L’oro di Karibi
Si tratta di :Storielle e Aneddoti
Alessandra ci invia questa storia
Karibi era molto pigro: lasciava i suoi campi incolti e non si occupava del suo gregge; così, in breve tempo, diventò molto povero. Un giorno, mentre si trovava da solo nella foresta, cominciò a lamentarsi: “Ah! – disse a voce alta – se potessi avere dell’oro e non fare niente!”
Non appena ebbe pronunciato queste parole, comparve uno stregone. Karibi si spaventò, ma lo stregone lo rassicurò: “Karibi, ho sentito che desideri dell’oro: potrai averne molto, ma sappi che tutti i tuoi figli fin dalla nascita dovranno sempre portare sul loro corpo una o parecchie monete d’oro e che nessuno gliele potrà togliere. Accetti la mia proposta? Rifletti bene prima di decidere, perché, e’ vero, avrai molto oro, ma sarai profondamente infelice.”
Karibi penso’: “Se i miei figli portassero, proprio come i figli dei ricchi, orecchini d’oro alle orecchie o fermagli preziosi tra i capelli, in che modo potrei esserne danneggiato? Credo che questo stregone non sappia quello che sta dicendo… Com’è possibile essere infelici quando si possiede molto oro?”
Così prese per mano lo stregone e sputò di lato: in questo modo aveva dato la sua parola e in quello stesso istante lo stregone scomparve. Karibi ritornò a casa e trovò un grosso baule pieno di monete d’oro! Provò un’immensa gioia nel vedere tutte quelle monete che brillavano al sole! Si divertì a toccarle e a farle tintinnare: era incredibilmente felice al pensiero che quell’oro gli appartenesse! Due giorni dopo, sua moglie partorì due gemelli; uno aveva una moneta d’oro sull’occhio destro, l’altro su entrambi gli occhi. Il primo era dunque guercio, il secondo era cieco! L’anno dopo, nacque un altro bambino che aveva le orecchie tappate da due monete d’oro, pertanto era sordo. Anche i figli di Karibi nati in seguito portavano su una parte del corpo una o parecchie monete d’oro che nessuno era in grado di togliere. Uno aveva sulla schiena una medaglia cosi’ pesante che era costretto a camminare piegato in avanti: era gobbo. Un altro aveva sul tallone sinistro parecchie monete ammucchiate: era zoppo. Un altro fratello aveva una grossa moneta d’oro su ogni gomito; pertanto, non poteva piegare le braccia ed era infermo come un monco. Un giorno, Karibi, guardando tutti i suoi disgraziati figli, uno guercio, un altro cieco, uno sordo, uno gobbo, un altro zoppo e l’ultimo monco, rimpianse il suo accordo. Ritornò nella foresta, si lasciò cadere ai piedi di un albero e disse piangendo: “I miei bambini, i miei poveri bambini. Ah! Regalerei volentieri tutte le mie ricchezze per poter togliere le monete d’oro che portano sul corpo!”
In quel momento, sentì un rumore a breve distanza: era lo stregone che stava tornando. “Karibi – gli disse lo stregone – ho pietà di te, poiché sei un buon padre. Torna pure a casa: mi riprendo tutto l’oro, ma ti darò una ricchezza più preziosa: la salute dei tuoi figli.”
Così, Karibi ritornò a casa, dove trovò tutti i figli robusti e contenti. Non c’era piu’ una sola moneta d’oro nel baule, ma neppure sui corpi dei bambini. “Andiamo a lavorare nei campi” disse Karibi. I figli di Karibi cominciarono a lavorare con gioia; Karibi stesso zappava la terra con impegno. I suoi campi furono in quegli anni coltivati alla perfezione e il raccolto fu molto abbondante. Allora, Karibi
comprese le parole dello stregone: la vera ricchezza non consiste nell’oro, ma nel lavoro e nella salute.
Yin e Yang
Si tratta di :Bufale e Hoax
Aiko ci invia questa storia cinese
Chang E e suo marito Hou Yi, il prodigioso arciere, vivevano durante il regno del leggendario imperatore Yao (2000 a.C. circa).
Hou Yi era un valente membro della Guardia Imperiale che maneggiava un arco magico e scoccava frecce magiche.
Un giorno nel cielo apparvero dieci soli. La gente sulla terra non riusciva più sopportare il caldo e la siccità che ormai continuavano da diversi anni.
