Mangiare carne ha accelerato l’evoluzione della nostra faccia

Inserito da 11 Marzo, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :Curiosità

Gli strumenti in pietra ci hanno consentito di utilizzare e masticare meglio la carne

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Lo studio “Impact of meat and Lower Palaeolithic food processing techniques on chewing in humans”, pubblicato su  Nature da Katherine Zink  e Daniel E. Lieberman, del Department of Human Evolutionary Biology dell’università di Harvard University, non piacerà molto a vegetariani e vegani. Infatti rivela che è l’utilizzo di strumenti in pietra per mangiare la carne che ha modificato I denti e la faccia dei nostri antenati, rendendoli più piccolo rispetto ai loro antichi parenti.

Insomma sono stati l’utilizzo degli strumenti per cibarsi meglio della carne, prima dell’avvento della cottura del cibo, che hanno permesso ai primi esseri umani di sviluppare un apparato masticatorio più piccolo, quindi il nostro aspetto è stato plasmato dalla nostra abilità nel diventare carnivori più efficienti. Il che, a sua volta, avrebbe consentito altre modifiche, come il miglioramento dell’apparato vocale e persino un aumento delle dimensioni del cervello.

Secondo la Zink e Lieberman cucinare la carne è diventato comune molto più tardi.I primi membri del nostro genere, Homo, sono scarsamente rappresentati nella documentazione fossile. L’Homo erectus è comparso circa 2 milioni di anni fa, gli esseri umani avevano evoluto cervelli e corpi più grandi, il che aveva fatto aumentare il loro fabbisogno energetico giornaliero, ma paradossalmente avevano anche evoluto denti più piccoli, muscoli masticatori più deboli e una minore forza del morso. Inoltre abbiamo anche un intestino più piccolo degli antenati degli uomini moderni. Ma i ricercatori hanno scoperto che quella che si riteneva una delle possibili ragioni di questi cambiamenti, la cottura del cibo, è diventa comune solo 500.000 anni fa, questo significa che probabilmente non ha svolto un ruolo significativo nell’evoluzione dei muscoli masticatori e dei denti più piccoli.

Lieberman  dice che «Masticare è qualcosa che diamo per scontato, lo facciamo così spesso che non ci pensiamo molto. Ma se fossimo scimpanzé, passeremmo la metà della giornata a masticare. Se fossimo stati un australopiteco antenato degli Homo, probabilmente avremmo passato  mezza giornata a masticare. Poi siamo passati attraverso alcune sorprendenti transizioni nella nostra storia evolutiva, grazie alle quali  ora mastichiamo così poco che ci pensiamo appena. A un certo punto dell’evoluzione umana, c’è stato un cambiamento: abbiamo iniziato a mangiare di meno Questo cambiamento è stato reso possibile da due fattori: ci cibiamo con una dieta di qualità molto più elevata rispetto ai nostri antenati, ma mangiamo anche cibo che è stato fortemente elaborato».

Gli scienziati statunitensi hanno valutato le prestazioni masticatorie alimentando 39 adulti con  pezzi di carne e con il tipo di verdura che i nostri primi antenati potrebbero aver consumato prima di inserire la carne nella loro dieta. Poi hanno misurato lo sforzo muscolare richiesto per masticare questo tipo di cibo e quanto dovesse essere spezzettato prima di poterlo deglutire. I risultati suggeriscono che con una dieta che prevedeva un terzo di carne e utilizzando strumenti di pietra per elaborare il cibo – affettare la carne e battere il materiale vegetale – i primi esseri umani avrebbe avuto bisogno di masticare il 17%  in meno, utilizzando il  26% in meno di forza.

Nel loro studio, Lieberman e Zink scrivono: «Supponiamo inoltre che mangiare carne fosse in gran parte dipendente dalle lavorazioni meccaniche rese possibili dall’invenzione della tecnologia di affettare. La carne richiede meno forza masticatoria per caloria rispetto ai tipi di alimenti vegetali, in genere difficilmente a disposizione dei primi ominidi, ma l’inefficacia dei molari degli ominidi per spezzare la carne cruda avrebbe limitato i benefici della carne che consumavano prima dell’invenzione di strumenti in pietra, circa 3,3 milioni di anni fa».

La svolta quindi sembra esserci stata con l’Homo erectus, che aveva una forza masticatoria che era meno della metà di quella di australopitechi e un intestino più piccolo, sviluppi che pongono alcune contraddizioni: una dieta a base di carne più ricca di calorie potrebbe contribuire a spiegare le cose, ma il suo consumo regolare avrebbe presentato diversi problemi «Se vi danno un pezzo di capra crudo, potreste solo masticare e masticare, come masticare un pezzo di bubble gum – spiega Lieberman. I denti umani non hanno il tipo di  capacità di tagliare che hanno, per esempio, i denti dei cani e che è necessaria prendere la carne» e i denti umani rendendo la digestione della carne molto meno efficiente.

Gli H. erectus arrivano molto prima che i nostri antenati scoprano la cottura della carne, ma le ricerche archeologiche e paleontologiche ci dicono che c’è stato un picco di consumo di carne almeno 2,6 milioni di anni fa. Ci sono molte prove che gli ominidi avessero cominciato a fare uso di utensili di pietra circa 3,3 milioni di anni fa e i ricercatori sono convinti che questi  strumenti potessero essere usati per intenerire gli alimenti, una pratica che è stata vista utilizzare anche dai moderni scimpanzé. Inoltre con la pieta si può fare il cibo a pezzi per poterlo masticare meglio, oppure può essere utilizzata per  rimuovere la pelle, la cartilagine e altri pezzi che sono più difficili da masticare.

«Non è un caso che la prova più antica del mangiare la carne si presenta all’incirca  allo stesso periodo degli strumenti . dice Lieberman su Smithsonian Magazine – Sappiamo che, fondamentalmente, l’evoluzione del consumo di carne ha richiesto gli strumenti di pietra e che ha avuto un effetto enorme sulla nostra biologia».

