Siria, chi ha colpito la casa del piccolo Omran? Ministero Difesa russo: “Noi non bombardiamo civili”

Inserito da 28 Agosto, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :Curiosità,News

Mosca accusa il gruppo Jaysh al-Islam di aver sparato con i mortai su sei centri abitati nella provincia di Damasco e respinge l’accusa di aver effettuato raid aerei su zone abitate da civili

La foto del piccolo Omran, il bambino di 5 anni ritratto all’interno di un’ambulanza coperto di sangue e polvere dopo essere stato estratto dalle macerie della sua casa colpita il 17 agosto da un bombardamento, è diventata l’immagine simbolo del conflitto siriano. Dopo la diffusione dello scatto è stata avanzata dalle Nazioni Unite la proposta di una tregua umanitaria di 48 ore ad Aleppo. Una proposta accolta ieri dalla Russia, principale alleato di Damasco. Il ministero della Difesa russo ha contestualmente respinto l’accusa di aver effettuato il raid aereo sulla zona Al-Qvatergi che avrebbe causato la morte di otto civili, tra cui 5 bambini. “Abbiamo già più volte sottolineato – ha dichiarato il generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa di Mosca – che gli aerei militari russi impiegati nell’operazione in Siria non attaccano mai bersagli che si trovano in zone abitate dai civili. Ciò riguarda in particolar modo la zona di al Qaterji di Aleppo menzionata dai mass media occidentali” che “è adiacente ai due corridoi per il passaggio sicuro dei civili recentemente aperti nell’ambito dell’operazione umanitaria russa”

A chiedere 48 ore di tregua era stato nella giornata di ieri era stato l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, perché a causa dei continui bombardamenti era impossibile fare arrivare i convogli alla popolazione locale. “Nemmeno un convoglio umanitario ha potuto raggiungere la parte assediata di Aleppo”, ha sottolineato De Mistura, in una conferenza stampa trasmessa in diretta dalla televisione panaraba Al Jazeera, riferendosi ai quartieri orientali della città controllati dagli insorti. “Quello di cui abbiamo bisogno oggi sono fatti. Il nostro messaggio è chiaro: chiediamo una pausa di almeno 48 ore per Aleppo, per cominciare”, ha detto de Mistura.

Invito al quale aveva risposto, appunto, la Russia, che con il generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa, si era detta disponibile ad osservare questa prima “pausa umanitaria” di 48 ore la prossima settimana come “progetto pilota”. Per quanto riguarda date e orari di inizio e fine della tregua, secondo il generale “saranno fissati dopo che i rappresentanti delle Nazioni Unite avranno fornito informazioni sui tempi di preparazione dei loro convogli umanitari e i partner americani avranno confermato le garanzie della sicurezza del loro transito”. Intanto, però, sempre da Mosca erano arrivate le accuse ai ribelli di aver violato le tregue temporanee istituite per consentire l’accesso ai convogli umanitari. Tregua che sarebbe stata violata sei volte nell’arco di 24 ore nella regione di Damasco e una volta in quella di Latakia. A sostenerlo è il ministero della Difesa russo che accusa il gruppo Jaysh al-Islam di aver sparato con i mortai su sei centri abitati nella provincia di Damasco e il gruppo Ahrar al-Sham di aver “attaccato unità delle forze armate siriane vicino alla montagna di Abu Ali, nella provincia di Latakia”.

