Allerta arrivano via e-mail Finte bollette e fatture con il virus Cryptolocker

Inserito da 20 Marzo, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :Exploits,ICT and Computer Security,Sicurezza

Attenzione alle false bollette Enel o di altri fornitori di energia e servizi o alle fatture “da mittenti sconosciuti” inviate via mail . E’ un periodo di boom per le Finte bollette che arrivano via e-mail

Queste e-mail sono molto pericolose se aperte sul computer della vittima. Il contenuto delle stesse è vario ma sfruttano tecniche e fanno leva sulle debolezze più comuni : la curiosità e la paura di pagare cifre ingiuste ci spingono a cliccare su un qualcosa che è una trappola per il nostro computer.

Cryptolocker

Il virus Cryptolocker non è nuovissimo ma è molto pericoloso perchè impone una sorta di riscatto per avere i nostri dati, una tecnica schifosa una sorta di “pizzo 2.0”.

Il Virus  Cryptolocker; provvede a crittografare tutti i file nel computer e li rende inutilizzabili. Per recuperarli, bisogna pagare un riscatto, in cambio del quale viene fornita una chiave crittografica che rimuove la crittografia dai file. Se l’utente si rifiuta di pagare, entro qualche giorno l’antidoto viene cancellato dai malfattori e possiamo dire addio al contenuto del computer.
Questo tipo di virus è molto pericoloso si diffonde, in modo veloce, anche a tutti quelli collegati attraverso una rete il classico “WORM”.

ATTENZIONE IL VIRUS si è evoluto ed è diventato sempre più letale, colpisce i sistemi Apple e quelli Windows attraverso il desktop remoto, la funzione di gestione remota a distanza.
Il virus adesso non arriva soltanto via mail ma come prevedibile sfrutta vulnerabilità presenti in taluni siti e si insidia anche in server remoti all’insaputa dei titolari degli spazi stessi, infettando chiunque visiti dterminati siti web e abbia un dispositivo anche smartphone vulnerabili. Di solito è più facile essere infettati navigando alla ricerca di contenuti come Film in streaming, programmi tv in diretta, partite di calcio, e contenuti di ogni tipo. Come detto prima non sono riparmiati i device mobili anzi vengono colpiti sia i terminali iPhone che Android e altri molto meno evoluti ma in grado di navigare in rete sfruttando le vulnerabilità note dei vari dispositivi.

 

 

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Cinema, la bufala dei «vescovi censori»

Inserito da 12 Marzo, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax,Curiosità

Finalmente abbiamo capito perché in Italia certi film non trovano spazio. Non è il mercato a rifiutarli e nemmeno il pubblico. Tantomeno le scelte degli esercenti. No, la colpa è dei vescovi. Basta un loro giudizio e la pellicola sparisce. Anzi: basta un giudizio della Commissione nazionale della Cei per la valutazione film e il gioco è fatto. «Un film pluripremiato viene proiettato in sole 10 sale». Se davvero la Commissione Cei – che fornisce valutazioni morali ai fini pastorali – avesse tutto questo potere, dovrebbe funzionare anche il contrario: basterebbe un suo giudizio positivo per far volare un film nella sale italiane. Invece, per fare un esempio recente e clamoroso, Fuocoammare di Rosi sui migranti e Lampedusa che ha da poco vinto il Festival del cinema di Berlino, nonostante molti giudizi positivi (non solo della Cei) è uscito soltanto in 47 cinema in tutta Italia. Eppure, il distributore italiano del film Weekend non ha dubbi: «Il film di Andrew Haigh esce (ieri, ndr) in sole 10 sale italiane per colpa dei vescovi che l’hanno giudicato ‘Sconsigliato, non utilizzabile, scabroso’». Il motivo? «Parla di una storia gay e di droga».

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Quindi: «Questi giudizi dimostrano l’orrore provato per il corpo maschile e verso l’omosessualità da parte di una Chiesa Cattolica ferma a secoli fa». Già, ma se così fosse: come si spiega il fatto che la stessa Commissione non ha giudicato allo stesso modo altri film su tematiche gay? Proviamo comunque a seguire la logica della denuncia del distributore: «Molte sale d’essai non sono libere perché sono parrocchiali». Facciamo due conti. Quanti sono i cinema d’essai in Italia, quelli cioè più attenti ai cosiddetti film d’autore? Secondo il ministero per i Beni Culturali, nell’Elenco per il biennio 2015-2016 ne figurano 786.

Ovviamente non sono tutte cattoliche. Eppure solo 10 sale hanno accettato di programmare il film Weekend. Fa riflettere anche il fatto che di fronte ad un giudizio uguale da parte della Commissione Cei («Sconsigliato, non utilizzabile, scabroso») nel 2014 il film Nymphomaniacdi Lars Von Trier è stato distribuito in 120 sale e nel 2013 Le streghe di Salem di Rob Zombie è uscito in 200 cinema. C’è di più. Il film Weekend – cioè, quello che i vescovi italiani avrebbero ‘affossato’ – al suo debutto nei cinema americani è uscito in una sola sala. Una soltanto. E il massimo di diffusione nel mercato americano l’ha avuta nella settimana del 23 ottobre 2011, venendo proiettato in 26 cinema.Vuoi vedere che la Commissione Cei comanda anche lì? O vuoi vedere che i suoi giudizi sono semplicemente pesati e sensati e ovviamente liberi?

