Un amico per il gatto

Inserito da 10 Novembre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Storielle e Aneddoti

Stafania ci invia questa storia

Il gatto passeggiava da solo nella savana africana e si annoiava; per cui, si disse: “Voglio trovarmi un amico; non intendo più stare da solo”.
Sulla sponda del fiume, sentì gracidare una rana. “Ecco qualcuno che vorrei avere come amico; le rane sanno davvero molte cose”.
Così, si rivolse alla rana: “Sto cercando un amico, se vuoi, possiamo chiacchierare insieme”.
La rana saltò sulla sponda, si accovacciò accanto al gatto e i due animali cominciarono a discorrere tranquillamente. Più tardi, passò nei paraggi una gazzella sgambettando allegramente; era alquanto distratta, non si accorse della rana e la schiacciò. Il gatto rincorse la gazzella, gridando: “Fermati! Fermati!”
La gazzella si fermò e lo guardò con i suoi grandi occhi dolci. Il gatto le disse: “Anch’io posso correre velocemente; se vuoi, possiamo diventare buoni amici. Lasciami venire con te”.
Così si incamminarono insieme nella savana, discorrendo allegramente. Non videro però un leopardo che stava avanzando verso di loro, nascosto tra l’erba.
All’improvviso, il leopardo aggredì la gazzella e la divorò in un sol boccone! Il gatto osservò il leopardo e gli disse: “Sto cercando un amico; noi apparteniamo alla stessa famiglia e se lo desideri possiamo restare insieme”.
Mentre mangiava la gazzella, il leopardo gli lanciò un’occhiata amichevole. Quando ebbe terminato il pasto, si leccò i baffi, si stiracchiò e si distese accanto al gatto. Poi, cominciarono a parlare come due vecchi amici. Durante la digestione, il leopardo, insonnolito, si distrasse; pertanto, non vide l’elefante che stava uscendo
dalla foresta. Gli elefanti detestano i leopardi, ma l’animale non ebbe il tempo di fuggire; l’elefante si avventò contro di lui e lo trafisse con le zanne: povero leopardo!
Il gatto disse all’elefante: “Come sei grande e forte! Se vuoi, possiamo diventare amici; chiacchieriamo un po’”. L’elefante si sdraiò sull’erba, il gatto si avvicinò al suo orecchio e gli raccontò tutto quello che aveva appreso discutendo con la rana, con la gazzella e con il leopardo. L’elefante era molto interessato e si divertì un
mondo; nel frattempo, alcuni uomini si avvicinarono senza far rumore, nascondendosi tra i cespugli. Erano cacciatori e con frecce e lance colpirono a morte l’elefante che cadde a terra stecchito. Povero elefante!
Il gatto si disse: “Sono proprio sfortunato! Tutti i miei amici sono stati uccisi uno
dopo l’altro, persino l’elefante che era così grande e forte. Questi cacciatori sono ancora più forti; non mi resta che andare con loro”.
I cacciatori ritornarono al loro villaggio e il gatto li seguì; ognuno rientrò nella
propria capanna. Il gatto seguì il capo dei cacciatori, finché questi giunse davanti alla sua dimora. La moglie lo stava aspettando sulla soglia e gli chiese: “Che cosa hai portato da mangiare per cena?”
“Ho ucciso un elefante” rispose con orgoglio il cacciatore.
“Ah, si?” rispose la moglie “E dov’è la carne?”
Il cacciatore si sedette e le disse: “Sono molto stanco, inoltre fa davvero caldo; andrò a cercare la carne più tardi.”
“Non se ne parla nemmeno! Alzati, pigrone, e vai subito a prendere la carne!”. Gridò così forte che il cacciatore si alzò e uscì a cercare la carne. Allora il gatto cominciò a strusciarsi contro le gambe della moglie del capo, facendo le fusa.
“Sei così forte, miao! Sei certamente tu la più forte! Se lo desideri, potrò essere tuo amico e ti racconterò molte cose.”
“Va bene” rispose la donna sorridendo, poi, si abbassò per accarezzarlo. Da quel giorno, la donna e il gatto diventarono grandi amici. Di notte, mentre il gatto
passeggiava nella savana, imparava ogni sorta di segreti e misteri. Al mattino, veniva a strusciarsi contro le gambe della donna, che se lo prendeva sulle ginocchia, e le raccontava tutti i suoi segreti, facendo le fusa. “Sei indubbiamente tu la più forte!”