Fonte: ilfattoquotidiano |  sullo stesso orgomento : link

 

Categories : Curiosità,News Tags : , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Cinema, la bufala dei «vescovi censori»

Inserito da 12 Marzo, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax,Curiosità

Finalmente abbiamo capito perché in Italia certi film non trovano spazio. Non è il mercato a rifiutarli e nemmeno il pubblico. Tantomeno le scelte degli esercenti. No, la colpa è dei vescovi. Basta un loro giudizio e la pellicola sparisce. Anzi: basta un giudizio della Commissione nazionale della Cei per la valutazione film e il gioco è fatto. «Un film pluripremiato viene proiettato in sole 10 sale». Se davvero la Commissione Cei – che fornisce valutazioni morali ai fini pastorali – avesse tutto questo potere, dovrebbe funzionare anche il contrario: basterebbe un suo giudizio positivo per far volare un film nella sale italiane. Invece, per fare un esempio recente e clamoroso, Fuocoammare di Rosi sui migranti e Lampedusa che ha da poco vinto il Festival del cinema di Berlino, nonostante molti giudizi positivi (non solo della Cei) è uscito soltanto in 47 cinema in tutta Italia. Eppure, il distributore italiano del film Weekend non ha dubbi: «Il film di Andrew Haigh esce (ieri, ndr) in sole 10 sale italiane per colpa dei vescovi che l’hanno giudicato ‘Sconsigliato, non utilizzabile, scabroso’». Il motivo? «Parla di una storia gay e di droga».

Toyogeki-Movie_Toyooka002_300

Quindi: «Questi giudizi dimostrano l’orrore provato per il corpo maschile e verso l’omosessualità da parte di una Chiesa Cattolica ferma a secoli fa». Già, ma se così fosse: come si spiega il fatto che la stessa Commissione non ha giudicato allo stesso modo altri film su tematiche gay? Proviamo comunque a seguire la logica della denuncia del distributore: «Molte sale d’essai non sono libere perché sono parrocchiali». Facciamo due conti. Quanti sono i cinema d’essai in Italia, quelli cioè più attenti ai cosiddetti film d’autore? Secondo il ministero per i Beni Culturali, nell’Elenco per il biennio 2015-2016 ne figurano 786.

Ovviamente non sono tutte cattoliche. Eppure solo 10 sale hanno accettato di programmare il film Weekend. Fa riflettere anche il fatto che di fronte ad un giudizio uguale da parte della Commissione Cei («Sconsigliato, non utilizzabile, scabroso») nel 2014 il film Nymphomaniacdi Lars Von Trier è stato distribuito in 120 sale e nel 2013 Le streghe di Salem di Rob Zombie è uscito in 200 cinema. C’è di più. Il film Weekend – cioè, quello che i vescovi italiani avrebbero ‘affossato’ – al suo debutto nei cinema americani è uscito in una sola sala. Una soltanto. E il massimo di diffusione nel mercato americano l’ha avuta nella settimana del 23 ottobre 2011, venendo proiettato in 26 cinema.Vuoi vedere che la Commissione Cei comanda anche lì? O vuoi vedere che i suoi giudizi sono semplicemente pesati e sensati e ovviamente liberi?

Fonte: Avvenire

Categories : Bufale e Hoax,Curiosità Tags : , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

La bufala del manuale per migranti per fare sesso con le europee

Inserito da 11 Marzo, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax,Catene di Sant'Antonio

Un articolo del ”Giornale” scatena lo scandalo: è una guida web per il sesso tra migranti e europee? Ma è solo un sito di educazione sessuale

“Il manuale che spiega ai migranti come fare sesso con le donne europee”. Già dal titolo, sembrava uno scherzo, solo un po’ più politically incorrect di qualsiasi altro testo “for dummies”.
Invece è stato proprio quell’articolo del Giornale a scatenare la bufala del giorno, presto rivelatasi per quello che era, cioè un solenne granchio del quotidiano.

Pubblicato nel pomeriggio dell’8 marzo sul sito del Giornale, l’articolo parla di “una pagina web esplicitamente illustrata dedicata esclusivamente a ‘educare’ i ‘rifugiati’ al sesso con persone europee”. Il sito in questione si chiama Zanzu.de (titolo esteso “My body in words and images”), disponibile in 12 lingue e dedicato all’educazione sessuale.

