Consapevolezza

Inserito da 25 Febbraio, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :avvenimenti

Orso_Polare

Consapevolezza

Osserviamo un animale
può sembrare freddo e immorale,
con puri istinti da sfoggiare
oltre i fiumi e l’artificiale.

Può sembrare semplice e taciturno,
ma se guardi bene ha un vissuto.
Dietro il suo sguardo arguto,
vede in te, il fare da immaturo.

Sia l’insegnamento ricevuto,
sia l’agire da perverso e venduto,
caro umano, ci hai goduto.
“La consapevolezza è un dono impuro.”

Anonimo

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“Squalo bufala” la foto apparsa mesi fa.

Inserito da 17 Settembre, 2014 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

      Bufala e indignazione degli operatori turistici

Csqualo_2014-300x225ASTIGLIONE DELLA PESCAIA – Rischia una denuncia per procurato allarme Andrea Palombo, il bagnino castiglionese che nei giorni scorsi ha contattato tutti i giornali per raccontare il suo incontro ravvicinato con uno squalo sul litorale maremmano.

Il giovane bagnino aveva raccontato di essere arrivato ad un metro dall’animale, mentre i bagnanti scappavano impauriti. E per riprova aveva portato una foto, scattata proprio sulla riva. Anche l’Ansa aveva battuto la notizia, avvalorandola, tanto da essere ripresa da tutti i quotidiani e dalle tv nazionali. E invece sembra che il tutto sia una bufala, il gioco annoiato di questa fine estate come dimostrerebbero alcune foto, pubblicate il 20 luglio anche da YouReporter del gruppo Corriere della Sera a questo LINK. Quindi circa 2 mesi fa e non la sera del 13 settembre come raccontato.

Uno scherzo che però potrebbe costare caro al giovane bagnino castiglionese. Molti esercenti e operatori turistici sarebbero infuriati con il ragazzo, questa storia potrebbe spaventare i bagnanti e i turisti di fatto penalizzando ulteriormente questo finale di stagione e, chissà, forse anche quelle future, e qualcuno mediterebbe una denuncia.

Il bagnino, contattandoci, si era anche lamentato del fatto che alcuni giornali non avevano scritto il suo nome, di fatto non attribuendogli la paternità della foto scattata. Questo pomeriggio abbiamo ritelefonato al giovane che però ci ha detto di essere impegnato e di non poter parlare. Intanto sin dal giorno in cui è uscita l’immagine è attivo un gruppo di persone che stanno rintracciando foto simili, per capire a quando risalirebbe la prima pubblicazione.

articolo di Barbara Farnetani su ilgiunco.net

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La bufala del chupacabra

Inserito da 15 Settembre, 2014 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

Non serve essere appassionati di Voyager e Mistero per aver sentito parlare del chupacabra. Dalla sua comparsa nel 1995, la popolarità di questo moderno mostro è cresciuta tanto da collocarlo sul podio delle creature misteriose più note al pubblico, assieme a Nessie e al Bigfoot.

Ma come è nato il mito del chupacabra? La risposta è meno scontata di quanto potrebbe sembrare in apparenza. Un conto è infatti liquidare tutto ciò che è molto, ma molto, improbabile come una bufala, un altro è provare a esaminare il fenomeno con le lenti dello scetticismo scientifico e solo successivamente trarre le conclusioni.

L’unica persona al mondo che si è occupata del chupacabra usando questo rigoroso metodo, esaminando tutte le segnalazioni a partire dal 1995 in avanti, è lo scettico Benjamin Radford, e nel 2011 ha raccontato la sua avventura nel libro Tracking the chupacabraThe Vampire Beast in Fact, Fiction, and Folklore.

