Sbloccare un iPhone senza sapere il codice d’accesso : video – bufala

Inserito da 8 Marzo, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

Si può sbloccare un iPhone senza conoscere il codice d’accesso?
Sembrerebbe di sì secondo un video, ma si tratta di una bufala.

Chi possiede un iPhone pensa che il proprio dispositivo sia sempre al sicuro e, anzi, che iOS sia al riparo da qualsiasi bug e virus (Stupida convinzione ):
il vostro iPhone è infatti vulnerabile proprio come qualsiasisi altro smartphone e in un video dimostra come sia facile sbloccare il dispositivo senza conoscere neppure il codice d’accesso.
Lasciandolo in balia di occhi indiscreti. Sbloccare l’iPhone senza autorizzazione significherebbe dunque entrare nella vostra vita privata e avere informazioni complete, sbirciare tra le vostre foto, rubare dati e controllare tutte le informazioni sensibili. SocialStar ha voluto divulgare questo video su YouTube per mettere in guardia gli utenti che dispongono di uno smartphone Apple e per dimostrare quanto sia effettivamente vulnerabile l’iPhone, sfruttando il suo assistente vocale Siri.
Tuttavia si tratta di una bufala,  ma anche se è una bufala è possibile in taluni dispositivi inviare sms con all’interno sms che mandano in una specie di bootloop l’iphone bloccandolo all’accenzione, cosa che tra le altre cose è possibile compire anche su dispositivi android. 

Sbloccare l’iPhone senza codice d’accesso: si può?

 

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Sbloccare l’iPhone senza conoscere il codice d’accesso potrebbe essere molto più semplice di quanto si possa pensare e lo si fa con diverse tecniche ma non è possibile  sfruttando l’assistente vocale Siri. Secondo il video Bufala basta tenere premuto il tasto Home sull’iPhone fino a quando non si attiva Siri, quindi chiedere Che ora è e attendere la risposta dell’assistente vocale. Una volta ottenuta, bisognerà premere sull’Orologio e quindi si dovrebbe arrivare nell’apposita schermata corrispondente a Orologio/Sveglia/Cronometro/Timer. Selezionando la voce Timer e quindi sull’opzione Allo Stop. Dalla parte superiore dovrebbe comparire una nuova voce intitolata Acquista più toni: quindi sarà sufficiente selezionare quell’opzione per arrivare direttamente sull’Apple Store. Selezionando di nuovo il tasto Home l’iPhone sarà sbloccato senza la richiesta di alcun codice di accesso o autorizzazione. Che dire è una “baggianata” in quanto l’auotizzazione viene concessa grazie alla tecnologia Touch ID che sarebbe “Il riconoscimento dell’impronta digitale”. Quindi è l’impronta del “proprietario” a sbloccare l’iPhone e ad autorizzarne l’accesso.

Se invece vi interessa sbloccare un iphone non vostro bisogna rivolgers ad una società “iraniana” che preferiamo non citare per evitare che utenti diversi dal proprietario accedano a dati non personali.

Ecco il video che illustra passo passo la procedura da fare per sbloccare l’iPhone senza autorizzazione:

Ripeto di tratta di una bufala

 

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salviette per i bambini Huggies con dentro i pezzi di vetro

Inserito da 29 Agosto, 2015 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax,Catene di Sant'Antonio,chainletters

Il panico si è diffuso a mezzo social tra i genitori statunitensi, ma si tratta di un falso allarme

«Attenzione, nelle salviettine Huggies ci sono pezzi di vetro». È questo l’inquietante allarme che si è diffuso negli Stati Uniti attraverso il web, e che evoca gli spettri delle più angoscianti leggende metropolitane. Il fatto ha scatenato un vero e proprio terremoto sui social media, placato a stento dall’intervento dell’azienda che produce pannolini e salviette detergenti per i bambini. La polemica, però è ancora in corso, rivolta più che altro a coloro che diffondono a mezzo Internet inutili allarmismi.

