si tratta di :Catene di Sant'Antonio

Sei pugliese se…
o sei pugliese se quando la mattina vai a far colazione al bar spendi meno di un euro!
o sei pugliese quando ti lamenti sempre della tua città ma quando sei fuori la vanti come se fosse il paese delle meraviglie!!!
o sei pugliese se quando vivi fuori, e fai colazione al bar, ti lamenti del fatto che assieme al caffè non t’hanno portato il bicchiere d’acqua per sciacquarti la bocca!
o sei pugliese se quando vai a farti una pizza con gli amici, il ristorante ti offre un giro di limoncello gratis.
o sei pugliese se, pur vivendo al Nord da dieci anni, non hai perso una virgola del tuo meraviglioso accento!!
o sei pugliese se sai come si cucina Patate, riso e cozze.
o sei pugliese se parcheggi la macchina da un abusivo senza farti problemi.
o sei pugliese se ti lamenti della cucina di chiunque (tranne della tua fidanzata o almeno finché non diventa moglie)
o sei pugliese se almeno una volta alla settimana hai una voglia matta di mangiare il crudo di mare.
o sei pugliese se nel cibo metti quintalate di aglio, prezzemolo, pane grattuggiato!
o sei pugliese se d’estate vai a ponente con sedie e tavolini e organizzi delle mangiate all’aperto
o sei pugliese se ogni amico lo chiami con ‘ ‘mba ‘ prima del nome.

Sei pugliese se…
o sei pugliese se tifi la tua squadra del cuore pugliese sperando che salga a breve in serie A per fare il culo alle grandi squadre e magari,sempre a culo,vinca lo scudetto!
o sei pugliese se speri in un miracolo.
o sei pugliese se cerchi lavoro e non ne trovi, e nel periodo continui a vegetare a casa dei tuoi.
o sei pugliese se ami così tanto il mare, che in sua assenza te lo sogni di notte.
o sei pugliese se credi che la precedenza ce l’ha chi se la prende.
o sei pugliese se pensi che i semafori siano inutili in città e che si debba dare più fiducia ai guidatori!
o sei pugliese se ami le chiese, le cattedrali e i palazzetti bassi della parte vecchia della tua città pugliese.
o sei pugliese se hai visitato quasi tutte le città della tua regione
o sei pugliese se riconosci dall’odore il perido della vendemmia e della spremitura dell’olio.
o sei pugliese se quando incontri fuori dalla Puglia un tuo corregionale ci fai amicizia in 2 minuti e vi raccontate la propria vita a vicenda, ricordando con nostalgia la propria città!
o sei pugliese quando ti mangi le vocali!
o sei pugliese quando vivi al nord e almeno una volta al giorno ti viene nostalgia della tua terra e della sua gente!
o sei pugliese se ridi anche nelle situazioni drammatiche e fai divertire la gente!
o sei pugliese se abiti al nord e dici ‘prendimi il coso’ e nessuno ti capisce!
o sei pugliese se lavori a nero pure tutta la vita
o sei pugliese se d’estate vai al lido della tua città, anche se il mare fa schifo
o sei pugliese se vai al mare a piedi.
o sei pugliese se ti fa schifo la lega nord
o sei pugliese se almeno una volta al giorno ti viene da cantare
o sei pugliese se in estate la prima volta che ti abbronzi, ti ustioni e spelli perché nn vedi l ora di abbronzarti subito.
o Ma sei pugliese soprattutto quando non ti vergogni della tua terra e ricordi sempre il luogo dove sei nato. Quando la esalti per il mare e la buona cucina, il sole caldo anche d’inverno, per l’ospitalità della gente e per tutte le bellezze che la rendono una terra splendida!!!
Orgogliosi di essere pugliesi.. sei pugliese anche se dopo aver letto questa e-mail nonvedi l’ora di mandarla a tutti gli amici e magari di farne una copia da appendere in camera!

