Vulnerabilità Chip Qualcomm e anche gli smartphone e tablet Android sono a rischio

Inserito da 10 Agosto, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :Exploits,Sicurezza

Attenzione aggiornare non appena arriverà la patch ! Vulnerabilità Chip Qualcomm e anche gli smartphone e tablet Android sono a rischio

I ricercatori di Check Point hanno scoperto quattro gravi vulnerabilità nei driver dei chip Qualcomm. Essendo questi processori molto diffusi, l’azienda ha stimato che oltre 900 milioni di smartphone e tablet Android sono a rischio e potrebbero quindi subire un attacco che consente di ottenere i privilegi di root. I dettagli tecnici sono stati illustrati nel corso della conferenza di sicurezza DEF CON 24 di Las Vegas.Check Point ha rilevato le vulnerabilità in molti smartphone Android, anche quelli arrivati da poco sul mercato, come i Samsung Galaxy S7 e S7 edge, OnePlus 3, LG G5 e HTC 10. Anche il BlackBerry DTEK5, considerato lo smartphone Android più sicuro, è vulnerabile. Questi modelli, così come i Nexus 5X, 6 e 6P di Google, riceveranno sicuramente una patch nei prossimi giorni. Il problema riguarda invece i numerosi dispositivi, ormai abbandonati dai rispettivi produttori, che non verranno mai aggiornati.Le quattro vulnerabilità possono essere sfruttate mediante l’installazione di un malware nascosto in un’app infetta, distribuita tramite APK e camuffata da app legittima. Un simile exploit consente di accedere ai dati personali dell’utente, tracciare gli spostamenti tramite GPS, registrare audio e video, intercettare le password digitate sulla tastiera. Qualcomm ha già rilasciato le patch, ma è necessario attendere tutti i passaggi prima di poter aggiornare lo smartphone. Google ha risolto tre vulnerabilità con gli ultimi update di sicurezza, mentre la quarta verrà risolta a settembre. Purtroppo, la frammentazione di Android complica ulteriormente la situazione. Per verificare se il proprio dispositivo è vulnerabile, Check Point ha pubblicato sul Google Play Store l’app QuadRooter Scanner. Al termine della scansione verrà mostrato l’elenco delle vulnerabilità.

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Fonte: Una vita da social

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Brescello, sventata truffa informatica da 70mila euro

Inserito da 13 Marzo, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :Phishing e Truffe

Si tratta di una notizia vera
ATTENZIONE ALLE INSIDIE DELLA RETE

Operando online e dimostrando una notevole capacità è riuscito in via telematica ad inserirsi in una trattativa di compravendita tra un’azienda di Brescello e una ditta indonesiana, riuscendo a fare in modo che quest’ultima versasse sul proprio conto corrente circa 70mila euro per l’acquisto di macchinari da utilizzare nel settore metalmeccanico.
Il direttore dell’azienda reggiana si è però subito accorto dell’anomalia e si è rivolto ai carabinieri di Brescello, che hanno avviato le indagini: con l’accusa di concorso in frode informatica hanno denunciato un 50enne padovano residente in Portogallo. L’uomo con la cosiddetta tecnica del man-in-the-middle si era sostituito all’azienda reggiana indicando a quella indonesiana dove fare il bonifico. Allora i carabinieri, con un provvedimento lampo della Procura di Milano, dove è risultata aver sede la filiale del conto corrente, hanno sequestrato il conto comprensivo dell’intero importo pari a circa 70mila euro.

 

Fonte: gazzettadiparma.it

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La Bufala di Barilla e il suo grano ammuffito

Inserito da 12 Marzo, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax,Catene di Sant'Antonio

Si tratta di una Bufala è una notizia priva di fondamento.

Tecnicamente sono Chain Letters (bufale volte a danneggiare aziende)
tale tipologia di bufala appartiene alla sottofamiglia delle Catene di Sant’Antonio.

Ritorna prepotentemente la catena o Bufala del grano ammuffito usato per la Pasta Barilla.