Fonte: Avvenire

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Tenta il furto in un bar con la maschera di Renzi: arrestato

Inserito da 3 Marzo, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :Curiosità

Non è una bufala è un fatto che sebbene sembri assurdo è un fatto di cronaca vera !

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Non ci sono parole per questi personaggi che hanno tentato il furto indossando delle maschere a dir poco originali.  La correlazione tra il Premier Renzi e una maschera Horror che dalle immagini in basso sembra quella di “Scream”. Per chi non lo sapesse su Wikipedia

Scream è la serie horror diretta da Wes Craven e scritta da Kevin Williamson e Ehren Kruger, sceneggiatore del terzo film. La serie è ispirata agli omicidi operati da Danny Rolling nel 1990.”  Anche se questi fatti di cronaca non dovrebbero suscitare interesse,  viene spontaneo chiedersi  cosa sta alla base delle menti che hanno abbinato le due maschere. Non è facile capire questa associazione di maschere e non si capisce cosa potrebbe centrare il Premier Renzi con Scream. La spiegazione più probabile è che siano state acquistate in modo del tutto casuale, chissà magari erano in offerta.. Vi lascio all’articolo che è tutto un programma .

“Per non essere riconosciuti, mentre tentavano il furto in un bar di Sestu nell’hinterland di Cagliari, si sono travisati il volto con due maschere, una raffigurante il volto del premier Matteo Renzi, una horror. Ma il colpo non gli è riuscito per l’intervento dei carabinieri che hanno arrestato il 28enne di Monserrato, mentre scappava con il complice a bordo di un’auto che si è schiantata contro un muro.

Per il finto Renzi sono dunque scattate le manette, mentre il complice (che avrebbe le ore contate) è riuscito a fuggire. Secondo i carabinieri della compagnia di Quartu Sant’Elena, l’uomo sarebbe stato sarebbe coinvolto in numerosi furti nell’hinterland.”

 

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Link articolo originale su AdnKronos

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CONFIDENTIAL COURIER PAYMENT I am Dr. Kenny Celk of LONDON CLEARING HOUSE LTD

Inserito da 6 Novembre, 2010 (0) Commenti

Si tratta di :English Articles,hoaxes

!!!SCAM!!!

FROM: DR. KENNY CELK London Clearing House Aldgate House 33 Aldgate High St, London, EC3N 1EA, United Kingdom TEL: +44 7045774416 CONFIDENTIAL COURIER PAYMENT I am Dr. Kenny Celk of LONDON CLEARING HOUSE LTD I decided to contact you because of the prevailing security report reaching my office and the intense nature of polity in London. This is to inform you about our plan to send your fund to you via cash deli very system, This system will be easier for you and for us. We are going to send your payment of US$7.3 Million to you via courier service. I have< /B>Note: This fund is coming in 2 security proof boxes which are sealed with Synthetic nylon seal and padded with machine. I will use my position to facilitate the RELEASE ORDER of this fund to you. The boxes are coming with a Courier agent who will deliver them to you at your home address. All you need to do now is to send to me: 1. Your full name 2. Your full house address 3.. Your contact phone numbers. Note: The Agent does not know the contents in these boxes, the content was declared to him as Sensitive Photographic Film Materials. I will secure the clearance Certificate that will be tagged on the boxes which I will dispatch along with the security inner Keys of the consignments to enable you access them as soon as they are delivered to you. < /DIV> Best Regards, Dr. Kenny Celk

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40 anni dallo sbarco sulla Luna: feste, dubbi, ricordi

Inserito da 11 Luglio, 2009 (0) Commenti

Si tratta di :News

Wine Label

Il 20 luglio 1969 si compiva “un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”. L’Apollo 11 sbarcava sulla Luna e Neil Armstrong pronunciava la celebre frase.
Nel quarantennale dell’evento si rincorrono celebrazioni, ricordi e tuttora sospetti che sia stato tutto una bufala. E una domanda, che in molti si fanno: se Buzz Aldrin, l’astronauta che per secondo “toccò Luna”, si vede dappertutto in tv e media vari intervistato su memorie e sensazioni (qui ospite al TG1), che fine ha fatto Armstrong? No, non è morto. E non è quello al Tour de France. L’eroe inafferrabile, come lo definisce il Telegraph, preferisce la riservatezza, ritirato nella sua fattoria in Ohio. Vive la celebrità come un fastidio. E quasi con frustrazione: è stato anche pilota militare, lettore universitario in aeronautica, direttore d’azienda, ma la sua vita viene sempre ricondotta solo a quella camminata di due ore e mezza sulla superficie lunare.
Neanche Aldrin ha avuto un’esistenza facile dopo l’allunaggio. È caduto nell’alcolismo e, come ha detto al Guardian, è stato difficile per lui riempire lo spazio lasciato… dallo spazio. Micheal Collins, il terzo dell’equipaggio, nato a Roma, spesso dimenticato perché non scese sulla Luna ma dal modulo orbitante fece da collegamento con la Terra, se ne vive con la moglie – unico non divorziato dei tre – tra Florida e North Carolina.
Intanto anche il popolo di Twitter celebra il “moon landing”.  “Faccio una torta a tema sullo sbarco sulla Luna. Cioccolato e crema di burro. Molto emozionata per questo!” scrive amykatehorn. 2guystalking propone di guardare i cinque migliori film di astronautica di sempre per ricordare l’evento. Ma c’è anche amarezza. look_both_ways scrive: “Il 20 luglio sono 40 anni dal nostro presunto allunaggio: guarda quanto abbiamo fatto da allora! – sarcasmo -”.