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Chat a luci rosse in Parlamento: nei guai un senatore del Paraguay

Inserito da 17 Novembre, 2007 (0) Commenti

Si tratta di :News

scandalo durante una seduta del “congreso”. Il senatore “pizzicato” «Sarò più cauto»

Chat a luci rosse in Parlamento:
nei guai un senatore del Paraguay

Ripresa da alcuni giornalisti una conversazione virtuale con un’amica, con tanto di foto osè della ragazza

Il senatore del Paraguay Armamdno Espinola (da Internet)

Armando Espinola è l’uomo del momento in Paraguay. L’occhialuto e quasi calvo senatore liberale è stato, infatti, sorpreso a chattare con una ragazza sconosciuta durante una seduta del Congreso (il parlamento bicamerale, ndr), mentre si stava discutendo, fra le altre cose, anche della creazione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale e del tributo al musicista Florentin Gimenez. CONVERSAZIONE INFUOCATA – Durante l’infuocata conversazione via Messenger la ragazza, indicata con il nome di “Catalina”, ha mostrato anche alcune sue foto nuda, per la gioia del compagno di chat, identificato semplicemente come “Armando”, e di altri due senatori – Oscar Denis e Alfredo Jaeggli – che assistevano come spettatori. Espinola era talmente infervorato nella “chiacchierata online” da non accorgersi che alcuni giornalisti lo stavano guardando e gli stavano scattando delle foto. Foto che sono finite sull’agenzia Ultima Hora e da qui sulla Rete, esponendo così l’uomo politico alla pubblica vergogna. Non solo. Ad un certo punto, il senatore ha pure alzato un braccio per votare una delle norme in discussione nella seduta, sebbene il sospetto che non sapesse nemmeno di cosa si trattasse è quasi certezza, visto che solo dopo qualche minuto ha saputo che era per la legge sulla salute sessuale e la riproduzione.

GIUSTIFICAZIONI – Dopo essere stato beccato con le mani sulla tastiera e la faccia incollata al video, Espinola ha cercato di giustificarsi a Radio 1° de Marzo, spiegando che stava chattando con un amico e che sarebbe stato proprio quest’ultimo a inviargli le foto della ragazza seminuda, che lui avrebbe poi commentato per scherzo con gli altri due colleghi. Quanto a “Catalina”, la donna sarebbe solo una parente, che non avrebbe nulla a che fare con l’altra storia e con la quale il senatore dice di non avere alcun rapporto intimo. Il blog paraguayano El Brujo Politicoha, però, pubblicato un estratto della chat dove “Catalina” si diverte a provocare i tre uomini che la stanno guardando e chiede ad “Armando” un regalo, l’ultimo profumo di Christian Dior. Le immagini del “broccolamento virtuale” del senatore liberale con la sua “amica” misteriosa sono anche diventate un video musicale dal titolo Video hot de Armando che sta spopolando nel paese sudamericano.

«SARO’ PIU’ CAUTO» – Espinola, leader del movimento “Unidad para la Victoria Liberal” e fautore di una politica al servizio della gente, ha smentito di non sapere di cosa si stesse dibattendo in Aula. «Leggo sempre l’ordine del giorno dei lavori in programma – ha spiegato – quindi sapevo gli argomenti che venivano trattati. Comunque, ho imparato la lezione e mi dispiace aver commesso questa imprudenza. Come uomo pubblico, infatti, avrei dovuto sapere che ogni nostro gesto, ogni nostra conversazione finisce sotto il controllo della stampa. D’ora in avanti sarà più cauto». La chat a luci quasi rosse del senatore ha, però, portato alla luce il segreto meno segreto del governo del Paraguay: ovvero, l’uso personale dei PC forniti agli esponenti politici dal Congreso e regalo del governo di Taiwan.

Simona Marchetti

Fonte : Corriere

dal blog spagnolo ARMAAAANDO…..

Paraguay: El chat del senador erótico


En todas partes se cuecen habas. Al igual que en nuestro Congreso cholo, con empleados fantasmas, una serie de gollerías y una precaria imagen ante la población, en Paraguay la cosa parece que no es muy diferente. Allí, en el propio Congreso paraguayo, un congresista fue pescado en un chat super erótico. El legislador mantuvo una charla de alto voltaje con una joven, quien le mostró fotografías desnudas.

Las fotografías lo dicen todo: Armando Espínola, senador liberal, pasó parte importante de la sesión legislativa de ayer chateando con una joven, quien le envió una imagen en una pose comprometedora, informó el portal Última Hora.

Mientras sus colegas Óscar Denis y Alfredo Jaeggli se sumaron a la conversación y, entre bromas, opinaron sobre la mujer, en el recinto se trataba la creación de la Orquesta Sinfónica nacional y el homenaje al músico Florentín Giménez.