Le origini

El chupacabra nasce nell’isola di Puerto Rico. Una volta colonia americana, ora l’arcipelago in cui si trova costituisce un territorio associato agli Usa (Commonwealth), di cui adotta la moneta e altri regolamenti, senza però essere (ancora) un vero e proprio Stato della federazione. Nel marzo del 1995 cominciarono ad diffondersi strane voci: capre e altri animali da cortile venivano trovati morti e, apparentemente, dissanguati. Alla creatura responsabile degli attacchi venne dato il nome di “chupacabra” (succhia-capre). La prima descrizione dell’orribile bestia, e la più dettagliata, arrivò a settembre 1995. Verso metà agosto Madelyne Tolentino, casalinga della città di Canovanas, vide per la prima volta uno strano bipede con sottili arti anteriori e posteriori, dotato di grandi occhi rossi, privo di naso e orecchie, e con una cresta di spine sulla schiena. La sua storia cominciò a circolare, e grazie al pronto intervento del locale gruppo di ufologi, in settembre era pronto un vero e proprio identikit che, assieme alla storia, si diffuse capillarmente in tutta l’isola, finendo persino sulla prima pagina di uno dei quattro giornali di Puerto Rico, El Nuevo Dia.

Da quel momento gli avvistamenti successivi cominciarono, stranamente, a uniformarsi a questa dettagliatissima descrizione.

chupacabra (foto: Pubblico Dominio via Wikimedia Commons)

chupacabra (foto: Pubblico Dominio via Wikimedia Commons)

 Il chupacabra in Usa
Dopo Puerto Rico, cominciarono a circolare storie sul mitico animale in diverse parti dell’America Latina, fino a giungere anche in diversi stati americani caratterizzati da un’importante percentuale ispanica. In Texas cominciarono addirittura a spuntare delle carcasse del vampiro. Con la migrazione però, il chupacabra aveva anche cambiato forma: ora l’aspetto era quello di quadrupede glabro, o quasi, con diverse caratteristiche in comune con i cani e altri carnivori. L’unica caratteristica che rimaneva in comune con il chupacabra portoricano erano le vittime dissanguate che si diceva lasciasse dietro.

Per un qualunque esperto di fauna quelle carcasse non avevano nulla di strano: si trattava indubbiamente di canidi e, in un caso, di un procione. Tutti questi animali erano stati resi irriconoscibili ai profani dalla scabbia, una malattia causata da un acaro che, a uno stadio molto avanzato, può far perdere agli animali quasi tutti i loro peli corporei.

Tra gli individui raziocinanti (o privi di interessi economici: alcuni dei proprietari delle carcasse hanno costruito un piccolo businnes intorno al ritrovamento) l’esame del dna dei reperti e le dichiarazioni degli specialisti hanno di fatto messo fine alle speculazioni sui chupacabra americani: si trattava di normali animali il cui aspetto bizzarro poteva ingannare un allevatore, ma non certo un esperto di fauna selvatica.

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Soluzione del mistero

Cosa aveva dissanguato, allora, tutti gli animali? E come si spiega la strana creatura di Porto Rico? Per rispondere Radford doveva tornare alle origini del mito, e in particolare all’avvistamento che ha definito lo standard del chupacabra.

L’unico modo per stabilire che un animale è stato dissanguato, in tutto o in parte, è un’autopsia condotta da un esperto. Qualunque altra deduzione amatoriale, cioè l’assenza di sangue sul luogo dell’uccisione o anche l’incisione dei tessuti, non ha alcun valore. Un animale selvatico può infatti uccidere decine di animali da cortile senza lasciare dietro di sé uno spettacolo tarantiniano, perché la morte è per lo più dovuta a shock o trauma interno. Se poi, dopo diverse ore, si provasse a incidere le carni di una capra in un punto qualunque, sarebbe facile trovare tessuti esangui, ma solo perché il sangue, per gravità, si è raccolto nelle parti più basse del cadavere.