D’altronde sono in molti a credere che l’approdo sulla Luna sia stata una finzione, costruita in studi cinematografici per dare una dimostrazione di forza americana all’allora URSS, in piena Guerra Fredda (su Wired un audio con astronomi americani che seguono concitati la rotta della sonda sovietica Luna 15, inviata sulla Luna per precedere – invano – l’impresa USA). Provate a cercare su Google “Apollo moon hoax” (hoax = bufala) e compariranno quasi tre milioni di risultati. Tra i vari, il filmmaker di Nashville Bart Sibrel, da esperto di tecniche cinematografiche, ha raccolto le sue teorie sulle presunte menzogne della NASA nel documentario A Funny Thing Happened on the Way to the Moon (qui un estratto video da YouTube) e denuncia i propagandismi NASA anche sul sito www.moonmovie.com.
Dal canto suo, la NASA, che proprio pochi giorni fa ha inviato un orbiter attorno alla Luna, è in festa e sul suo portale dedica un grande spazio all’anniversario. E anche l’Italia festeggia. Così:

– Roma FictionFest si è aperta con Moonshot – The Flight of Apollo 11, diretto da Richard Dale, un film-documentario arricchito di immagini inedite sul primo allunaggio.
– Il Museo Civico di Rovereto (TN) dal 21 maggio al 31 luglio 2009 ospita la mostra “Back to the Moon – Ritorno alla Luna“.
– Alle Cave Michelangelo di Carrara l’11 luglio arte, musica e scienza, con padrino l’astronauta Umberto Guidoni.
– Mostra itinerante “Luna 1969. Qui base Tranquillità. Aquila è atterrata“, realizzata dal gruppo “explorart. Idee per la Cultura”, con immagini dall’archivio NASA e documentario video NASA gradi missioni: l’atterraggio dell’Eagle (16–19 luglio a San Vito dei Normanni, Br; 20–21 luglio a Lecce).

fonte: panorama link qui

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Tam Lin

Inserito da 22 Novembre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Storielle e Aneddoti

Asako ci segnala questa storiella

C’era una volta la figlia di un nobile, che si chiamava Janet. Janet aveva un carattere molto avventuroso, ed un giorno decise di uscire per andare ad esplorare una foresta cupa che si trovava vicino a casa sua. Girovagò a lungo, finché in una radura vide delle splendide rose selvatiche e pensò di coglierle per fare un regalo a sua madre e alle sue sorelle che non amavano andare in giro come lei. Aveva appena colto una rosa, quando venne fuori dalla terra un giovane cavaliere, che le disse: Come osi cogliere quelle rose? Janet gli rispose: Volevo fare un regalo a mia madre e alle mie sorelle! Allora il cavaliere rispose: In realtà, anche se devo vegliare su questa foresta, a te regalerei qualsiasi cosa. Janet gli chiese allora il suo nome e lui rispose: Mi chiamo Tam Lin! Janet ebbe paura, perché sapeva che apparteneva al popolo degli elfi. Ma Tam Lin le raccontò la sua storia.
Io sono umano come te. Tanti anni fa, ero in questi boschi con mio zio quando fui rapito dalla Regina degli Elfi: mi sentii di colpo stanco, mi addormentai e al mio risveglio mi trovavo nel regno degli Elfi. Da allora di giorno devo fare la guardia a questa foresta, e di notte devo tornare nel regno, dove sono prigioniero della Regina. Vorrei tanto che qualcuno mi aiutasse a vincere quest’incantesimo!
Janet gli rispose: Vorrei aiutarti, c’è un modo per farlo? Tam Lin allora le disse: Stanotte è Halloween: il popolo degli Elfi cavalca sulla Terra. Tu vai al crocevia prima di questa foresta ed aspettami passare. Poi aggrappati a me, e qualsiasi cosa succeda non mi lasciare!
Janet aspettò la cavalcata degli Elfi al crocevia e quando vide Tam Lin apparire, gli si buttò addosso e lo strinse a sé. Di colpo Tam Lin diventò una piccolissima lucertola, poi un serpente spaventoso, poi una barra di ferro arroventato, ma niente: Janet non lo lasciava andare. Allora la Regina degli Elfi capì che aveva perso.
Tam Lin rimase con Janet, la sposò e vissero per sempre felici e contenti, vicini a quella foresta magica che li aveva fatti incontrare.