Il paleoantropologo Henry Bunn dell’università del Wisconsin-Madison, che non ha partecipato allo studio, è impressionato dai risultati: «Per anni la gente ha detto, beh, c’è un pacchetto di adattamenti biologici che si riferiscono ad un marcato cambiamento nella dieta: cervelli più grandi, dimensioni del corpo maggiori, denti più piccoli e un intestino più piccolo puntano tutti nella stessa direzione, più carne è il mezzo migliore per ottenerlo. Nessuno sostiene che ominidi mangiavano solo carne e niente altro, non è qualcosa di estremo. E’ più una questione di guardare lontano, agli ultimi 5 milioni di anni di evoluzione degli ominidi. Alcune scimmie sono rimaste scimmie e alcune si sono evolute  in noi. Quando ci si chiede cosa sia cambiato, una delle risposte abbastanza chiare è un interesse per la carne e l’invenzione degli strumenti per macellarla».

Ma i vegetariani e i vegani possono consolarsi: la masticazione umana è ancora in evoluzione e i primi  esseri umani moderni avevano “scoperto” alimenti vegetali selvatici che rappresentavano a loro fonte primaria di calorie giornaliere. Quindi l’evoluzione delle diete moderne punta a trovare alternative alla carne per soddisfare le esigenze di proteine.

Comunque, Lieberman conclude evidenziando che lo studio rivela come  un cambiamento nel comportamento alimentare e nella masticazione abbia  influenzato la nostra evoluzione da cacciatori-raccoglitori a cuochi: «Al massimo fino a 600 generazioni fa, l’antenato di tutti noi era un cacciatore e raccoglitore. Parte di questo sistema era basato sulla caccia, parte sul foraggiamento e nello scavare tuberi e parte sula cooperazione e la condivisione tra gli individui. Ma, non poteva funzionare senza la trasformazione alimentare,. Tutta quella costellazione di comportamenti si presenta circa 2,5 milioni di anni fa, ed è importante notare che la trasformazione dei prodotti alimentari è una parte fondamentale per  aiutare i nostri antenati a diventare quello che siamo oggi. E’ una delle tante cose che hanno contribuito a renderci umani».

Fonte: Greenreport

Fonte: Effemeride

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Sbarchi, il Viminale ha deciso: dal 2015 ogni Italiano dovrà ospitare 7 immigrati.

Inserito da 27 Settembre, 2014 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

Si tratta di una Bufala !

sbarcoIl Consiglio dei Ministri ha emanato oggi il provvedimento legge sulla rettifica delle norme per l’immigrazione sancite dall’UE. La normativa “30 giorni di solidarietà” è stata inserita per far fronte agli oltre 100.000 sbarchi che ogni due mesi l’Italia è costretta ad affrontare. È stato stabilito che per facilitare l’integrazione e distribuire in maniera omogenea le spese di mantenimento dei clandestini, ogni famiglia Italiana dovrà per obbligo legale ospitare sette  immigrato per nucleo familiare per dovere di ospitalità si parla di un mimino di 30 giorni nell’arco del 2015.

Le parole del Presidente della Camera, Laura Boldrini: “Attualmente in Italia ci sono circa 23 milioni di nuclei familiari, grazie a questo nuovo decreto legge non solo riusciremo a gestire meglio economicamente il problema dell’immigrazione, e a far imparare agli italiani ad essere più accoglienti ma riusciremo a facilitare l’integrazione di queste persone aprendo le porte delle nostre case e dei nostri cuori, cedendo se necessario i nostri letti !!!

Ogni immigrato che sbarcherà in Italia a partire dal 2015 sarà registrato ed inserito in una lista di collocamento PRIORITARIO  che permetterà di assegnare sette  individui ad ogni nucleo familiare, le spese sanitarie per la cura di eventuali malattie prese all’interno della famiglia ospitante sarà a carico del capo famiglia. Le famiglie riceveranno comunicazione tramite atto giudiziario 15 giorni prima dell’arrivo dei nuovi “Ospiti” chi si rifiuterà verrà tatatassato di tasse, come sperimentato, in passato,  col governo MONTI  (è nostro dovere far sentire a proprio agio gli extracomunitari fornendo tutti i confort, perchè tale trattamento è previsto all’interno del decreto legge) i 15 giorni sono soltato indicativi, in caso di mergenza si ha l’obbligo di accogliere fino ad un massimo di 35 immigrati nella propria casa, e non importano i metri quadrati, perchè il cuore degli italiani  non ha misura per gli altri, se non avete come mangirare fate la dieta e cedete il vostro cibo agli immigrati. E’ un dovere lo ha detto anche il presidente della Repubblica ,  in modo tale da consentire alla famiglia ospitante di organizzarsi per accoglierlo per i 30 giorni di solidarietà.