L’imperatore decise allora di chiamare Hou Yi ordinandogli di tirare ai soli in soprannumero per eliminarli dal cielo e soccorrere così la popolazione.
Facendo uso della sua abilità, Hou Yi ne abbattè nove lasciandone solo uno. La sua fama si diffuse, allora, fino giungere alla Regina Madre d’Occidente (Xi Wang Mu) nei lontani Monti Kunlun. Essa lo convocò al suo palazzo per ricompensarlo con la pillola dell’immortalità, ma avvertendolo così:
“Non devi mangiare la pillola immediatamente. Prima devi prepararti per 12 mesi con la preghiera e il digiuno”.
Essendo un uomo diligente, egli prese a cuore il consiglio e iniziò i preparativi nascondendo, prima di tutto, a casa sua la pillola. Sfortunatamente fu chiamato d’improvviso per una missione urgente.
In sua assenza, la moglie Chang E notò una luce fioca e un dolce odore emanare da un angolo della stanza. Una volta presa la pillola nella mano, non riuscì a trattenersi dall’assaggiarla. Nel momento in cui la ingoiò la legge di gravità perse il suo potere su di lei. Poteva volare! Non molto tempo dopo sentì suo marito ritornare e terrorizzata volò fuori della finestra.
Arco e frecce in mano, Hou Yi la inseguì per mezzo cielo, ma un forte vento lo riportò a casa.
Chang E volò dritta sulla Luna , ma quando arrivò, ansimava così forte per lo sforzo compiuto, che sputò l’involucro della pillola, la quale si tramutò istantaneamente in un coniglio di giada, mentre Chang E divenne un rospo a tre zampe.
Da allora vive sulla luna respingendo le frecce magiche che il marito le tira.
Hou Yi si costruì un palazzo sul sole ed essi si vedono il 15° giorno di ogni mese.
Chang E e Hou Yi, simboli, rispettivamente della luna e del sole, sono divenuti espressione di yin e yang, negativo e positivo, buio e luce, femminile e maschile, ossia della dualità che governa l’universo.
La strana avventura di Liù
Si tratta di :Storielle e Aneddoti
Lucrezia ci invia questa storiella cinese
Nel grande lago Tung-Ting, tutti lo sanno, abitano i geni delle acque. Sono, di solito allegri burloni: si prendono gioco dei marinai e dei pescatori, ma non fanno male a nessuno.
Però c’è, fra gli altri, qualcuno dal carattere veramente crudele.
Spesso i geni del lago si impadroniscono delle giunche ancorate nei porti, e le utilizzano per le loro feste e danze. Succede così: il cavo che lega la giunca alla riva si allenta all’improvviso e l’imbarcazione se ne va alla deriva, mentre si ode intorno una musica deliziosa.
Allora i viaggiatori si nascondono nel fondo della giunca e stanno immobili, con gli occhi chiusi. Facendo così, sono sicuri che non capita a loro nulla di male: al termine della passeggiata la giunca si ferma, ed essi la ritrovano ancora al punto di partenza.
Una notte, a bordo di una giunca, si trovava un giovane di nome Liù. Tornava a casa dopo essere stato nella città vicina a sostenere certi esami, ma gli esami erano andati male, e Liù se ne tornava al suo paese bocciato e avvilito.
Sedeva a prua, triste e pensieroso, rimuginando i suoi tristi casi, quando sul lago
incominciò a diffondersi una musica deliziosa creata da strumenti invisibili. Udendo quei suoni, marinai e passeggeri si alzarono di scatto dai loro posti e corsero a gettarsi sul fondo della giunca, chiudendosi gli occhi con le mani. Tutti, a gran voce, esortarono Liù a fare altrettanto; ma il giovane non li ascoltò.
Era tanto arrabbiato contro tutti per il fallimento negli esami, che non aveva paura
nemmeno dei geni del lago! Si sentiva pronto a sfidarli: a sfidare il mondo intero! Perciò si nascose dietro un rotolo di cordami, e tenne gli occhi bene aperti per vedere lo spettacolo di cui aveva udito parlare e di cui nessuno era mai stato testimone.