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Rosellina e Ledaccia

Inserito da 17 Novembre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Storielle e Aneddoti

Cristina ci segnala questa storiella

C’era una volta un re che era rimasto vedovo con l’unica figlia, che si chiamava Rosellina. Poco tempo dopo si risposò con una donna che aveva un’unica figlia di nome Leda, ma che era così antipatica da essere soprannominata da tutti Ledaccia. In breve tempo Rosellina dovette cominciare a fare tutti i lavori più ingrati. Un giorno fu mandato nella foresta a prendere una scure che era stata dimenticata. C’erano tre colombe nella foresta, a cui Rosellina offrì del pane che aveva nella borsa.
Le tre colombe allora dissero: Voglio che sia bella il doppio che è! Voglio che i suoi capelli si trasformino in fili d’oro! E voglio che ogni volta che ride le escano delle perle dalla bocca! Rosellina tornò a casa e suscitò la gelosia della matrigna che mandò invece Ledaccia nel bosco. Ma Ledaccia cacciò via le tre colombe, che allora dissero: Voglio che diventi ancora più brutta! Voglio che i suoi capelli diventino un nido di spine! Voglio che ogni volta che ride esca dalla sua bocca un rospo.
Ledaccia riarrivò a casa e dopo che sua madre vide cosa le era successo, il suo odio per la figliastra aumentò. La fece imbarcare su una barchetta e la lasciò ai flutti. Rosellina naufragò su una spiaggia su cui trovò un cervo, un pino ed un usignolo, che diventarono i suoi unici amici. Per diverso tempo visse con loro, fin quando non passò di lì un principe, che si innamorò di lei e volle portarla al palazzo. Rosellina accettò a patto di portarsi dietro i suoi tre amici.
La notizia del suo prossimo matrimonio giunse alla sua vecchia casa. La matrigna e Ledaccia riuscirono a farsi ammettere in sua presenza e le buttarono addosso una camicia che la trasformò in un’oca d’oro. Allora l’usignolo e il cervo andarono da una maga che disse loro che far ritornare Rosellina normale dovevano cospargerla con gli aghi di pino.
Il principe era molto infelice per la perdita della sua fidanzata: ma un giorno sentì un usignolo che cantava fuori dalla sua finestra e un cervo che batteva. Gli aprì e loro entrarono ed andarono nella cucina, dove era nascosta l’oca d’oro, e la cosparsero degli aghi che avevano tenuto nelle zampe e nelle corna. La principessa ridiventò normale, sposò il principe e visse felice e contenta con lui ed i suoi amici della natura.

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Il bambino d’oro e il bambino d’argento

Inserito da 15 Novembre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Storielle e Aneddoti

Elisa ci manda questa storiella

Niame, il più potente fra i maghi del cielo, viveva in una fattoria posata sopra un bellissimo tappeto di nuvole. Un giorno decise di prendere moglie e invitò a presentarsi le quattro fanciulle più belle della sua tribù. Poi domandò a ciascuna:
– Che cosa faresti, per me, se io ti sposassi?
La prima, che si chiamava Acoco, dichiarò:
– Spazzerei la fattoria e governerei la tua casa.
E la seconda:
– Cucinerei ogni giorno per te le pietanze migliori.
E la terza:
– Filerei montagne di cotone e andrei tutti i giorni ad attingere l’acqua.
E la quarta:
– Io, Niame, ti darei un figlio tutto d’oro.
Naturalmente Niame scelse l’ultima e ordinò di preparare la cerimonia per le nozze. Acoco fu molto contrariata per la scelta fatta da Niame; si rodeva di invidia e di gelosia. Seppe tuttavia nascondere molto bene i propri sentimenti e riuscì a rimanere presso la giovane regina come dama di compagnia.
I due sposi vivevamo felicemente e avevano già preparato la culla in attesa del bambino tutto d’oro, quando Niame dovette partire, per visitare una sua grande fattoria. Proprio durante la sua assenza, alla regina nacquero due gemelli: uno tutto d’oro, l’altro tutto d’argento. La perfida Acoco, non appena li vide, prese i due bambini, li chiuse in un cestello e fuggi con essi in mezzo al bosco; poi nascose il cestello nel tronco vuoto di un albero. Nella culla al posto dei bambini, mise due orribili ranocchi. Quando Niame fu di ritorno, Acoco gli corse incontro:
– Affrettati, Niame! – gridò. – Vieni in casa a vedere i tuoi figli!
Niame si affrettò, ma quando vide nella culla le due brutte bestie, rimase male. Comandò che i ranocchi fossero uccisi e la regina esiliata proprio ai confini del regno, in una capanna solitaria.
Intanto il destino volle che un cacciatore passasse vicino all’albero morto dove stava nascosto il cestello con i due bambini dentro. L’uomo scorse un luccichio e si avvicinò.
– Che cosa è questo ?- si chiese.
– Siamo figli di Niame – risposero i bambini.
Il cacciatore raccolse il cesto, lo aprì, e restò ammirato davanti alla bellezza dei due piccoli. Era poverissimo, ma li portò a casa sua e li allevò con amore, senza rivelare a nessuno dove li avesse trovati.
I due bambini crescevano buoni, obbedienti e abili in tutte le cose. Quando il cacciatore aveva bisogno di denaro, raccoglieva la polvere d’oro e d’argento che cadeva di continuo dai loro corpi e andava in città a comperare quando gli era necessario. A poco a poco divenne un uomo molto ricco, e sostituì la misera capanna con un ampia fattoria.
Un giorno il cacciatore venne per caso a sapere che i due bambini erano figli del re e allora, sebbene a malincuore, decise di riportarli al padre. Giunti alla fattoria di Niame, il cacciatore chiamò il re fuori dal recinto e gli disse:
– Vieni a vedere quali esercizi sa fare questo ragazzo d’argento!
Niame uscì e restò ammirato dell’abilità straordinaria del giovane. Intanto il ragazzo d’oro aveva cominciato a cantare in modo meraviglioso e cantando narrava la propria storia: la promessa della mamma, la perfidia di Acoco e la bontà del cacciatore che li aveva allevati e amati come figli.
Niame stupito e commosso abbracciò i figli, fece richiamare la regina dall’esilio e ordinò alle schiave di pettinarla e rivestirla di abiti regali. Poi andò da Acoco, la trasformò in una gallina e la scaraventò sulla terra. Infine lodò molto il buon cacciatore e lo rimandò a casa carico di regali.
Ancora oggi i due figli di Niame vanno a fare il bagno nel grande fiume che scendeva a cascata sulla terra; allora un po’ della loro polvere d’oro e argento arriva fino a noi e quelli che la trovano diventano molto ricchi.

