Storielle e Aneddoti

libera, liberi ma liberamente o no liberi di fare COSE LIBERAMENTE

Inserito da 16 maggio, 2010 (0) Commenti

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LIBERAMENTE si può pensare di liberarsi di qualcosa o di qualcuno, la libertà rende liberi, ma liberamente puoi pensare che nessuno sia libero di liberare ogni libero pensiero che libera la tua mente libera.
Ad oggi LIBERA MENTE potresti dire che ogni uomo libero, libera una parte di se che liberando se stesso riesce a liberarare gli altri.
Liberamente vi dico che liberandosi dalla prigionia nessuno può dirsi libero se non ha fatto questo passo secondo una scelta libera, questo significa libertà, liberamente ognuno di noi può, anzi non può ma deve libera mente agire per liberare tutto quello che non è libero.

cosa puoi fare in modo libero ? cioè liberamente ?

1) liberamente puoi dire quello che vuoi perchè se non lo puoi fare non saresti più libero di esternare liberamente la tua idea e le tuo opinioni in modo libero, libera la mente così a mente libera liberi, mente libera cioè libera mente
2) puoi liberare, animali che li tengono rinchiusi e che un tempo correvano liberamente per le foreste quando erano allo stato brado
3) liberando te stesso dalle costrizioni puoi liberamente dire quello che pensi come nessuno di solito fa pertè la libertè è dire in modo libero, se volessimo usare un avverbio liberamente quello che libertà vuol dire
4) liberando tante parole liberi tutto ciò che non hai mai detto perchè liberando queste parole liberamente diffondi pensieri senza restizione alcuna parlare LIBERAMENTE è anche questo
5) libero di essere una mente libera
6) libera dai condizionamenti politici, liberi dalle politicanti politiche di liberi politicantoli che liberano pensieri liberandosene come ognuno di noi giornalmente si libera, liberamente nel chiuso di un bagno quando è libero però.
7) liberamente penso che ognuno di noi può fare e dire ciò che vuole e liberanedosene in modo libero liberamente riesce a comunicare con gli altri
8) nessun bavaglio nessuno mai potrà mai impedire a nessun uomo la libertà di liberare la propria mente attraverso internet, attraverso i giornali, attraverso i mezzi che la tecnologia ci offrirà, liberamente vi dico che se vuoi essere libero liberati di ogni pregiudizio e riscopri le cose che già conosci perchè il male non verrà mai da una persona libera, libera di pensare, libera di agire, liberamente libera di liberare ogni pensiero che libero magari non è ma che liberamente lo vuole esprimere senza aver limitata la sua libertà e liberamente sostenendo ciò che vuole in totale libertà ovvero freedrom libero come un fanciullo che libera ogni cosa e liberamente non avendo paura libera una provinciale idea di limitare le idee no al mondo internet ma al proprio contesto locale alla città, al capoluogo al paese locale, la dimensione globale va oltre le amministrazioni, i capoluoghi e tutte le città messe insieme perchè è necessario dare libertà ad ognuno di esprimere liberamente ogni libero pensiero della mente.
9)libero è il pensiero e liberamente lo devi esprimere
10) infine penso liberamente che tutti i bambini e le persone di Enna, Piazza Armerina, Nicosia, Leonforte, Barrafranca,Troina, Valguarnera Caropepe, Agira, Regalbuto, Pietraperzia, Aidone, Centuripe, Villarosa, Assoro, Catenanuova, Calascibetta, Gagliano Castelferrato, Nissoria, Cerami, Sperlinga, ma non solo delle città o dei paesi ma anche delle provincie e di tutte queste città e provincie vi esorto ad agire e pensare liberamente : ad esempio PROVINCIA – ABRUZZO – Chieti – , pensate liberamente PROVINCIA – ABRUZZO – Pescara – , pensate liberamente PROVINCIA – ABRUZZO – Teramo – , pensate liberamente PROVINCIA – ABRUZZO . L’Aquila , pensate liberamente PROVINCIA – BASILICATA – Matera – , pensate liberamente PROVINCIA – BASILICATA – Potenza – , pensate liberamente PROVINCIA – CALABRIA – Catanzaro – , pensate liberamente PROVINCIA – CALABRIA – Crotone , pensate liberamente