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Huang e il genio del tuono

Inserito da 7 Novembre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

Ilaria ci segnala questa storiella cinese

Il giovane Huang era buono e generoso, tanto generoso che tutti, nel villaggio, tessevano le sue lodi. Questo a Huang non faceva molto piacere, perché, oltre a tutte le altre virtù, aveva anche quella della modestia, perciò cercava di beneficare il prossimo di nascosto, ma la cosa veniva a risapersi lo stesso.
Un giorno il suo amico Sia morì, lasciando sei piccoli fratelli e la vecchia madre. I poveretti non avevano più nessuno al mondo che si prendesse cura di loro, perché i ragazzi erano ancora troppo piccoli per lavorare, e la madre troppo vecchia.
Senza pensarci due volte, Huang decise di provvedere all’infelice famiglia e comprò cibo e vestiti per tutti, provvedendo anche alle altre necessità della casa. Ma sette bocche costano molto, e in poco tempo il giovane vide sfumare tutte le sue ricchezze e si trovò ridotto in miseria.
– Non posso andare avanti così – pensò un giorno. – Sono sempre stato uno studioso, e non so far altro che scartabellare dei libri. Nessuno mi prenderebbe a lavorare, perché non so far niente; non mi resta che dedicarmi al commercio.
Allora ripose libri, pennelli, carta di seta, e sebbene il cuore gli dolesse nel rinunciare così a tutto ciò che lo aveva appassionato fino a quel giorno, si dette d’attorno per negoziare in mercanzie.
Tutti cercarono di aiutarlo nel villaggio, perché avevano capito quando fosse stato un grande il suo sacrificio; e ben presto il giovane Huang incominciò a far fortuna e, da povero letterato che era divenne un ricco mercante.
Un giorno, tornando da Nanchino, si fermò in una locanda per riposare. Ordinò una tazza di tè e stava sorbendola, quando vide entrare nella locanda un uomo altissimo e magro, tanto magro che sembrava proprio uno scheletro rivestito di pelle.
L’uomo sedette in disparte e rimase silenzioso stringendosi la testa fra le mani. Pieno di compassione, Huang si alzò e gli si avvicinò.
– Vi sentite male signore? – chiese. Ma l’altro scosse la testa e non rispose.
Allora il giovane mercante si guardò intorno, e visto sopra un tavolinetto un piatto pieno di riso e di altre vivande, lo prese e lo posò davanti allo sconosciuto. L’altro si gettò sul cibo con incredibile avidità, e in un baleno aveva divorato ogni cosa.
– Ancora, amico mio? – domandò Huang.
E senza aspettare risposta ordinò un pranzo completo per due persone. Lo sconosciuto non si fece pregare e spolverò tutto in un batter d’occhio. Quando ebbe vuotato tutti i piatti, si alzò e si inchinò profondamente davanti a Huang.
– Erano tre anni che non saziavo il mio appetito in questo modo! – esclamò.
Huang lo guardò con stupore.
– Vorreste dirmi come vi chiamate e dove abitate? – domandò.
– Non posso rivelarvi il mio nome – rispose lo strano viaggiatore. – e in quando alla mia abitazione, sappiate che non ne ho.
Huang non fece altre domande, poiché comprese che lo sconosciuto non gli avrebbe
detto di più; ma essendosi ormai riposato ordinò ai servi di preparare i bagagli per il viaggio. Quando fu sul punto di ripartire, vide con sorpresa che l’uomo magro si preparava a partire insieme con lui.
– Signore, – gli disse con gentilezza – voi non potete venire con me.
– Amico mio, voi siete in grave pericolo, – rispose lo sconosciuto – e io non posso dimenticare il bene che mi avete fatto.
Huang lo tempestò di domande, ma lo straniero non aprì più bocca; allora si rimise in viaggio rassegnato ad avere l’altro come compagno. Si fermarono una seconda volta per mangiare, e Huang ordinò un pranzo abbondantissimo ma lo straniero scosse la testa.
– Io mangio soltanto una volta all’anno – dichiarò – Non vi preoccupate per me.
Sempre più meravigliato, Huang fu persuaso che l’uomo non poteva essere che un genio, e lo trattò con gentilezza anche maggiore. Infine venne il momento di percorrere un lungo tratto di fiume sopra una giunca, ma erano appena imbarcati, che si scatenò una violenta tempesta, con un vento così forte e onde tanto alte che la giunca si capovolse e tutti i passeggeri furono scaraventati nell’acqua.
Molti di essi affogarono, e sarebbe forse annegato anche Huang, se lo straniero non se lo fosse caricato sopra le spalle, nuotando poi fino a una giunca che, miracolosamente, non si era rovesciata.
Nel frattempo il vento si calmò, e anche le acque ritornarono tranquille; ma tutte le
mercanzie erano cadute nel fiume durante il naufragio, e Huang, sebbene fosse salvo, ormai era ridotto povero in canna. Salì a bordo angosciato, pensando con rammarico a tutte le sue mercanzie perdute, quando vide lo sconosciuto salire sul bordo dell’imbarcazione e gettarsi nel fiume a testa in giù.
Scomparve fra le acque, e riemerse poco dopo reggendo fra le braccia una parte dei bagagli di Huang. Li lasciò sul ponte e si tuffò di nuovo. Così a poco a poco Huang si trovò in possesso di tutti i suoi beni. Infine lo straniero risalì a bordo.
– Non so proprio come ringraziarvi – esclamò Huang commosso e ancora stupefatto.
– Ho soltanto saldato il mio debito, -rispose lo straniero – e adesso posso lasciarvi.
– Oh, no! – supplicò Huang. – Rimanete con me e termineremo insieme il viaggio!