Dalle segnalazioni emerge che :

Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, è cominciata a circolare in rete una bufala inquietante, secondo cui Barilla, azienda ormai in mani americane, farebbe uso di grano contaminato da micotossine e si darebbe a orrende speculazioni sulla materia prima.

Si comincia con il marchio Barilla diventato americano (non vero), si prosegue con assurde teorie sulle micotossine e sul grano ammuffito, dimenticando che il grano dopo la raccolta viene stoccato e conservato in silos proprio per evitare che ammuffisca. Tanto che nel sistema di allerta alimentare europeo che raccoglie oltre 3000 recall ogni anno, raramente si incontrano segnalazioni sul grano ammuffito.

Poi c’è l’immagine dei contadini del Sud-Italia affamati perché non possono più vendere il loro grano: molto suggestiva, ma poco attendibile, visto che Barilla importa il 30% di materia prima dall’estero (in genere si tratta di grano di ottima qualità ricco di glutine, perché in Italia non ne produciamo a sufficienza).

Sulle micotossine è meglio non approfondire, perché è proprio il grano italiano che spesso ha dei problemi. In ogni caso, ci sono limiti dell’Ue (ridotti da qualche anno) validi per tutti i paesi, Italia compresa. Per finire c’è l’appello a boicottare Barilla e gli altri marchi di proprietà dell’azienda. Nella lista troviamo anche Motta  che notoriamente è di Nestlé

Nonostante ciò, la bufala smascherata si è sgonfiata solo in parte. Da qualche mese, la storiella del grano ammuffito circola di nuovo in forma virale come e-mail, all’interno di una catena di Sant’Antonio. A rendere l’operazione ancora più autorevole e verosimile, è la presenza nella mail della firma di un’esperta del settore,  la dottoressa Giuliana Icardi dell’Università del Piemonte Orientale.

Non si tratta di un nome inventato: Giuliana Icardi esiste davvero e insegna prioprio dove la mail la colloca. Peccato che non abbia nulla a che fare né con la lettera, né con l’intera vicenda. Giuliana Icardi un mese fa circa ha  sottoscritto e reso pubblico un comunicato che tutti possono leggere e scaricare dalla nuova pagina che Barilla ha appositamente aperto sul proprio sito. Speriamo che questo basti a tagliare per sempre le gambe a certe bugie.

segue il testo della bufala

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Meglio essere informati e fare scelte consapevoli.
BARILLA non è più italiana ma americana e usa grano con tassi di micotossine altissimo (ammuffito), derivante da lunghi stoccaggi al prezzo più basso possibile. L’UE nel 2006 ha alzato con un colpo di mano i livelli accettati di micotossine presenti nel grano duro, di modo che tanti paesi potranno produrre grano duro in dei clima non adatti badando solo alla quantità, distruggendo i contadini del sud Italia il cui grano non contiene micotossine e portando al fallimento le industrie sementiere mediterranee. Per esportare pasta in USA (Canada) il grano deve avere un tasso di micotossine circa la metà rispetto a quello che la UE accetta per le importazioni di grano duro dagli stessi paesi, così succede che i prezzi internazionali del grano duro crollano. I commercianti italiani e i monopolisti internazionali acquistano al prezzo più basso possibile da contadini che hanno bisogno di soldi per pagare i debiti, per poi speculare quando tutto il grano è nei loro magazzini (ammuffito) gli stessi commercianti esportano il grano migliore italiano all’estero lucrandoci sul prezzo e importano grano ammuffito e radioattivo dall’estero per avvelenare il pane e la pasta venduti in Italia. Boicottare la Barilla è cosa saggia perché dobbiamo comprare solo pasta di grano duro coltivato in Italia e Biologico, senza micotossine, né pesticidi né OGM.
Barilla è presente anche con i seguenti marchi: Motta, Essere, Gran Pavesi, le Tre Marie, le Spighe, Mulino Bianco, Pavesini, Voiello, Panem.
Dott.ssa Giuliana Icardi Universita’ del Piemonte Orientale –
Biblioteca DiGSPES “N. Bobbio”Via Cavour, 84 15121 Alessandria Italia