PROVINCIA – CALABRIA – Reggio Calabria , pensate liberamente PROVINCIA – CAMPANIA – Avellino , pensate liberamente
PROVINCIA – CAMPANIA – Benevento – , pensate liberamente PROVINCIA – CAMPANIA – Caserta – , pensate liberamente PROVINCIA – CAMPANIA – Napoli – Na , pensate liberamente PROVINCIA – CAMPANIA – Salerno –
PROVINCIA – EMILIA ROMAGNA – Bologna – BO , pensate liberamente PROVINCIA – EMILIA , pensate liberamente ROMAGNA – Forlì – Cesena – , pensate liberamente PROVINCIA – EMILIA ROMAGNA – Modena – , pensate liberamente
PROVINCIA – EMILIA ROMAGNA – Piacenza – , pensate liberamente PROVINCIA – EMILIA ROMAGNA – Ravenna – RA , pensate liberamente PROVINCIA – EMILIA ROMAGNA – Reggio Emilia – RE , pensate liberamente PROVINCIA – EMILIA ROMAGNA – Rimini – , pensate liberamente PROVINCIA – FRIULI VENEZIA , pensate liberamente GIULIA – Gorizia – , pensate liberamente PROVINCIA – FRIULI VENEZIA GIULIA – Pordenone – , pensate liberamente PROVINCIA – FRIULI VENEZIA GIULIA – Udine – UD – , pensate liberamente PROVINCIA – L’Aquila AQ , pensate liberamente PROVINCIA – LAZIO – Latina – , pensate liberamente PROVINCIA – LAZIO – Roma – , pensate liberamente PROVINCIA – LAZIO – Viterbo – , pensate liberamente PROVINCIA – LIGURIA – Genova – GE , pensate liberamente PROVINCIA – LIGURIA – Imperia – , pensate liberamente PROVINCIA – LIGURIA – Savona – SV , pensate liberamente PROVINCIA – LOMBARDIA – Bergamo – BG , pensate liberamente PROVINCIA – LOMBARDIA – Lecco – , pensate liberamente PROVINCIA – LOMBARDIA – Lodi , pensate liberamente PROVINCIA – LOMBARDIA – Sondrio – , pensate liberamente PROVINCIA – LOMBARDIA – Varese – VA , pensate liberamente PROVINCIA – MARCHE – Ancona – , pensate liberamente PROVINCIA – MARCHE – Ascoli Piceno – AP , pensate liberamente PROVINCIA – MARCHE – Macerata – , pensate liberamente PROVINCIA – MARCHE – Pesaro e Urbino – PS , pensate liberamente PROVINCIA – MOLISE – Campobasso – , pensate liberamente PROVINCIA – MOLISE – Isernia – , pensate liberamente PROVINCIA – PIEMONTE – Alessandria – , pensate liberamente PROVINCIA – PIEMONTE – Asti – AS , pensate liberamente PROVINCIA – PIEMONTE – Biella – , pensate liberamente PROVINCIA – PIEMONTE – Cuneo – , pensate liberamente PROVINCIA – PIEMONTE – Novara – , pensate liberamente PROVINCIA – PIEMONTE – Torino – TO , pensate liberamente
PROVINCIA – PIEMONTE – Verbanio Cusio Ossola , pensate liberamente PROVINCIA – PIEMONTE – Vercelli – , pensate liberamente Agrigento SICILIA , pensate liberamente Alessandria PIEMONTE , pensate liberamente Ancona MARCHE
Aosta , pensate liberamente VALLE D’AOSTA Arezzo TOSCANA , pensate liberamente Ascoli piceno MARCHE , pensate liberamente
Asti PIEMONTE , pensate liberamente Avellino CAMPANIA , pensate liberamente Bari PUGLIA , pensate liberamente Barletta-andria-trani PUGLIA , pensate liberamente Belluno VENETO , pensate liberamente Benevento CAMPANIA , pensate liberamente
Bergamo LOMBARDIA , pensate liberamente Biella PIEMONTE , pensate liberamente Bologna EMILIA ROMAGNA
Bolzano TRENTINO ALTO ADIGE , pensate liberamente Brescia LOMBARDIA , pensate liberamente Brindisi PUGLIA
Cagliari SARDEGNA , pensate liberamente Caltanissetta SICILIA , pensate liberamente Campobasso MOLISE , pensate liberamente
Carbonia-iglesias SARDEGNA , pensate liberamente Caserta CAMPANIA , pensate liberamente Catania SICILIA
Catanzaro CALABRIA , pensate liberamente Chieti ABRUZZO , pensate liberamente Como LOMBARDIA , pensate liberamente
Cosenza CALABRIA , pensate liberamente Cremona LOMBARDIA , pensate liberamente Crotone CALABRIA , pensate liberamente