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Huang e il genio del tuono

Inserito da 7 Novembre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

Ilaria ci segnala questa storiella cinese

Il giovane Huang era buono e generoso, tanto generoso che tutti, nel villaggio, tessevano le sue lodi. Questo a Huang non faceva molto piacere, perché, oltre a tutte le altre virtù, aveva anche quella della modestia, perciò cercava di beneficare il prossimo di nascosto, ma la cosa veniva a risapersi lo stesso.
Un giorno il suo amico Sia morì, lasciando sei piccoli fratelli e la vecchia madre. I poveretti non avevano più nessuno al mondo che si prendesse cura di loro, perché i ragazzi erano ancora troppo piccoli per lavorare, e la madre troppo vecchia.
Senza pensarci due volte, Huang decise di provvedere all’infelice famiglia e comprò cibo e vestiti per tutti, provvedendo anche alle altre necessità della casa. Ma sette bocche costano molto, e in poco tempo il giovane vide sfumare tutte le sue ricchezze e si trovò ridotto in miseria.
– Non posso andare avanti così – pensò un giorno. – Sono sempre stato uno studioso, e non so far altro che scartabellare dei libri. Nessuno mi prenderebbe a lavorare, perché non so far niente; non mi resta che dedicarmi al commercio.
Allora ripose libri, pennelli, carta di seta, e sebbene il cuore gli dolesse nel rinunciare così a tutto ciò che lo aveva appassionato fino a quel giorno, si dette d’attorno per negoziare in mercanzie.
Tutti cercarono di aiutarlo nel villaggio, perché avevano capito quando fosse stato un grande il suo sacrificio; e ben presto il giovane Huang incominciò a far fortuna e, da povero letterato che era divenne un ricco mercante.
Un giorno, tornando da Nanchino, si fermò in una locanda per riposare. Ordinò una tazza di tè e stava sorbendola, quando vide entrare nella locanda un uomo altissimo e magro, tanto magro che sembrava proprio uno scheletro rivestito di pelle.
L’uomo sedette in disparte e rimase silenzioso stringendosi la testa fra le mani. Pieno di compassione, Huang si alzò e gli si avvicinò.
– Vi sentite male signore? – chiese. Ma l’altro scosse la testa e non rispose.
Allora il giovane mercante si guardò intorno, e visto sopra un tavolinetto un piatto pieno di riso e di altre vivande, lo prese e lo posò davanti allo sconosciuto. L’altro si gettò sul cibo con incredibile avidità, e in un baleno aveva divorato ogni cosa.
– Ancora, amico mio? – domandò Huang.
E senza aspettare risposta ordinò un pranzo completo per due persone. Lo sconosciuto non si fece pregare e spolverò tutto in un batter d’occhio. Quando ebbe vuotato tutti i piatti, si alzò e si inchinò profondamente davanti a Huang.
– Erano tre anni che non saziavo il mio appetito in questo modo! – esclamò.
Huang lo guardò con stupore.
– Vorreste dirmi come vi chiamate e dove abitate? – domandò.
– Non posso rivelarvi il mio nome – rispose lo strano viaggiatore. – e in quando alla mia abitazione, sappiate che non ne ho.
Huang non fece altre domande, poiché comprese che lo sconosciuto non gli avrebbe
detto di più; ma essendosi ormai riposato ordinò ai servi di preparare i bagagli per il viaggio. Quando fu sul punto di ripartire, vide con sorpresa che l’uomo magro si preparava a partire insieme con lui.
– Signore, – gli disse con gentilezza – voi non potete venire con me.
– Amico mio, voi siete in grave pericolo, – rispose lo sconosciuto – e io non posso dimenticare il bene che mi avete fatto.
Huang lo tempestò di domande, ma lo straniero non aprì più bocca; allora si rimise in viaggio rassegnato ad avere l’altro come compagno. Si fermarono una seconda volta per mangiare, e Huang ordinò un pranzo abbondantissimo ma lo straniero scosse la testa.
– Io mangio soltanto una volta all’anno – dichiarò – Non vi preoccupate per me.
Sempre più meravigliato, Huang fu persuaso che l’uomo non poteva essere che un genio, e lo trattò con gentilezza anche maggiore. Infine venne il momento di percorrere un lungo tratto di fiume sopra una giunca, ma erano appena imbarcati, che si scatenò una violenta tempesta, con un vento così forte e onde tanto alte che la giunca si capovolse e tutti i passeggeri furono scaraventati nell’acqua.
Molti di essi affogarono, e sarebbe forse annegato anche Huang, se lo straniero non se lo fosse caricato sopra le spalle, nuotando poi fino a una giunca che, miracolosamente, non si era rovesciata.
Nel frattempo il vento si calmò, e anche le acque ritornarono tranquille; ma tutte le
mercanzie erano cadute nel fiume durante il naufragio, e Huang, sebbene fosse salvo, ormai era ridotto povero in canna. Salì a bordo angosciato, pensando con rammarico a tutte le sue mercanzie perdute, quando vide lo sconosciuto salire sul bordo dell’imbarcazione e gettarsi nel fiume a testa in giù.
Scomparve fra le acque, e riemerse poco dopo reggendo fra le braccia una parte dei bagagli di Huang. Li lasciò sul ponte e si tuffò di nuovo. Così a poco a poco Huang si trovò in possesso di tutti i suoi beni. Infine lo straniero risalì a bordo.
– Non so proprio come ringraziarvi – esclamò Huang commosso e ancora stupefatto.
– Ho soltanto saldato il mio debito, -rispose lo straniero – e adesso posso lasciarvi.
– Oh, no! – supplicò Huang. – Rimanete con me e termineremo insieme il viaggio!
Sembrava che l’uomo non chiedesse di meglio; subito aiutò Huang a contare e riordinare i bagagli e domandò:
– Manca nulla?
– Soltanto uno spillone d’oro – rispose il giovane mercante.
L’uomo si tuffò subito e poco dopo riapparve stringendo in mano lo spillone. Huang, più che mai sbalordito, non sapeva come dimostrare la propria riconoscenza allo straniero.
Infine pregò:
– Se non sapete dove andare, venite a casa mia e vivete con me.
L’uomo accetto e, giunti al termine del viaggio, si sistemarono insieme nella casa di
Huang.
Quando furono passati dodici mesi dal giorno del loro incontro, Huang fece preparare un banchetto abbondantissimo e prelibato, poiché ricordava che lo straniero mangiava soltanto una volta all’anno. Ordinò per cento persone, ma l’uomo divorò tutto in un baleno.
Quando ebbe finito, si inchinò ancora profondamente davanti a Huang, e lo ringraziò con affetto.
– Non ho mai conosciuto un uomo come voi – gli disse. – Voi pensate sempre al bene degli altri, e mai al vostro!
Huang si sentì tutto confuso, perché non gli sembrava di meritare quegli elogi, ma l’uomo proseguì:
– Tra poco dovrò lasciarvi, e questa volta per sempre. Sappiate che io sono il Genio del Tuono, e fui condannato a errare per cinque anni sulla terra.
Udendo questo Huang si sentì tutto confuso, perché non gli sembrava di meritare quegli elogi, ma l’uomo proseguì:
– Esprimete qualsiasi desiderio, e io lo esaudirò.
In quel momento il cielo si coperse di nubi, e si sentì il rombo del tuono. Allora Huang ebbe un idea.
– Vorrei fare una passeggiata fra le nuvole.
Il Genio del Tuono si mise a ridere, e rideva ancora quando Huang si trovò seduto sopra una nuvola che viaggiava dolcemente nello spazio infinito. Sulle prime ebbe una gran paura, ma poi alzò gli occhi e vide nella volta celeste una miriade di stelle splendenti come gemme in un diadema.
Protese la mano, e la stella più vicina gli cadde nella manica. Poi, guardandosi intorno, vide venire un carro dorato, chiuso da cortine di seta grigia e trascinato da due draghi che galoppavano sollevando e abbassando il dorso. Le loro code ondeggianti facevano il rumore che produce una frusta sopra un piatto di bronzo.
Attraverso le cortine si scorgeva dentro il carro una fata bellissima che aveva vicino un grosso tino pieno d’acqua. Dietro il carro venivano molte persone, e fra esse, c’era il Genio del Tuono. Questi si avvicinò a Huang e lo prese per mano sorridendo; poi lo condusse verso il carro.
– Questa è la Fata della Pioggia – disse. – In questo momento è molto adirata con gli
uomini e ha deciso di non lasciare più cadere sulla terra una goccia d’acqua, condannando così le campagne a una tremenda siccità.
Poi il Genio del Tuono si inchinò alla fata e disse, indicando Huang:
– Questo giovane è un mio amico.
La Fata abbassò la testa sorridendo graziosamente, e indicò a Huang alcune secchie di rame che stavano appese intorno al carro. Il giovane ne prese una, poi si rivolse al Genio per avere spiegazioni.
L’uomo fece un gesto, e improvvisa mente le nuvole si squarciarono; Huang poté vedere il suo villaggio e le campagne intorno, arse per la siccità. Allora capì ciò che doveva fare: immerse la secchia nel tino, senza che la Fata si opponesse, lasciò cadere l’acqua nello squarcio delle nuvole e ripeté quel gesto alcune volte. Alla fine il Genio disse:
– Adesso dovete ritornare sulla terra. Dietro il carro pende una corda; afferratevi a quella e non abbiate paura.
Veramente Huang aveva moltissima paura; ma quando si accorse che tutti ridevano
intorno a lui, si fece coraggio, afferrò la corda con le due mani e si lasciò scivolare, un attimo dopo si trovò nella sua stanza, come se nulla fosse accaduto. Ma il suo amico non c’era più. Allora uscì di casa, e vide che nel villaggio tutti erano allegri e festosi!
– Finalmente! – gli gridò un amico ridendo felice. – La campagna moriva di sete, ma oggi è venuta la pioggia e il nostro raccolto è salvo.
Nessuno, naturalmente, sospettava che quella pioggia era dovuta a Huang, e il giovane si guardò bene dal raccontare a chicchessia la sua straordinaria avventura.
Alla sera, mentre si spogliava per andare a letto, vide una pietra scura scivolargli fuori dalla manica. Allora si ricordò della piccola stella che aveva staccata dalla volta celeste.
Era spenta e fredda, ma decise di tenerla come ricordo; perciò la posò sul tavolino e andò a dormire. Ma durante la notte qualche cosa lo risvegliò. La stella, sul tavolo, brillava di una luce vivissima, e tutta la casa ne era illuminata. Stupefatto, Huang si avvicinò,ma accadde un altro prodigio: la stella parve ingrandire e trasformarsi, e infine divenne una giovane e bellissima fanciulla che gli sorrideva dolcemente.
– Mio signore – disse con voce che sembrava una musica, – io mi chiamo Ferma-Nuvole, e il Genio del Tuono mi ha mandata da voi perché io sia la vostra sposa.
Huang non riusciva a riaversi, tanta era la commozione e la gioia; ma infine ritrovò la voce, e chiamati i servi, comandò che fosse preparato quando occorreva per la cerimonia delle nozze.
Il giorno dopo amici e parenti accorsero a festeggiare la giovane coppia, e fu imbandito un sontuoso banchetto. Mentre gli sposi si scambiavano la promessa, si sentì un forte rombo di tuono e cadde una pioggia leggera, fresca come la rugiada, lucente come diamanti.
Erano i Geni delle Nuvole che mandavano i loro doni agli sposi.