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«PEZZI DI VETRO NELLE SALVIETTINE PER BAMBINI»

La storia la racconta Stephanie McNeal su BuzzFeed: da circa una settimana sui social media sono cominciati ad apparire messaggi preoccupati da parte di madri che, dopo aver usato le salviette Huggies tra un cambio di pannolino e l’altro, hanno notato arrossamenti sospetti sulla pelle dei propri bambini. Sotto accusa finiscono degli strane particelle luccicanti e apparentemente ruvide al tatto, incorporate nel tessuto stesso delle salviettine. In due video in particolare, pubblicati da due persone diverse  su Facebook e YouTube, si avanza l’potesi che quei filamenti luccicanti possano essere tracce di vetroresina o addirittura di vetro. I due video – ora rimossi insieme ai rispettivi account – ottengono milioni di visualizzazioni nel giro di pochi giorni: l’idea che le salviettine detergenti destinate ai bambini, e per di più di una marca molto famosa, possano contenere un materiale tanto pericoloso scatena il panico. E si moltiplicano i casi di genitori preoccupato che riferiscono di arrossamenti e irritazioni dopo l’uso delle salviettine Huggies.

NON È VETRO – Ma cosa sono, veramente, quelle strane particelle luccicanti?

La risposta non tarda ad arrivare per bocca degli altri utenti che hanno seguito l’evolversi della vicenda: quei filamenti non sarebbero altro che granelli di sodio metilparaben, un composto chimico che viene utilizzato sia nell’industria alimentare come conservante che in quella farmaceutica e cosmetica come antimicrobico.

fonte e porzione articolo di Valentina Spotti su giornalettismo

 

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Case riscaldate con pelli di orso polare

Inserito da 12 Febbraio, 2015 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

Una bufala a fin di bene, per sensibilizzare  la collettività.

Ma in realtà è tutto falso, nessun orso è stato depilato, nessun orso è stato maltrattato è nessun orso è stato ucciso dalla Arsu System (nome di fantasia) . Si è trattato di un’idea per sensibilizzare a prendere coscienza dei cambiamenti climatici.

Orso_Polarefantomatica azienda svedese, Arsu Systems, che si proclamava paladina dell’eco-sostenibilità, ha annunciato di utilizzare la pelliccia degli orsi bianchi per farne isolanti per l’edilizia. Sono oltre 685mila persone coinvolte sui social network, più di 21mila insulti ricevuti e provenienti da 24 diverse nazioni del mondo, quasi 5mila sostenitori della petizione per dire stop al massacro dei poveri animali, oltre 1500 tweet inviati per esprimere sdegno e preoccupazione, al cuni dei quali carichi di insulti, più di 30mila visualizzazioni del video di presentazione dell’azienda. L’hashtag #siamotuttiorsi è dilagato nel giro di 72 ore. Tutti solidali e pronti a pigiare 4 tasti senza azionare il cervello. Ma in quale mondo può essere plausibile una storia del genere ? dove a Paperinia ? a Birbalandia ? dove ???? Ogni commento è superfluo !!

Segue un video dove spiegano i motivi della catena…

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Bimbo sulla tigre, è una bufala?

Inserito da 11 Novembre, 2010 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax,Leggende Metropolitane

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Probabilmente è una bufala. Ma la classifica di YouTube parla chiaro: è uno dei video più cliccati degli ultimi giorni. Il filmato del bimbo sulla tigre, girato in una “remota provincia del Laos”, sta facendo discutere il Web. Nel video si vede un bambino che riposa adagiato sul dorso di una tigre in stile Mowgli, il ragazzino protagonista del “Libro della Giungla”. Ma il video potrebbe essere anche un falso, magari l’ultima trovata di viral marketing.

fonte: Bergamo news

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Colpo degli hacker, bucato YouTube

Inserito da 4 Luglio, 2010 (0) Commenti

Si tratta di :Sicurezza

Una baco manda ko il portale di condivisione video: “Password a rischio”