Ebbene, in nessun caso, né a Porto Rico, né altrove, nei (rarissimi) casi in cui sono state eseguite appropiate autopsie sulle presunte vittime del chupacabra, è stato riscontrato il dissanguamento. Se togliamo quindi il fondamentale particolare della mancanza di sangue dai corpi, la descrizione della scena del crimine è indistinguibile da quella di un attacco da parte un animale selvatico. E i credenti non possono pretendere di appellarsi all’esperienza degli allevatori, poiché allevare animali da reddito non rende automaticamente esperti in predazione. Radford, per esempio, sottolinea come il modo di cacciare dei coyote (una delle specie scambiate per chupacabra) può addirittura variare da individuo a individuo, ed è difficile che un allevatore possa conoscere di prima mano tutta la gamma.

Bisogna anche considerare che nel 1995 sull’isola di Porto Rico c’era un giornale in particolare che aveva preso a cuore la causa del chupacabra: si trattava del quotidiano El Vocero, un tabloid scandalistico che potremmo paragonare al nostro Cronaca Vera (o alla geniale parodia Trascendentale). Questo è il media che ha decretato la natura vampiresca della creatura, ed è più che lecito sospettare che abbia calcato la mano, riportando ogni razzia di un pollaio come un mistero insolubile.

Per quanto riguarda le fattezze del mostro, quanto è attendibile Madelyne Tolentino? Non occorre essere in malafede per sbagliarsi, e si può creare una bufala anche essendo genuinamente convinti che sia la verità. Non si tratta di pazzia o ignoranza, ma di un processo noto in psicologia come confabulazione. Eventi mai accaduti possono installarsi nelle nostre menti e diventare indistinguibili dai ricordi reali, che a loro volta sono continuamente rielaborati dalla nostra mente.

La tesi di Radford è che la creatura vista dalla Tolentino sia stata in realtà ispirata dal film di fantascienza Species (1995). Nella pellicola gli scienziati del Seti captano una trasmissione extraterrestre che contiene le istruzioni per mescolare dna alieno e dna umano. Nasce una creatura, battezzata Sil, e naturalmente ci si rende presto conto della sua natura letale.

Le sequenze iniziali del film sono proprio ambientate a Puerto Rico, perché qui si trova, infatti, il celebre radiotelescopio di Arecibo che nel 1974 ha inviato nello spazio un segnale diretto agli extraterrestri, ed è a questo che, nella finzione cinematografica, gli alieni hanno risposto con le istruzioni per creare la letale Sil.

Le caratteristiche principali dell’ibrido umano-alieno, nato dal genio di H. R. Giger (lo stesso di Alien) sono sorprendentemente simili a quelle del chupacabra di Tolentino, e anche la descrizione del modo di muoversi combacia.

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La Tolentino, nel 1996, aveva anche raccontato di aver visto il film nelle settimane precedenti all’avvistamento e si diceva stupita di quanto il chupacabra somigliasse e Sil. La somiglianza è, se vogliamo, ancor più profonda se consideriamo come una delle più popolari teorie sulle origini del chupacabra, nonché proprio quella abbracciata dalla casalinga, fosse proprio quella di un esperimento di los americanos sfuggito al controllo.

Non è nemmeno la prima volta che Hollywood riesce a trasportare un mostro nella realtà, per esempio è successa la stessa cosa con Nessie: la familiare immagine di un animale col lungo collo che emerge dalle acque è stata ispirata da una scena all’interno del film King Kong (1933), e solo da lì in avanti le descrizioni dei testimoni hanno cominciato a convergere su una forma comune. In altre parole, le persone non solo tendono a vedere quello che sperano o temono di vedere, ma anche a obbedire alle norme sociali e riportare quello che gli altri si aspettano di sentire.

Come nella favola I vestiti nuovi dell’imperatore di Andersen, ci vuole uno scettico che ogni tanto gridi “Il re è nudo!“.