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La fedele Meng Giang

Inserito da 3 Novembre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Storielle e Aneddoti

dalla Gabriella segnala questa storiella cinese

Molto tempo fa, nell’antica Cina, vivevano due famiglie, i cui giardini, confinanti, erano separati solo da un muro. I Meng e i Giang piantarono nello stesso momento, da entrambe le parti del muro, una zucca. Le due piante crebbero, si arrampicarono lungo il muro, finendo per incontrarsi ed unirsi sulla sommità e formando così una sola pianta.
Questa zucca produceva magnifici fiori e ben presto diede vita ad un frutto grosso e dorato che la famiglia Meng e la famiglia Giang volevano entrambe raccogliere. Queste due famiglie, oltremodo sagge, decisero di dividere in due lo splendido frutto. Ma, quando lo tagliarono, scoprirono che conteneva una fanciullina, incredibilmente bella; le due famiglie decisero di allevarla in comune e di darle il nome di Meng Giang. Questa storia accadde nel periodo in cui regnava un imperatore crudele che, temendo che i suoi nemici invadessero il paese, decise di far costruire un muro lungo la frontiera settentrionale della Cina. I suoi architetti non erano molto esperti e, non appena avevano costruito una parte del muro, un’altra crollava: il tempo passava e il muro non era mai finito. Allora, un saggio disse all’imperatore: “E’ possibile costruire un muro che si estenda per diecimila leghe di lunghezza solo se, ad ogni lega, vi si rinchiude un uomo; in tal modo, lo spirito di quest’uomo veglierà sul muro.”
I sudditi dell’imperatore fremettero di terrore nell’udire questo consiglio; l’imperatore avrebbe fatto catturare degli uomini, soprattutto giovani e adolescenti. Ma un saggio molto intelligente prese la parola e disse all’imperatore: “Il vostro modo di utilizzare gli uomini per la costruzione del muro potrebbe provocare disordini prima ancora che il muro sia terminato. Per questa ragione, vorrei parlarvi di un uomo di nome Wan; potete prendere lui: dal momento che Wan significa diecimila, sarà sufficiente per tutte le diecimila leghe del muro”. L’imperatore, felice di questo buon consiglio, ordinò di far cercare Wan; ma questi appresa la notizia in tempo, scomparve. Mentre fuggiva, giunse nel giardino di Meng Giang, che era diventata una ragazza grande e bella. Quando la vide, rimase subito affascinato dalla sua bellezza e la chiese in sposa. Le nozze furono celebrate in allegria; ma la gioia fu di breve durata, poiché i soldati dell’imperatore catturarono Wan e lo portarono via, lasciando Meng Giang in lacrime. Wan fu sepolto vivo nel muro e Meng Giang sprofondò in una cupa malinconia, poiché lo amava molto. Decise di partire per cercare il corpo del marito, ma, una volta arrivata davanti al muro, non sapeva come fare e cominciò a piangere. Il muro si commosse per la sua disperazione e crollò, liberando in tal modo le ossa di Wan.
Quando l’imperatore sentì parlare di questa donna, desiderò vederla. Incantato dalla sua bellezza, la volle come imperatrice. Meng Giang sapeva bene che non poteva sottrarsi alla volontà dell’imperatore, così accettò, ma a tre condizioni. In primo luogo, chiese che venisse celebrata, in onore del suo sposo, una festa dei morti, della durata di quarantanove giorni; in secondo luogo, volle che l’imperatore e gli altri funzionari partecipassero ai funerali e infine che venisse costruita per lei un’alta terrazza sulla sponda del fiume. Avrebbe acconsentito a sposare l’imperatore solo a queste condizioni e il sovrano le accettò. Quando tutto fu pronto, Meng Giang salì sulla terrazza, maledisse l’imperatore per la sua crudeltà e si gettò nel fiume. L’imperatore si incollerì e ordinò ai soldati di ripescare il suo corpo e di tagliarlo in mille pezzetti. Quando i soldati ebbero svolto questo incarico, tutti i pezzi si trasformarono in pesci d’oro, all’interno dei quali continua a vivere l’anima della fedele Meng Giang, che non abbandona mai il muro in cui riposa ancora oggi lo spirito del suo caro marito.