Un codice di tre righe mette ko YouTube e imbarazza Google, che si vede bucare dagli hacker e, per ore, non trova soluzioni. I pirati colpiscono nella notte, diffondendo su un forum la stringa di testo che, inserita nei commenti sotto i video, permette di aggirare i filtri e modificare i filmati caricati sul portale di condivisione più famoso e cliccato del mondo. Il primo vip a farne le spese è Justin Bieber, stella sedicenne del pop statunitense, che ha cominciato la carriera proprio “sul Tubo”. Cliccando sui suoi video appare un flash (nella foto a destra) che annuncia la sua morte. Uno scherzo macabro e una trappola per gli utenti, visto che il link che appare in sovrimpressione rimanda a un sito hard, naturalmente a pagamento. Pochi minuti dopo e tocca a Lady Gaga, il bersaglio grosso, che proprio ieri ha festeggiato i dieci milioni di fans su Facebook.
La notizia dei pirati che affossano il gigante fa il giro di Twitter in un lampo. «Via da YouTube, il vostro pc è in pericolo», annuncia un sms spedito dal sito Nexweb che rimbalza tra gli utenti. Il rischio è che gli hacker riescano a impadronirsi di password e dati sensibili. Da Mountain View nessuna conferma, ma la domenica di follia degli internauti è appena iniziata. Sfruttando la falla nel sistema di YouTube si possono far sparire ed apparire video, inserire scritte oscene, cancellare informazioni preziose. Richard Cunningham, blogger della prima ora e programmatore trova il baco: basta inserire una serie di lettere nei commenti che il sistema impazzisce. «Oggi abbiamo dimostrato che possiamo ancora mettere sottosopra il Web», scrivono gli hacker in un messaggio.

Il colpo grosso, poi arginato dai tecnici di Mountain View, arriva due due giorni dopo l’annuncio che su YouTube, da dicembre, sbarcherà anche la pubblicità. Il progetto è stato annunciato in un evento aziendale da Baljeet Singh, senior product manager di Google, ed è considerato una svolta storica. Il nuovo formato pubblicitario, ha spiegato Singh, lascerà agli utenti la possibilità di guardare o meno i secondi di spot che precedono alcuni filmati. In questo modo, secondo il colosso di Internet, anche le aziende e gli inserzionisti saranno stimolati a investire in pubblicità innovative, sempre più “adatte” per il web e in grado di attrarre i consumatori. Una mossa che ai duri e puri della Rete non dev’essere andata giù: la controffensiva è scattata nella prima, sonnacchiosa, domenica di luglio.
fonte la stampa

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40 anni dallo sbarco sulla Luna: feste, dubbi, ricordi

Inserito da 11 Luglio, 2009 (0) Commenti

Si tratta di :News

Wine Label

Il 20 luglio 1969 si compiva “un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”. L’Apollo 11 sbarcava sulla Luna e Neil Armstrong pronunciava la celebre frase.
Nel quarantennale dell’evento si rincorrono celebrazioni, ricordi e tuttora sospetti che sia stato tutto una bufala. E una domanda, che in molti si fanno: se Buzz Aldrin, l’astronauta che per secondo “toccò Luna”, si vede dappertutto in tv e media vari intervistato su memorie e sensazioni (qui ospite al TG1), che fine ha fatto Armstrong? No, non è morto. E non è quello al Tour de France. L’eroe inafferrabile, come lo definisce il Telegraph, preferisce la riservatezza, ritirato nella sua fattoria in Ohio. Vive la celebrità come un fastidio. E quasi con frustrazione: è stato anche pilota militare, lettore universitario in aeronautica, direttore d’azienda, ma la sua vita viene sempre ricondotta solo a quella camminata di due ore e mezza sulla superficie lunare.
Neanche Aldrin ha avuto un’esistenza facile dopo l’allunaggio. È caduto nell’alcolismo e, come ha detto al Guardian, è stato difficile per lui riempire lo spazio lasciato… dallo spazio. Micheal Collins, il terzo dell’equipaggio, nato a Roma, spesso dimenticato perché non scese sulla Luna ma dal modulo orbitante fece da collegamento con la Terra, se ne vive con la moglie – unico non divorziato dei tre – tra Florida e North Carolina.
Intanto anche il popolo di Twitter celebra il “moon landing”.  “Faccio una torta a tema sullo sbarco sulla Luna. Cioccolato e crema di burro. Molto emozionata per questo!” scrive amykatehorn. 2guystalking propone di guardare i cinque migliori film di astronautica di sempre per ricordare l’evento. Ma c’è anche amarezza. look_both_ways scrive: “Il 20 luglio sono 40 anni dal nostro presunto allunaggio: guarda quanto abbiamo fatto da allora! – sarcasmo -”.