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Il genio del fiume

Inserito da 13 Novembre, 2008 (0) Commenti

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Marcella ci segnala questa storiella

Il giovane Ghiase aveva visto una volta solo la bellissima Emme, ma si era convinto che ella era la più bella fanciulla di tutta la regione. Senza perdere tempo, Ghiase chiese ai genitori di Emme che gli concedessero la figlia in sposa; poi tornò al suo villaggio, a fare i preparativi per le nozze. Il giovane felice, decantava ai parenti e agli amici la bellezza della sposa. Il padre di Emme era un uomo molto ricco e, desiderando che la figlia arrivasse al villaggio dello sposo con un seguito conveniente, comprò per lei la più bella schiava e diede ordine alla figlia minore di seguire la sorella. Così Emme, finalmente pronta per le nozze, lasciò la sua casa accompagnata dalla schiava e dalla sorella più piccola; dovevano camminare tutto il giorno per arrivare al villaggio di Ghiase, ma erano allegre e contente e non sentivano la stanchezza. Poco prima del tramonto le tre ragazze arrivarono in vista del villaggio; si trovavano, in quel momento, sulla riva di un fiume ed ebbero l’idea di fare un bagno per togliersi di dosso la polvere della strada. Il fiume era abitato dal genio dell’acqua, il quale aveva potere lungo tutto il suo corso; ma Emme non lo sapeva e fu la prima a scendere verso la riva e a mettere i piedi nell’acqua fresca, mentre la sorellina era ancora indietro e la schiava la guardava. Ora dovete sapere che la schiava si era accorta che il genio guardava verso di loro, ma non volle trattenere Emme; anzi, le diede una spinta, e la fanciulla cadde proprio vicino al genio, che l’afferrò e se la portò via nel fondo. La sorellina cominciò a piangere, ma la schiava la minacciò:
– Se continui a piangere, ti butto nel fiume, dove farai la fine di tua sorella! Guai a te se racconterai a qualcuno quello che hai visto ! Vieni con me e tieni sempre la bocca chiusa!
Detto questo, diede il suo fagotto alla bambina e si avviò verso il villaggio di Ghiase. Quando Ghiase vide ferma davanti alla sua porta la giovane con la bambina rimase un po’ male, perché gli sembro di non riconoscere in lei la sposa bellissima che si era scelto. Ma pensò che forse il viaggio l’aveva stancata e fece entrare la giovane nella sua capanna, perché si riposasse. Poi riunì tutta la comunità per organizzare i giochi e i banchetti; ma quelli che venivano davano uno sguardo alla
schiava e poi dicevano tra loro :
– E questa sarebbe la bellezza che Ghiase ha tanto decantato?
Ma badavano bene che Ghiase non udisse, perché tutti gli volevano bene e non volevano dargli un dispiacere. Intanto i giorni passavano e Ghiase, per un motivo o per un altro, rimandava sempre la cerimonia delle nozze. La donna aveva presentato la sorellina di Emme come una piccola schiava al suo servizio; la trattava malissimo, rimproverandola sempre e picchiandola con un bastone. Ogni giorno pretendeva che andasse al fiume con brocche grandissime ad attingere l’acqua fresca. La bambina avrebbe voluto ribellarsi e raccontare a Ghiase quanto era accaduto al fiume, ma poi il timore della schiava la faceva tacere. Ghiase, che si era accorto di questi maltrattamenti, un giorno domandò alla schiava:
– Perché sei così crudele con questa bambina?
– Perché ha un carattere cattivo e ribelle.
– Prova ad essere più buona con lei – le disse allora Ghiase – e vedrai che ti obbedirà.
La schiava non rispose, ma appena Ghiase se ne fu andato, riprese a trattarla male. Un giorno andò al fiume a prendere l’acqua, ma la brocca era così piena e così pesante che ella non riuscì assolutamente a metterla sul capo: allora sedette sulla riva e si mise a piangere disperatamente.
Improvvisamente, dalle acque del fiume uscì una bellissima fanciulla: era Emme, che, udendo il pianto della sorellina, aveva pregato il genio di lasciarla uscire dal fiume un solo momento, per aiutarla. Il genio aveva acconsentito, perché sapeva bene che Emme ormai non poteva più sfuggire al suo potere. Quando la bambina vide la sorellina, si mise a piangere più forte:
– Non devi abbandonarmi! – singhiozzava, raccontando le sue sventure – La schiava mi maltratta, mi picchia con un bastone….
– E Ghiase? – domandò Emme.
– Ghiase non l’ ha ancora sposata; ogni giorno rimanda le nozze.
– Sta’ tranquilla, sorellina; un giorno tutte le nostre sventure avranno fine.