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Sciocci Uomini

Inserito da 25 Ottobre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

Luana ci segnala questa storiella Norvegese

C’erano una volta due donne, molto amiche, che discutevano sempre animatamente. Un giorno, avendo esaurito tutti gli argomenti, cominciarono a parlare dei mariti. La prima disse: “Mio marito è proprio stupido; è così tonto che posso fargli credere qualsiasi cosa!”
“Non e’ sicuramente scemo come il mio!” rispose l’altra. “Potrei raccontargli le fandonie più inverosimili: è così babbeo che ci crederebbe ciecamente!”
“In ogni caso, mio marito è più stupido!”
“No, il mio è più scemo!”
Nessuna delle due donne voleva cedere, così cominciarono a urlare e stavano quasi per prendersi per i capelli. La prima allora disse: “Non dobbiamo litigare per questo, sarebbe davvero sciocco; mettiamo i nostri mariti alla prova. Ci impegneremo ad abbindolarli con la storia più incredibile che ci verrà in mente e vedremo quale dei due si dimostrerà più idiota”.
Finalmente, si trovarono d’accordo. La prima donna, quella della fattoria del Nord, si rivolse al marito non appena questi ritornò dalla foresta: “Dio mio! Che aspetto spaventoso hai! Devi essere gravemente malato!”
“Niente affatto! Mi sento in ottima forma!” rispose il marito “Ho solo bisogno di bere e mangiare”.
“Dio mi è testimone!” affermò la donna. “Diventi ogni istante più pallido e hai lo sguardo di un morto; devi subito metterti a letto, non vivrai ancora per molto.”
Continuò ad insistere finché non riuscì a persuadere il marito di essere davvero in procinto di morire; così, lo fece stendere, gli chiuse gli occhi e gli avvicinò le mani sul petto. Poi, lo avvolse in un sudario e lo depose in una bara. Infine, fece qualche foro nelle assi di legno, in modo che potesse respirare e sbirciare fuori ogni tanto.
Nel frattempo, alla fattoria del Sud, l’altra donna prese un paio di cardi e si andò a sedere per cardare, ma non aveva la lana. Il marito, vedendola gesticolare nel vuoto, le disse: “Che donna stupida! Chi ha mai visto cardare senza lana!”
“Come, senza lana?” rispose la donna “Ce l’ho qui la lana, non la vedi? Bisogna ammettere che è molto sottile.”
Poi prese l’arcolaio e cominciò a filare. “Questa volta stai proprio vaneggiando!” disse l’uomo. “Rovinerai l’arcolaio se non ci metti sopra qualcosa!”
“Qualcosa? La tua vista si abbassa progressivamente: il filo è troppo sottile perché tu possa vederlo!”
Quindi preparò il telaio per tessere e si mise al lavoro; poi, tagliò il tessuto, cucì gli abiti per il marito e andò ad appenderli nel granaio. Il marito non osò proferire parola; non vedeva niente, né il tessuto, né il vestito, ma la moglie l’aveva convinto che l’abito fosse molto sottile…
Il giorno seguente, la moglie gli disse: “Oggi seppelliranno l’uomo della fattoria del Nord; dovrai indossare l’abito della festa per partecipare al banchetto organizzato per i funerali. Ti aiuterò ad infilarlo, dal momento che il tessuto è così sottile che rischi di lacerarlo se lo metti da solo.”
Quando giunsero alla fattoria del Nord, i convitati avevano già iniziato a bere; ma quando videro il loro amico che si avvicinava senza vestiti addosso, scoppiarono a ridere a crepapelle. Il “morto”, nella sua bara, gettò un’occhiata fuori attraverso le fessure tra le assi: “Oh, oh! Ecco il contadino della fattoria del Sud che si presenta completamente nudo ai miei funerali!” E si mise a ridere anche lui.
Gli altri lo sentirono e si affrettarono a scoperchiare la bara.
“E’ una cosa proprio curiosa!” si disse l’uomo della fattoria del Sud vedendolo. “Il cosiddetto defunto sta ridendo e chiacchierando con i suoi amici, ma dovrebbe piangere!”
“Le lacrime non hanno mai sottratto nessuno alla morte!” gli rispose l’uomo della fattoria del Nord.
All’improvviso, i due mariti compresero di essere stati ingannati e che erano state proprio le loro mogli ad organizzare tutto; così, ritornarono a casa umiliati, giurando di vendicarsi a suon di bastonate.

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Il vascello fantasma storia olandese

Inserito da 23 Ottobre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Storielle e Aneddoti

Matteo ci segnala questa storia

Fokke, capitano olandese di lungo corso, era un uomo audace ed esperto del suo mestiere. Nessuna nave poteva competere con la sua in velocità; nessuno poteva competere con lui in imprese ardite e fortunate. Si diceva però sottovoce che la velocità e la fortuna fossero dovute a opere di magia, all’intervento del diavolo. Certo Fokke era un uomo cattivo, empio, crudele, senza scrupoli. Aveva una gran superbia, e quando perdeva le staffe, non aveva più ritegno: più di una volta, per una sciocchezza qualunque, aveva ucciso i marinai alle sue dipendenze; non sapeva dir due parole, senza bestemmiare orrendamente, e qualche volta pronunziava parole di una lingua strana che nessuno capiva e che parevano dirette a un essere invisibile.

Un giorno, viaggiando nell’Africa meridionale, doveva doppiare il Capo di Buona Speranza. Ma il vento era contrario, la burrasca infuriava e non si poteva passare. Chiunque altro avrebbe desistito dalla folle impresa, non cosi Fokke: egli voleva girare il capo a ogni costo, anche col vento contrario, anche con la tempesta che imperversava. Impose pertanto alla sua nave uno sforzo che nessun vascello avrebbe potuto sopportare a lungo. Il fasciame scricchiolava sinistramente, e parve che da un momento all’altro la nave si sarebbe rotta inevitabilmente tra gli scogli. I marinai. spauriti, pregavano, raccomandandosi al loro santo protettore e all’angelo custode; il capitano invece sogghignava, bestemmiava, cantava canzoni sacrileghe, e più cresceva la rabbia delle onde e più la sua baldanza aumentava. Finì col giurare, per tutti i diavoli, d’oltrepassare quel capo, a costo di dover peregrinare pel mare sino al giorno del Giudizio Universale.

Ed ecco apparire a prua, chiamato dalle ardenti invocazioni dei marinai, la maestosa figura di un angelo. Tutta la ciurma s’inginocchiò riverente. Solo il capitano continuò a bestemmiare. Avendo intimato inutilmente all’angelo di andarsene, acceso d’ira, gli sparò contro un colpo di pistola. La palla sacrilega tornò indietro e feri Fokke al braccio. Questo portento, invece di far pentire il capitano del male che aveva fatto, l’inasprì di più. E stava per slanciarsi contro l’angelo, se non che dovette rimanersene lì immobile: una forza misteriosa attanagliava ogni suo membro.

L’angelo allora parlò e disse:

– Empio capitano, ti maledico. Tu starai eternamente sulla tua nave e non avrai mai riposo. Per orribile che sia la tua vita, invocherai invano la morte liberatrice: non potrai morire e percorrerai i mari sino al giorno del Giudizio Universale. Nel tuo pauroso viaggio, ti sarà compagno il Maligno e tu stesso diventerai una specie di demonio del mare. Ti seguirà sempre la burrasca, inseparabile dalla tua nave, e la sola vista di essa sarà per gli uomini annunzio di sventura.

Ci fu nello sguardo atono del capitano un segno impercettibile di qualcosa che rassomigliasse, se non proprio al pentimento, almeno alla consapevolezza del male che aveva fatto? Forse l’angelo, che sa leggere nei cuori, lesse qualcosa di simile in quello di Fokke, perché, dopo una pausa, raddolcì la voce e disse:

– Ogni cento anni ti sarà concesso tuttavia di scendere a terra, di confonderti con gli altri uomini, di vivere la loro stessa vita per sette anni. E, se in queste pause del tuo castigo, tu riuscirai a trovare una sposa che ti ami veramente, che sappia amarti sino alla morte, la tua condanna finirà: tu finalmente morrai e la tua anima sarà salva.