D’altronde sono in molti a credere che l’approdo sulla Luna sia stata una finzione, costruita in studi cinematografici per dare una dimostrazione di forza americana all’allora URSS, in piena Guerra Fredda (su Wired un audio con astronomi americani che seguono concitati la rotta della sonda sovietica Luna 15, inviata sulla Luna per precedere – invano – l’impresa USA). Provate a cercare su Google “Apollo moon hoax” (hoax = bufala) e compariranno quasi tre milioni di risultati. Tra i vari, il filmmaker di Nashville Bart Sibrel, da esperto di tecniche cinematografiche, ha raccolto le sue teorie sulle presunte menzogne della NASA nel documentario A Funny Thing Happened on the Way to the Moon (qui un estratto video da YouTube) e denuncia i propagandismi NASA anche sul sito www.moonmovie.com.
Dal canto suo, la NASA, che proprio pochi giorni fa ha inviato un orbiter attorno alla Luna, è in festa e sul suo portale dedica un grande spazio all’anniversario. E anche l’Italia festeggia. Così:

– Roma FictionFest si è aperta con Moonshot – The Flight of Apollo 11, diretto da Richard Dale, un film-documentario arricchito di immagini inedite sul primo allunaggio.
– Il Museo Civico di Rovereto (TN) dal 21 maggio al 31 luglio 2009 ospita la mostra “Back to the Moon – Ritorno alla Luna“.
– Alle Cave Michelangelo di Carrara l’11 luglio arte, musica e scienza, con padrino l’astronauta Umberto Guidoni.
– Mostra itinerante “Luna 1969. Qui base Tranquillità. Aquila è atterrata“, realizzata dal gruppo “explorart. Idee per la Cultura”, con immagini dall’archivio NASA e documentario video NASA gradi missioni: l’atterraggio dell’Eagle (16–19 luglio a San Vito dei Normanni, Br; 20–21 luglio a Lecce).

fonte: panorama link qui

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Tam Lin

Inserito da 22 Novembre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Storielle e Aneddoti

Asako ci segnala questa storiella

C’era una volta la figlia di un nobile, che si chiamava Janet. Janet aveva un carattere molto avventuroso, ed un giorno decise di uscire per andare ad esplorare una foresta cupa che si trovava vicino a casa sua. Girovagò a lungo, finché in una radura vide delle splendide rose selvatiche e pensò di coglierle per fare un regalo a sua madre e alle sue sorelle che non amavano andare in giro come lei. Aveva appena colto una rosa, quando venne fuori dalla terra un giovane cavaliere, che le disse: Come osi cogliere quelle rose? Janet gli rispose: Volevo fare un regalo a mia madre e alle mie sorelle! Allora il cavaliere rispose: In realtà, anche se devo vegliare su questa foresta, a te regalerei qualsiasi cosa. Janet gli chiese allora il suo nome e lui rispose: Mi chiamo Tam Lin! Janet ebbe paura, perché sapeva che apparteneva al popolo degli elfi. Ma Tam Lin le raccontò la sua storia.
Io sono umano come te. Tanti anni fa, ero in questi boschi con mio zio quando fui rapito dalla Regina degli Elfi: mi sentii di colpo stanco, mi addormentai e al mio risveglio mi trovavo nel regno degli Elfi. Da allora di giorno devo fare la guardia a questa foresta, e di notte devo tornare nel regno, dove sono prigioniero della Regina. Vorrei tanto che qualcuno mi aiutasse a vincere quest’incantesimo!
Janet gli rispose: Vorrei aiutarti, c’è un modo per farlo? Tam Lin allora le disse: Stanotte è Halloween: il popolo degli Elfi cavalca sulla Terra. Tu vai al crocevia prima di questa foresta ed aspettami passare. Poi aggrappati a me, e qualsiasi cosa succeda non mi lasciare!
Janet aspettò la cavalcata degli Elfi al crocevia e quando vide Tam Lin apparire, gli si buttò addosso e lo strinse a sé. Di colpo Tam Lin diventò una piccolissima lucertola, poi un serpente spaventoso, poi una barra di ferro arroventato, ma niente: Janet non lo lasciava andare. Allora la Regina degli Elfi capì che aveva perso.
Tam Lin rimase con Janet, la sposò e vissero per sempre felici e contenti, vicini a quella foresta magica che li aveva fatti incontrare.