Articolo scritto da Stefano Dalla Casa su Wired

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La bufala della renna rubata e mangiata dai rom

Inserito da 28 Dicembre, 2013 (0) Commenti

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bufala-renna-rubata-arrostita-rom-2SI TRATTA DI UNA NOTIZIA FASULLA

da alcuni giorni circola la falsa notizia della renna rubata e mangiata dai rom. Queste notizie costruite ad arte non hanno alcun fondamanento. E’ solo una maniera per incitare l’odio razziale. Non è opportuno mettere in giro sopecialmente nei social network queste bufale, perchè ci sono tanti bambini he leggono e un fatto del genere non fa altro che urtare la sensibilità dei bambini. Soltanto un mostro metterebbe on line tali bufale. Nella falsa notizia leggiamo che il furto sarebbe avvenuto in un ipermercato Auchan di Udine nella serata del 24 dicembre, mentre il successivo ritrovamento ad opera dei carabinieri del comando della stazione Udine ovest sarebbe avvenuto poche ore dopo la scomparsa dell’animale in un campo nomadi della periferia del capoluogo. Ovviamente la notizia fasulla ha urtato la sensibilità degli animalisti e di tutti coloro che hanno a cuore uno dei principali simboli della festività natalizia e dell’attaccamento dei bambini al rito dei regali da scambiarsi allo scoccare della mezzanotte. Ma la bufala ha anche fornito un comodo assist a chi ama regolarmente sollevare l’allarme per i reati commessi dagli stranieri nel nostro paese. Il risultato è un rapido rimablzare di bacheca in bacheca che ha generato decine di tweet e migliaia di condivisioni e like su Facebook.

che dire… evitiamo di far girare tali stupide notizie e catene.

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Un amico per il gatto

Inserito da 10 Novembre, 2008 (0) Commenti

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Stafania ci invia questa storia

Il gatto passeggiava da solo nella savana africana e si annoiava; per cui, si disse: “Voglio trovarmi un amico; non intendo più stare da solo”.
Sulla sponda del fiume, sentì gracidare una rana. “Ecco qualcuno che vorrei avere come amico; le rane sanno davvero molte cose”.
Così, si rivolse alla rana: “Sto cercando un amico, se vuoi, possiamo chiacchierare insieme”.
La rana saltò sulla sponda, si accovacciò accanto al gatto e i due animali cominciarono a discorrere tranquillamente. Più tardi, passò nei paraggi una gazzella sgambettando allegramente; era alquanto distratta, non si accorse della rana e la schiacciò. Il gatto rincorse la gazzella, gridando: “Fermati! Fermati!”
La gazzella si fermò e lo guardò con i suoi grandi occhi dolci. Il gatto le disse: “Anch’io posso correre velocemente; se vuoi, possiamo diventare buoni amici. Lasciami venire con te”.
Così si incamminarono insieme nella savana, discorrendo allegramente. Non videro però un leopardo che stava avanzando verso di loro, nascosto tra l’erba.
All’improvviso, il leopardo aggredì la gazzella e la divorò in un sol boccone! Il gatto osservò il leopardo e gli disse: “Sto cercando un amico; noi apparteniamo alla stessa famiglia e se lo desideri possiamo restare insieme”.
Mentre mangiava la gazzella, il leopardo gli lanciò un’occhiata amichevole. Quando ebbe terminato il pasto, si leccò i baffi, si stiracchiò e si distese accanto al gatto. Poi, cominciarono a parlare come due vecchi amici. Durante la digestione, il leopardo, insonnolito, si distrasse; pertanto, non vide l’elefante che stava uscendo
dalla foresta. Gli elefanti detestano i leopardi, ma l’animale non ebbe il tempo di fuggire; l’elefante si avventò contro di lui e lo trafisse con le zanne: povero leopardo!
Il gatto disse all’elefante: “Come sei grande e forte! Se vuoi, possiamo diventare amici; chiacchieriamo un po’”. L’elefante si sdraiò sull’erba, il gatto si avvicinò al suo orecchio e gli raccontò tutto quello che aveva appreso discutendo con la rana, con la gazzella e con il leopardo. L’elefante era molto interessato e si divertì un
mondo; nel frattempo, alcuni uomini si avvicinarono senza far rumore, nascondendosi tra i cespugli. Erano cacciatori e con frecce e lance colpirono a morte l’elefante che cadde a terra stecchito. Povero elefante!
Il gatto si disse: “Sono proprio sfortunato! Tutti i miei amici sono stati uccisi uno
dopo l’altro, persino l’elefante che era così grande e forte. Questi cacciatori sono ancora più forti; non mi resta che andare con loro”.
I cacciatori ritornarono al loro villaggio e il gatto li seguì; ognuno rientrò nella
propria capanna. Il gatto seguì il capo dei cacciatori, finché questi giunse davanti alla sua dimora. La moglie lo stava aspettando sulla soglia e gli chiese: “Che cosa hai portato da mangiare per cena?”
“Ho ucciso un elefante” rispose con orgoglio il cacciatore.
“Ah, si?” rispose la moglie “E dov’è la carne?”
Il cacciatore si sedette e le disse: “Sono molto stanco, inoltre fa davvero caldo; andrò a cercare la carne più tardi.”
“Non se ne parla nemmeno! Alzati, pigrone, e vai subito a prendere la carne!”. Gridò così forte che il cacciatore si alzò e uscì a cercare la carne. Allora il gatto cominciò a strusciarsi contro le gambe della moglie del capo, facendo le fusa.
“Sei così forte, miao! Sei certamente tu la più forte! Se lo desideri, potrò essere tuo amico e ti racconterò molte cose.”
“Va bene” rispose la donna sorridendo, poi, si abbassò per accarezzarlo. Da quel giorno, la donna e il gatto diventarono grandi amici. Di notte, mentre il gatto
passeggiava nella savana, imparava ogni sorta di segreti e misteri. Al mattino, veniva a strusciarsi contro le gambe della donna, che se lo prendeva sulle ginocchia, e le raccontava tutti i suoi segreti, facendo le fusa. “Sei indubbiamente tu la più forte!”