La musica cresceva di tono: tamburi e trombe facevano tanto rumore che il giovane si sentì quasi stordito. L’aria si era riempita di profumo, e a poco a poco sul ponte della giunca si delinearono le figure di molte bellissime fanciulle splendidamente vestite che cantavano e danzavano. Il giovane guardava con occhi sbarrati. Le ragazze piroettavano intorno prendendosi per mano e lasciandosi, al ritmo della musica; ma una, forse la più bella di tutte, giunse danzando leggerissima presso il rotolo di cordami dietro il quale era nascosto Liù. Aveva ornamenti sui capelli; indossava un vestito color dell’uccello del paradiso, e calzava minuscole scarpette di velluto rosso.
Quando la vide tanto vicina, Liù non seppe trattenersi: uscì dal suo nascondiglio e protese la mano per fermare la bella giovinetta; ma riuscì appena ad afferrare un lembo della lunga manica svolazzante. Nel sentirsi presa così, la ragazza gridò:
- Oh, oh, lasciami!
- Si; se mi dici chi sei e come ti chiami – rispose il giovane.
La danzatrice tentò di svincolarsi. Ma Liù non lasciava la stoffa, e fu così che la manica si lacerò: la fanciulla fuggì e Liù si trovò fra le mani un lembo di seta color dell’uccello del paradiso. Ma quasi all’istante comparvero intorno a lui venti soldati e il loro capo gridò:
- Portatelo davanti al re!
Subito un soldato legò le mani di Liù, e gli altri lo spinsero avanti, vicino a un trono dorato su cui stava seduto un uomo imponente vestito di abiti ricchissimi. Con uno spinone i soldati fecero inginocchiare il giovanotto, mentre il re gridava con voce tonante:
- Tu hai osato toccare la veste di una damigella della mia corte! Lo sai cosa ti aspetta? Preparati a morire, perché io ti farò tagliare la testa.
Liù non perdette la sua calma.
- Credo che tu sia il re del lago Tung-Ting – commentò. – Mi sembrava di aver udito parlare della tua generosità, ma non sembra che la tua fama corrisponda davvero al tuo carattere. Infatti tu mi fai morire soltanto per aver toccato il lembo di una veste di seta.
Sospirò e aggiunse:
- Del resto questa è la giornata delle mie disgrazie, ed è giusto che vada a finire così.
Il re lo guardò incuriosito.
- La tua morte può anche aspettare. Dimmi che cosa ti è capitato.
- Questo forse non potrà interessarti, ma sappi che io credevo di essere un ottimo poeta. Però, quando mi sono presentato agli esami convinto di superarli con onore, sono stato invece bocciato.
- Allora tu componi poesie? Ti metterò alla prova. Se saprai comporre un poema sui diversi modi di pettinarsi ti farò la grazia della tua vita.
- Dammi l’occorrente per scrivere, e mi metterò al lavoro.
Immediatamente i servi portarono davanti a Liù pennelli, inchiostro di china e rotoli di carta fine come la seta. Liù sedette in disparte poi incominciò a scrivere.
Dopo un’ora aveva finito. Allora il giovane portò il poema al re, il quale svolse il rotolo e incominciò a ridere, e rise fino alla fine. Quando ebbe terminato, ammise di essersi divertito immensamente.
- Avevi proprio ragione, – dichiarò – sei un letterato di valore, e io non ti farò morire, anzi, affinché anche tu possa riconoscere la mia generosità ti prego di accettare questi doni.
Subito alcuni servi deposero ai piedi di Liù dieci libbre di oro puro, e su di esse fu messa una squadra da falegname in cristallo di rocca. Il re aggiunse:
- Se nel lago tu dovessi trovarti in pericolo, questo oggetto ti salverà.
Detto questo, il re scese dalla giunca, salì in una splendida portantina e subito dopo tutti scomparvero.
Sul lago regnava il più assoluto silenzio, e a poco a poco i marinai e i passeggeri della giunca risalirono dal fondo: poi la nave riprese la sua navigazione verso nord. Liù se ne stava seduto in un angolo e guardava il lago; non raccontò ad alcuno ciò che gli era capitato. Per quanto i passeggeri si rivolsero spesso a lui per parlargli, il ragazzo rispondeva a monosillabi e continuava a pensare alla sua strana avventura. Poco dopo bruscamente il vento cambiò direzione.
- Disgraziati noi! – gridò il capitano. – Stiamo per incappare in una burrasca!