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Rosellina e Ledaccia

Inserito da 17 Novembre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Storielle e Aneddoti

Cristina ci segnala questa storiella

C’era una volta un re che era rimasto vedovo con l’unica figlia, che si chiamava Rosellina. Poco tempo dopo si risposò con una donna che aveva un’unica figlia di nome Leda, ma che era così antipatica da essere soprannominata da tutti Ledaccia. In breve tempo Rosellina dovette cominciare a fare tutti i lavori più ingrati. Un giorno fu mandato nella foresta a prendere una scure che era stata dimenticata. C’erano tre colombe nella foresta, a cui Rosellina offrì del pane che aveva nella borsa.
Le tre colombe allora dissero: Voglio che sia bella il doppio che è! Voglio che i suoi capelli si trasformino in fili d’oro! E voglio che ogni volta che ride le escano delle perle dalla bocca! Rosellina tornò a casa e suscitò la gelosia della matrigna che mandò invece Ledaccia nel bosco. Ma Ledaccia cacciò via le tre colombe, che allora dissero: Voglio che diventi ancora più brutta! Voglio che i suoi capelli diventino un nido di spine! Voglio che ogni volta che ride esca dalla sua bocca un rospo.
Ledaccia riarrivò a casa e dopo che sua madre vide cosa le era successo, il suo odio per la figliastra aumentò. La fece imbarcare su una barchetta e la lasciò ai flutti. Rosellina naufragò su una spiaggia su cui trovò un cervo, un pino ed un usignolo, che diventarono i suoi unici amici. Per diverso tempo visse con loro, fin quando non passò di lì un principe, che si innamorò di lei e volle portarla al palazzo. Rosellina accettò a patto di portarsi dietro i suoi tre amici.
La notizia del suo prossimo matrimonio giunse alla sua vecchia casa. La matrigna e Ledaccia riuscirono a farsi ammettere in sua presenza e le buttarono addosso una camicia che la trasformò in un’oca d’oro. Allora l’usignolo e il cervo andarono da una maga che disse loro che far ritornare Rosellina normale dovevano cospargerla con gli aghi di pino.
Il principe era molto infelice per la perdita della sua fidanzata: ma un giorno sentì un usignolo che cantava fuori dalla sua finestra e un cervo che batteva. Gli aprì e loro entrarono ed andarono nella cucina, dove era nascosta l’oca d’oro, e la cosparsero degli aghi che avevano tenuto nelle zampe e nelle corna. La principessa ridiventò normale, sposò il principe e visse felice e contenta con lui ed i suoi amici della natura.

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Il bambino d’oro e il bambino d’argento

Inserito da 15 Novembre, 2008 (0) Commenti

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Elisa ci manda questa storiella