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Arriva la Carne di Cane in Italia, dal primo Settembre arriva sui banconi macelleria…

Inserito da 8 Marzo, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

Si tratta di una Bufala che è stata condivisa sulla pagina Facebook di Tgcom24
ripresa da un sito di video divertenti 😉

tgcom24

ULTIMA ORA: La notizia sta suscitando tutto lo sdegno degli italiani che promettono al governo una vera e propria rivoluzione…
Le associazioni animaliste presentano ricorso immediato.

Il video mette i brividi..

Cina, proteste contro il Festival della carne… di situazioni
Col D.Lgs 813/2014, fortemente voluto dalle comunità asiatiche presenti in Italia a seguito della richiesta della “Xinshipu Ltd”, azienda leader nel settore della vendita di prodotti gastronomici tradizionali dell’Oriente, in particolar modo canidi e loppidi, è già possibile acquistare la carne di cane (razza pechinese e shiba) in alcuni centri commerciali etnici provvisti di zona macelleria in Italia ad un prezzo promozionale.

La carne di cane, è da anni in Italia al centro di dispute morali riguardo la propria commestibilità, mentre in molti altri paesi, su tutti l‘Asia e l’Oceania, è un alimento normalissimo consumato abitualmente. La storia di questo prodotto alimentare è molto varia, s’instaura in una tradizione millenaria in alcuni paese. Per tutti i fautori in Europa e in Italia di questa tipologia molto particolare di carne, è arrivata una buona notizia, la carne di cane è stata dichiarata commestibile e commerciabile in tutta Europa e quindi in Italia.

Link Originale

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salviette per i bambini Huggies con dentro i pezzi di vetro

Inserito da 29 Agosto, 2015 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax,Catene di Sant'Antonio,chainletters

Il panico si è diffuso a mezzo social tra i genitori statunitensi, ma si tratta di un falso allarme

«Attenzione, nelle salviettine Huggies ci sono pezzi di vetro». È questo l’inquietante allarme che si è diffuso negli Stati Uniti attraverso il web, e che evoca gli spettri delle più angoscianti leggende metropolitane. Il fatto ha scatenato un vero e proprio terremoto sui social media, placato a stento dall’intervento dell’azienda che produce pannolini e salviette detergenti per i bambini. La polemica, però è ancora in corso, rivolta più che altro a coloro che diffondono a mezzo Internet inutili allarmismi.

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«PEZZI DI VETRO NELLE SALVIETTINE PER BAMBINI»

La storia la racconta Stephanie McNeal su BuzzFeed: da circa una settimana sui social media sono cominciati ad apparire messaggi preoccupati da parte di madri che, dopo aver usato le salviette Huggies tra un cambio di pannolino e l’altro, hanno notato arrossamenti sospetti sulla pelle dei propri bambini. Sotto accusa finiscono degli strane particelle luccicanti e apparentemente ruvide al tatto, incorporate nel tessuto stesso delle salviettine. In due video in particolare, pubblicati da due persone diverse  su Facebook e YouTube, si avanza l’potesi che quei filamenti luccicanti possano essere tracce di vetroresina o addirittura di vetro. I due video – ora rimossi insieme ai rispettivi account – ottengono milioni di visualizzazioni nel giro di pochi giorni: l’idea che le salviettine detergenti destinate ai bambini, e per di più di una marca molto famosa, possano contenere un materiale tanto pericoloso scatena il panico. E si moltiplicano i casi di genitori preoccupato che riferiscono di arrossamenti e irritazioni dopo l’uso delle salviettine Huggies.

NON È VETRO – Ma cosa sono, veramente, quelle strane particelle luccicanti?