Cuneo PIEMONTE , pensate liberamente Enna SICILIA , pensate liberamente Fermo MARCHE , pensate liberamente Ferrara EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente Firenze TOSCANA , pensate liberamente Foggia PUGLIA , pensate liberamente Forli’ cesena EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente Frosinone LAZIO , pensate liberamente Genova LIGURIA , pensate liberamente Gorizia FRIULI VENEZIA GIULIA , pensate liberamente Grosseto TOSCANA , pensate liberamente Imperia LIGURIA
Isernia MOLISE , pensate liberamente L’aquila ABRUZZO , pensate liberamente La spezia LIGURIA , pensate liberamente Latina LAZIO , pensate liberamente Lecce PUGLIA , pensate liberamente Lecco LOMBARDIA , pensate liberamente Livorno TOSCANA , pensate liberamente Lodi LOMBARDIA , pensate liberamente Lucca TOSCANA , pensate liberamente Macerata MARCHE , pensate liberamente Madrid MADRID
Mantova LOMBARDIA , pensate liberamente Massa carrara TOSCANA , pensate liberamente Matera BASILICATA
Medio campidano SARDEGNA , pensate liberamente Messina SICILIA , pensate liberamente Milano LOMBARDIA
Modena EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente Monza e della brienza LOMBARDIA , pensate liberamente Napoli CAMPANIA , pensate liberamente Novara PIEMONTE , pensate liberamente Nuoro SARDEGNA
Ogliastra SARDEGNA , pensate liberamente Olbia-tempio SARDEGNA , pensate liberamente Oristano SARDEGNA
Padova VENETO , pensate liberamente Palermo SICILIA , pensate liberamente Parma EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente
Pavia LOMBARDIA , pensate liberamente Perugia UMBRIA , pensate liberamente Pesaro urbino MARCHE , pensate liberamente
Pescara ABRUZZO , pensate liberamente Piacenza EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente Pisa TOSCANA , pensate liberamente
Pistoia TOSCANA , pensate liberamente Pordenone FRIULI VENEZIA GIULIA , pensate liberamente Potenza BASILICATA , pensate liberamente Prato TOSCANA , pensate liberamente Ragusa SICILIA , pensate liberamente Ravenna EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente Reggio calabria CALABRIA , pensate liberamente Reggio emilia EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente
Rieti LAZIO , pensate liberamente Rimini EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente Roma LAZIO , pensate liberamente Rovigo VENETO , pensate liberamente
Salerno CAMPANIA , pensate liberamente Sassari SARDEGNA , pensate liberamente Savona LIGURIA , pensate liberamente Siena TOSCANA , pensate liberamente Siracusa SICILIA , pensate liberamente Sondrio LOMBARDIA , pensate liberamente Taranto PUGLIA , pensate liberamente
Teramo ABRUZZO , pensate liberamente Terni UMBRIA , pensate liberamente Torino PIEMONTE , pensate liberamente Trapani SICILIA , pensate liberamente
Trento TRENTINO ALTO ADIGE , pensate liberamente
Treviso VENETO , pensate liberamente
Trieste FRIULI VENEZIA GIULIA , pensate liberamente
Udine FRIULI VENEZIA GIULIA , pensate liberamente
Varese LOMBARDIA , pensate liberamente
Venezia VENETO , pensate liberamente
Verbania-cusio-ossola PIEMONTE , pensate liberamente
Vercelli PIEMONTE , pensate liberamente
Verona VENETO , pensate liberamente Vibo valentia CALABRIA , pensate liberamente
Vicenza VENETO , pensate liberamente agrigento SICILIA , pensate liberamente
Alessandria PIEMONTE , pensate liberamente Ancona MARCHE , pensate liberamente
Aosta VALLE D’AOSTA , pensate liberamente Arezzo TOSCANA , pensate liberamente
Ascoli piceno MARCHE , pensate liberamente Asti PIEMONTE , pensate liberamente
Avellino CAMPANIA , pensate liberamente Bari PUGLIA , pensate liberamente
Barletta-andria-trani PUGLIA , pensate liberamente Belluno VENETO , pensate liberamente
Benevento CAMPANIA , pensate liberamente Bergamo LOMBARDIA , pensate liberamente
Biella PIEMONTE , pensate liberamente Bologna EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente
Bolzano TRENTINO ALTO ADIGE , pensate liberamente Brescia LOMBARDIA , pensate liberamente