E così dicendo, la bella Emme si rituffò. La sorellina tornò a casa un po’ consolata, ma la schiava, vedendola così tranquilla, raddoppiò i maltrattamenti, anche per sfogare su qualcuno la rabbia per quel matrimonio continuamente rimandato. Così passarono alcuni giorni. Una mattina, mentre la bambina sulla riva del fiume chiamava la sorella, passò di li un cacciatore amico di Ghiase.
Sentendo i pianti e le grida d’invocazione della piccola, il cacciatore si nascose dietro un gruppo di alberi e rimase a guardare; così poté vedere le acque del fiume aprirsi e una bellissima fanciulla venire sulla riva a consolare la bambina e ad aiutarla ad attingere l’ acqua. Quando la fanciulla fu nuovamente scomparsa nel fiume, il cacciatore si mise a correre e, in un batter d’occhio, arrivò al campo dove Ghiase stava lavorando.
– Ghiase, – gli disse tutto affannato – ho lasciato proprio adesso, sulla riva del fiume, quella schiava che è arrivata al villaggio insieme con la tua promessa sposa.
– Ebbene? – domandò Ghiase, che non poteva sentir parlare della sua promessa sposa senza che gli si stringesse il cuore.
– Ebbene, ascolta: ella ha chiamato e pianto, e dal fiume è uscita una bellissima fanciulla che la bambina chiamava Emme…
– Emme? !Ma…
– Lo so; questo è il nome della tua sposa; credo di aver capito tutto, Ghiase. La fanciulla del fiume è la tua vera fidanzata, che il genio dell’ acque ha rapita; questa, che sta al villaggio, è una bugiarda…
– Si, si, così deve essere. Domani verrò anche io al fiume.
Infatti, la mattina dopo, mentre la bimba sulla riva chiamava e piangeva, Ghiase e il cacciatore se ne stavano dietro un gruppo di alberi e guardavano attentamente il fiume. Quando Emme comparve Ghiase gridò:
– E lei!
I due giovani tornarono al villaggio pensando al modo migliore per sconfiggere il genio dell’acqua.
– Soltanto la vecchia del fiume può aiutarti – disse infine il cacciatore.
– E’ vero – esclamò Ghiase.
La vecchia del fiume viveva, da cento e più anni, in una capanna vicinissima all’acqua, la sua capanna resisteva anche alle piene, perché le onde, invece di aumentare, da quella parte si ritiravano lasciandola all’asciutto. Ghiase le raccontò tutta la sua storia. Alla fine, la vecchia disse:
– Si può tentare qualche cosa; portatemi una capra bianca, una gallina bianca, una pezza di stoffa bianca e un cesto di uova; poi lascia fare a me.
Ghiase procurò tutto quello che la vecchia gli aveva chiesto, ma dovettero passare ancora sette giorni, perché arrivasse il tempo propizio. Finalmente la vecchia se ne andò sola sulla riva del fiume, spinse nell’acqua la capra bianca, e la gallina bianca, vi getto a una a una le uova e, per ultimo, stese sull’acqua la pezza di stoffa bianca, che la corrente si portò via. Subito dopo, le acque si aprirono e la bella Emme salì sulla riva.
– Benvenuta, Emme! – le disse la vecchia. – Non aver timore: io ti sono amica e ti aiuterò
Prese per mano la fanciulla, la condusse nella capanna e la nascose nella parte più interna e più buia.
Poco dopo, arrivò Ghiase con l’amico cacciatore: potete immaginare quale fu la gioia dei due sposi, quando si trovarono finalmente riuniti. Emme chiese subito della sorellina e Ghiase mandò il suo amico cacciatore sulla riva del fiume; appena la piccola, come ogni giorno, comparve con la sua grande brocca per attingere l’acqua, il cacciatore la prese per mano e la condusse alla capanna della vecchia. Quale fu la gioia delle due sorelle quando poterono riabbracciarsi! Piangevano e ridevano
insieme, col cuore pieno di felicità. Infime Emme disse alla sorellina di tornare a casa e le diede istruzioni su quello che doveva fare. La bambina corse via tutta allegra, entro nella capanna, dove la schiava stava seduta, pensando piena di rabbia a come potesse costringere Ghiase a sposarla, e gridò
– Tu sei una donna cattiva, hai voluto uccidere Emme e hai ingannato Ghiase e per questo sarai trattata come meriti!
La schiava balzò in piedi:
– Dove hai trovato tanto coraggio, piccola sciagurata? Adesso ti sistemo io!
Prese il bastone e si mise a rincorrere la bambina, che, uscendo dalla casa, cominciò a correre a tutta velocità verso la capanna della vecchia del fiume, dove l’aspettavano Emme e gli altri. Appena arrivata la piccola infilò la porta e la schiava, dietro; ma sulla soglia comparve Emme in tutta la sua bellezza e la schiava, vedendola, rimase così meravigliata che non seppe più che cosa fare.
Ricominciò a correre, ma in senso opposto, cosicché, a un certo punto, si trovò sulla riva del fiume e cadde nell’acqua. Subito il genio la trascinò giù e la tenne prigioniera al posto di Emme. Così Emme e Ghiase poterono finalmente sposarsi e vivere a lungo insieme, senza che nulla ormai turbasse la loro felicità.