Infatti le onde del lago erano diventate color piombo e si sollevavano in ondate sempre più alte; in cielo nuvolosi neri, neri si inseguivano, spinti da un vento furioso. La burrasca si scatenò con una violenza mai vista, e tutte le giunche che stavano attraversando il lago si capovolsero; i marinai, travolti dalle ondate, cercavano di aggrapparsi ai rottami, ma molti di essi annegarono.
Liù, sul ponte della sua giunca, teneva stretta fra le mani la squadra in cristallo di rocca, e, come per prodigio, le ondate più alte e più violente all’improvviso si fermavano, si placavano, svanivano.
La giunca continuava a navigare attraverso il lago in tempesta, e soltanto sotto di lei e intorno a lei le acque si facevano lisce come l’olio. Così tocco la riva senza risentire alcun danno, con gran stupore dei passeggeri e dell’equipaggio.
Liù scese tutto allegro, e subito cercò i suoi amici per raccontare loro la sua straordinaria avventura. Naturalmente non pensava più agli esami, e non ricordava nemmeno il disinganno e la collera per la bocciatura. Il tempo passò, Liù non scriveva più poesie, ma aveva incominciato a occuparsi di affari. Un giorno, mentre si trovava a Wu-Ciang, udì dei negozianti che parlavano di uno strano caso.
- Vive in questo villaggio – diceva uno di essi – una vecchia signora che si chiama Lee. Ha una figliola bellissima, e molti giovani avrebbero voluto sposarla, ma la signora Lee risponde a tutti concederà la mano di sua figlia soltanto a quel pretendente che mostrerà un oggetto identico a quello che la ragazza porta in dote.
- Quale oggetto? – chiese Liù incuriosito.
- Una squadra da falegname in cristallo di rocca.
Appena ebbe udito ciò, Liù tornò a casa, prese la squadra che gli era stata regalata dal Genio del Fiume e andò subito a bussare alla porta di casa della signora Lee. La donna gli aperse sorridendo. Non appena Liù ebbe mostrato la sua squadra, la signora chiamò la figlia, una ragazza bellissima, la quale si presentò reggendo fra le mani una squadra assolutamente identica, che brillava rifrangendo i raggi del sole.
La signora Lee disse a Liù che gli concedeva la figlia in sposa , e il giovane manifestò subito il desiderio che le nozze fossero celebrate al più presto.
- Benissimo – asserì la vecchia signora. – Lascia qui la tua squadra, torna a casa e manda la portantina a prendere la sposa.
A Liù rincresceva molto separarsi dal suo prezioso talismano, ma la vecchia gli disse:
- Devi dare una prova di amore alla tua bellissima fidanzata.
Allora Liù si rassegnò, e consegnata la squadra, si avviò al porto dove stava ancorata la giunca con la quale era arrivato a Wu-Ciang. Domandò al capitano dove trovare chi gli noleggiasse una portantina, e dopo aver dato disposizione affinché a bordo tutto fosse pronto per accogliere la sposa, assodò portatori, servi e musicanti.
Tra suoni di pifferi e di piattini, il corteo nuziale si avviò verso la casa della signora Lee, e Liù lo accompagnava tutto felice; ma, quando arrivò, lo aspettava un’amara sorpresa: la casa era vuota e deserta, non solo, ma sembrava anche disabitata da molto tempo. I ragni avevano tessuto le loro ragnatele davanti alla porta e alle finestre; le erbe selvagge crescevano fin sulla soglia.
Tutti incominciarono a ridere e a burlarsi di lui e Liù, vergognoso e indispettito, licenziò portatori e musicanti e tornò al porto tutto malinconico, rimproverandosi mille volte di essere stato sciocco. Come giustificarsi, davanti il capitano, per quel matrimonio mancato? Ma, appena salito a bordo, udì una dolcissima voce che gli diceva:
- Liù, perché arrivi così tardi?
E con immenso stupore vide davanti a sé una giovinetta bellissima che gli sorrideva
dolcemente. La giovinetta indossava un abito color dell’uccello del paradiso e calzava un paio di scarpette rosse; soltanto la sua manica appariva lacerata, e ne mancava un piccolo lembo. Liù credeva di sognare e la fanciulla, vedendolo, rise divertita.
- Perché mi guardi così? sembra che tu non mi abbia mai vista!
Liù finalmente ritrovò la voce e disse:
- Voi siete la fanciulla che danzava sulla giunca, quella notte!