La risposta non tarda ad arrivare per bocca degli altri utenti che hanno seguito l’evolversi della vicenda: quei filamenti non sarebbero altro che granelli di sodio metilparaben, un composto chimico che viene utilizzato sia nell’industria alimentare come conservante che in quella farmaceutica e cosmetica come antimicrobico.

fonte e porzione articolo di Valentina Spotti su giornalettismo

 

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Stonex Os, il cellulare made in Brianza sfida ai colossi Apple e Samsung

Inserito da 3 Gennaio, 2014 (0) Commenti

Si tratta di :News

Si tratta di una notizia Vera !

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Lissone (Monza),
3 gennaio 2013 – Un cervellone made in Brianza per i cellulari. Il cui quoziente intellettivo possa superare quello dei due sistemi operativi «genio» universalmente riconosciuti e utilizzati oggi, cioè Android e Ios. Lo sta elaborando Davide Erba, imprenditore monzese ed ex presidente della Fiamma Monza, attraverso 25 programmatori della sua Stonex che ci stanno lavorando giorno e notte.
«Siamo il primo e unico team europeo impegnato in questa impresa – racconta Erba, al primo piano dell’azienda di via Cimabue a Lissone, nella stanza riunioni che guarda un po’ ha deciso di battezzare Sala Leonardo Da Vinci – e siamo a buon punto». Un sistema rivoluzionario, quello che sta per essere plasmato qui, con il quale l’azienda – che da circa un anno si è lanciata nella sfida a Apple e Samsung – conta di «fare il botto» sul mercato.

Ma cosa avrà di così speciale da lasciare a bocca aperta i consumatori? Il suo metamorfismo in base alla location: «In sostanza il sistema, attraverso il Gps e altri dispositivi sarà in grado di riconoscere il luogo e l’ambiente in cui si trova – spiega l’imprenditore, che ha deciso di investirci un milione e mezzo di euro – e, in automatico, mettere a disposizione le applicazioni più utili per l’utente». Sei in auto? Senza nemmeno doverlo sfiorare, il telefonino metterà in prima linea navigatore satellitare, meteo e altre app utili per chi è in viaggio. Sei a lavoro? Sullo schermo compariranno tutti gli strumenti e le applicazioni da ufficio. Sei a casa? Ecco spuntare i giochi, magari funzionalità per lo svago o faccende domestiche.

«Siamo partiti dal codice open source di Android per stravolgerlo e adesso siamo vicini a un sistema ultra-intelligente – dice Erba -, anche se è un’impresa ciclopica e mancano ancora alcuni mesi per chiuderla». Un’impresa con cui Erba è pronto ancora a stupire. Del resto, ci è ormai abituato, visto che la sua azienda, nata pochi anni fa, e già arrivata a un fatturato di circa 40 milioni, sviluppando e producendo strumenti per la misurazione del territorio (stazioni Gps, laser scanner). Strumenti che escono dal laboratorio lissonese per raggiungere ogni angolo del mondo. Un po’ come, si augura, possano fare presto i suoi smartphone dotati del nuovo sistema operativo, che si chiamerà Stonex Os.

Fonte: il giorno

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10.11.2013 notizia vera RITIRO URGENTE DI FARMACI PERICOLOSI

Inserito da 10 Novembre, 2013 (0) Commenti

Si tratta di :News

ORDINATO IL RITIRO URGENTE DI FARMACI PERICOLOSI – ECCO QUALI

Si tratta di una notizia vera !

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”Coloro che dovessero avere in casa alcune delle confezioni di questi farmaci sequestrati sono invitati a non utilizzarle in attesa del completamento delle indagini», avverte l’Aifa.

Un’indagine coordinata dalla Procura di Frosinone e condotta dal N.A.S. di Latina assieme all’Aifa, aveva portato nel giugno 2013 al ritiro dei lotti di Ozopulmin prodotto dalla Geymonat.

Ora il sospetto di difetti di qualità si è esteso ad altri prodotti e riguarda la possibile presenza di un quantitativo di principio attivo inferiore a quello approvato e indicato in etichetta. Si attendono ora i risultati delle analisi dell’Istituto Superiore di Sanità, che potrebbero portare alla revoca del provvedimento AIFA .