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Fratelli gemelli

Inserito da 11 Novembre, 2008 (0) Commenti

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Paola ci invia questa storiella

Una donna aveva due figli gemelli, ai quali aveva messo nome Lemba e Mavungu. Il giorno della loro nascita, uno stregone aveva consegnato alla mamma due pietre tonde e lisce.
– Questi saranno i talismani dei tuoi figli: – le aveva detto – appendili al loro collo e, quando saranno grandi, di loro che non se li tolgano mai.
Cosi la donna aveva fatto, e i ragazzi erano cresciuti ed erano diventati due bellissimi giovani. Un giorno, Mavungun, stanco della solita vita, decise di partire.
– Io non ho niente in contrario; – disse la madre – ma siamo talmente poveri, che non posso darti niente da portare con te.
– Questo non importa:- rispose il giovane – è ormai il momento di mettere alla prova la potenza del mio talismano.
Salutò la madre e il fratello e si diresse verso la foresta. Qui giunto, colse alcuni fili d’erba, li tocco con il talismano e…
– Che tu sia un cavallo! – disse, buttando per terra il filo più lungo.
– Che tu sia un coltello! – continuò, piegando un altro filo d’erba.
– Che tu sia un fucile! – comandò a un terzo filo d’erba.
Immediatamente un bel cavallo scalpitò davanti a lui, un coltello s’infilò nella sua cintura e un bellissimo fucile appeso alla sua spalla. Mavungun, tutto contento, salì sul cavallo e partì. Cavalcò per parecchio tempo, finché a un certo punto, si sentì stanco e affamato.
– Talismano mio, mi farai morire di fame? – disse, toccando la pietra.
Subito, davanti a lui, apparve un sontuoso banchetto. Il giovane scese da cavallo, mangiò e bevve a sazietà, poi tutto allegro riprese il viaggio.
Dovete sapere che, non lontano dal posto dove Mavungun si era fermato a mangiare, c’era una bellissima città. Essa era governata da un re che aveva una figlia, assai capricciosa. La fanciulla era in età da marito, ma, per quando già molti l’avessero chiesta in sposa, ella aveva rifiutato a tutti la sua mano. Mavungun giunse nella città e si fermò sulla riva del fiume. Qui c’era anche la fanciulla, con molte altre compagne; appena vide il giovane straniero, tornò di corsa dal padre e dalla madre e disse loro:
– Ho visto l’ uomo che voglio per marito e morirò se non lo sposerò!
Il padre mandò i suoi schiavi incontro al giovane straniero e lo invitò a banchetto nella sua casa.
Mavungun fece al re un’ottima impressione, tanto che, quando il giovane gli offrì molto doni preziosi, non esitò a proporgli di sposare la figlia. Così, con grande allegria e gioia per tutti, si celebrarono le nozze. Nella casa degli sposi c’erano tre grandi specchi accuratamente coperti.
Mavungun, preso da una grande curiosità, volle sapere perché fossero coperti. La moglie gli rispose che era molto pericoloso guardarvi, ma Mavungun insistette tanto che la fanciulla alzò la stoffa che ricopriva il primo specchio e… subito il giovane vide la sua città natale, con tutte le sue strade e la sue casa.
– Chi guarda in questo specchio, – disse allora la moglie – vede la città nella quale è nato. Nell’ altro specchio, ciascuno vede le città che conosce e che ha visitato nei suoi viaggi.
E così dicendo, scoprì il secondo specchio.
– E il terzo specchio?
– Il terzo non lo puoi scoprire perché vedresti l’immagine della città dalla quale non si torna.
– Fammela vedere ! – gridò Mavungun, e strappò la tela.
L’immagine che gli apparve era terribile, ma il giovane la fissò intensamente e si sentì preso da un grande desiderio di andare in quella città.
– Ti scongiuro, non andarci, perché non tornerai mai più! – lo implorò la moglie.
Ma il giovane era deciso; prese il suo cavallo e partì. Cavalcò e cavalcò per tanti mesi, finché un giorno, guardandosi intorno, vide una vecchia, che stava seduta presso un mucchio di sassi bianchi e neri.
– Vecchia, hai un po’ di fuoco per la mia pipa? – chiese Mavungun.