- Sono proprio io. Ora ti spiegherò tutto. Colui che tu vedesti sulla giunca quella notte, era proprio il re del lago di Tung-Ting. Egli fu così contento di averti conosciuto, che scelse me perché fossi tua sposa. Però non voleva che io sbagliassi, e mi diede una squadra in cristallo di rocca identica alla tua, affinché servisse come segno di riconoscimento. Così volle vedere quella che tu avevi dato a me, e io gliel’ho portata, oggi: perciò non hai trovato nessuno a casa mia. Io mi chiamo Loto-Nascente e sono la prediletta della regina.
- E la signora Lee?
- E’ soltanto una dama di compagnia che aveva l’incarico di accompagnarmi e servirmi in attesa del tuo arrivo.
Liù era al colmo della gioia.
- Andiamo a casa mia! – esclamò. – Non appena arrivati ti presenterò ai miei genitori e celebreremo le nozze.
- Un momento: non abbiamo ancora definito la questione della mia dote!
- Oh, lo sapevo che tu non avevi altra dote che la tua squadra da falegname! – riabbatte
Liù con calore. – Ma a me basta così.
La fanciulla sorrise dolcemente.
- Niente affatto: io debbo eseguire gli ordini del re e della regina. Anzi, ti prego di aspettarmi un attimo.
Così dicendosi tolse uno spillone dai capelli e lo gettò nell’acqua. Subito dalle acque del lago emerse una piccola barca che si accostò alla giunca. La fanciulla vi balzò dentro leggera, e subito dopo tutto sparì.
Rimasto solo, Liù sedette tristemente su un rotolo di cordami, e ristette a guardare la superficie del lago, proprio nel punto in cui la sua bella sposa era scomparsa. Il cuore gli tremava, nel timore che la giovinetta, questa volta, se ne fosse andata per sempre. Ma a un tratto, proprio nel punto in cui era sparita la piccola barca, apparve una grande e bella giunca che, a vele spiegate, venne ad allinearsi proprio a fianco a quella di Liù.
Dal ponte spiccò il volo uno stupendo uccello del paradiso, il quale venne a posarsi
accanto al giovane, e subito si trasformò nella bella Loto-Nascente che gli sorrideva. Poi dallo stesso ponte mani invisibili incominciarono a gettare oro, pezze di seta, gioielli e oggetti preziosi in tale quantità, che ben presto il ponte della giunca di Liù ne fu tutto ricoperto.
- Questa – disse la fanciulla – è la dote che ti inviano il re e la regina del lago di Tung-Ting.
E ogni volta che andrò a far loro visita, me ne daranno altrettanta.
Liù non aveva più parole per lo stupore e la gioia. Prese per mano la giovane sposa,
mentre il capitano faceva spiegare le vele.
La giunca si mosse e in poco tempo attraversarono il lago senza il minimo incidente.
Quando i due giovani giunsero a casa, i genitori di Liù non potevano credere ai loro occhi, tanto la sposa era bella e le ricchezze preziose e abbondanti.
Gli sposi vissero felici insieme per molti anni, e nessuna nube venne mai a turbare la loro serenità.
L’unico rimpianto di Liù era che non gli fosse stata restituita la sua bella squadra da falegname in cristallo di rocca.
Una Catena e-mail contro LA GELMINI
Si tratta di :Catene di Sant'Antonio
Una Catena e-mail contro la GELMINI
Per tutti coloro che vogliono interessarsi a ciò che sta succedendo all’università italiana allego questa mail con la preghiera di leggere e diffondere..
Il nuovo governo, approfittando dell’estate, ha approvato il 25 giugno con la fiducia un decreto (poi legge 133) che modifica profondamente la struttura dell’università:
Ci sarà un taglio di 500 milioni di euro in 3 anni alle università. per alcuni atenei questo potrebbe significare la chiusura. Altrimenti con il nuovo decreto le università pubbliche potranno scegliere se diventare fondazioni private o meno.
PERCHÈ DOVREBBERO DIVENTARE FONDAZIONI PRIVATE?
3.Per riuscire a finanziarsi aumentando le tasse agli studenti, che non avrebbero più un limite di legge. Le tasse infatti potrebbero aumentare a dismisura, anche raggiungendo i 6-7000 euro l’anno, sul modello delle università americane.