La visione sparve. L’angelo, partendo, aveva portato via con sé, in una nube d’oro, tutti i marinai; e il maledetto rimase solo sulla tolda della nave, che ora apparteneva all’inferno. E infatti un mostruoso pilota, con le corna di fuoco, s’impossessò subito del timone, e cento altri diavoli formarono il terribile equipaggio della terribile nave. La quale cominciò subito a navigare, e da allora percorse disperatamente tutti i mari, con le sue vele rosse spiegate al vento, senza pigliar mai porto. I fulmini colpivano il suo albero maestro senza spezzarlo, guizzavano in mezzo alle vele senza bruciarle, e le onde urtavano continuamente i suoi fianchi e la chiglia senza sconquassarli. Quando il Vascello Fantasma incontrava un’altra nave, mandava in una scialuppa qualcuno del suo misterioso equipaggio a pregare il capitano di ricevere un pacco di lettere: il capitano non poteva rifiutarsi, ma doveva inchiodare le lettere all’albero maestro, se non voleva che qualche disastro capitasse al suo bastimento. Le lettere erano tutte indirizzate a gente sconosciuta o morta da molto tempo. E chi le leggeva impazziva. Invano Fokke, stanco della sua vita disperata, combatté contro i più feroci pirati, affrontò i turbini e i cicloni più violenti: la morte ostinatamente lo respingeva. Più volte, ogni cento anni, discese a terra; ma, tra le tante donne in cui s’imbatté, non era riuscito mai a trovarne nessuna disposta a sposarlo. C’era alcunché di ripugnante nella sua faccia, qualcosa di sinistro nel suo sguardo.

Un giorno, in una di queste tregue che gli concedeva il destino, il Vascello Fantasma fu spinto sulle coste della Norvegia. Dopo tanti tormenti, il capitano, stanco e triste, incontrò sulla spiaggia un vecchio marinaio e gli chiese ospitalità nella sua capanna. Siccome il marinaio stava lì perplesso se accettare o no quell’ ospite strano, Fokke, per persuaderlo, gli diede un pugno di diamanti. E quando seppe che il suo nuovo amico aveva una figlia, gliela chiese in sposa. Il matrimonio fu presto combinato, perché il vecchio, avido di ricchezze, era restato abbagliato dal fulgore di quei brillanti e pensava che era una bella fortuna aver un genero cosi generoso! Naturalmente bisognava però che anche la ragazza acconsentisse.

Ora bisogna sapere che nella capanna del norvegese c’era un vecchio quadro affumicato che raffigurava un uomo in costume olandese: il quadro era un’antica eredità di famiglia e si diceva che fosse il ritratto somigliantissimo del capitano olandese che comandava il Vascello Fantasma, quale era stato veduto in Scozia duecento anni prima. E assieme col ritratto s’era trasmessa da madre in figlia la raccomandazione a tutte le donne della famiglia di guardarsi bene dall’originale. Cosi sin dall’infanzia la fisionomia di quell’uomo pericoloso s’era vigorosamente impresso nel cuore di Senta (cosi si chiamava la figlia del marinaio norvegese). Si che appena il vero Olandese Errante in carne e ossa entrò nella capanna, la ragazza non poté far a meno di trasalire. Anche il fidanzato si meravigliò di trovar lì quel ritratto, e quando gli spiegarono chi mai stesse a rappresentare, cercò di stornare da sé i sospetti, pigliandosi giuoco della superstizione e fingendo di ridere alle spalle dell’Olandese. Ma intanto, senza volerlo, si abbandonava alla tristezza, mettendosi a descrivere con tocchi vivaci e appassionati le inaudite sofferenze che l’Olandese doveva sopportare nelle immensità dell’Oceano,

– La vita lo respinge, la morte lo rifiuta.

Come una botte vuota che le onde si rimandano l’una all’altra irridendo, lo sciagurato Olandese è sballottato tra la morte e la vita.

Il suo dolore è profondo come il mare sul quale naviga. E come il suo vascello è senza àncora, anche il suo cuore è senza speranza.

La fanciulla era commossa e guardava il fidanzato con occhi umidi e gravi. E quando egli le domandò: «Senta, vuoi sposarmi? mi amerai tu? », la ragazza rispose:

– Si, fino alla morte.

C’ era un cacciatore norvegese, Erik, un giovane bello e buono, che era innamorato perdutamente di Senta e avrebbe dato chi sa che per sposarla. Quando seppe che la fanciulla era promessa allo straniero sconosciuto, si sentì stringere il cuore. Tanto più che egli aveva notato la strana somiglianza dell’uomo misterioso col ritratto che era nella capanna del marinaio. Bisognava salvare la ragazza a ogni costo.

Un giorno Erik incontrò Senta sulla spiaggia, e le si avvicinò.

– Ascoltami, Senta, – le disse con premuroso affetto – dammi retta: non sposare lo straniero. Tu sei preda di un funesto incantesimo: sta a te spezzarlo. Non puoi amare quell’uomo sinistro e dallo sguardo sfuggente. Perderai la tua anima bellissima. Sii invece mia sposa: io ti saprò difendere da ogni male.

Ma la fanciulla non lo ascoltava: guardava lontano nel mare.

Fokke, nascosto dietro uno scoglio, aveva udito le parole di Erik. Il tormento riafferrò il suo cuore. Poteva egli compromettere casì la pace e la felicità dell’unica donna buona e pietosa che aveva accettato di sposarlo? Capiva adesso quale enorme sacrificio imponeva alla soave creatura. E non gli reggeva l’animo di rovinarla così. Senza dir nulla a nessuno, l’Olandese fece pertanto nascostamente i preparativi per la partenza, e una mattina, all’alba, usci dalla casa del pescatore, sali sulla nave maledetta, aprì al vento tutte le vele rosse e salpò.

Senta però vigilava: doveva aver intuito che qualcosa era cambiato nell’animo del suo fidanzato e, senza farsi accorgere, lo sorvegliava. E quando vide la rossa vela allontanarsi verso l’orizzonte, sali sulla rupe più alta e gridò:

– Eccomi, sposo mio! Sarò fedele a te sino alla morte, per salvarti, per liberarti dalla maledizione che ti fa soffrire!

E, casi dicendo, si gettò a capo fitto nell’acqua.

La maledizione era rotta. Il Vascello Fantasma s’inabissò nei flutti, e da questi emersero due figure luminose che salivano verso il cielo: erano le anime di Senta e di Fokke, redento dall’amore.

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la Bufala di Arild Ovesen, questa versione a volte scurrile ma simpatica

Inserito da 21 Agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

Si tratta di una Bufala delle peggiori, questa è una
versione risisitata della bufala Arild Ovesen, a volte scurrile ma simpatica… buona lettura…

Ciao, il mio nome è Arild Ovesen.

Soffro di malattie rare e mortali, cattivi risultati scolastici, estrema verginità, paura di venire rapito e ucciso mediante elettroshock anale, e senso di colpa per non aver inoltrato 50 miliardi di catene di Sant’Antonio mandatemi da persone che pensano davvero che se uno le
inoltra, la povera piccola bambina di 6 anni a Foligno con un capezzolo in fronte riuscirà a procurarsi abbastanza denaro per toglierlo prima che i genitori la vendano al Circo Orfei.