Sembrava che l’uomo non chiedesse di meglio; subito aiutò Huang a contare e riordinare i bagagli e domandò:
– Manca nulla?
– Soltanto uno spillone d’oro – rispose il giovane mercante.
L’uomo si tuffò subito e poco dopo riapparve stringendo in mano lo spillone. Huang, più che mai sbalordito, non sapeva come dimostrare la propria riconoscenza allo straniero.
Infine pregò:
– Se non sapete dove andare, venite a casa mia e vivete con me.
L’uomo accetto e, giunti al termine del viaggio, si sistemarono insieme nella casa di
Huang.
Quando furono passati dodici mesi dal giorno del loro incontro, Huang fece preparare un banchetto abbondantissimo e prelibato, poiché ricordava che lo straniero mangiava soltanto una volta all’anno. Ordinò per cento persone, ma l’uomo divorò tutto in un baleno.
Quando ebbe finito, si inchinò ancora profondamente davanti a Huang, e lo ringraziò con affetto.
– Non ho mai conosciuto un uomo come voi – gli disse. – Voi pensate sempre al bene degli altri, e mai al vostro!
Huang si sentì tutto confuso, perché non gli sembrava di meritare quegli elogi, ma l’uomo proseguì:
– Tra poco dovrò lasciarvi, e questa volta per sempre. Sappiate che io sono il Genio del Tuono, e fui condannato a errare per cinque anni sulla terra.
Udendo questo Huang si sentì tutto confuso, perché non gli sembrava di meritare quegli elogi, ma l’uomo proseguì:
– Esprimete qualsiasi desiderio, e io lo esaudirò.
In quel momento il cielo si coperse di nubi, e si sentì il rombo del tuono. Allora Huang ebbe un idea.
– Vorrei fare una passeggiata fra le nuvole.
Il Genio del Tuono si mise a ridere, e rideva ancora quando Huang si trovò seduto sopra una nuvola che viaggiava dolcemente nello spazio infinito. Sulle prime ebbe una gran paura, ma poi alzò gli occhi e vide nella volta celeste una miriade di stelle splendenti come gemme in un diadema.
Protese la mano, e la stella più vicina gli cadde nella manica. Poi, guardandosi intorno, vide venire un carro dorato, chiuso da cortine di seta grigia e trascinato da due draghi che galoppavano sollevando e abbassando il dorso. Le loro code ondeggianti facevano il rumore che produce una frusta sopra un piatto di bronzo.
Attraverso le cortine si scorgeva dentro il carro una fata bellissima che aveva vicino un grosso tino pieno d’acqua. Dietro il carro venivano molte persone, e fra esse, c’era il Genio del Tuono. Questi si avvicinò a Huang e lo prese per mano sorridendo; poi lo condusse verso il carro.
– Questa è la Fata della Pioggia – disse. – In questo momento è molto adirata con gli
uomini e ha deciso di non lasciare più cadere sulla terra una goccia d’acqua, condannando così le campagne a una tremenda siccità.
Poi il Genio del Tuono si inchinò alla fata e disse, indicando Huang:
– Questo giovane è un mio amico.
La Fata abbassò la testa sorridendo graziosamente, e indicò a Huang alcune secchie di rame che stavano appese intorno al carro. Il giovane ne prese una, poi si rivolse al Genio per avere spiegazioni.
L’uomo fece un gesto, e improvvisa mente le nuvole si squarciarono; Huang poté vedere il suo villaggio e le campagne intorno, arse per la siccità. Allora capì ciò che doveva fare: immerse la secchia nel tino, senza che la Fata si opponesse, lasciò cadere l’acqua nello squarcio delle nuvole e ripeté quel gesto alcune volte. Alla fine il Genio disse:
– Adesso dovete ritornare sulla terra. Dietro il carro pende una corda; afferratevi a quella e non abbiate paura.
Veramente Huang aveva moltissima paura; ma quando si accorse che tutti ridevano
intorno a lui, si fece coraggio, afferrò la corda con le due mani e si lasciò scivolare, un attimo dopo si trovò nella sua stanza, come se nulla fosse accaduto. Ma il suo amico non c’era più. Allora uscì di casa, e vide che nel villaggio tutti erano allegri e festosi!
– Finalmente! – gli gridò un amico ridendo felice. – La campagna moriva di sete, ma oggi è venuta la pioggia e il nostro raccolto è salvo.
Nessuno, naturalmente, sospettava che quella pioggia era dovuta a Huang, e il giovane si guardò bene dal raccontare a chicchessia la sua straordinaria avventura.
Alla sera, mentre si spogliava per andare a letto, vide una pietra scura scivolargli fuori dalla manica. Allora si ricordò della piccola stella che aveva staccata dalla volta celeste.
Era spenta e fredda, ma decise di tenerla come ricordo; perciò la posò sul tavolino e andò a dormire. Ma durante la notte qualche cosa lo risvegliò. La stella, sul tavolo, brillava di una luce vivissima, e tutta la casa ne era illuminata. Stupefatto, Huang si avvicinò,ma accadde un altro prodigio: la stella parve ingrandire e trasformarsi, e infine divenne una giovane e bellissima fanciulla che gli sorrideva dolcemente.
– Mio signore – disse con voce che sembrava una musica, – io mi chiamo Ferma-Nuvole, e il Genio del Tuono mi ha mandata da voi perché io sia la vostra sposa.
Huang non riusciva a riaversi, tanta era la commozione e la gioia; ma infine ritrovò la voce, e chiamati i servi, comandò che fosse preparato quando occorreva per la cerimonia delle nozze.
Il giorno dopo amici e parenti accorsero a festeggiare la giovane coppia, e fu imbandito un sontuoso banchetto. Mentre gli sposi si scambiavano la promessa, si sentì un forte rombo di tuono e cadde una pioggia leggera, fresca come la rugiada, lucente come diamanti.
Erano i Geni delle Nuvole che mandavano i loro doni agli sposi.

