Tenta il furto in un bar con la maschera di Renzi: arrestato

Inserito da 3 Marzo, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :Curiosità

Non è una bufala è un fatto che sebbene sembri assurdo è un fatto di cronaca vera !

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Non ci sono parole per questi personaggi che hanno tentato il furto indossando delle maschere a dir poco originali.  La correlazione tra il Premier Renzi e una maschera Horror che dalle immagini in basso sembra quella di “Scream”. Per chi non lo sapesse su Wikipedia

Scream è la serie horror diretta da Wes Craven e scritta da Kevin Williamson e Ehren Kruger, sceneggiatore del terzo film. La serie è ispirata agli omicidi operati da Danny Rolling nel 1990.”  Anche se questi fatti di cronaca non dovrebbero suscitare interesse,  viene spontaneo chiedersi  cosa sta alla base delle menti che hanno abbinato le due maschere. Non è facile capire questa associazione di maschere e non si capisce cosa potrebbe centrare il Premier Renzi con Scream. La spiegazione più probabile è che siano state acquistate in modo del tutto casuale, chissà magari erano in offerta.. Vi lascio all’articolo che è tutto un programma .

“Per non essere riconosciuti, mentre tentavano il furto in un bar di Sestu nell’hinterland di Cagliari, si sono travisati il volto con due maschere, una raffigurante il volto del premier Matteo Renzi, una horror. Ma il colpo non gli è riuscito per l’intervento dei carabinieri che hanno arrestato il 28enne di Monserrato, mentre scappava con il complice a bordo di un’auto che si è schiantata contro un muro.

Per il finto Renzi sono dunque scattate le manette, mentre il complice (che avrebbe le ore contate) è riuscito a fuggire. Secondo i carabinieri della compagnia di Quartu Sant’Elena, l’uomo sarebbe stato sarebbe coinvolto in numerosi furti nell’hinterland.”

 

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Link articolo originale su AdnKronos

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Truffa Gadget con microchip localizzatori regalati nelle aree di servizio dei Benzinai

Inserito da 1 Marzo, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

Ritorna la Bufala del Gadget Hard che ti spia !
essendo un regalo risulta difficile rifiutare,
e proprio da piccole cose si alimenta questa stupida bufala,
ma potete star tranquilli è una bufala in tutte e tre le versioni !!

segue una prima versione a luci rosse
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ATTENZIONE!!
In questi giorni nelle aree di parcheggio e nei distributori di benzina alcune ragazze avvenenti in abiti succinti con la complicità del gestore della pompa di benzina vi regalano gratis portachiavi e sex toys da usare in macchina o altrove.
NON ACCETTATELI ASSOLUTAMENTE e SE PROPRIO NON RESISTETE BUTTATELI VIA!
Al loro interno c’è un microchip che segnala la vostra presenza in casa, quando uscite loro sono al corrente di dove vi troviate
e vi entrano in casa proprio nel momento di massimo utilizzo dell’oggetto. Sapendo che siete molto occupati in quel preciso momento e possono entrare nella vostra abitazione o smontarvi le ruote della macchina con voi all’interno senza preoccupazioni. Dicono che fanno a turno a volte sono nigeriani a volte dell’est europa.  Questa è l’ultima pensata di alcuni malviventi dell’Est Europa e nigeriani per fare furti nelle nostre case e rubare parti della vostra macchina. Da fonte sicurissima…..

 

segue una seconda versione

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ATTENZIONE!!
In questi giorni nelle aree di parcheggio e nei distributori di benzina alcune persone vi regalano gratis portachiavi per la macchina o la moto,
NON ACCETTATELI ASSOLUTAMENTE O BUTTATELI VIA!
Al loro interno c’è un microchip che segnala la vostra presenza in casa, quando uscite loro sono al corrente di dove vi troviate in quel preciso momento e possono entrare nella vostra abitazione senza preoccupazioni.
Questa è l’ultima pensata di alcuni malviventi dell’Est Europa per fare furti nelle nostre case. Da fonte sicura…..

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  Al suo interno, secondo l’avviso che arriva in posta elettronica o attraverso i vari social network, vi sarebbe un microchip che emette un segnale che consente ad un complice di seguire chi riceve il portachiavi fino a casa e di controllare di conseguenza gli eventuali movimenti del possessore, qualora lo usasse realmente come portachiavi.

segue una terza versione

Il testo è quasi lo stesso, solo che hanno aggiunto COMUNICATO ASCOM (totalmente estranea) all’inizio per rendere più credibile la bufala e in poche ore sono già migliaia le condivisioni su Facebook!