Prima di tutto devi mandare questa lettera a 7491 persone entro i prossimi 5 secondi altrimenti verrai stuprato/a da un montone impazzito e gettato fuori da un edificio altissimo per cadere su una collina di escrementi animali.

Se non lo farai, a causa di uno strano virus la ventolina dentro il pc si metterà a girare al contrario e vi risucchierà il processore. Dopo una serie di lampi di colore blu dal vostro lettore cd (se avete il masterizzatore è peggio) uscirà il totem della buona sorte che ha già fatto il giro del mondo tre volte (e mi ha confidato di essersi rotto il cazzo perché vorrebbe starsene cinque minuti a casa) vi metterà sulla tastiera e vi farà il carretto, indipendentemente se siete donne o
uomini.

Per ogni messaggio che manderete all’indirizzo Catena cognato di Sant’Antonio l’associazione donerà 1 di dollaro per comprare un aereo all’aviazione americana che servirà per tirare giù un’altra funivia in Italia, e per ogni mail che manderete alla Microsoft o che manderà un’altra persona dopo avere ricevuto l’informazione da voi vi verrà portata una pizza quattro stagioni a casa vostra da Bill Gates in persona… io all’inizio non ci credevo poi ne ho spedite tante e dopo tre settimane mi è arrivato addirittura un calzone farcito!!!

È del tutto vero!!! Perché questa lettera non è come tutte quelle false, QUESTA è del tutto autentica!!! Del tutto vero.

Ecco il programma. Mandala a 1 persona: 1 persona si incazzerà perché gli hai mandato una stupida catena di Sant’Antonio. Mandala a 2-5 persone: 2-5 persone s’incazzeranno perché gli hai mandato una stupida
catena di Sant’Antonio. Mandala a 5-10 persone: 5-10 persone s’incazzeranno perché gli hai mandato una stupida catena di Sant’Antonio, e forse valuteranno l’opportunità di sopprimerti. Mandala a 10-20 persone: 10-20 persone s’incazzeranno perché gli hai mandato una stupida catena di Sant’Antonio, e faranno saltare te, la tua casa, la
tua famiglia e il tuo gatto in aria.

Erode Scannabelve, un pediatra mannaro di Trieste, non spedì a nessuno questa mail: dei suoi tre figli uno cominciò a drogarsi, il secondo entrò nel Partito Umanista e il terzo si iscrisse a Ingegneria dei Materiali.

Turiddu Von Wasselvitz, un allenatore di farfalle da combattimento austro-siculo, si fece beffe di questa mail ad alta voce, e in quello stesso istante gli esplose la testa. Meo Smazza, pornodivo shakespeariano, non diede alcun peso a questa mail: ignoti gli riempirono un profilattico di azoto liquido, e lui se ne accorse solo
dopo averlo indossato.

Un tizio che conosco non ha diffuso questa mail e ha disimparato a andare in bicicletta.

Se inviate questo messaggio a tutti coloro che conoscete, perderete 2 minuti (e tutti i vostri amici) ma contribuirete a salvare la vita di un bambino. Se non lo farete vi cadrà addosso un pianoforte.

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Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d’ospedale…

Inserito da 21 Agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Storielle e Aneddoti

Pubblico una storiella che fa riflettere…

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Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d’ospedale.A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un’ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo. Il suo letto era vicino all’unica finestra della stanza. L’altro uomo doveva restare sempre sdraiato. Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore. Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto. Ogni pomeriggio l’uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno. La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c’era una bella vista della città in lontananza. Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l’uomo dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. In un caldo pomeriggio l’uomo della finestra descrisse una parata che stava passando.Sebbene l’altro uomo non potesse sentire la banda, poteva vederla. Con gli occhi della sua mente così come l’uomo alla finestra gliela descriveva. Passarono i giorni e le settimane. Un mattino l’infermiera del turno di giorno portò loro l’acqua per lavarsi e trovò il corpo senza vita dell’uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L’infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo. Non appena gli sembrò appropriato, l’altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. L’infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo. Lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno.Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto.
Essa si affacciava su un muro bianco.
L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori di quella finestra. L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro. ‘Forse, voleva farle coraggio. ‘ disse.

Vi è un’immensa felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione. Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata. Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare. Oggi è un dono, è per questo motivo che si chiama presente.

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Aiutate la Misericordia di Andria, una donazione per la nuova ambulanza necessaria per salvare vite umane

Inserito da 18 Agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Appelli Generici
080811_andria

Appello vero aiutiamo,
donate aiuterete ad aiutare il prossimo !

Hoax.it estende l’appello pubblicato dal sito www.misericordiaonline.net e da andrialive.it .

Si tratta di donare una qualsiasi somma per aiutare i volontari della misericordia di Andria,vi chiedo di mobilitarvi e donare i volontari sono sempre pronti quando c’è bisogno di assistenza,svolgono con professionalità e impegno il loro lavoro anche quando tutti sono in vacanza, due mezzi in pochi giorni sono andati distrutti e con loro il carico di strumenti e di farmaci salva-vita.

Come fare?
Contattando la Misericordia in Corso Europa Unita n.2,
tel. 0883-292592, 340.8946309″.
Per eventuali donazioni, queste potranno essere eseguite su:
C/C POSTALE N° 10854701
intestato a CONFRATERNITA MISERICORDIA ANDRIA
Cso Europa Unita 2 ANDRIA
causale: pro-ambulanza 118

13/08/2008
18:06:48

(Andria) LA CITTA’ INCOMINCIA A MOBILITARSI PER LA SUA MISERICORDIA

Dal sito andralive.it il Coordinamento “Andria Città Sana” muove le prime significative iniziative a favore dalla Misericordia di Andria.

“E’ Estate. E’ tempo di vacanze e di spostamenti, perciò è sempre più probabile che accadano incidenti, purtroppo.
Quando si verificano ci sono presenze che non sfuggono alla nostra attenzione.
Sono gli uomini e le donne in tuta con il simbolo del triangolo giallo con croce rossa.
Appartengono alla Misericordia, una confraternita che è dedita al pronto soccorso per strada e attiva in tutte le circostanze in cui c’è bisogno di assistenza ..
Li si attende come fossero angeli.
Ebbene non lo sono. Non hanno ali e non volano.
Sono persone in carne ed ossa come noi e usano mezzi che sono attrezzati di tutto ciò che occorre per salvare vite umane.
Dal defibrillatore cardiaco che salva un paziente dall’infarto, dall’ossigeno terapeutico che da sollievo nell’asfissia, ai farmaci essenziali per ripristinare la circolazione sanguigna o per bloccare fatali reazioni allergiche.
La sventura si è accanita sui volontari della Misericordia di Andria.
Due mezzi in pochi giorni sono andati distrutti e con loro il carico di strumenti e di farmaci salva-vita.
Invochiamo la Provvidenza, certo, preghiamo insieme affinché non manchi la forza per non arrendersi alla sventura.
Forza ragazzi, non mollate, non molliamo, ricordiamoci che c’è Qualcuno che è più forte di ogni malasorte, che ci guida sempre e ci protegge.
Ma noi come cittadini abbiamo anche il dovere di aiutare la Provvidenza.
Perciò promuoviamo insieme una raccolta di fondi, che faccia sentire la nostra vicinanza in maniera concreta a questi giovani che soccorrono le vittime della strada e che accorrono in tutte le situazioni in cui ci sia sofferenza e dolore.
Invitiamo tutte le associazioni di volontariato, ma anche le fondazioni culturali, gli istituti di credito, i tanti gruppi di persone generose, i singoli cittadini a donare anche una piccola somma di denaro in favore della Misericordia di Andria.”