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Il leone ingrato

Inserito da 10 Novembre, 2008 (0) Commenti

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Alessandra ci segnala questa storia Africana

Molto tempo fa, in un piccolo villaggio, viveva un leone.
Disturbava continuamente la gente del villaggio e uccideva chiunque passasse vicino alla sua capanna.
Il re del villaggio allora indisse una riunione straordinaria. In essa tutti i cacciatori del villaggio decisero di andare in cerca del leone e di ucciderlo.
Costruirono anzitutto una capanna molto resistente, dove potessero rinchiudere il leone prima di ucciderlo.
I cacciatori riuscirono poi a catturare il leone e lo rinchiusero nella capanna in attesa di punirlo senza pietà.
Il giorno dopo, un uomo stava passando vicino alla capanna: il leone lo supplicò di aprire la capanna e di farlo uscire. L’uomo all’inizio resistette, ma poi cedette alla continua implorazione del leone e aprì la capanna. Appena il leone usci fuori si avventò sull’uomo cercando di ucciderlo. Questi pregò il leone di risparmiarlo, ma inutilmente.
La gente che passava di là informò il villaggio di quello che stava succedendo.
L’uomo e il leone raccontarono la loro versione dei fatti. Molti patrocinavano la morte dell’uomo, molti altri imploravano clemenza.
Passava di là un lupo, che viveva nelle vicinanze del villaggio, e si fermò ad ascoltare la controversia. Chiese poi le diverse argomentazioni.
L’uomo raccontò al lupo che il leone nella capanna stava soffrendo: lo aveva supplicato di aprire la capanna per poter uscire. Così aveva fatto, ma il leone dopo essere uscito aveva cercato di ucciderlo.
Il lupo ascoltò molto attentamente il racconto dell’uomo.
Il lupo, animale molto saggio e intelligente, disse che non gli erano chiari i termini della controversia, per cui proponeva una dimostrazione. Consigliò di tornare alla capanna per verificare sul posto l’accaduto.
Allora l’uomo tornò alla capanna, aprì la porta e il leone vi entrò; il lupo chiese di riportare la porta nella posizione originaria. L’uomo e il leone dissero che era chiusa ermeticamente: l’uomo allora chiuse la porta con il lucchetto, cosi ché il leone non potesse uscire.
Il lupo parlò al leone e gli disse:
“Sei un ingrato: una persona ti ha aiutato a uscire dalla capanna e tu volevi ucciderla. Perciò tu rimarrai nella capanna e vi morirai, mentre l’uomo andrà via libero.”
L’uomo poté andarsene, mentre il leone rimase dentro la capanna a soffrire.