“Comunicato ASCOM
ATTENZIONE,
IN QUESTI GIORNI VENGONO DISTRIBUITI DEI PORTACHIAVI DA AGGANCIARE ALL’INTERNO DELLA VOSTRA AUTO; LE PERSONE VE LI OFFRONO GRATUITAMENTE PRESSO I PARCHEGGI O I DISRIBUTORI DI CARBURANTE. NON ACCETTATELI…ESSI CONTENGONO UN MICROCHIP ALL’INTERNO DEI GADGET.
QUESTI DELINQUENTI POI VI SEGUONO FINO A CASA E VENGONO A CONOSCENZA DEI VOSTRI MOVIMENTI PER EFFETTUARE INTRUSIONI E FURTI.
SECONDO LA POLIZIA SI TRATTA DI BANDE DI RUMENI.
DIVULGARE, PER LA SICUREZZA, ANCHE AI VOSTRI PARENTI.
Fatelo girare il più possibile.”

Non abboccate e una cosa del genere può accadere ovunque non solo nei benzinai, siamo proprio al limite !!

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ENNA: “Operazione Postumio”, truffe a compagnie assicurative. 65 denunciati

Inserito da 23 Giugno, 2012 (0) Commenti

Si tratta di :News,Phishing e Truffe

La Squadra Mobile della Questura di Enna ha deferito in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria 65 soggetti sospettati di avere commesso oltre 20 truffe ai danni delle compagnie assicurative operanti nei comuni di Barrafranca e di Enna. L’indagine – denominata “Operazione Postumio”, dal nome del pubblicano romano che insieme al complice Pomponio all’epoca dell’antica Roma ‘inventò’ le frodi all’assicurazione fingendo il naufragio delle proprie navi – riguarda il deprecabile e non raro fenomeno dei falsi incidenti stradali, inscenati da parti, avvocati e faccendieri vari per lucrare, ai danni degli enti di assicurazione, somme di denaro a titolo di risarcimento, ottenute sulla base della sola mendace denuncia di sinistro e con il conforto di falsi certificati medici, false testimonianze e con la complicità di alcuni legali. Le attività investigative della Squadra Mobile di Enna, condotte e coordinate dal Vice Questore Aggiunto, dott. Giovanni CUCITI, e dal Commissario Capo, dott. Claudio PUCCI, sono scaturite dallo studio e dall’approfondimento dell’anomalo incremento delle polizze assicurative a seguito del moltiplicarsi delle denuncie di sinistro da parte dei privati.