Come fare?
Contattando la Misericordia in Corso Europa Unita n.2,
tel. 0883-292592, 340.8946309″.
Per eventuali donazioni, queste potranno essere eseguite su:
C/C POSTALE N° 10854701
intestato a CONFRATERNITA MISERICORDIA ANDRIA
Cso Europa Unita 2 ANDRIA
causale: pro-ambulanza 118

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Birmania, è ancora emergenza cibo

Inserito da 12 Agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Appelli Generici,Appelli Umanitari Veri

L’sos delle associazioni umanitarie.
Save the children: il 74% delle famiglie colpite non ha accesso all’acqua potabile, troppi i bambini separati dai genitori (articolo di CARLA RESCHIA) 31/07/2008

birma
Si lavora alla ricostruzione delle scuole inuno dei villaggi o colpiti
Birmania, tre mesi dopo. Il 2 e il 3 maggio scorso il ciclone Nargis colpì e devastò il Paese. Più di 2
milioni e 400 mila persone colpite, 40 centri gravemente danneggiati e un numero di morti imprecisato: 84.537, con 53.836 dispersi e circa 20 mila feriti secondo le cifre – considerate approsimative per difetto – fornite dalla giunta militare al potere. Tra questi tanti bambini: il 54% delle vittime.

Il mondo ha dimenticato e il circo mediatico ha trovato altri palcoscenici. Ma la situazione è ben lontana dalla normalità e l’emergenza continua. Lo dice l’Onu e lo ricordano le ong impegnate sul campo, evidenziando come manchino il cibo e l’acqua pulita e almeno 700 mila bambini necessitino di assistenza a lungo termine.

A lanciare l’allarme anche Save the Children, la più grande organizzazione internazionale che ha risposto all’emergenza nel paese asiatico e che ha già raggiunto e soccorso circa mezzo milione di persone a Yangon e nel delta dell’Irrawaddy, di cui 225.000 bambini. In un rapporto rilasciato oggi l’ong sottolinea come il 55% delle famiglie abbia scorte di cibo per un solo giorno e il 74% di esse non abbia accesso all’acqua potabile.

«L’entità di questa catastrofe naturale – sottolinea Guy Cave, Direttore dei programmi di Save the Children in Birmania – è equivalente allo tsunami in Indonesia e ci vorranno anni prima che queste famiglie riescano a ricostruire le loro vite. È fondamentale avere fondi sufficienti per continuare a lavorare. Ed è proprio questo che rischia di non avvenire.

In una conferenza dei grandi donatori, a maggio, spiegano da Save the children, i governi di tutto il mondo si erano impegnati ad elargire più denaro a condizione che venisse effettuata una ricognizione indipendente sui bisogni della popolazione e che i soccorritori internazionali avessero un maggiore accesso alla regione del delta, quella maggiormente flagellata dal ciclone. Queste condizioni, in qualche modo e malgrado la riluttanza del governo, sono state rispettate: sono stati concessi più di 1.800 visti a personale umanitario. Inoltre una valutazione della situazione in cui versa la popolazione, l’Asean Government post- Nargis Joint Assessment, è stato reso pubblico lo scorso 21 luglio.

Pertanto, dice Cave, è giunto il momento per i donatori di elargire altro denaro. Attualmente, mancano 300 milioni di dollari per raggiungere l’obiettivo fissato nell’appello delle Nazioni Unite. Save the Children sottolinea alcuni dati che evidenziano come l’emergenza Nargis sia in questo momento sottofinanziata: gli Stati Uniti, ad esempio, che hanno un Reddito nazionale lordo di 45.850 dollari, hanno promesso finora 29 milioni di dollari, mentre le Filippine con un reddito di 3.730 dollari, hanno donato in proporzione molto di più, impegnandosi per 20 milioni di dollari.
Il Giappone, che nel caso dello tsunami in Indonesia aveva dato 500 milioni di dollari, ha contribuito all’emergenza Birmania solo con 11 milioni di dollari. L’entità dei fondi stanziati dai grandi donatori ha un impatto diretto sui benefici alla popolazione: dopo l’emergenza tsunami ogni persona ha ricevuto l’equivalente di circa 1.249 dollari in aiuti, mentre i sopravvissuti a Nargis ne hanno ricevuti 213.

C’è poi uno specifico della tragedia che riguarda direttamente i bambini. Il numero delle donne morte è stato pari al doppio degli uomini, e questo significa un grande numero di bambini rimasti senza madre. Inoltre il soccorso immediato non è abbastanza, occorre pianificare interventi a lungo termine. Nelle zone colpite il ciclone ha distrutto il 95% delle case, allagato più di un milione di acri di terreni coltivati e ucciso oltre 200 mila capi di bestiame. Ci sono 800 mila sfollati e il 14% dei villaggi non è stato ricostruitove conta solo su ripari di fortuna.
In più appena 1 milione e 300 mila persone, a tutt’oggi, avrebbero beneficiato degli aiuti internazionali. La carenza di nutrimento e di mezzi e risorse per coltivare la terra dopo che i raccolti sono andati del tutto perduti preludono a un futuro di malnutrizione, una piaga destinata a incidere a lungo sulla vita delle nuove generazioni.

Ugualmente in pericolo un’altra risorsa che è la seconda più importante fonte di reddito e sussistenza nella zona del delta dell’Irrawaddy, la pesca: il 44% delle piccole imbarcazioni e il 70% degli equipaggiamenti dei pescatori sono stati completamente distrutti.

Infine, la condizione di bisogno e l’alto numero di bambini abbandonati a se stessi sono considerati da Save the children il terreno di coltura ideale per i fenomeno di sfruttamento, tratta e abusi che già in condizioni normali rappresentano una piaga endemica dei Paesi poveri. La povertà è per le famiglie un incentivo in più a mandare a lavorare i bambini e le aree dove vivono gli sfollati sono in genere quelle più battute dai trafficanti di esseri umani. Il numero degli orfanotrofi sta aumentando e spesso ospitano anche bambini che non sono orfani, ma che sono stati sistemati negli istituti perché non è stato possibile rintracciare i loro cui genitori o famiglie e perché le persone che badavano a loro non possono più farlo.