Niame, il più potente fra i maghi del cielo, viveva in una fattoria posata sopra un bellissimo tappeto di nuvole. Un giorno decise di prendere moglie e invitò a presentarsi le quattro fanciulle più belle della sua tribù. Poi domandò a ciascuna:
– Che cosa faresti, per me, se io ti sposassi?
La prima, che si chiamava Acoco, dichiarò:
– Spazzerei la fattoria e governerei la tua casa.
E la seconda:
– Cucinerei ogni giorno per te le pietanze migliori.
E la terza:
– Filerei montagne di cotone e andrei tutti i giorni ad attingere l’acqua.
E la quarta:
– Io, Niame, ti darei un figlio tutto d’oro.
Naturalmente Niame scelse l’ultima e ordinò di preparare la cerimonia per le nozze. Acoco fu molto contrariata per la scelta fatta da Niame; si rodeva di invidia e di gelosia. Seppe tuttavia nascondere molto bene i propri sentimenti e riuscì a rimanere presso la giovane regina come dama di compagnia.
I due sposi vivevamo felicemente e avevano già preparato la culla in attesa del bambino tutto d’oro, quando Niame dovette partire, per visitare una sua grande fattoria. Proprio durante la sua assenza, alla regina nacquero due gemelli: uno tutto d’oro, l’altro tutto d’argento. La perfida Acoco, non appena li vide, prese i due bambini, li chiuse in un cestello e fuggi con essi in mezzo al bosco; poi nascose il cestello nel tronco vuoto di un albero. Nella culla al posto dei bambini, mise due orribili ranocchi. Quando Niame fu di ritorno, Acoco gli corse incontro:
– Affrettati, Niame! – gridò. – Vieni in casa a vedere i tuoi figli!
Niame si affrettò, ma quando vide nella culla le due brutte bestie, rimase male. Comandò che i ranocchi fossero uccisi e la regina esiliata proprio ai confini del regno, in una capanna solitaria.
Intanto il destino volle che un cacciatore passasse vicino all’albero morto dove stava nascosto il cestello con i due bambini dentro. L’uomo scorse un luccichio e si avvicinò.
– Che cosa è questo ?- si chiese.
– Siamo figli di Niame – risposero i bambini.
Il cacciatore raccolse il cesto, lo aprì, e restò ammirato davanti alla bellezza dei due piccoli. Era poverissimo, ma li portò a casa sua e li allevò con amore, senza rivelare a nessuno dove li avesse trovati.
I due bambini crescevano buoni, obbedienti e abili in tutte le cose. Quando il cacciatore aveva bisogno di denaro, raccoglieva la polvere d’oro e d’argento che cadeva di continuo dai loro corpi e andava in città a comperare quando gli era necessario. A poco a poco divenne un uomo molto ricco, e sostituì la misera capanna con un ampia fattoria.
Un giorno il cacciatore venne per caso a sapere che i due bambini erano figli del re e allora, sebbene a malincuore, decise di riportarli al padre. Giunti alla fattoria di Niame, il cacciatore chiamò il re fuori dal recinto e gli disse:
– Vieni a vedere quali esercizi sa fare questo ragazzo d’argento!
Niame uscì e restò ammirato dell’abilità straordinaria del giovane. Intanto il ragazzo d’oro aveva cominciato a cantare in modo meraviglioso e cantando narrava la propria storia: la promessa della mamma, la perfidia di Acoco e la bontà del cacciatore che li aveva allevati e amati come figli.
Niame stupito e commosso abbracciò i figli, fece richiamare la regina dall’esilio e ordinò alle schiave di pettinarla e rivestirla di abiti regali. Poi andò da Acoco, la trasformò in una gallina e la scaraventò sulla terra. Infine lodò molto il buon cacciatore e lo rimandò a casa carico di regali.
Ancora oggi i due figli di Niame vanno a fare il bagno nel grande fiume che scendeva a cascata sulla terra; allora un po’ della loro polvere d’oro e argento arriva fino a noi e quelli che la trovano diventano molto ricchi.

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Il genio del fiume

Inserito da 13 Novembre, 2008 (0) Commenti

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Marcella ci segnala questa storiella