Divieto di utilizzo per nove farmaci della Geymonat per difetti di qualità: lo ha deciso l’Agenzia Italiana del farmaco con un provvedimento cautelativo. Si tratta della stessa azienda per la quale era stato disposto a giugno ilsequestro delle supposte prodotto da loro per i neonati. I farmaci sono stati bloccati alla distribuzione e sono:

ALVENEX 450 mg per l’insufficienza venosa;
GASTROGEL 2 g/10 ml per l’ulcera gastrica;
SUCRATE 2 g gel orale per l’ulcera;
INTRAFER 50 mg/ml per le anemie;
NABUSER 30 per l’Artrite;
CITOGEL 2g/10 ml per l’ulcera;
ECOMÌ per le infezioni dermatologiche
VENOSMINE 4% per le varici
TESTO ENANT per patologie sessuali

fonte: ilsecoloxix.it

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Google sotto accusa per i finanziamenti ai negazionisti del cambiamento climatico

Inserito da 11 Luglio, 2013 (0) Commenti

Si tratta di :News

Vi segnalo un articolo “vero” comparso sul corriere di oggi

Bufera per il fundraising a favore del politico che definisce «una bufala» l’influenza dell’uomo sui fenomeni climatici

googleMILANO – Google finanzia i negazionisti del cambiamento climatico. L’azienda di Mountain View ospita oggi un evento di fundraising in favore del senatore Jim Inhofe, il più accanito tra i detrattori del cambiamento climatico al Congresso americano, che da anni fa campagna per convincere il pubblico a non credere alla comunità scientifica. E non si tratta della prima occasione in cui Google ha deciso di finanziare chi nega che il cambiamento climatico in atto sia anche e molto la conseguenza delle attività umane. Ma l’azienda difende le sue politiche energetiche verdi.

PRANZO A WASHINGTON – Il pranzo di finanziamento per il senatore repubblicano Jim Inhofe, con quote di partecipazione che vanno da 250 ai 2.500 dollari, si terrà oggi alle 13, ora di Washington, nella sede cittadina di Google in New York Avenue. Jim Inhofe è il senatore dell’Oklahoma che ha costruito la sua carriera politica su un’aggressiva campagna di negazione del cambiamento climatico e soprattutto dell’influenza dell’uomo sui fenomeni climatici, che lui definisce un «hoax», una bufala, un imbroglio (sarebbe, secondo il Senatore, la seconda truffa più magistrale mai commessa ai danni del popolo americano, dopo la separazione tra Stato e Chiesa). Membro di spicco della Commissione Ambiente e Lavori Pubblici del Senato, le sue posizioni e le sue dichiarazioni radicali e reazionarie (come, per esempio, paragonare l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti alla Gestapo) sono ben note, e contribuiscono alla campagna di contro-informazione rispetto ai dati e alle conclusioni condivise dalla quasi totalità della comunità scientifica mondiale.

CENA CON FACEBOOK – Il mese scorso l’azienda ha donato 50mila dollari al Competitive Enterprise Institute, la CEI, un’organizzazione ultra-conservatrice che ha promosso varie azioni legali per tentare di screditare la scienza del cambiamento climatico, accusando gli scienziati di frode e sollecitando le università a svelare la corrispondenza privata tra scienziati del clima e giornalisti. L’organizzazione è fortemente spinta dalla multinazionale Koch, nata nel 1940 come Wood River Oil and Refining Co, un impero il cui motore principale è il petrolio, grazie al quale David Koch – il residente più ricco della città di New York – si piazza nella classifica dei miliardari americani solo dopo Bill Gates, Warren Buffet e Larry Ellison. Charles e David Koch sono tra i maggiori donatori del Tea Party, il movimento di ultra-destra nel panorama politico americano. Alla cena di finanziamento annuale della CEI, Google è stato il maggior contribuente, e anche Facebook ha allargato generosamente il portafogli, versando una quota di 25mila dollari.