Proprio la possibilità di scegliere la lingua potrebbe aver tratto in inganno l’autore dell’articolo, convinto che le sei sezioni (‘corpo’, ‘pianificazione familiare & gravidanza’, ‘infezioni’, ‘sessualità’, ‘relazioni & sentimenti’, ‘diritti & leggi’) fossero chiaramente indirizzate a soggetti “che non hanno vissuto in Germania”.
Ciliegina sulla torta, per così dire, la scelta di utilizzare persone di vari colore (bianche e di colore) nelle figure esplicative.

1457448119-1457447905-01

Secondo Il Giornale, il progetto “è stato aperto dal Ministero della Salute (Bundeszentrale für gesundheitliche Aufklärung ) in cooperazione con il governo del Belgio”. Nella homepage del sito, alla voce “about us”, si legge: “Zanzu is a project of the German Federal Centre for Health Education (BZgA) and Sensoa, the Flemish Expertise Centre for Sexual Health”.

Tralasciando l’ “ingenuità” con cui sono stati travisati gli intenti delle sezioni dedicate ai sentimenti e alle leggi, in cui vengono affrontati anche i temi dell’identità sessuale e della mutilazione genitale, dello stupro e delle varie violenze sessuali, una frase in particolare dell’articolo del Giornale avvalora il “fraintendimento”: “Nella sezione ‘Tipologie di sesso’ vengono utilizzate immagini che ritraggono scene di sesso interrazziale, per illustrare ai ‘migranti’ (e non ai tedeschi) i termini ai quali si devono attenere per avere dei rapporti sessuali con delle tedesche o dei tedeschi”.

Ma perché fare questo sito, si chiede il giornalista alla fine dell’articolo? Di sicuro, sono stati i fatti di Colonia (e “le vicende analoghe che sono state denunciate su tutto il territorio nazionale”), le cui reazioni “hanno portato il governo a prendere delle contromisure, tentando di ‘educare’ i nuovi arrivati alle abitudini sessuali dell’Occidente. Per far sì che la Germania multiculturale non si trasformi in una nuova società ad alta conflittualità sociale”.

Così scrive il Giornale, prontamente ripreso da Matteo Salvini, che in un post su Facebook aizza: “‘Come FARE SESSO con le DONNE EUROPEE’: il governo Merkel fa distribuire questo ‘manuale’ per gli IMMIGRATI… Prove tecniche di INVASIONE (pianificata), siamo alla FOLLIA!!!”.

Ha ragione Salvini, siamo alla follia. Ma non nel senso che intende lui. Siamo davvero alla follia se un sito di educazione sessuale, al passo con i tempi e con una società multietnica, proprio per questo disponibile in varie lingue e con immagini “aggiornate”, viene scambiato per un manuale che spiega ai migranti “come fare sesso con le donne europee”.

Per fortuna, superato la prima onda emotiva, in rete è dilagata abbastanza in fretta la consapevolezza che si tratti di una bufala. Chiamiamola così.

Fonte: gqitalia.it

Categories : Bufale e Hoax,Catene di Sant'Antonio Tags : , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

il pesce pangasio velenoso pericoloso bufala

Inserito da 27 Novembre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

Allerta pesce pangasio pesce pericolosissimo, molti dicono che abbia uno scarso valore nutrizionale, un contenuto di acqua elevato, Contiene E45, presenta una concentrazione elevata di sodio, ha una scarsa quota proteica, è ricco di acidi grassi saturi e provoca malattie cardiovascolari, è sconsigliato dai nutrizionisti e dulcis in fundo è pieno di inquinanti ed è pericoloso il suo consumo !

Cerchiamo di fare un pò di luce su questa intricata faccenda !

Allora il pangasio,  normalmente è importato attraverso i canali legali e viene sottoposto ai controlli ufficiali da parte degli U.V.A.C. (ufficio Veterinari Adempimenti Comunitari) e del P.I.F. (Posto Ispezione Frontaliero) del Ministero della salute .