Il giovane Ghiase aveva visto una volta solo la bellissima Emme, ma si era convinto che ella era la più bella fanciulla di tutta la regione. Senza perdere tempo, Ghiase chiese ai genitori di Emme che gli concedessero la figlia in sposa; poi tornò al suo villaggio, a fare i preparativi per le nozze. Il giovane felice, decantava ai parenti e agli amici la bellezza della sposa. Il padre di Emme era un uomo molto ricco e, desiderando che la figlia arrivasse al villaggio dello sposo con un seguito conveniente, comprò per lei la più bella schiava e diede ordine alla figlia minore di seguire la sorella. Così Emme, finalmente pronta per le nozze, lasciò la sua casa accompagnata dalla schiava e dalla sorella più piccola; dovevano camminare tutto il giorno per arrivare al villaggio di Ghiase, ma erano allegre e contente e non sentivano la stanchezza. Poco prima del tramonto le tre ragazze arrivarono in vista del villaggio; si trovavano, in quel momento, sulla riva di un fiume ed ebbero l’idea di fare un bagno per togliersi di dosso la polvere della strada. Il fiume era abitato dal genio dell’acqua, il quale aveva potere lungo tutto il suo corso; ma Emme non lo sapeva e fu la prima a scendere verso la riva e a mettere i piedi nell’acqua fresca, mentre la sorellina era ancora indietro e la schiava la guardava. Ora dovete sapere che la schiava si era accorta che il genio guardava verso di loro, ma non volle trattenere Emme; anzi, le diede una spinta, e la fanciulla cadde proprio vicino al genio, che l’afferrò e se la portò via nel fondo. La sorellina cominciò a piangere, ma la schiava la minacciò:
– Se continui a piangere, ti butto nel fiume, dove farai la fine di tua sorella! Guai a te se racconterai a qualcuno quello che hai visto ! Vieni con me e tieni sempre la bocca chiusa!
Detto questo, diede il suo fagotto alla bambina e si avviò verso il villaggio di Ghiase. Quando Ghiase vide ferma davanti alla sua porta la giovane con la bambina rimase un po’ male, perché gli sembro di non riconoscere in lei la sposa bellissima che si era scelto. Ma pensò che forse il viaggio l’aveva stancata e fece entrare la giovane nella sua capanna, perché si riposasse. Poi riunì tutta la comunità per organizzare i giochi e i banchetti; ma quelli che venivano davano uno sguardo alla
schiava e poi dicevano tra loro :
– E questa sarebbe la bellezza che Ghiase ha tanto decantato?
Ma badavano bene che Ghiase non udisse, perché tutti gli volevano bene e non volevano dargli un dispiacere. Intanto i giorni passavano e Ghiase, per un motivo o per un altro, rimandava sempre la cerimonia delle nozze. La donna aveva presentato la sorellina di Emme come una piccola schiava al suo servizio; la trattava malissimo, rimproverandola sempre e picchiandola con un bastone. Ogni giorno pretendeva che andasse al fiume con brocche grandissime ad attingere l’acqua fresca. La bambina avrebbe voluto ribellarsi e raccontare a Ghiase quanto era accaduto al fiume, ma poi il timore della schiava la faceva tacere. Ghiase, che si era accorto di questi maltrattamenti, un giorno domandò alla schiava:
– Perché sei così crudele con questa bambina?
– Perché ha un carattere cattivo e ribelle.
– Prova ad essere più buona con lei – le disse allora Ghiase – e vedrai che ti obbedirà.
La schiava non rispose, ma appena Ghiase se ne fu andato, riprese a trattarla male. Un giorno andò al fiume a prendere l’acqua, ma la brocca era così piena e così pesante che ella non riuscì assolutamente a metterla sul capo: allora sedette sulla riva e si mise a piangere disperatamente.
Improvvisamente, dalle acque del fiume uscì una bellissima fanciulla: era Emme, che, udendo il pianto della sorellina, aveva pregato il genio di lasciarla uscire dal fiume un solo momento, per aiutarla. Il genio aveva acconsentito, perché sapeva bene che Emme ormai non poteva più sfuggire al suo potere. Quando la bambina vide la sorellina, si mise a piangere più forte:
– Non devi abbandonarmi! – singhiozzava, raccontando le sue sventure – La schiava mi maltratta, mi picchia con un bastone….
– E Ghiase? – domandò Emme.
– Ghiase non l’ ha ancora sposata; ogni giorno rimanda le nozze.
– Sta’ tranquilla, sorellina; un giorno tutte le nostre sventure avranno fine.
E così dicendo, la bella Emme si rituffò. La sorellina tornò a casa un po’ consolata, ma la schiava, vedendola così tranquilla, raddoppiò i maltrattamenti, anche per sfogare su qualcuno la rabbia per quel matrimonio continuamente rimandato. Così passarono alcuni giorni. Una mattina, mentre la bambina sulla riva del fiume chiamava la sorella, passò di li un cacciatore amico di Ghiase.