La conversación se realizó vía Messenger. La mujer se identificó como “Catalina”, mientras que el legislador fue, simplemente, “Armando”.

Tan concentrado estaba Espínola en su charla que no se percató que varios periodistas lo estaban fotografiando. Incluso levantó la mano al momento de votar una de las normas que estaba en discusión, aunque se sospecha que no tenía mucha idea de lo que se estaba hablando en el recinto. Y pocos minutos después iba a tratarse la Ley de Salud Sexual y Reproductiva.

Este hecho desnudó algo que era un secreto a voces: el uso personal que los legisladores dan a las PC dadas por el Congreso paraguayo, que llegaron a las autoridades producto de una donación del Gobierno de Taiwán.

“Era una pariente”
En tanto, Espínola declaró a la emisora de Asunción Radio 1º de Marzo que estaba chateando con un amigo, quien fue el que le mandó la fotografía de la mujer semidesnuda, y que la otra conversación la estaba manteniendo con una “pariente que no tiene nada que ver con este asunto y con quien no tengo ninguna relación íntima ni nada”.

Por otra parte, aclaró que sabía perfectamente qué se estaba tratando en el recinto, porque siempre lee el orden del día antes del inicio de la sesión.

“Como hombre público tengo que sacar la lección que en cada acto uno esta expuesto al escrutinio de la prensa. Voy a ser más prudente. Lamento mucho haber cometido esa imprudencia“, finalizó el legislador.

Extracto del chat de Armando Espínola:

Armando: Jaeggli no cree que seas vos. Tampoco Óscar.
Catalina: no me parezco pio, vida.
Armando: Sí. No entiendo qué puta decís por los dibujitos de mierda.
Catalina: o sea que él piensa que no estoy tan bien como la de la fotografía.
Catalina: qué me darás. Me encantan los regalos
Armando: vas a ver.
Catalina: qué veré. El último perfume de Cristian Dior Midnigth. Sí porfi. Mil gracias.

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DEEP PACKET INSPECTION E PACKET INSPECTION

Inserito da 11 Novembre, 2007 (0) Commenti

Si tratta di :News

DEEP PACKET INSPECTION E PACKET INSPECTION

La Deep Packet Inspection (DPI) è una forma di filtraggio dei pacchetti dati in transito su una rete a commutazione di pacchetto (come Internet) che esamina i contenuti dei pacchetti stessi (payload) alla ricerca di contenuti che non siano conformi a determinati criteri prestabiliti dall’operatore/ISP.

A differenza della Packet Inspection, gli apparati che implementano DPI non si limitano a controllare l’intestazione dei pacchetti, che contiene informazioni quali gli indirizzi IP mittenti e destinatari e informazioni sul servizio/protocollo di rete utilizzato (numeri di “porta”), ma controllano anche i dati contenuti nei pacchetti.

Un pacchetto che venga riconosciuto aderente ai criteri prestabiliti può essere gestito dai dispositivi DPI in varie forme, tra cui scartato, rediretto, variata la sua priorità, ne puo’ essere limitato il bit rate (la “velocità” massima di questo flusso di pacchetti e anche notificato a un sistema di monitoraggio.

Questi controlli e queste azioni possono essere fatte sia sul singolo pacchetto che su un flusso di pacchetti simili.

L’utilizzo da parte di operatori di TLC di sistemi di Deep Packet Inspection, per privilegiare il proprio traffico rispetto a quello di altri operatori, è contestata nel mondo dai sostenitori della Neutralità della rete e, un suo uso per censurare gli utenti, viene ritenuto da alcuni gruppi sostenitori dei diritti civili una minaccia alla democrazia; alcuni addetti ai lavori che la DPI sia necessaria per ragioni economiche o per ragioni di sicurezza per bloccare la trasmissione di malware (es. virus, trojan, spam) per proteggere gli utenti.


LA GESTIONE DELLA QUALITA’ DEL SERVIZIO

In questo modo, un operatore/ISP, potrebbe assicurare ai propri clienti che i pacchetti VoIP o media avranno una priorità maggiore degli altri pacchetti anche se non usano le porte caratteristiche del protocollo RTP (Realtime Transport Protocol), al fine di assicurare una qualità di servizio (QoS: Quality of Service) sufficiente per determinati tipi di traffico che necessitano isocronia, ovvero una costanza delle latenze delle comunicazioni.