L’Inran (Istituto Nazionale per la Ricerca su Alimenti e Nutrizione) ha effettuato un ampio monitoraggio sugli aspetti alimentari di filetti di pangasio sotto c’è un articolo…

In poche parole le analisi effettuate dall’INRAN per quanto riguarda la sicurezza d’uso, sia livelli di mercurio che quelli di pesticidi organoclorurati e policloribifenili (PcB) riscontrati nei campioni fino ad ora esaminati erano molto bassi. Quindi le affermazioni trovate su internet mi sembrano prive di dati oggettivi .

Vi lascio alla lettura di numerosi articoli secondo me il pangasio non è nocivo, può essere consumato affidandomi a cosa dice il ministero dell’agricoltura, e l’ASL della regione Emilia Romagna

ARTICOLI NEGATIVI

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200810articoli/37728girata.asp

Insipido, poco nutriente, economico: il pangasio invade i ristoranti aziendali
ANTONELLA MARIOTTI TORINO
Ma ‘sto pangasio che roba è? L’avete già mangiato?». Nei forum su Internet è un tormentone di domande? Da dove viene il pesce che da qualche mese viene servito in molte mense aziendali e che ha invaso i discount, forte di un prezzo stracciato: meno di dieci euro al chilo. «Negli Usa ci invidiano i nostri sistemi di controllo e noi facciamo entrare un pesce così?». Il presidente dell’Associazione nazionale piscicoltori, Pierantonio Salvador è sulle barricate contro quei filetti bianchi candidi che nei supermercati hanno un prezzo fin troppo invitante: meno di dieci euro al chilo, per un parente stretto del pesce gatto. E quella cifra fa crollare le vendite di trote bianche e salmonate, o altri pesci di acquacoltura salata, come le orate.

Tanta veemenza solo per la solita concorrenza dei prodotti dell’Est? «Macché, questo è un problema di salute. Gli allevamenti di pangasio sono per la maggior parte nel delta del Mekong, un fiume che attraversa diversi paesi asiatici che scaricano nelle sue acque. Non dico che sia avvelenato, ma di sicuro la qualità non è certificata come quella dei nostri pesci». Il Mekong dall’altopiano del Tibet attraversa la provincia cinese dello Yunnan, il Myanmar, la Thailandia, il Laos, la Cambogia e il Vietnam, gli scarichi industriali sono più di 200. Il Wwf internazionale ha già da tempo lanciato l’allarme sulle condizioni del fiume e sulla presenza di antibiotici nelle acque dove viene allevato il pangasio . «E questo pesce ce lo troviamo spacciato per sogliola – tuona Salvador – abbiamo le foto, ci sono truffe in corso in diverse rivendite e ristoranti. Spesso non ha l’etichetta regolamentare, perchè forse la gente non lo comprerebbe. E’ tra gli alimenti che alla Ue dà “l’allerta rapida”, per la zona dalla quale proviene, con troppi pochi controlli. Ma non sarebbe meglio mangiare una delle nostre trote, allevate in Italia che sappiamo cosa mangiano?» .

Questo è un altro punto dolente che spiega Antonio Trincanato, direttore dell’Api: «Le farine usate da noi negli allevamenti arrivano dal Perù e sono molto care, per questo i nostri pesci costano di più. Ma il pangasio cosa mangia? Dicono si cibi di scarti di lavorazione del riso, ma qualcuno sospetta che vengano riciclati anche gli avanzi di lavorazione dello steso pesce». Insomma un pesce «cannibale» suo malgrado. Tricanato è l’esperto delle cifre dell’invasione: il prezzo all’importazione 1,8 dollari al chilo, 1,3 milioni di tonnellate ogni anno nella Ue passando dall’Olanda. «Dobbiamo pretendere più controlli – chiude Salvador – Questo pesce finisce nei piatti delle mense scolastiche dei nostri bambini». E in quelle delle grandi aziende, dove i menù riportano «pangasio al forno», o «pangasio impanato». E tutti, impiegati e fattorini a chiedersi: «Ma che cos’è ‘sto pangasio?».