Sentendo i pianti e le grida d’invocazione della piccola, il cacciatore si nascose dietro un gruppo di alberi e rimase a guardare; così poté vedere le acque del fiume aprirsi e una bellissima fanciulla venire sulla riva a consolare la bambina e ad aiutarla ad attingere l’ acqua. Quando la fanciulla fu nuovamente scomparsa nel fiume, il cacciatore si mise a correre e, in un batter d’occhio, arrivò al campo dove Ghiase stava lavorando.
– Ghiase, – gli disse tutto affannato – ho lasciato proprio adesso, sulla riva del fiume, quella schiava che è arrivata al villaggio insieme con la tua promessa sposa.
– Ebbene? – domandò Ghiase, che non poteva sentir parlare della sua promessa sposa senza che gli si stringesse il cuore.
– Ebbene, ascolta: ella ha chiamato e pianto, e dal fiume è uscita una bellissima fanciulla che la bambina chiamava Emme…
– Emme? !Ma…
– Lo so; questo è il nome della tua sposa; credo di aver capito tutto, Ghiase. La fanciulla del fiume è la tua vera fidanzata, che il genio dell’ acque ha rapita; questa, che sta al villaggio, è una bugiarda…
– Si, si, così deve essere. Domani verrò anche io al fiume.
Infatti, la mattina dopo, mentre la bimba sulla riva chiamava e piangeva, Ghiase e il cacciatore se ne stavano dietro un gruppo di alberi e guardavano attentamente il fiume. Quando Emme comparve Ghiase gridò:
– E lei!
I due giovani tornarono al villaggio pensando al modo migliore per sconfiggere il genio dell’acqua.
– Soltanto la vecchia del fiume può aiutarti – disse infine il cacciatore.
– E’ vero – esclamò Ghiase.
La vecchia del fiume viveva, da cento e più anni, in una capanna vicinissima all’acqua, la sua capanna resisteva anche alle piene, perché le onde, invece di aumentare, da quella parte si ritiravano lasciandola all’asciutto. Ghiase le raccontò tutta la sua storia. Alla fine, la vecchia disse:
– Si può tentare qualche cosa; portatemi una capra bianca, una gallina bianca, una pezza di stoffa bianca e un cesto di uova; poi lascia fare a me.
Ghiase procurò tutto quello che la vecchia gli aveva chiesto, ma dovettero passare ancora sette giorni, perché arrivasse il tempo propizio. Finalmente la vecchia se ne andò sola sulla riva del fiume, spinse nell’acqua la capra bianca, e la gallina bianca, vi getto a una a una le uova e, per ultimo, stese sull’acqua la pezza di stoffa bianca, che la corrente si portò via. Subito dopo, le acque si aprirono e la bella Emme salì sulla riva.
– Benvenuta, Emme! – le disse la vecchia. – Non aver timore: io ti sono amica e ti aiuterò
Prese per mano la fanciulla, la condusse nella capanna e la nascose nella parte più interna e più buia.
Poco dopo, arrivò Ghiase con l’amico cacciatore: potete immaginare quale fu la gioia dei due sposi, quando si trovarono finalmente riuniti. Emme chiese subito della sorellina e Ghiase mandò il suo amico cacciatore sulla riva del fiume; appena la piccola, come ogni giorno, comparve con la sua grande brocca per attingere l’acqua, il cacciatore la prese per mano e la condusse alla capanna della vecchia. Quale fu la gioia delle due sorelle quando poterono riabbracciarsi! Piangevano e ridevano
insieme, col cuore pieno di felicità. Infime Emme disse alla sorellina di tornare a casa e le diede istruzioni su quello che doveva fare. La bambina corse via tutta allegra, entro nella capanna, dove la schiava stava seduta, pensando piena di rabbia a come potesse costringere Ghiase a sposarla, e gridò
– Tu sei una donna cattiva, hai voluto uccidere Emme e hai ingannato Ghiase e per questo sarai trattata come meriti!
La schiava balzò in piedi:
– Dove hai trovato tanto coraggio, piccola sciagurata? Adesso ti sistemo io!
Prese il bastone e si mise a rincorrere la bambina, che, uscendo dalla casa, cominciò a correre a tutta velocità verso la capanna della vecchia del fiume, dove l’aspettavano Emme e gli altri. Appena arrivata la piccola infilò la porta e la schiava, dietro; ma sulla soglia comparve Emme in tutta la sua bellezza e la schiava, vedendola, rimase così meravigliata che non seppe più che cosa fare.
Ricominciò a correre, ma in senso opposto, cosicché, a un certo punto, si trovò sulla riva del fiume e cadde nell’acqua. Subito il genio la trascinò giù e la tenne prigioniera al posto di Emme. Così Emme e Ghiase poterono finalmente sposarsi e vivere a lungo insieme, senza che nulla ormai turbasse la loro felicità.

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