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Perchè l’elefante è grande

Inserito da 8 Novembre, 2008 (0) Commenti

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Andrea ci invia questa storia africana

Narra una leggenda africana che, all’origine del mondo, l’elefante aveva la statura degli altri animali, nonostante ciò era il più prepotente, voleva comandare su tutti ed essere servito e riverito come un re.
Gli abitanti della savana, stanchi delle sue prepotenze, si riunirono di nascosto in assemblea e dissero:
– Non vogliamo più sopportare le angherie dell’elefante, tutti noi viviamo nel terrore, ogni protesta e ogni ragionamento non sono serviti a niente. E’ ora che facciamo qualcosa per fargli capire le nostre ragioni.
Discussero a lungo fino a che, di comune accordo, decisero di dargli una sonora lezione.
Invitarono il prepotente in un’ampia radura dove gli avevano apprestato un ricco banchetto per abbonirlo e per tenerlo occupato.
L’elefante aveva accettato ben volentieri, tutto contento di essere così ossequiato; mentre era assorto a gustare il pranzo, gli animali lo circondarono e cominciarono a dargli tante botte con le zampe e con le corna sino a gonfiarlo tutto, da capo a piedi!
Il malcapitato, alquanto malconcio, andò a tuffarsi nel vicino fiume per dare refrigerio alle tante ferite che aveva sul corpo.
Gli ci vollero parecchi giorni per guarire e, quando i dolori furono passati e le piaghe rimarginate, l’elefante, specchiandosi nell’acqua del fiume, vide che il suo corpo era rimasto tutto gonfio, enorme, pesante! Soltanto le orecchie erano rimaste come prima e certamente non facevano bella figura in quel suo grande testone!
Era diventato il più grande animale della savana, ma il suo potere era finito!
Ora non avrebbe più potuto comandare nemmeno sugli animali più piccoli perché la sua grande mole avrebbe ricordato a tutti la lezione avuta nella radura.
E fu così che l’elefante, da quel giorno, prese a camminare con le orecchie abbassate… per la vergogna.

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L’asino da combattimento

Inserito da 26 Ottobre, 2008 (0) Commenti

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Amed ci segnala questa storia marocchina