ARTICOLI POSITIVI

Articolo tratto dal ministero dell’agricoltura

http://www.agricolturaitalianaonline.gov.it/contenuti/pesca_e_acquacoltura/pescato/produzione/inran_il_pangasio_specie_ittica_emergente
Inran, il pangasio specie ittica emergente filetti di pangasio 20.10.08 di Elena Orban *

Il suo consumo è in costante aumento, grande protagonista della ristorazione collettiva per il basso costo, la praticità e versatilità in cucina. E’ allevato in Vietnam, nel bacino del Mekong. L’Inran ha effettuato un ampio monitoraggio sugli aspetti chimico-nutrizionali di questo pesce. Rispetto alle specie di acquacoltura nazionale ha un valore alimentare inferiore

Il pangasio (Pangasius hypophtalmus) ha conquistato prepotentemente il mercato, soppiantando addirittura il persico africano (Lates niloticus), altra specie ittica emergente sui nostri mercati, creando competizione con le specie di acquacoltura nazionale. Russia ed Unione Europea, al 2006, costituivano i due terzi delle esportazioni vietnamite di questa specie ( Fao Globefish 2006; Fao Globefish 2005), in Italia il suo consumo è in costante aumento (Ismea 2006) ed é divenuto uno dei pesci protagonisti della ristorazione collettiva (mense scolastiche, aziendali, ..) per il suo basso costo, la sua praticità e versatilità in cucina.
Il Pangasio, pesce di acqua dolce della Famiglia dei pesci gatto, allevato in Vietnam, soprattutto nel bacino del fiume Mekong, viene commercializzato, presso i mercati ed i supermercati della Grande distribuzione, in filetti privi di spine, di peso variabile (120-250 grammi) decongelati o congelati e glassati, venduti sfusi o in buste da 1 Kg (contenenti filetti della stessa pezzatura) spesso trattati con l’aggiunta di E 451, cioè sodio o potassio tripolifosfato, dichiarato in etichetta, allo scopo di trattenere l’acqua soprattutto all’atto dello scongelamento.
Nell’ambito della sua attività di studio sulla qualità alimentare delle specie ittiche, l’Inran, ha effettuato un ampio monitoraggio sugli aspetti alimentari di filetti di Pangasio, venduti decongelati al banco del fresco o congelati, presso differenti supermercati della grande distribuzione e negozi di prodotti congelati e surgelati.
I risultati relativi alla composizione chimico-nutrizionale hanno mostrato un tenore in acqua elevato (80-85 g/100 g), un contenuto in proteine (13-15/100 g.)leggermente inferiore alla maggior parte delle specie ittiche consumate, un modesto contenuto in grassi (1.1-3.0 g/100 g) e un tenore in sodio variabile e piuttosto elevato dovuto forse al sodio tripolifosfato (E 451) aggiunto in fase di trasformazione allo scopo di aumentare la ritenzione idrica delle proteine e migliorare la qualità e consistenza. I livelli di magnesio sono risultati invece inferiori a quelli di altre specie ittiche.
La frazione lipidica è caratterizzata da una composizione in acidi grassi nella quale predominano gli acidi grassi saturi saturi (41.1-47.8% degli acidi grassi totali) che, se consumati in eccesso, sono correlati con le malattie cardiovascolari, mentre i polinsaturi della serie n-3 (o omega 3) sono contenuti in quantità minima ( 2.6-6.7% degli acidi grassi totali). Quest’ultimo aspetto è di estrema rilevanza in quanto il consumo di pesce è importante proprio per l’apporto di acidi grassi n-3. Per tale ragione infatti anche il menù delle mense scolatiche ed aziendali prevede 2 volte a settimana un piatto di pesce. Il Pangasio, rispetto alle specie di acquacoltura nazionale e alla maggior parte delle specie ittiche tradizionalmente consumate, ha un valore alimentare inferiore.
Il pangasio ha carni bianche o rosa chiaro, scarso sapore, a volte di fango a seconda della provenienza, assenza di “odore di pesce”. Alla cottura i filetti conservano una consistenza soda.
Al consumatore non esperto è difficile riconoscere i suoi filetti quando alcune volte viene spacciato al commercio come filetto di merluzzo o di gallinella.
Per quanto riguarda la sicurezza d’uso, sia livelli di mercurio che quelli di pesticidi organoclorurati e policloribifenili (PcB) riscontrati nei campioni fino ad ora esaminati erano molto bassi.