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Lo Spam Poetico…

Inserito da 28 Ottobre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Leggende Metropolitane,Storielle e Aneddoti

Cari amici è arrivato questo messaggio, a volte gli spammers sanno essere poetici…

Come un vestito questa poesia
Ti copra e protegga dal tempo che va,
Ti salvi e ripari dal freddo pungente
Di una notte che cade nell’inverno più fondo.

Siano per te questi miei dolci versi
Riparo assai tenue ma forte e fiero
Che ti doni riposo e gradito ristoro
Come casa che ispira una pace assai grata.

Ed ancora vorrei che queste mie parole
Diventino cibo ed acqua e vino
Per renderti sazia e mai più soffrire
Di ciò che di brutto ti suggerisce la fame.

Sia infine per te questo mio breve canto
Stimolo profondo ma per niente malvagio
Affinché il ricordo di me e del mio cuore
Sia sempre presente dentro di te

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Tom Moore e la donna foca

Inserito da 28 Ottobre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Storielle e Aneddoti

Emanuela ci segnala questa storiella Irlandese

C’era una volta in un villaggio sul mare un giovane pescatore che si chiamava Tom Moore: era rimasto orfano e da tempo stava cercando una moglie, ma malgrado fosse un ragazzo bello ed intelligente non riusciva a trovare nessuna fidanzata. Un mattino, all’alba, vide su uno scoglio vicino a casa sua la più bella donna che avesse mai visto. Se ne innamorò immediatamente.
Stava salendo l’alta marea e Tom ebbe paura che la ragazza affogasse. La chiamò, ma lei si buttò in acqua e scomparve dalla sua vista. Per tutto il giorno Tom pensò a lei, senza riuscire a lavorare. Il mattino dopo la rivide: a terra, vicino a lei, c’era una pelle di foca. Subito Tom prese la pelle di foca: lei disse di restituirgliela, ma lui rifiutò: aveva sentito parlare delle donne foche e sapeva che non doveva ridare loro la pelle per nessuna ragione, altrimenti le avrebbe perse.
La ragazza accettò allora di andare a casa con lui e di diventare sua moglie. La pelle della foca finì nascosta sotto una cassapanca. Passarono gli anni e dal matrimonio nacquero tre bei bambini, ma con una membrana di foche tra le dita delle mani.
Un giorno, anni dopo, scoppiò una tempesta che allagò la casa. Tom e la moglie si misero a lavorare alacremente per tirare fuori l’acqua. Ad un tratto, da sotto la cassapanca venne fuori la pelle di foca. La moglie guardò Tom con aria triste, prese la pelle e si buttò in mare. Non fece più ritorno, ma continuò a proteggere Tom e i suoi bambini, mandando loro cibo e fortuna. Si dice inoltre che i discendenti di Tom vivano ancora lì e di tanto in tanto nasca qualcuno con la membrana tra le dita delle mani o dei piedi.

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Etiopia, Onu: 10 milioni di persone alla fame, servono fondi

Inserito da 23 Settembre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Appelli Generici,Appelli Umanitari Veri,News

lunedì, 22 settembre 2008 1.48 148

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NAIROBI (Reuters) – Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello oggi per la raccolta di 460 milioni di dollari per sfamare circa 10 milioni di etiopi colpiti dalla siccità e dall’innalzamento dei prezzi del cibo.

“La regione del Corno d’Africa sta vivendo la più grave crisi umanitaria dal 1984, e l’Etiopia ne è al centro”, ha detto Josette Sheeran, direttore esecutivo del World food programme (Wfp) dell’Onu.

“Sappiamo ciò che occorre fare, abbiamo solo bisogno dei fondi per fare il nostro lavoro, contro la fame”, ha continuato aggiungendo che i finanziamenti saranno utilizzati per nutrire 9,6 milioni di persone fino all’inizio del 2009.

Circa un quarto di essi vivono nell’arida regione orientale dell’Etiopia, dove non piove da tre anni, ha aggiunto il Wfp, che per i fondi conta sui paesi donatori.

“Le comunità pastorali nella regione hanno già perso metà dei loro greggi. La popolazione salta i pasti e i genitori ritirano i propri bambini da scuola per mandarli in città a chiedere l’elemosina o per perlustrare le zone rurali in cerca di cibo”, ha aggiunto Wfp.

Nella confinante Somalia, ha continuato l’associazione, circa 3,25 milioni di persone soffrono la fame a causa della siccità, dei prezzi degli alimenti e delle guerre.

L’agenzia dell’Onu ha detto che il 90% degli aiuti alimentari arriva via mare, ma gli attacchi dei pirati ne possono compromettere l’arrivo alla popolazione.

“Un vascello canadese che scortava le imbarcazioni cariche di aiuti umanitari non darà più il suo supporto dal 27 settembre, e nessuna nazione si è ancora offerta volontaria per sostituirla in questo ruolo”, ha detto Sheeran.

Ri ringrazia © Reuters per questo articolo Tutti i diritti sono di “Reuters”.

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Birmania, è ancora emergenza cibo

Inserito da 12 Agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Appelli Generici,Appelli Umanitari Veri

L’sos delle associazioni umanitarie.
Save the children: il 74% delle famiglie colpite non ha accesso all’acqua potabile, troppi i bambini separati dai genitori (articolo di CARLA RESCHIA) 31/07/2008

birma
Si lavora alla ricostruzione delle scuole inuno dei villaggi o colpiti
Birmania, tre mesi dopo. Il 2 e il 3 maggio scorso il ciclone Nargis colpì e devastò il Paese. Più di 2
milioni e 400 mila persone colpite, 40 centri gravemente danneggiati e un numero di morti imprecisato: 84.537, con 53.836 dispersi e circa 20 mila feriti secondo le cifre – considerate approsimative per difetto – fornite dalla giunta militare al potere. Tra questi tanti bambini: il 54% delle vittime.

Il mondo ha dimenticato e il circo mediatico ha trovato altri palcoscenici. Ma la situazione è ben lontana dalla normalità e l’emergenza continua. Lo dice l’Onu e lo ricordano le ong impegnate sul campo, evidenziando come manchino il cibo e l’acqua pulita e almeno 700 mila bambini necessitino di assistenza a lungo termine.

A lanciare l’allarme anche Save the Children, la più grande organizzazione internazionale che ha risposto all’emergenza nel paese asiatico e che ha già raggiunto e soccorso circa mezzo milione di persone a Yangon e nel delta dell’Irrawaddy, di cui 225.000 bambini. In un rapporto rilasciato oggi l’ong sottolinea come il 55% delle famiglie abbia scorte di cibo per un solo giorno e il 74% di esse non abbia accesso all’acqua potabile.

«L’entità di questa catastrofe naturale – sottolinea Guy Cave, Direttore dei programmi di Save the Children in Birmania – è equivalente allo tsunami in Indonesia e ci vorranno anni prima che queste famiglie riescano a ricostruire le loro vite. È fondamentale avere fondi sufficienti per continuare a lavorare. Ed è proprio questo che rischia di non avvenire.

In una conferenza dei grandi donatori, a maggio, spiegano da Save the children, i governi di tutto il mondo si erano impegnati ad elargire più denaro a condizione che venisse effettuata una ricognizione indipendente sui bisogni della popolazione e che i soccorritori internazionali avessero un maggiore accesso alla regione del delta, quella maggiormente flagellata dal ciclone. Queste condizioni, in qualche modo e malgrado la riluttanza del governo, sono state rispettate: sono stati concessi più di 1.800 visti a personale umanitario. Inoltre una valutazione della situazione in cui versa la popolazione, l’Asean Government post- Nargis Joint Assessment, è stato reso pubblico lo scorso 21 luglio.