L’analisi dei dati statistici ha evidenziato, altresì, che negli ultimi anni, a fronte di circa quaranta agenzie generali presenti nel territorio della provincia di Enna, ben dieci, vale a dire il 25%, sono state costrette a cessare la loro attività.
Le compagnie di assicurazione interessate hanno perciò proposto le relative denuncie-querele essendosi accertato un danno complessivo ammontante a circa € 200.000,00.
Principali vittime delle azioni truffaldine perpetrate dagli indagati, però, oltre alle compagnie assicurative che hanno subito i riferiti ingenti danni patrimoniali e professionali, sono gli ignari cittadini costretti a subire dei cospicui aumenti delle polizze.
L’attività investigativa espletata dalla sezione reati contro il patrimonio e contro la Pubblica Amministrazione della locale Squadra Mobile ha consentito di deferire in stato di libertà alla competente A.G. ben 65 soggetti resisi responsabili di oltre venti ipotesi delittuose fraudolente compiute nei comuni di Barrafranca e di Enna in un arco temporale che va dal gennaio 2006 al febbraio 2011.
E’ stato accertato, inoltre, che taluni degli indagati risultano imparentati tra di loro o hanno stretti legami di amicizia o di conoscenza ed hanno utilizzato le compagnie assicuratrici come se fossero un vero e proprio ‘bancomat’ dal plafond illimitato da cui prelevare, a scadenze periodiche, somme di denaro.
Gli elementi di prova si ricavano, tra l’altro, dal succedersi a brevi intervalli di tempo di numerosi incidenti, tutti con le stesse modalità e sempre tra le medesime persone, in cui i partecipi hanno interscambiato i loro ruoli (a volte sono autori e responsabili del sinistro, a volte danneggiati), dalla precostituzione di documentazioni palesemente false, nonché dalle particolari caratteristiche comuni dei sinistri stradali dalle quali si desume la loro non veridicità.
Infatti, in primo luogo, i sinistri in questione traggono origine e si fondano esclusivamente sulla compilazione del c.d. modello “C.A.I.” (Constatazione Amichevole d’Incidente) ad opera dei conducenti dei veicoli, indice di un accordo tra le parti circa le presunte modalità di accadimento di essi.
In detti modelli “C.A.I.” le responsabilità del sinistro stradale vengono sempre poste a carico di una sola parte e, stranamente, esulano completamente le ipotesi di responsabilità concorsuale.
Ciò implica che il conseguente aumento del premio assicurativo si ripercuote su di un solo soggetto e non su entrambi.
Poi, in nessuno degli episodi considerati è stata mai invocata la presenza delle Forze di Polizia o della Polizia locale al fine di effettuare i dovuti rilievi descrittivi, fotografici o planimetrici.
Inoltre, in nessun caso (tranne una sola volta in cui vi è stata una testimonianza macroscopicamente falsa) è stata indicata da parte dei denuncianti l’eventuale presenza di terzi testimoni che abbiano potuto assistere ai fatti e possano confermare quanto dichiarato.
Anzi, al contrario, buona parte dei sinistri, ovvero 10 casi su 21, si sarebbero verificati lontano dal centro urbano dei Comuni di Barrafranca o di Enna, in località isolate e di campagna e, dunque, al riparo da ‘occhi indiscreti’.
Per quanto concerne gli incidenti con feriti, le patologie cliniche evidenziate nei referti medici sono sempre riferite da parte dei pazienti ed appare del tutto inverosimile che in nessun caso sia mai stata riscontrata una frattura o una ferita o un taglio per cui sia stato necessario apporre dei punti di sutura od un qualche altro tipo di medicazione.
Altrettanto inverosimile è che in nessun caso il conducente del veicolo responsabile si è recato al Pronto Soccorso ed ha patito danni fisici, soprattutto ove si consideri che, salvo rare eccezioni, tutti gli altri soggetti coinvolti hanno lamentato di averne subiti, ottenendo così dei cospicui risarcimenti.
Ciò si spiega se si osserva che al conducente del veicolo responsabile del sinistro stradale non compete alcun indennizzo (fatte salve le c.d. polizze “kasko” di cui nessuno degli indagati risulta ovviamente titolare) e, pertanto, era completamente inutile per gli indagati fingere di avere bisogno di ricorrere alle cure mediche.
Altra circostanza strana è che in diversi casi, 8 su 21, il sinistro sarebbe stato provocato da una macchina agricola o da un autocarro.
Tale stranezza si giustifica tuttavia se si considera che detti veicoli, per legge o per scelta della compagnia assicuratrice, non adottano il sistema del c.d. “bonus-malus”, ma pagano una tariffa fissa e, di conseguenza, non subiscono l’aumento della classe di merito per l’anno successivo qualora si siano resi responsabili di un sinistro.
Inoltre, è al vaglio degli inquirenti la posizione di alcuni legali che, oltre ad essere personalmente coinvolti nei sinistri, in palese conflitto d’interesse, hanno prestato la loro attività professionale sia in favore dei soggetti occupanti il veicolo responsabile dell’incidente che in favore di quelli che viaggiavano a bordo di quello vittima di esso.
Si sottolinea, infine, che ad alcuni soggetti è stata contestata pure la circostanza aggravante di avere determinato a commettere il reato dei minori d’età.
Le indagini, tutt’ora in corso e suscettibili di ulteriori approfondimenti investigativi, sono coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Enna,
dott. Marco Di Mauro.

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Russia, “vedova nera” uccisa da un sms

Inserito da 30 Gennaio, 2011 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

la notizia è stata diffusa dai servizi segreti: Pianificava un attacco nella Piazza Rossa a Capodanno, ma il telefonino avrebbe fatto scattare il detonatore.

MILANO – Aveva pianificato un attentato terroristico da portare a termine la notte di Capodanno vicino alla Piazza Rossa di Mosca. Ma poche ore prima di dirigersi verso il luogo simbolo della capitale russa, avrebbe ricevuto un sms di auguri che ha fatto scattare il detonatore collegato alla sua cintura esplosiva ed è morta sul colpo. La notizia del fallito attentato della kamikaze islamica, diffusa nei giorni scorsi dal quotidiano Moskovsky Komsomolets e girata al giornale moscovita dai servizi segreti russi, è stata ripresa dai più autorevoli organi d’informazione stranieri. Tuttavia la soffiata potrebbe essere una bufala astutamente confezionata dai servizi segreti russi all’indomani dell’attentato di Domodedovo per mantenere alta la tensione nel Paese.