C’era una volta un vecchio carbonaio, che viveva su una montagna, solo con il suo asino; di quando in quando, non appena aveva fabbricato sufficiente carbone, lo caricava sull’asino e andava a venderlo al mercato; poi, tornava sulla montagna e riprendeva il suo lavoro. Quando cominciò a sentirsi troppo vecchio per quella vita si disse “Cosa me ne faccio adesso di quest’asino? Andrò a venderlo, almeno ne ricaverò qualche soldo.”
Si mise quindi in cammino per recarsi l’ultima volta al mercato; quando giunse in città, vide centinaia di asini giovani e forti, muli decorati di nastri e campanelle e splendidi cavalli. Il carbonaio osservò il suo asino, decisamente magro, spelacchiato e barcollante: “Qui, nessuno vorrà saperne di te; andiamo altrove.”
Camminarono per altri due giorni, finché giunsero ad una grande città. Quando varcarono la porta la gente fuggì gridando terrorizzata. “Cosa succede?” si domandò il vecchio. L’asino, innervosito dal tumulto, si mise a ragliare: “Hi-ho! Hi-ho!”
“Aiuto” gridava la gente “che cos’è questa bestia spaventosa?”
Il carbonaio non perse tempo e dichiarò: “E’ il mio asino. Questo animale è una vera forza della natura, una bestia valorosa e terribile, che mi ha aiutato a vincere tutti i nemici. Si tratta di un asino da combattimento! Ormai sono vecchio e non ho più nemici. Il mio asino, che è ancora giovane e robusto, è desideroso di dimostrare il suo valore, ma è costretto a portare la mia roba: che triste destino!”
La notizia si diffuse e giunse alle orecchie del re, che invitò il carbonaio a palazzo. “Venerabile vecchio” disse il re “mi è stato riferito che possiedi un asino da combattimento che ha sconfitto i tuoi nemici e ti ha fatto vincere tutte le guerre. Vorresti vendermelo?”
“Ah, signore, quest’asino è il compagno dei miei giorni e non lo cederei a nessun
costo!”
“Neppure per cento monete d’oro?”
“Mai!”
“Duecento?”
“Non insistete!”
“Cinquecento?”
“Non posso, è il mio unico amico!”
Finalmente, il re offrì al carbonaio il peso del suo asino in oro.
“D’accordo!” sospirò il vecchio “Ma come farò a ritornare a casa, senza il mio asino?”
Il giorno seguente, il carbonaio ripartì verso la sua montagna, cavalcando un superbo cammello e due enormi sacchi pieni d’oro gli facevano da cuscini. L’asino intanto, nella scuderia reale, riacquistava le forze grazie alle doppie razioni che gli venivano date al mattino e alla sera e considerava la sua esistenza davvero piacevole. Talvolta ripensava con nostalgia al suo vecchio padrone e si lasciava
sfuggire qualche hi-ho risonante. Allora la gente diceva: “Il nostro asino da combattimento si allena!”
Un giorno, le sentinelle gridarono: “Allarme! L’esercito nemico si avvicina alle nostre mura!”
Il re si rivolse alla popolazione: “Non temete! I nostri soldati sorvegliano e il
nostro asino saprà proteggerci!”
Così, aprirono la porta della città e spinsero fuori l’asino, all’assalto del nemico. Tutto contento di aver ritrovato la sua libertà, l’asino cominciò a ragliare con tutte le sue forze: “Hi-ho! Hi-ho!”
Poi, si rotolò sull’erba verde scalciando e ragliando. I nemici si fermarono, terrorizzati: cos’era quell’animale mostruoso che sembrava beffarsi di loro?
All’improvviso, l’asino si raddrizzò sulle zampe: aveva visto i cammelli del campo nemico. Si precipitò allegramente verso di loro, chiamandoli con la sua bella
voce: “Hi-ho! Hi-ho!”
“Urrà!” gridarono gli abitanti della città, che seguivano la scena dall’alto delle mura “il nostro asino da combattimento ha cacciato il nemico!”
L’asino fu portato in trionfo come un eroe e ricevette tutti gli onori. Visse per sempre felice. Il carbonaio, sulla montagna, si godeva il suo oro e di quando in quando sorrideva maliziosamente sentendo in lontananza il richiamo del suo asino: “Hi-ho! Hi-ho!”

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Gianni senza paura

Inserito da 22 Ottobre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Storielle e Aneddoti