Pertanto, dice Cave, è giunto il momento per i donatori di elargire altro denaro. Attualmente, mancano 300 milioni di dollari per raggiungere l’obiettivo fissato nell’appello delle Nazioni Unite. Save the Children sottolinea alcuni dati che evidenziano come l’emergenza Nargis sia in questo momento sottofinanziata: gli Stati Uniti, ad esempio, che hanno un Reddito nazionale lordo di 45.850 dollari, hanno promesso finora 29 milioni di dollari, mentre le Filippine con un reddito di 3.730 dollari, hanno donato in proporzione molto di più, impegnandosi per 20 milioni di dollari.
Il Giappone, che nel caso dello tsunami in Indonesia aveva dato 500 milioni di dollari, ha contribuito all’emergenza Birmania solo con 11 milioni di dollari. L’entità dei fondi stanziati dai grandi donatori ha un impatto diretto sui benefici alla popolazione: dopo l’emergenza tsunami ogni persona ha ricevuto l’equivalente di circa 1.249 dollari in aiuti, mentre i sopravvissuti a Nargis ne hanno ricevuti 213.

C’è poi uno specifico della tragedia che riguarda direttamente i bambini. Il numero delle donne morte è stato pari al doppio degli uomini, e questo significa un grande numero di bambini rimasti senza madre. Inoltre il soccorso immediato non è abbastanza, occorre pianificare interventi a lungo termine. Nelle zone colpite il ciclone ha distrutto il 95% delle case, allagato più di un milione di acri di terreni coltivati e ucciso oltre 200 mila capi di bestiame. Ci sono 800 mila sfollati e il 14% dei villaggi non è stato ricostruitove conta solo su ripari di fortuna.
In più appena 1 milione e 300 mila persone, a tutt’oggi, avrebbero beneficiato degli aiuti internazionali. La carenza di nutrimento e di mezzi e risorse per coltivare la terra dopo che i raccolti sono andati del tutto perduti preludono a un futuro di malnutrizione, una piaga destinata a incidere a lungo sulla vita delle nuove generazioni.

Ugualmente in pericolo un’altra risorsa che è la seconda più importante fonte di reddito e sussistenza nella zona del delta dell’Irrawaddy, la pesca: il 44% delle piccole imbarcazioni e il 70% degli equipaggiamenti dei pescatori sono stati completamente distrutti.

Infine, la condizione di bisogno e l’alto numero di bambini abbandonati a se stessi sono considerati da Save the children il terreno di coltura ideale per i fenomeno di sfruttamento, tratta e abusi che già in condizioni normali rappresentano una piaga endemica dei Paesi poveri. La povertà è per le famiglie un incentivo in più a mandare a lavorare i bambini e le aree dove vivono gli sfollati sono in genere quelle più battute dai trafficanti di esseri umani. Il numero degli orfanotrofi sta aumentando e spesso ospitano anche bambini che non sono orfani, ma che sono stati sistemati negli istituti perché non è stato possibile rintracciare i loro cui genitori o famiglie e perché le persone che badavano a loro non possono più farlo.

Il tutto in un Paese dove il governo è da tutt’altre faccende preso e dove arriverà a giorni, proprio per carcare dialogo e collaborazione un nuovo inviato dell’Onu per i diritti umani, Tomas Ojea Quintana, che è stato autorizzato dalla giunta militare a visitare la Birmania dal 3 al 7 agosto prossimo.

tratto da www.lastampa.it

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Appello Vero: Un aiuto per gli sfollati di Sadr City

Inserito da 21 Luglio, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Appelli Umanitari Veri

Terre des hommes (TDH) Italia ha avviato un intervento d’emergenza a favore degli abitanti di Sadr City, distretto orientale di Baghdad che negli ultimi mesi è stato teatro di feroci scontri tra l’esercito iracheno, le truppe statunitensi e i miliziani sciiti di Moqtada Al Sadr. A causa di ciò la maggior parte della popolazione civile è priva di qualsiasi mezzo di sostentamento e dell’assistenza sanitaria. Per questo TDH Italia ha iniziato la distribuzione di cibo e beni di prima necessità a circa 300 famiglie di sfollati interni e a oltre 160 famiglie residenti più vulnerabili. La distribuzione di aiuti umanitari è finanziata dalla Croce Rossa Internazionale e verrà portata avanti in collaborazione con una ONG locale.

Secondo le stime ufficiali del governo iracheno dalla fine di aprile i violenti combattimenti a Sadr City a Baghdad hanno causato la morte di oltre 1.000 persone e il ferimento di almeno altre 2.600, soprattutto civili. I settori 1-9 sono stati separati dal resto di Sadr City da un muro per tentare di controllare meglio i miliziani, ma la popolazione civile che vi abita si è trovata ostaggio della battaglia, non potendo scappare dalla zona di residenza a causa delle limitazioni del traffico e la mancanza di sicurezza. Inoltre gli unici due centri pubblici di salute esistenti sono stati chiusi.

Sadr City è considerato uno dei più poveri e sovraffollati distretti dell’Iraq: si calcola che vi abitino più di 2 milioni e mezzo di persone, oltre a un numero imprecisato di sfollati interni. Non tutti infatti sono registrati. Negli ultimi mesi la stragrande maggioranza della popolazione ha dovuto dipendere completamente da sporadiche distribuzioni di viveri e acqua, mentre i pochi ospedali ancora funzionanti non sono in grado di assistere tutti i malati del distretto. La situazione dei profughi non registrati è ancora peggiore, in quanto non hanno diritto alle distribuzioni governative di alimenti e spesso i rifugi che hanno trovato sono inadeguati dal punto di vista igienico. Per migliorare le loro condizioni Terre des hommes Italia ha iniziato la distribuzione di generi alimentari e kit igienici (detergenti per la casa e l’igiene personale, spazzolini e articoli casalinghi). Inoltre sta distribuendo pompe e filtri per l’acqua per scongiurare epidemie e malattie provocate dalla scarsità d’acqua potabile.