In questo modo, un operatore/ISP, potrebbe anche abbassare la priorità di servizi VoIP o media erogati da Service Provider concorrenti, ispezionare per cercare determinati contenuti, keyword, ecc. e questi comportamenti, a mio avviso, sono criticabili.


GESTIRE LA SCARSITA’ O RIMUOVERLA ?

Per quanto concerne le dorsali delle reti, secondo il Prof. Odlyzko, noto guru delle telecomunicazioni, l’uso di sistemi di DPI da parte di un operatore, da un punto di vista tecnico, è antieconomico in quanto i costi di potenziamento di una dorsale di rete in fibra ottica si riducono sempre di più fino a costare meno dei sistemi di DPI. In questo caso, il costo di rimozione della scarsità sarebbe inferiore al costo di gestione della scarsità.

Naturalmente il discorso è diverso se un ISP acquista trasporto all’ingrosso da un operatore di rete in quanto il prezzo all’ingrosso viene stabilito dal grossista stesso e quindi è fuori dal controllo dell’ISP. Con la prossima introduzione in Italia della modalità di offerta all’ingrosso “bitstream“, se i prezzi all’ingrosso saranno fissati dall’AGCOM come previsto dalla norma e quindi secondo le migliori pratiche europee, secondo il ragionamento del prof. Odlyzko, anche per gli ISP non dovrebbe esserci una ragione economica per introdurre sistemi DPI.

Se le dorsali di una rete sono capienti e se il costo di loro ampliamento è inferiore a quello di gestione della scarsità, altrettanto non si può dire per la parte di accesso (local loop o coda locale), ovvero per il segmento di rete che collega la casa dell’utente alle dorsali. Questa, per definizione, sarà sempre di dimensione inferiore alla dorsale e quindi può essere oggetto di saturazione sulla base dell’utilizzo che ne fa l’utente.

Seppure una dorsale è sufficientemente capiente, un grosso file transfer può ad esempio degradare la qualità del traffico VoIP sul segmento di coda locale e, su questo segmento, un utente potrebbe desiderare che il suo traffico VoIP venga reso prioritario rispetto al file transfer.


QUALI SERVIZI E QUALI INFORMAZIONI RICHIEDERE

In condizione di scarsità di dorsali, in attesa della applicazione del Bitstream, un ISP potrebbe decidere di offrire ai propri clienti dei servizi di prioritizzazione (o di limitazione) di determinati tipi di traffico; tuttavia, secondo il gruppo di esperti dmin.it, capitanati da Leonardo Chiariglione (il fondatore e presidente del gruppo di esperti MPEG), ogni operatore dovrebbe comunque,per l’accesso ad Internet (Proposta operativa.doc, paragrafo 3.4)

  • All’utente deve sempre essere garantito servizio “service agnostic”
  • l’utente e il fornitore di contenuti debbono avere la possibilità di stipulare contratti con una certa classe di servizio senza che ci siano discriminazioni su base src/dst/port/payload (indirizzo sorgente/destinatario, numero di porta e tipo di payload).

Alcuni ISP italiani, seppure non pubblicizzandolo, offrono servizi di prioritizzazione per i servizi VoIP. Altri ISP utilizzano DPI, come illustrato sopra, unicamente per bloccare la diffusione di malware.
Il Codice delle Comunicazioni Elettroniche (pdf), la legge che regola il mercato delle comunicazioni in Italia, stabilisce

Art. 13 – Obiettivi e principi dell’attivita’ di regolamentazione
6. Il Ministero e l’Autorita’, nell’ambito delle rispettive competenze, promuovono gli interessi dei cittadini:
d) promuovendo la diffusione di informazioni chiare, in particolare garantendo la trasparenza delle tariffe e delle condizioni di uso dei servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico;

Art. 46 – Obbligo di trasparenza
1. Ai sensi dell’articolo 45, l’Autorita’ puo’ imporre obblighi di trasparenza in relazione all’interconnessione e all’accesso, prescrivendo agli operatori di rendere pubbliche determinate informazioni quali informazioni di carattere contabile, specifiche tecniche, caratteristiche della rete, termini e condizioni per la fornitura e per l’uso, prezzi.