Brindisi PUGLIA , pensate liberamente Cagliari SARDEGNA , pensate liberamente
Caltanissetta SICILIA , pensate liberamente Campobasso MOLISE , pensate liberamente
Carbonia-iglesias SARDEGNA , pensate liberamente Caserta CAMPANIA , pensate liberamente
Catania SICILIA , pensate liberamente Catanzaro CALABRIA , pensate liberamente
Chieti ABRUZZO , pensate liberamente Como LOMBARDIA , pensate liberamente
Cosenza CALABRIA , pensate liberamente Cremona LOMBARDIA , pensate liberamente
Crotone CALABRIA , pensate liberamente Cuneo PIEMONTE , pensate liberamente
Enna SICILIA , pensate liberamente Fermo MARCHE , pensate liberamente
Ferrara EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente Firenze TOSCANA , pensate liberamente
Foggia PUGLIA , pensate liberamente Forli’ cesena EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente
Frosinone LAZIO , pensate liberamente Genova LIGURIA , pensate liberamente
Gorizia FRIULI VENEZIA GIULIA , pensate liberamente Grosseto TOSCANA , pensate liberamente
Imperia LIGURIA , pensate liberamente Isernia MOLISE , pensate liberamente
L’aquila ABRUZZO , pensate liberamente La spezia LIGURIA , pensate liberamente
Latina LAZIO , pensate liberamente Lecce PUGLIA , pensate liberamente
Lecco LOMBARDIA , pensate liberamente Livorno TOSCANA , pensate liberamente
Lodi LOMBARDIA , pensate liberamente Lucca TOSCANA , pensate liberamente
Macerata MARCHE , pensate liberamente Madrid MADRID , pensate liberamente
Mantova LOMBARDIA , pensate liberamente Massa carrara TOSCANA , pensate liberamente
Matera BASILICATA , pensate liberamente Medio campidano SARDEGNA , pensate liberamente
Messina SICILIA , pensate liberamente Milano LOMBARDIA , pensate liberamente
Modena EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente Monza e della brienza LOMBARDIA , pensate liberamente
Napoli CAMPANIA , pensate liberamente Novara PIEMONTE , pensate liberamente
Nuoro SARDEGNA , pensate liberamente Ogliastra SARDEGNA , pensate liberamente
Olbia-tempio SARDEGNA , pensate liberamente Oristano SARDEGNA , pensate liberamente
Padova VENETO , pensate liberamente Palermo SICILIA , pensate liberamente
Parma EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente Pavia LOMBARDIA , pensate liberamente
Perugia UMBRIA , pensate liberamente Pesaro urbino MARCHE , pensate liberamente
Pescara ABRUZZO , pensate liberamente Piacenza EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente
Pisa TOSCANA , pensate liberamente Pistoia TOSCANA , pensate liberamente
Pordenone FRIULI VENEZIA GIULIA , pensate liberamente Potenza BASILICATA , pensate liberamente
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Ravenna EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente Reggio calabria CALABRIA , pensate liberamente
Reggio emilia EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente Rieti LAZIO , pensate liberamente
Rimini EMILIA ROMAGNA , pensate liberamente Roma LAZIO , pensate liberamente
Rovigo VENETO , pensate liberamente Salerno CAMPANIA , pensate liberamente
Sassari SARDEGNA , pensate liberamente Savona LIGURIA , pensate liberamente Siena TOSCANA , pensate liberamente Siracusa SICILIA , pensate liberamente
Sondrio LOMBARDIA , pensate liberamente Taranto PUGLIA , pensate liberamente Teramo ABRUZZO , pensate liberamente Terni UMBRIA , pensate liberamente Torino PIEMONTE , pensate liberamente Trapani SICILIA , pensate liberamente Trento TRENTINO ALTO ADIGE , pensate liberamente Treviso VENETO , pensate liberamente Trieste FRIULI VENEZIA GIULIA , pensate liberamente Udine FRIULI VENEZIA GIULIA , pensate liberamente Varese LOMBARDIA , pensate liberamente Venezia VENETO , pensate liberamente Verbania-cusio-ossola PIEMONTE , pensate liberamente Vercelli PIEMONTE , pensate liberamente Verona VENETO , pensate liberamente Vibo valentia CALABRIA , pensate liberamente Vicenza VENETO , pensate liberamente