Gli scontri di Sadr City hanno causato anche innumerevoli danni alle case e ai luoghi pubblici: tra gli edifici più colpiti le scuole, molte delle quali sono servite da base per le operazioni militari. Si stima (dati Unicef) che sono 29 gli edifici scolastici di Sadr City pesantemente danneggiati durante i combattimenti. TDH Italia, coerentemente con la sua mission focalizzata sui diritti dell’infanzia, intende riabilitare 10 scuole del distretto distrutte dal conflitto, per consentire ai bambini di Sadr City di riprendere gli studi. Per questo lancia una raccolta fondi a cui si può contribuire con un versamento sul cc. postale n.321208 o su cc bancario Banca AntonVeneta IT90E0504001608 000001030370 , oppure on line (transazione protetta VeriSign®) alla pagina http://www.terredeshommes.it/ecom/donazione_online.php. Specificare sempre causale: emergenza Sadr City.

Terre des hommes Italia è attiva dal 2003 in Iraq, dove ha portato avanti interventi d’emergenza e progetti nel campo della sanità e dell’istruzione. Prossimo obiettivo è la riapertura del centro di Bataween, chiuso nel 2006 per le difficoltà della guerra, che nei suoi 2 anni e mezzo d’apertura era diventato un punto di riferimento nel quartiere per le tante attività ricreative e didattiche che si svolgevano al suo interno. Il centro offriva anche uno spazio attrezzato anche per visite mediche e assistenza psicologica ai minori e alle loro famiglie.

Per informazioni sugli altri progetti di Terre des hommes Italia in Iraq vai alla pagina http://www.tdhitaly.org/scheda_iraq.php

fonte : http://www.tdhitaly.org/news_det.php?story=378

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Uccide cane per ‘arte’

Inserito da 16 Aprile, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :News

Non è una bufala.

Mi è giunta questa mail
Spero ancche questa volta si tratti di una bufala…
Nel anno 2007, Guillermo Vargas Habacuc, un finto artista, prese un cane di
strada, lo legò ad una corda corta ad un muro di una galleria d’arte e lo
lasciò morire lentamente di fame e di sete:

Per parecchi giorni, l’autore di questa orribile crudeltà e i visitatori di
questa galleria d’arte sono stati spettatori impassibili dell’ agonia del
povero animale, fin quando finalmente è morto per inanizione, dopo aver
passato per un doloroso, assurdo ed incomprensibile calvario.

Ti sembra forte ???

Questo non è tutto: la prestigiosa Biennale Centroamericana di Arte ha deciso,
incomprensibilmente, che la bestialità che aveva appena commesso questo
individuo è arte, ed in questo modo tanto incomprensibile Guillermo Vargas
Habacuc è stato invitato a ripetere la sua crudele azione in fortuna Biennale
in 2008.

OSTACOLIAMOLO!!!

Firmate qui: http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html, non bisogna
pagare, né registrarsi, né niente di pericoloso, e vale la pena, per inviare
una petizione e che questo uomo non sia apprezzato né chiamato ‘artista’ per
un atto tanto crudele, per simile insensibilità e piacere per il dolore
altrui.

È molto facile, tarda 10 secondi ed è sicuro, se perdiamo il tempo rinviando
sciocchezze in cui nessuno crede, possiamo allora dedicare un po’ di quello
tempo a cercare di evitare che un altro animale innocente soffra la crudeltà
di questo o di altri sadici e ripugnanti ‘esseri umani’:

RINVIA QUESTO MESSAGGIO A TUTTI I TUOI CONTATTI, PER FAVORE.

Ps: se metti il nome del ‘artista’ in Google escono le foto da questo povero
animale, e ti usciranno sicuramente anche pagine web dove potrai constatarlo e
vedere che è verità.

Riporto articolo tratto dal’ADNKRONOS

Massimo Comparotto, presidente dell’Oipa: ”Modo perverso per informare l’opinione pubblica”

Uccide cane per ‘arte’, Guillermo Habacuc Vargas si scusa

Roma. Biennale a rischio per Guillermo Habacuc Vargas, lo ‘’peudoartista’’ 50enne del Costa Rica che ha messo in mostra un cane randagio, legato in un angolo della sala, lasciandolo morire di fame e sete. Oltre 150.000 persone da tutto il mondo, in pochissimi giorni, hanno espresso la propria indignazione verso quella che, secondo loro, non può essere certo considerata un’opera d’arte.A quanto pare Vargas avrebbe pagato dei bambini affinché catturassero un cane per poi utilizzarlo come ‘opera d’arte’ che consisteva appunto nel guardare l’agonia e la sofferenza fino alla morte. Ai visitatori sarebbe stato vietato di portare cibo e acqua e chiunque cercava di avvicinarsi per accudire l’animale veniva allontanato in malo modo con insulti. Sopra il cane morente, una scritta fatta di croccantini con la frase: ‘Eres lo que lees’ (‘Sei quello che leggi’). Secondo l’’artista’ lo scopo era quello di testimoniare l’indifferenza dell’essere umano nei confronti di altri esseri viventi. In un’intervista rilasciata a la ‘Nación’, ha dichiarato: “Lo scopo del lavoro non era causare sofferenza alla povera innocente creatura, bensì illustrare un problema. Nella mia città natale, San Josè, Costa Rica, decine di migliaia di randagi muoiono di fame e malattia e nessuno dedica loro attenzioni. Ora, se pubblicamente mostri una di queste creature morte di fame, come nel caso di Nativity, ciò crea un ritorno che evidenzia una grande ipocrisia in tutti noi. Nativity era una creatura fragile e sarebbe morta comunque su una strada”. Fatto sta che il cane, secondo quanto riferisce Leonor Gonzalez, editore del supplemento culturale di ‘La Prensa’ in Nicaragua, sarebbe morto il giorno seguente a quello in cui sono state scattate le foto. Diversa la versione della galleria nicaraguense che ha ospitato l’allestimento, secondo la quale l’artista avrebbe trovato il cane in un vicolo e l’avrebbe portato nella galleria senza che fosse previsto. Secondo loro, inoltre, sarebbe stato correttamente alimentato per tutto il tempo tranne le tre ore della mostra. Il cane non è poi morto ma secondo loro è “scappato” in un momento di disattenzione.Ma i dubbi restano. Come è possibile che la galleria non abbia imposto a Vargas di liberare il cane? E ancora: è possibile che nessuno sia andato lì con prepotenza – anche violenza – per portarsi via l’animale? Per di più l’artista è stato scelto per rappresentare il suo Paese nella ‘Biennale Centroamericana 2008’ che si terrà in Honduras. In quest’ultimo caso, almeno, qualcosa si è mosso. Le ire di associazioni animaliste e di cittadini di ogni parte del mondo hanno fatto sì che un rappresentante della Biennale abbia contattato Vargas, mediante lettera scritta in cui è stato espresso lo sconcerto riguardo la pubblicità negativa ricevuta da ‘Sei quello che leggi’ ed è stata messa in dubbio la legittimità dell’ammissione come eccellente artista e rappresentate. A questo punto l’artista ha chiesto pubblicamente scusa e promesso che non riproporrà mai più simili progetti. Vargas, in un comunicato diffuso via web afferma che ‘Sei quello che leggi’ non verrà più chiamata “opera d’arte”, in segno di rispetto verso quanti si sono sentiti offesi. Ha ammesso l’errore ed ha affermato che avrebbe dovuto salvare il cane invece di lasciarlo morire. E chiede a tutti di accettare le sue scuse.“Far soffrire e uccidere un cane lasciandolo morire di fame per far comprendere un problema come quello del randagismo è certamente un modo perverso per informare l’opinione pubblica – dichiara Massimo Comparotto, presidente dell’