Il tutto in un Paese dove il governo è da tutt’altre faccende preso e dove arriverà a giorni, proprio per carcare dialogo e collaborazione un nuovo inviato dell’Onu per i diritti umani, Tomas Ojea Quintana, che è stato autorizzato dalla giunta militare a visitare la Birmania dal 3 al 7 agosto prossimo.

tratto da www.lastampa.it

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La crisi crea il «socialismo per i ricchi»

Inserito da 10 Agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :News

propongo un editoriale scritto da Alfonso Tuor che si occupa in questo EDITORIALE di Mutui subprime,
secondo la mia opinione è molto interessante e merita una vostra lettura, questo articolo è stato pubblicato nel Corriere del Ticino giorno 08-08-08 alle ore 23:36 link qui

La crisi crea il «socialismo per i ricchi» di Alfonso Tuor

La crisi dei mutui subprime «festeggia» oggi il primo compleanno. Infatti esattamente un anno fa, il 9 agosto 2007, la Banca centrale europea scendeva in campo per iniettare oltre 90 miliardi di euro di liquidità per frenare l’impennata dei tassi sul mercato interbancario. Quella fu la prima ammissione ufficiale che qualcosa di molto grave stava accandendo nei mercati finanziari dopo la chiusura di due Hedge Funds della banca americana Bear & Stearns attivi nello scambio di titoli legati al mercato immobiliare statunitense. L’intervento della Banca centrale europea immediatamente seguito da quelli della Federal Reserve e della nostra Banca Nazionale hanno segnato l’inizio ufficiale della cosiddetta crisi dei mutui subprime.
A dodici mesi dal suo inizio è indiscutibile che non si intravvede ancora la fine di questa crisi e che è quindi possibile che potremmo essere chiamati a «festeggiare» altri compleanni. Infatti quella, che in Svizzera e in Europa è apparsa finora come una crisi che ha colpito duramente alcune grandi banche, sta cominciando ora ad intaccare pesantemente la crescita economica e quindi a toccare tutti. Questa scadenza offre comunque l’opportunità di ricordare le origini di quella che è la più grave crisi del sistema bancario di questo dopoguerra.
Il tracollo dei mutui ipotecari subprime è in realtà unicamente il detonatore di una crisi che mette in luce problemi ben più gravi: un’enorme espansione del credito, ossia una vera e propria bolla creditizia, favorita ed ampliata dalla nuova ingegneria finanziaria. È infatti il credito facile e a basso costo che provoca (e non solo negli Stati Uniti) un’impennata dei prezzi degli immobili. Il segmento dei mutui subprime è ovviamente quello più a rischio, ma rappresenta solo una piccola parte, valutata attorno ai 1.000 miliardi di dollari, dell’intero mercato ipotecario americano. Se il problema fosse confinato a questo comparto, dopo oltre 400 miliardi di dollari di perdite denunciate dalle banche nell’ultimo anno, la crisi sarebbe già stata archiviata. In realtà, i problemi non si limitano ai mutui subprime e si sono già estesi agli altri comparti del mercato immobiliare, ai crediti al consumo, ai leasing, ai crediti agli studenti e con la frenata economica attualmente in corso si estenderanno ai crediti industriali.
La gravità della crisi non è tanto rappresentata dalla solvibilità dei soggetti indebitati, ma dal modo in cui il sistema bancario ha finanziato questi crediti. Infatti la quantità dei crediti è stata moltiplicata dal processo di cartolarizzazione, ossia dall’impacchettamento delle ipoteche (o di altri crediti) concesse dalle banche in titoli che poi venivano venduti sui mercati (le cosiddette Asset Backed Securities). Nulla di preoccupante, fino a questo stadio. Anzi, il trasferimento a milioni di investitori dei rischi prima detenuti dalle banche, avrebbe dovuto rendere più sicuro l’intero sistema. In realtà, questo era solo il primo passo, poiché gli uomini di Wall Street avevano dato libero sfogo alla loro fantasia attuando una vera e propria moltiplicazione di questi crediti. Infatti, le obbligazioni inizialmente vendute sul mercato (le cosiddette ABS) venivano nuovamente reimpacchettate e rivendute, e quindi trasformate in obbligazioni di obbligazioni (i cosiddetti CDO), che a loro volta venivano reimpacchettati in CDO al quadrato, che poi venivano clonati in modo sintetico, usando i derivati, che ovviamente venivano ancora rivenduti.
Ma c’è di più, su tutti questi strumenti si sviluppa un enorme mercato, chiamato dei Credit Default Swap, che teoricamente, insieme a vere e proprie compagnie assicurative (le cosiddette «monolines») dovevano garantire il detentore di questi titoli di fronte ai rischi di insolvenza. E non è ancora finita, su questi titoli si scommetteva sull’andamento dei tassi ed altro ancora. È stato calcolato che su ogni 100 dollari di ipoteca Wall Street era riuscita a costruire e poi a vendere almeno sei strumenti finanziari diversi. Per le banche questa è la nuova ingegneria finanziaria; per ogni persona di buon senso questa è un’enorme catena di Sant’Antonio di carta straccia, anche se munita di sofisticati prospetti di presentazione, di rating tripla A e di calcoli del rischio dei titoli elaborati da matematici e fisici assoldati dalle banche.
E infatti appena il mercato immobiliare americano ha cominciato a scricchiolare e, quindi, non appena sono sorti i primi dubbi sulla capacità di pagare i tassi e di restituire i prestiti ipotecari, il castello di carte è rapidamente crollato. Il crollo ha messo in luce alcuni aspetti sorprendenti. La cartolarizzazione non aveva disperso il rischio, che come un boomerang ha colpito le banche che avevano avviato il processo. Si è scoperto inoltre che le banche erano a tal punto «dipendenti» da questi strumenti tossici che avevano costruito delle società fuori bilancio (chiamate SIV o Conduit) che detengono ancora circa 5.000 miliardi di dollari di questi titoli.
Dall’agosto dell’anno scorso nessuno vuole più questi strumenti inventati dalla nuova ingegneria finanziaria. Addirittura le stesse banche non si fidano l’una dell’altra. Ciò ha costretto le banche centrali a scendere in campo per sostituirsi al mercato continuando a finanziare le banche e diventando di fatto gli acquirenti di ultima istanza dei titoli detenuti dal sistema bancario. E infatti la storia dell’ultimo anno è costellata di continui interventi statali (soprattutto negli Stati Uniti) per salvare il sistema bancario ed evitare una crisi sistemica. Come scrive il settimanale «The Economist», con la motivazione che le conseguenze del fallimento di una grande banca sarebbero devastanti per l’intera economia mondiale, siamo entrati in una fase di «socialismo per i ricchi». Ma il «Welfare State» (ossia lo stato assistenziale) approntato per le banche ha permesso di guadagnare tempo, ma non ha risolto la crisi. Anzi, essa colpisce sempre più duramente l’economia reale. Gli Stati Uniti hanno evitato finora di cadere in recessione grazie al piano di ristorni fiscali di Bush, ma molti prevedono che vi cadranno nei prossimi mesi. Sorprendentemente anche l’economia europea, che doveva essere più resistente, sta subendo una brusca frenata che fa temere che presto non potrà evitare di cadere in recessione.
La crisi dei mutui subprime si è già trasformata nella crisi del sistema bancario occidentale e ora rischia di provocare una pesante recessione delle economie occidentali. In conclusione, è certo che l’uscita da questa crisi, che è la più grave di questo dopoguerra, non è prossima. Incerto invece è quanti compleanni saremo ancora costretti a «festeggiare».

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