Ottenere informazioni dal proprio ISP circa le specifiche tecniche e le caratteristiche della rete è un diritto degli utenti.

MIE CONSIDERAZIONI

La banda non è mai sufficiente.

Quando ho iniziato si usava il Telnet e Gopher era lento perchè richiedeva troppa banda; le mail venivano spedite di notte, quando la rete era scarica. Poi sono arrivate le news, anch’esse di notte. Poi e’ arrivato il web con le immagini e ogni pagina ci metteva qualche minuto… Poi Vocaltech aveva fatto il walki-talkie “internet phone” e la banda era scarsissima. Poi Real Networks faceva i video della dimensione di un francobollo ed era insufficiente.

Adesso la banda e’ insufficiente per fare video a qualità televisiva.

Da 20 anni la banda è insufficiente ma solo quando si è affacciata l’idea per gli operatori di guadagnare gestendo la scarsità, si è posto il tema della neutralità della rete.

Io credo che un operatore debba poter fare le scelte strategiche sbagliate che vuole, ma solo se vi sono le condizioni di una reale concorrenza.

Il mercato all’ingrosso in Italia è monopolizzato da Telecom Italia e la mancata attuazione del Bitstream condiziona anche le scelte sul mercato a valle (Internet al dettaglio).

Si tratta di un fenomeno temporaneo, l’evoluzione tecnologica portera’ alla rimozione dei limiti sulla rete fissa ed allora ogni giustificazione della non neutralità della rete verrà meno.

Mi parrebbe quindi poco saggio rinunciare alla difesa del principio costituzionale dell’inviolabilità delle comunicazioni elettroniche.

Io personalmente non scelgo nessun ISP che non pubblichi le proprie policies di gestione del traffico e che discrimini il traffico per favorire i propri servizi rispetto a quelli degli altri.
ELENCO DI ISP CHE CHIARISCONO LE LORO POLICIES (che me lo hanno segnalato)

Fonte : Blog di Quintarelli

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Inserito da 4 Novembre, 2007 (0) Commenti

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Gatti messi in bottiglie, Gatti Bonsai, Bonsaikitten

Inserito da 7 Luglio, 2001 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

6 luglio 2001 – Gatti messi in bottiglie, come oggetti da collezione, a cui far assumere posizioni e dimensioni innaturali. Tutte le istruzioni di questa follia, partita dagli Stati Uniti nel dicembre scorso, ha trovato un emulo italiano che dal sito dal nome evocativo di www.gattibonsai.it ha proposto per qualche settimana con immagini raccapriccianti metodi e strumenti di ogni genere per la tortura dei gatti mantenendoli in vita.

Ora però grazie alle segnalazioni arrivate ad animalieanimali.it abbiamo denunciato il fatto agli uomini della Squadra Informatica della Polizia di Stato e, su richiesta del Sostituto Procuratore di Roma Adelchi D’Ippolito, è stata emessa l’ordinanza di oscuramento per istigazione a delinquere e possibile maltrattamento di animali.

“Sono molto felice che grazie a “www.animalieanimali.it” sia stato raggiunto un primo risultato importante. Non sappiamo se questo novello marchese De Sade degli animali abbia effettivamente provato ad imbottigliare i gatti, certo è che qualcuno di poca coscienza disponibile a riprendere questi esperimenti si potrebbe sempre trovare – ha dichiarato Licia Colò – già esistono purtroppo tante violenze quotidiane a cui sono sottoposti gli animali, aggiungerne un’altra amplificata peraltro da Internet sarebbe stato davvero troppo. La cosa che mi fa più piacere è che questa segnalazione sia giunta da una nostra lettrice che, avendo avuto fiducia nel nostro portale, non è rimasta insensibile e ci ha chiesto di intervenire. Questa azione, e il successivo risultato, – ha proseguito la nota conduttrice televisiva – è il frutto del desiderio di tante persone di dire basta alla violenza nei confronti degli animali. Ed è stato possibile soprattutto grazie alla tempestiva collaborazione della polizia di Internet e della Magistratura, nelle veci del sostituto procuratore D’Ippolito, che hanno accolto la nostra denuncia preoccupandosi di mettere fine a questo malsano utilizzo di Internet atto a promuovere della violenza sugli animali. La Magistratura e la polizia di internet ci hanno inoltre garantito una successiva collaborazione per combattere e far rispettare le leggi sulla salvaguardia del mondo animale che oggi hanno trovato nuovi e determinati amici… che sono per noi un nuovo stimolo per andare avanti”.
“Ringraziamo per la disponibilità e la tempestività Magistratura e Polizia – ha detto Gianluca Felicetti, responsabile leggi di www.animalieanimali.itè particolarmente importante che il responsabile, il quale operava dalla Lombardia, comunque un folle da fermare, sia stato messo nella condizione di non far male a nessun animale, nemmeno per uno scherzo di pessimo gusto”.