– Scendi da cavallo e avvicinati – rispose la donna.
Mavungun si avvicinò, ma appena la vecchia gli ebbe toccato la mano, il giovane fu trasformato in una pietra nera e il suo cavallo in una pietra bianca. Il tempo passava, e Luemba era molto meravigliato che il fratello non avesse mai mandato sue notizie; così un giorno; decise di andare alla sua ricerca. Se ne andò nella foresta, colse un pugno d’erba e, per opera del suo talismano, fece trasformare un filo in un cavallo, un secondo filo in un coltello e un terzo filo in un fucile e poi
partì. Dopo parecchi giorni arrivò nella città in cui Mavungun aveva preso moglie.
– E’ tornato Mavungun, lo sposo della figlia del re!
Appena sceso da cavallo, vide una bellissima fanciulla, che gli veniva incontro dicendo:
– Finalmente sei tornato.
Luemba cercò di spiegare che non era Mavungun.
– Vuoi scherzare, marito mio – lo interruppe la donna, e si mise a ballare per la gioia.
Luemba tentò invano di spiegare chi fosse, ma né la moglie del fratello, né il re, né gli altri abitanti vollero credergli; alla fine, anzi, nessuno stette più ad ascoltarlo. Perciò il giovane dovette tacere e indagare per conto suo, per scoprire che fine avesse fatto Mavungun. L’occasione si presentò subito, perché, quando Luemba entrò in casa, la moglie del fratello gli disse ridendo:
– Spero che avrai perso la voglia di guardare negli specchi!
– No, invece; – disse subito Luemba, – anzi, ti prego di farmeli rivedere.
Questa volta la giovane non si fece pregare e Luemba poté vedere la città dove era nato, poi i luoghi che aveva attraversati viaggiando, e infine guardò interessato la città dalla quale non si torna. Capì subito che quello era il posto dove il fratello era andato e dal quale non era tornato; perciò, senza perdere tempo, disse:
– Mi ricordo ora di aver lasciato laggiù una cosa molto importante. Vado e ritorno al più presto.
– Va pure, marito mio; sei appena arrivato, ma, se pensi di dover ripartire, io ti aspetterò. Ma fa presto.
Luemba montò a cavallo, prese il coltello e il fucile e corse via al galoppo. Cavalca cavalca, eccolo arrivare in vista del mucchio di pietre sbianche e nere; Accanto al mucchio, stava seduta la solita vecchia.
– Vecchia, hai un po’ di fuoco per la mia pipa? – domandò Luemba.
– Scendi da cavallo e avvicinati – rispose la vecchia.
Luemba scese da cavallo, ma invece di stendere la mano verso la donna, le scagliò addosso il suo talismano. Fu un attimo: il terreno si aprì e la vecchia scomparve mandando un grido terribile.
Subito Luemba si avvicinò al mucchio di pietre e cominciò a toccarle con il suo talismano: le pietre nere si trasformarono in tanti giovani e le pietre bianche in altrettanti cavalli. Naturalmente in mezzo agli altri, Luemba riconobbe subito Mavungun, e i due fratelli si abbracciarono con molta gioia. Poi rimontarono a cavallo e, senza indugiare, tornarono nella città dove la moglie di Mavungun aspettava pazientemente il marito. Potete immaginare quale fu la meraviglia di tutti, nel vedere i due fratelli così uguali l’uno all’altro. Vi furono grandi feste, che durarono tre giorni e tre notti e fu ordinato un sontuoso banchetto al quale parteciparono tutti gli abitanti della città. Poi Luemba ripartì e torno nel villaggio natale: la madre ansiosa gli corse incontro chiedendogli notizie di Mavungun; egli la rassicurò sulla sua salute e le raccontò quando era accaduto; poi la condusse nella città dove Mavungun era diventato l’erede del re e là ella trascorse felice i suoi ultimi giorni.
Nel frattempo Mavungun e la moglie entrati in casa s’accorsero che i tre specchi non c’erano più, infatti la magia aveva voluto che nello stesso momento in cui la vecchia era scomparsa, scomparissero anche le tre lastre lucenti. E così nessuno ha più saputo dove fosse la città dalla quale non si tornava più indietro.

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