LA VERSIONE DEI SERVIZI SEGRETI – L’anonima “vedova nera”, nome con il quale sono identificate le kamikaze assoldate dal terrorismo islamico, sarebbe appartenuta allo stesso gruppo responsabile dell’attentato dello scorso 24 gennaio all’aeroporto di Domodedovo che ha provocato 35 morti. Secondo i servizi segreti moscoviti il sms che avrebbe scongiurato l’ennesimo attentato terroristico a Mosca, sarebbe stato inviato automaticamente dall’operatore telefonico. Gli 007 della Fbs affermano che l’esplosione sarebbe avvenuta in una casa al centro di Mosca che la kamikaze avrebbe preso in affitto. La donna non è stata ancora identificata, ma secondo gli agenti dell’ex Kgb potrebbe essere la moglie di un pericoloso terrorista, arrestato nel settembre scorso. I servizi segreti dichiarano di aver arrestato una complice della kamikaze: si chiamerebbe Zeinat Suyunova e sarebbe originaria del Daghestan, uno dei territori della Repubblica Russa più martoriati dagli attentati islamici. La ventiquattrenne Suyunova sarebbe stata acciuffata dalla polizia qualche giorno dopo il fallito attentato.

DUBBI SULLA VERIDICITÀ DELLA STORIA – Come ha fatto notare il Daily Telegraph se la kamikaze fosse riuscita ad arrivare vicino alla Piazza Rossa la notte di Capodanno avrebbe potuto provocare la morte di centinaia di persone. I gruppi terroristi del Caucaso spesso usano il telefono portatile come detonatore. Spesso a far scattare l’esplosione non è il kamikaze, ma un suo complice che, piazzatosi in un punto strategico, invia un sms al candidato suicida nel momento in cui ritiene che l’esplosione possa causare il maggior numero di vittime. Ciò che rende inverosimile la versione dei servizi segreti è il fatto che la kamikaze abbia tenuto acceso il telefonino nelle ore precedenti all’attentato, invece di azionarlo poco istanti prima del blitz terroristico. Da parte loro i servizi segreti russi concludono che se l’attentato è fortunatamente fallito, è tutto merito della “negligenza” della kamikaze.

LA STRAGE DEL 24 GENNAIO all’aeroporto Domodedovo
Attentato di Mosca: «Caso risolto» L’attacco, mai rivendicato, sarebbe stato compiuto da un kamikaze di 20 anni originario del Caucaso del Nord

MILANO – L’attentato all’aeroporto internazionale Domodedovo di Mosca è un «caso risolto». Lo ha assicurato il portavoce del comitato d’inchiesta creato dopo la strage del 24 gennaio, che ha fatto 35 vittime e 130 feriti. L’attacco – mai rivendicato – sarebbe stato compiuto da un kamikaze di 20 anni originario del Caucaso del Nord: gli investigatori conoscono il suo nome, ma non lo svelano per consentire che vadano avanti le indagini su organizzatori e complici. «L’identità dell’attentatore suicida che ha azionato un ordigno esplosivo imbottito di elementi in grado di ferire è stata accertata» ha detto il portavoce Vladimir Markin, aggiungendo che i veri obiettivi del gesto erano cittadini stranieri: «Non a caso è avvenuto nella sala arrivi dei voli internazionali».

Mosca: la strage in aeroporto compiuta da una donna (24 gennaio 2011)
LA STRAGE DEL 24 GENNAIO all’aeroporto Domodedovo
Attentato di Mosca: «Caso risolto»

L’attacco, mai rivendicato, sarebbe stato compiuto da un kamikaze di 20 anni originario del Caucaso del Nord

PISTA CAUCASICA – Gli investigatori hanno fin da subito privilegiato la pista caucasica, anche se negli ultimi giorni si era ipotizzato in modo non ufficiale che a commettere l’attentato fosse stato un uomo di etnia russa, Vitaly Razdobudko, 32 anni, originario della regione di Stavropol, confinante con le repubbliche caucasiche di Cecenia e Daghestan. Membro di un gruppuscolo wahabita (una delle correnti più estremiste dell’Islam) sgominato nell’ottobre scorso, la Jamaat Nogai (battaglione Nogai, dal nome di una etnia), Razdobudko anni fa si era convertito all’Islam e frequentava una moschea ritenuta un covo di integralisti islamici.

fonte corriere della sera

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