La storia era iniziata nei mesi scorsi negli Stati Uniti. Una vicenda assurda ed inquietante che potrebbe però diventare vera grazie ai possibili emuli dei loro folli esperimenti. A seguito di indagini, si è scoperto che il violentatore di gatti, noto come l’inesistente Mister Michael Wong è in realtà un anonimo studente americano fornito di una buona apparecchiatura digitale. L’uomo è riuscito a diffondere le sue idee dal mese di dicembre 2000 quando è cresciuto negli USA l’allarme per la creazione di “felini bonsai”, gatti messi in bottiglie di vetro. Sul sito Internet www.bonsaikitten.com si trovano minuziose descrizioni su questa pratica barbara. Un sito scomparso più volte da vari server ma purtroppo ora ancora visibile.

Alle proteste ed alle denunce giunte da ogni parte del mondo, compresa l’Italia, dove in particolare il quotidiano “Il Messagero” diede spazio alla notizia nelle edizioni del 15 e 18 gennaio scorsi, (gli articoli del giornalista Josto Maffeo si trovano partendo da un sito americano che ha ripreso l’intera vicenda) http://urbanlegends.miningco.com/science/urbanlegends/gi/dynamic/offsite.htm?site=http://www.cruel.com/sub/bonsai.shtml

ha fatto seguito nei mesi successivi la cancellazione di tale sito da parte del Massachusetts Institute for Technologies e di altri tre successivi server, fra i quali WEB2010.com.

Appurato dalle investigazioni effettuate da associazioni americane per la protezione degli animali come la Humane Society of the United States, http://www.hsus.org/programs/companion/bonsai_kitten.html che si è trattato di una messinscena, di cattivo gusto e sostanza, è rimasto il problema di quanti e quali emuli si potrebbe fregiare il Mister Wong citato.

Dagli Stati Uniti all’Italia

E’ così nato in Italia nelle scorse settimane un analogo sito www.bonsaikitten.it poi diventato www.gattibonsai.it che inizialmente si riusciva a visualizzare in maniera irregolare, per la divulgazione di una condotta che incita alla violazione dell’articolo 727 del Codice Penale che, così come modificato dalla legge 22 novembre 1993 n.473 punisce il maltrattamento degli animali : per chi “li sottopone a strazio o sevizie o a comportamenti e fatiche insopportabili per le loro caratteristiche, ovvero li adopera in giuochi, spettacoli o lavori insostenibili per la loro natura, valutata secondo le loro caratteristiche anche etologiche, o li detiene in condizioni incompatibili con la loro natura (…)” e della legge 14 agosto 1991 n.281 che tutela gli animali d’affezione.

Mercoledì 20 giugno Licia Colò ha quindi presentato una denuncia contro ignoti presso la sezione Internet della Squadra Informatica Polizia di Stato a Roma, sezione che è deputata in particolare alla repressione dei crimini via “hi tech”, chiedendo di accertare e perseguire i responsabili e di non permettere che il reato possa essere portato ad ulteriori conseguenze, sperando che di questo squilibrato non rimanga traccia nella rete.

Dopo qualche giorno, la convocazione al Tribunale di Piazzale Clodio a Roma da parte del Sostituto Procuratore Adelchi D’Ippolito che, dimostrando sensibilità e competenza, ha deciso il 6 luglio l’oscuramento del sito gatti bonsai.

Un primo successo di animalieanimali.it, con tutti i suoi naviganti-sentinelle della tutela degli animali!

Una dimostrazione di come, attraverso animalieanimali.it, il grido del singolo si trasformi in una eco che arrivi lontano

Tratto da :
http://www.animalieanimali.it/gattibonsai.htm

Categories : Bufale e Hoax Tags : , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,