CRITICHE E UNA PETIZIONE – Il pranzo di Washington per Inhofe è la seconda occasione nel giro di poche settimane in cui Google, che si vanta di sviluppare «un web migliore e più attento all’ambiente» finanzia chi all’ambiente non fa certo dei favori. Il supporto di Google ai negazionisti del cambiamento climatico ha suscitato varie critiche, e gli attivisti hanno reagito, anche attraverso petizioni sul web, come quella lanciata dall’organizzazione Forecast the Fact («Prevedi i Fatti», le cui campagne si concentrano sulla diffusione dei fatti scientifici che riguardano il cambiamento climatico), con una grafica che scimmiotta quella del motore di ricerca più famoso del pianeta. Online circola anche una petizione diretta a Larry Page con la richiesta di cancellare l’incontro con Inhofe e di impegnarsi a non finanziare più i negazionisti. Il logo della campagna gioca con il motto di Google, chiede di «non finanziare il male».

IMPEGNO VERDE – Google dichiara di essere impegnato nella salvaguardia dell’ambiente, in particolare grazie a un investimento di 1 miliardo di dollari delle nergie rinnovabili e con la politica di risparmio energetico che verrebbe attuata nei suoi data center. Secondo quanto riportato dal Guardian, l’azienda ha in un primo momento rifiutato di commentare, ma un portavoce ha poi scritto in una mail che «organizziamo regolarmente raccolte di fondi per i candidati, di entrambe le parti, ma ciò non significa che sosteniamo le loro posizioni. E mentre siamo in disaccordo con le sue politiche rispetto al cambiamento climatico, condividiamo interessi con il Senator Inhofe rispetto agli impiegati e i data center che abbiamo in Oklahoma». Google ha infatti investito 700 milioni di dollari in due data center nello Stato, che peraltro si sostengono grazie all’energia eolica.

fonte : corriere

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Su Facebook milioni di utenti sotto i 10 anni

Inserito da 12 Maggio, 2011 (0) Commenti

Si tratta di :Curiosità

I genitori non sono a conoscenza dell’attivita’ dei figli o sottovalutano i pericoli

L’esercito degli utenti di Facebook conta milioni di bambini sotto i 10 anni, che nonostante i controlli teorici da parte dell’azienda riescono a eludere il limite di 13 anni imposto dal social network.

Lo afferma uno studio della rivista statunitense Consumer Report, secondo cui oltre a quello aziendale anche il controllo da parte dei genitori e’ insufficiente. La ricerca e’ stata fatta sugli utenti statunitensi del social network, e ha mostrato che sono in totale 7,5 milioni gli under 13 che hanno un loro profilo.

La gran parte di questi utenti illegali, piu’ di 5 milioni, ha addirittura meno di dieci anni: ”Il dato piu’ preoccupante della ricerca – spiega Jeff Fox, uno degli autori – e’ che la maggior parte dei genitori non e’ a conoscenza dell’attivita’ dei figli, o sottovaluta i pericoli che potrebbero venire dall’uso del social network”.

Secondo gli autori dello studio bambini cosi’ piccoli sono esposti a una serie di rischi, che vanno dall’infezione dei pc con virus al furto di identita’, fino a bullismo e molestie sessuali.

”Alcune semplici regole possono aiutare i genitori a proteggere i figli – spiega il rapporto – innanzitutto dovrebbero far chiudere i loro profili utilizzando il modulo che denuncia l’utilizzo da parte di utenti troppo piccoli. Nel caso di ragazzi tra i 13 e i 17 anni, che possono avere un profilo, dovrebbero utilizzare tutte le impostazioni sulla privacy e limitare l’accesso solo agli amici. Da evitare infine, tutte le applicazioni che rivelano l’esatta ubicazione geografica degli utenti”.
fonte ansa

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40 anni dallo sbarco sulla Luna: feste, dubbi, ricordi