Inoltre le fondazioni verrebbero finanziate da enti privati, come ad esempio le industrie farmaceutiche (forse le sole a poterselo permettere), e tali enti finirebbero per tagliare le gambe a tutti quei settori universitari e di ricerca che non rientrano nei loro interessi.
Ma soprattutto sarebbero le ricerche a venir danneggiate pesantemente, non più spinte dal puro interesse culturale e sociale, ma dai fondi messi a disposizione e dalle commissioni dirette degli enti stessi!!
E IL FUTURO?
4. Università di serie A e di serie B in base alle disponibilità economiche degli studenti, quindi titoli di studio dal differente peso e possibile perdita del valore legale di questi. I collettivi dei vari atenei organizzeranno assemblee per approfondire le conseguenze dei cambiamenti in atto, portati avanti da governi sia di destra che di sinistra di anno in anno, che minacciano quella che DOVREBBE ESSERE una UNIVERSITÀ LIBERA PUBBLICA E DI MASSA.
Gli studenti, i ricercatori e i professori si stanno già muovendo e i corsi quest’anno non partono per protesta, ma un problema così grave è ancora poco conosciuto. Infatti il problema più grave è che nessuno sa niente, i media non ne hanno parlato, se non per screditare a titolo di ‘minoranza’ chiunque abbia protestato contro questo assurdo disegno di legge!
Dobbiamo riuscire a bypassare il muro dei giornalisti e delle televisioni controllate da questo governo (maggioranza + opposizione, sia chiaro!!) per far sapere, perché tutto questo non passi indifferente!!
AIUTACI! L’UNIVERSITÀ NON È SOLO DEGLI STUDENTI MA DI TUTTI!!!! FAI GIRARE QUESTA MAIL A TUTTI I TUOI CONTATTI, anche se non studenti, è importante che tutti sappiano e se ne parli!! DOCUMENTO UFFICIALE: il decreto legge 112/08 articolo 16 Gazzetta Ufficiale
( http://www.camera.it/parlam/leggi/decreti/08112d.htm )
Il decreto è già stato pubblicato da più di un mese sulla Gazzetta Ufficiale quindi È GIÀ LEGGE!
Questa non è una protesta politica ma nell’interesse di tutti Aiutaci a mobilitare tutti perché questo decreto potrebbe cambiare irrevocabilmente l’aspetto dell’istruzione italiana e quindi del paese.
..UN POPOLO IGNORANTE E’ PIU’ FACILE DA COMANDARE!!. .noi non diventeremo le loro pecore!!..
Birmania: Appello Hrw ai paesi del vertice Asem per i diritti umani
Il gruppo umanitario Human Rights Watch (HRW) ha chiesto ai partecipanti all’ASEM 7 – il vertice tra Europa ed Asia che si apre domani a Pechino – un pronunciamento a favore dei diritti umani in Birmania. “I membri dell’ ASEM hanno l’opportunità di sfidare la Birmania a realizzare riforme politiche e a rispettare le libertà di base”, afferma in un comunicato diffuso oggi in Cina Brad Adams, il direttore per l’ Asia di HRW. Adams ricorda tra l’altro che l’intransigenza della giunta militare che governa il piccolo paese asiatico ha portato al fallimento della mediazione dell’inviato dell’Onu Ibrahim Gambari. Secondo HRW l’ Asem dovrebbe presentare quattro richieste al governo birmano: rilasciare immediatamente i circa duemila detenuti politici,tra cui il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi; abolire le restrizioni alla libertà di espressione, assemblea ed associazione; mettere fine agli attacchi militari contro le minoranza etniche; smettere di reclutare nell’esercito ragazzi di età inferiore ai 18 anni. Il gruppo umanitario chiede in particolare all’ Unione Europea di esercitare pressione sui “sostenitori” della giunta birmana presenti al vertice, cioè la Cina, l’India e l’ASEAN (associazione dei paesi del sudest asiatico).
Fonte: Unione Sarda
Janos l’eroe
Si tratta di :Storielle e Aneddoti
PUBBLICHIAMO LA STORIELLA SEGNALATA DA ALBERTO
è una leggenda ungherese
C’erano una volta un giovane pastore, Janos, e una ragazza, Iluska, che si amavano molto. Iluska veniva sempre percossa dalla sua matrigna. Janos un giorno le disse: “Desidero sposarti per portarti via da qui, ma siamo troppo poveri. Devo tentare la fortuna: ti prometto di ritornare non appena mi sarò arricchito”.