OIPA Italia (Organizzazione internazionale Protezione animali) – In verità quest’opera ‘artistica’ è solo l’ennesimo esecrabile squallido tentativo per far parlare di sé per riempire una galleria d’arte. Josè Morales, vice presidente del ‘Special Unit for Animal Protection and Rescue’ ha commentato: “Il cane è stato legato senza cibo, non capisco come ciò possa essere considerato arte”. Raymond Schnog, presidente della ‘Humanitarian Association for Animal Protection’, ha condannato l’atto definendolo pura crudeltà, “non comprendo come un animale possa essere stato lasciato morire di fame sul pavimento mentre una frase sulle pareti era stata composta usando cibo”.Queste organizzazioni stanno studiando il caso per presentare un ricorso davanti al tribunale locale.

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Una catena dal titolo sei pugliese se…

Inserito da 23 Novembre, 2007 (0) Commenti

Si tratta di :Catene di Sant'Antonio

Sei pugliese se…
o sei pugliese se quando la mattina vai a far colazione al bar spendi meno di un euro!
o sei pugliese quando ti lamenti sempre della tua città ma quando sei fuori la vanti come se fosse il paese delle meraviglie!!!
o sei pugliese se quando vivi fuori, e fai colazione al bar, ti lamenti del fatto che assieme al caffè non t’hanno portato il bicchiere d’acqua per sciacquarti la bocca!
o sei pugliese se quando vai a farti una pizza con gli amici, il ristorante ti offre un giro di limoncello gratis.
o sei pugliese se, pur vivendo al Nord da dieci anni, non hai perso una virgola del tuo meraviglioso accento!!
o sei pugliese se sai come si cucina Patate, riso e cozze.
o sei pugliese se parcheggi la macchina da un abusivo senza farti problemi.
o sei pugliese se ti lamenti della cucina di chiunque (tranne della tua fidanzata o almeno finché non diventa moglie)
o sei pugliese se almeno una volta alla settimana hai una voglia matta di mangiare il crudo di mare.
o sei pugliese se nel cibo metti quintalate di aglio, prezzemolo, pane grattuggiato!
o sei pugliese se d’estate vai a ponente con sedie e tavolini e organizzi delle mangiate all’aperto
o sei pugliese se ogni amico lo chiami con ‘ ‘mba ‘ prima del nome.

Sei pugliese se…
o sei pugliese se tifi la tua squadra del cuore pugliese sperando che salga a breve in serie A per fare il culo alle grandi squadre e magari,sempre a culo,vinca lo scudetto!
o sei pugliese se speri in un miracolo.
o sei pugliese se cerchi lavoro e non ne trovi, e nel periodo continui a vegetare a casa dei tuoi.
o sei pugliese se ami così tanto il mare, che in sua assenza te lo sogni di notte.
o sei pugliese se credi che la precedenza ce l’ha chi se la prende.
o sei pugliese se pensi che i semafori siano inutili in città e che si debba dare più fiducia ai guidatori!
o sei pugliese se ami le chiese, le cattedrali e i palazzetti bassi della parte vecchia della tua città pugliese.
o sei pugliese se hai visitato quasi tutte le città della tua regione
o sei pugliese se riconosci dall’odore il perido della vendemmia e della spremitura dell’olio.
o sei pugliese se quando incontri fuori dalla Puglia un tuo corregionale ci fai amicizia in 2 minuti e vi raccontate la propria vita a vicenda, ricordando con nostalgia la propria città!
o sei pugliese quando ti mangi le vocali!
o sei pugliese quando vivi al nord e almeno una volta al giorno ti viene nostalgia della tua terra e della sua gente!
o sei pugliese se ridi anche nelle situazioni drammatiche e fai divertire la gente!
o sei pugliese se abiti al nord e dici ‘prendimi il coso’ e nessuno ti capisce!
o sei pugliese se lavori a nero pure tutta la vita
o sei pugliese se d’estate vai al lido della tua città, anche se il mare fa schifo
o sei pugliese se vai al mare a piedi.
o sei pugliese se ti fa schifo la lega nord
o sei pugliese se almeno una volta al giorno ti viene da cantare
o sei pugliese se in estate la prima volta che ti abbronzi, ti ustioni e spelli perché nn vedi l ora di abbronzarti subito.
o Ma sei pugliese soprattutto quando non ti vergogni della tua terra e ricordi sempre il luogo dove sei nato. Quando la esalti per il mare e la buona cucina, il sole caldo anche d’inverno, per l’ospitalità della gente e per tutte le bellezze che la rendono una terra splendida!!!
Orgogliosi di essere pugliesi.. sei pugliese anche se dopo aver letto questa e-mail nonvedi l’ora di mandarla a tutti gli amici e magari di farne una copia da appendere in camera!

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