Inserito da 11 Luglio, 2009 (0) Commenti

Si tratta di :News

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Il 20 luglio 1969 si compiva “un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”. L’Apollo 11 sbarcava sulla Luna e Neil Armstrong pronunciava la celebre frase.
Nel quarantennale dell’evento si rincorrono celebrazioni, ricordi e tuttora sospetti che sia stato tutto una bufala. E una domanda, che in molti si fanno: se Buzz Aldrin, l’astronauta che per secondo “toccò Luna”, si vede dappertutto in tv e media vari intervistato su memorie e sensazioni (qui ospite al TG1), che fine ha fatto Armstrong? No, non è morto. E non è quello al Tour de France. L’eroe inafferrabile, come lo definisce il Telegraph, preferisce la riservatezza, ritirato nella sua fattoria in Ohio. Vive la celebrità come un fastidio. E quasi con frustrazione: è stato anche pilota militare, lettore universitario in aeronautica, direttore d’azienda, ma la sua vita viene sempre ricondotta solo a quella camminata di due ore e mezza sulla superficie lunare.
Neanche Aldrin ha avuto un’esistenza facile dopo l’allunaggio. È caduto nell’alcolismo e, come ha detto al Guardian, è stato difficile per lui riempire lo spazio lasciato… dallo spazio. Micheal Collins, il terzo dell’equipaggio, nato a Roma, spesso dimenticato perché non scese sulla Luna ma dal modulo orbitante fece da collegamento con la Terra, se ne vive con la moglie – unico non divorziato dei tre – tra Florida e North Carolina.
Intanto anche il popolo di Twitter celebra il “moon landing”.  “Faccio una torta a tema sullo sbarco sulla Luna. Cioccolato e crema di burro. Molto emozionata per questo!” scrive amykatehorn. 2guystalking propone di guardare i cinque migliori film di astronautica di sempre per ricordare l’evento. Ma c’è anche amarezza. look_both_ways scrive: “Il 20 luglio sono 40 anni dal nostro presunto allunaggio: guarda quanto abbiamo fatto da allora! – sarcasmo -”.

D’altronde sono in molti a credere che l’approdo sulla Luna sia stata una finzione, costruita in studi cinematografici per dare una dimostrazione di forza americana all’allora URSS, in piena Guerra Fredda (su Wired un audio con astronomi americani che seguono concitati la rotta della sonda sovietica Luna 15, inviata sulla Luna per precedere – invano – l’impresa USA). Provate a cercare su Google “Apollo moon hoax” (hoax = bufala) e compariranno quasi tre milioni di risultati. Tra i vari, il filmmaker di Nashville Bart Sibrel, da esperto di tecniche cinematografiche, ha raccolto le sue teorie sulle presunte menzogne della NASA nel documentario A Funny Thing Happened on the Way to the Moon (qui un estratto video da YouTube) e denuncia i propagandismi NASA anche sul sito www.moonmovie.com.
Dal canto suo, la NASA, che proprio pochi giorni fa ha inviato un orbiter attorno alla Luna, è in festa e sul suo portale dedica un grande spazio all’anniversario. E anche l’Italia festeggia. Così:

– Roma FictionFest si è aperta con Moonshot – The Flight of Apollo 11, diretto da Richard Dale, un film-documentario arricchito di immagini inedite sul primo allunaggio.
– Il Museo Civico di Rovereto (TN) dal 21 maggio al 31 luglio 2009 ospita la mostra “Back to the Moon – Ritorno alla Luna“.
– Alle Cave Michelangelo di Carrara l’11 luglio arte, musica e scienza, con padrino l’astronauta Umberto Guidoni.
– Mostra itinerante “Luna 1969. Qui base Tranquillità. Aquila è atterrata“, realizzata dal gruppo “explorart. Idee per la Cultura”, con immagini dall’archivio NASA e documentario video NASA gradi missioni: l’atterraggio dell’Eagle (16–19 luglio a San Vito dei Normanni, Br; 20–21 luglio a Lecce).

fonte: panorama link qui

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