Così, Janos si arruolò nell’esercito ussaro. Quando ritornò dalla guerra, parecchi anni dopo, andò subito alla piccola capanna di Iluska. Una sconosciuta gli aprì la porta.
“Dov’è Iluska?”
“Oh, la ragazza è morta a causa delle continue privazioni e dei maltrattamenti. Troverai la sua tomba al cimitero”.
Janos andò al cimitero e pregò Dio di restituirgli la sua fidanzata. Poi, raccolse una rosa sulla tomba:
“La terrò per sempre con me; forse, mi aiuterà a ritrovare la mia Iluska”.
E partì alla sua ricerca. Giunse in un paese dove tutto era di gigantesche dimensioni. Una sola foglia d’albero sarebbe stata sufficiente a confezionare una
dozzina di cappotti e gli insetti erano grossi come buoi.
“Si tratta probabilmente del paese degli orchi!” pensò Janos. Si avvicinò a un palazzo grande come una montagna e coraggiosamente entrò. Il re e i suoi due fratelli erano a tavola e stavano mangiando delle rocce.
“Sei molto audace, piccolo uomo!” disse il re “Ti invito a cena con noi; se rifiuti, ti divoreremo”
“Molto volentieri” rispose Janos
“Comincerò assaggiando un pezzettino da cinque libbre.”
Il gigante gli porse una pietra; Janos la prese e la scagliò con tutte le sue forze sulla fronte del re, che crollò morto a terra. I suoi fratelli visibilmente smarriti dissero a Janos:
“Adesso tu sei il nostro padrone. Prendi questo flauto magico, quando lo suonerai, gli orchi verranno in tuo aiuto.”
Janos si rimise in cammino e, dopo aver percorso molta strada, si ritrovò circondato da un buio sempre più fitto.
“Deve trattarsi del paese delle streghe!”
In lontananza, le streghe danzavano attorno a un grande fuoco. Tra loro, Janos riconobbe la matrigna di Iluska. Allora, soffiò nel flauto e subito apparvero gli orchi.
“Uccidete queste orribili creature!”
Neppure una si salvò e ogni volta che una strega moriva, il cielo si schiariva. Janos
uccise personalmente la malvagia matrigna. Riprese il cammino e arrivò in riva all’oceano.
“Sull’altra sponda si trova il paese delle fate; forse mi aiuteranno a ritrovare la mia fidanzata”.
Grazie al suo flauto, fece comparire l’orco più imponente e gli ordinò di trasportarlo oltre il mare. Per molti giorni, Janos viaggiò sulle spalle del gigante. Il regno delle fate era nascosto dietro tre porte custodite da belve feroci. Davanti alla prima c’erano tre orsi; Janos l’eroe li abbattè a colpi di sciabola. Il
giorno seguente affrontò tre leoni. Il terzo giorno, davanti all’ultima porta, si trovò di fronte a un enorme drago. Quando il mostro spalancò le fauci, che potevano contenere addirittura sei buoi, Janos si gettò nel ventre dell’animale e gli trafisse il cuore. Poi, incise un’apertura nel fianco e uscì all’aria aperta. Le fate
allora mostrarono a Janos le meraviglie del loro regno.
“Presso di noi regna un’eterna primavera e il sole non tramonta mai, le uniche lacrime che versiamo sono di gioia. Coloro che vivono qui non conoscono la vecchiaia ne’ la morte e tutti sono molto felici.”
“Tranne me” pensò Janos “se potessi ritrovare la mia Iluska!”
Al centro del paese, un piccolo laghetto risplendeva come uno zaffiro.
“E’ il lago della Vita!” dissero le fate. Janos prese la rosa che aveva sempre con sé e la gettò nell’acqua. Non appena il fiore toccò la superficie dell’acqua, si trasformò in una splendida ragazza: era Iluska, ed era molto più bella di quanto lui la ricordasse. Emerse dal lago e si gettò tra le braccia di Janos. Le fate applaudirono e proclamarono i ragazzi, re e regina. Si racconta che ancora oggi Janos l’eroe e la dolce Iluska regnino nel paese delle fate.

