*Dirigente di ricerca Inran (Area prodotti ittici)

articolo tratto dal sito dell’ASL dell’emilia Romagna

http://www.saluter.it/wcm/saluter/news/ausl_pr/pescepangasio.htm

Pesce pangasio: nulla osta al suo utilizzo nelle mense scolastiche

Ha un valore nutrizionale inferiore rispetto alle specie ittiche nazionali. Nessuna comunicazione di non conformità all’uso è pervenuta ai servizi dell’AUSL

(18/11/2008) – < Azienda Usl Parma > – Il pesce pangasio può rientrare tra le possibili scelte di prodotti ittici utilizzati nelle mense scolastiche e, più in generale, della ristorazione collettiva, anche se le sue caratteristiche nutrizionali non sono ottimali – in particolare per l’elevata percentuale di grassi saturi a discapito degli acidi grassi omega-3.

Ad oggi, attraverso il Sistema Rapido d’Allerta, non sono pervenute ai servizi dell’AUSL comunicazioni in merito a non conformità riscontrate su questa tipologia di prodotto alimentare.

In sintesi è utile ribadire il concetto per cui la specie ittica in questione, importata attraverso i canali legali, viene sottoposta ai controlli ufficiali da parte degli U.V.A.C. (ufficio Veterinari Adempimenti Comunitari) e del P.I.F. (Posto Ispezione Frontaliero) del Ministero della salute e quindi è regolarmente commercializzata sul territorio nazionale.

Breve scheda del pesce pangasio.

Il pangasio è un pesce d’acqua dolce, allevato in Vietnam, nel delta del Mekong. Questi pesci vengono spinti in bacini chiusi o in canali dove avviene l’acquacoltura in gabbie galleggianti all’interno delle quali vengono alimentati con resti di vegetali, invertebrati ed altri pesci, in quanto hanno una dieta onnivora.

In Italia è legalmente importato ed il suo consumo è in costante aumento (Ismea 2006) commercializzato presso mercati e supermercati della grossa distribuzione è diventato, specialmente per il suo basso costo, il pesce protagonista della ristorazione collettiva.

Riporto testualmente da uno studio effettuato dalla Dr.ssa Elena Orban ricercatrice dell’Inran – Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione.

“L’Inran ha effettuato un ampio monitoraggio sugli aspetti alimentari di filetti di pangasio venduti decongelati al banco del fresco o congelati presso differenti supermercati della grande distribuzione e presso negozi di prodotti congelati e surgelati. I risultati relativi alla composizione chimico-nutrizionale hanno mostrato un tenore in acqua elevato (80-85 g/100 g), un contenuto in proteine (13-15/100 g.) leggermente inferiore alla maggior parte delle specie ittiche consumate, un modesto contenuto in grassi (1.1-3.0 g/100 g) e un tenore in sodio variabile e piuttosto elevato dovuto forse al sodio tripolifosfato (E 451) aggiunto in fase di trasformazione allo scopo di aumentare la ritenzione idrica delle proteine e migliorare la qualità e consistenza. I livelli di magnesio sono risultati invece inferiori a quelli di altre specie ittiche.

La frazione lipidica è caratterizzata da una composizione in acidi grassi nella quale predominano gli acidi grassi saturi (41.1-47.8% degli acidi grassi totali) che, se consumati in eccesso, sono correlati con le malattie cardiovascolari, mentre i polinsaturi della serie n-3 (o omega 3) sono contenuti in quantità minima ( 2.6-6.7% degli acidi grassi totali).

Categories : Bufale e Hoax Tags : , , ,