Teresa ci segnala questa storiella

C’era una volta un ragazzino che pascolava le mucche; era stato soprannominato Gianni-senza-paura, perché sosteneva di non temere niente e nessuno. In una bella
sera d’estate, tutti i pastori erano riuniti in una baita. Iniziarono a raccontarsi storie di diavoli e di spiriti, che facevano venire a tutti la pelle d’oca.
Gianni ridendo diceva: “Smettetela di dire sciocchezze! Sono tutte invenzioni!” “Ebbene, Gianni” disse il capo dei pastori “Scommetto la mia mucca più bella che non avresti il coraggio di salire a mezzanotte in cima alla montagna e di gridare per tre volte: “Teste vuote, rispondetemi!”
I pastori si guardarono atterriti; anche per la più bella mucca della mandria, chi avrebbe rischiato di morire? Ma Gianni disse: “Accetto la scommessa! Datemi
soltanto tre giorni per sistemare i miei affari”
“D’accordo!” rispose il capo.
Al villaggio, Gianni andò al convento dei Cappuccini e raccontò della scommessa al capo monaco. “Imprudente!” gli disse il monaco. “Prima di affrontare le forze del male, passa questi tre giorni a pregare.”
Dopo tre giorni di preghiere, il monaco gli disse: “Lega questo incenso benedetto al tuo bastone; prendi la sciabola e scala la montagna prima del tramonto. Giunto sulla sommità, traccia un cerchio sull’erba; mettiti al centro e non uscirne per nessun motivo!”
Gianni risalì alla baita e il capo gli propose: “Lasciamo perdere questa stupida scommessa!”
“Temete forse che non ce la faccia?” rispose Gianni.
In verita’,
il capo aveva paura di perdere la sua mucca più bella; così, si disse: “Devo inventare uno stratagemma per spaventare questo ragazzo!”
Giunto sulla sommità, Gianni tracciò un cerchio nell’erba con la sciabola e si sedette al centro, facendo bene attenzione a non superarne la circonferenza. Calò la notte, il campanile di una chiesa nella valle suonò i dodici rintocchi di mezzanotte.
Allora, Gianni pronunciò, con voce esitante: “Teste vuote, rispondetemi!”
Gli rispose solo il vento. Così, gridò più forte: “Teste vuote, rispondetemi!”
Sentì una civetta. Gianni, rassicurato, urlò: “Teste vuote, rispondetemi!” All’improvviso, apparve una nuvola di teste di morto, che iniziò a ruotare intorno al cerchio, sibilando: “Cosa vuoi da noi? Esaudiremo i tuoi desideri se esci dal cerchio!”
Gianni si rannicchiò meglio al centro del cerchio. Le teste dissero: “Getta la sciabola!”
Gianni impugnò meglio la sua sciabola. Le teste ruggirono: “Getta il bastone!” Ma Gianni strinse ancor di più il bastone tra le mani. La giostra infernale girava vorticosamente producendo un fracasso assordante e Gianni, immobile, si teneva
aggrappato alla sciabola e al bastone. Finalmente, l’aurora cominciò a illuminare le vette, le forze oscure della notte si dissiparono e Gianni, esausto, si mise in cammino verso valle.
All’improvviso, un enorme toro nero balzò da un cespuglio e gli si avventò contro; Gianni schivò il suo attacco.
“Io sono il diavolo!” mugghiò l’animale.
“Il diavolo deve morire!” gridò Gianni e, con un colpo di sciabola, gli aprì la testa
in due. Nella baita ritrovò i suoi compagni, ma non vide il capo: “Avrà temuto che ritornassi!” disse ridendo.
Poi, raccontò cosa gli era accaduto. “E, mentre stavo scendendo, ho incontrato il diavolo sotto forma di un toro!”
“Ma non hai avuto paura di lui?” domandarono i pastori.
“Niente poteva più spaventarmi!” disse Gianni. “Gli ho aperto il cranio in due!”
Allora i pastori si fecero il segno della croce: “Era il capo che si era travestito da toro per spaventarti!”
Quando esaminarono il cadavere, non riuscirono a staccare la pelle dal corpo e,
malgrado gli sforzi, non poterono sollevare l’animale. Così, gli scavarono una fossa e lo coprirono di terra senza spostarlo dal punto in cui era morto. Da allora, l’erba non è più cresciuta in quella zona. Gianni fu eletto capo al posto del morto e ricevette la più bella mucca della mandria.

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