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L’unguento Miracoloso

Inserito da 24 novembre, 2008 (0) Commenti

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Un grazie ad Ubaldo per questa storia

C’era una volta una giovane mamma, che viveva con il suo bambino in una casa sulle colline.
Un giorno stava cullando il suo piccolo e gli stava preparando il latte, quando sentì bussare.
Alla porta c’era una splendida dama con un bimbo piccolo in braccio anche lei.
– Sono in viaggio da tanto tempo – disse la donna – prepara qualcosa da mangiare per me e il mio bambino! –
La mamma capì che quella dama era una fata, e per questo motivo la trattò con tutti gli onori.
Alla fine del pranzo, la dama disse:
– Voglio darti una ricompensa: con questo unguento che ti dono, potrai far guarire persone ed animali e diventare ricca. –
Per diverso tempo la mamma umana poté usufruire dei suoi poteri: ma molta gente del villaggio vicino cominciò ad essere gelosa verso di lei e a tramare contro lei e il suo bambino.
La mamma chiese l’aiuto della fata, che le portò via l’unguento:
– Purtroppo la tua gente non può apprezzare un simile dono! –
La mamma ritornò una donna normale ma lei e suo figlio non dimenticarono mai l’amicizia che li legava al mondo delle fate e ad ogni luna piena si ricordarono sempre di lasciare fuori dalla casa cibo e latte per i loro amici del Popolo Fatato.

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Tam Lin

Inserito da 22 novembre, 2008 (0) Commenti

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Asako ci segnala questa storiella

C’era una volta la figlia di un nobile, che si chiamava Janet. Janet aveva un carattere molto avventuroso, ed un giorno decise di uscire per andare ad esplorare una foresta cupa che si trovava vicino a casa sua. Girovagò a lungo, finché in una radura vide delle splendide rose selvatiche e pensò di coglierle per fare un regalo a sua madre e alle sue sorelle che non amavano andare in giro come lei. Aveva appena colto una rosa, quando venne fuori dalla terra un giovane cavaliere, che le disse: Come osi cogliere quelle rose? Janet gli rispose: Volevo fare un regalo a mia madre e alle mie sorelle! Allora il cavaliere rispose: In realtà, anche se devo vegliare su questa foresta, a te regalerei qualsiasi cosa. Janet gli chiese allora il suo nome e lui rispose: Mi chiamo Tam Lin! Janet ebbe paura, perché sapeva che apparteneva al popolo degli elfi. Ma Tam Lin le raccontò la sua storia.
Io sono umano come te. Tanti anni fa, ero in questi boschi con mio zio quando fui rapito dalla Regina degli Elfi: mi sentii di colpo stanco, mi addormentai e al mio risveglio mi trovavo nel regno degli Elfi. Da allora di giorno devo fare la guardia a questa foresta, e di notte devo tornare nel regno, dove sono prigioniero della Regina. Vorrei tanto che qualcuno mi aiutasse a vincere quest’incantesimo!
Janet gli rispose: Vorrei aiutarti, c’è un modo per farlo? Tam Lin allora le disse: Stanotte è Halloween: il popolo degli Elfi cavalca sulla Terra. Tu vai al crocevia prima di questa foresta ed aspettami passare. Poi aggrappati a me, e qualsiasi cosa succeda non mi lasciare!
Janet aspettò la cavalcata degli Elfi al crocevia e quando vide Tam Lin apparire, gli si buttò addosso e lo strinse a sé. Di colpo Tam Lin diventò una piccolissima lucertola, poi un serpente spaventoso, poi una barra di ferro arroventato, ma niente: Janet non lo lasciava andare. Allora la Regina degli Elfi capì che aveva perso.
Tam Lin rimase con Janet, la sposò e vissero per sempre felici e contenti, vicini a quella foresta magica che li aveva fatti incontrare.

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Rosellina e Ledaccia

Inserito da 17 novembre, 2008 (0) Commenti

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Cristina ci segnala questa storiella

C’era una volta un re che era rimasto vedovo con l’unica figlia, che si chiamava Rosellina. Poco tempo dopo si risposò con una donna che aveva un’unica figlia di nome Leda, ma che era così antipatica da essere soprannominata da tutti Ledaccia. In breve tempo Rosellina dovette cominciare a fare tutti i lavori più ingrati. Un giorno fu mandato nella foresta a prendere una scure che era stata dimenticata. C’erano tre colombe nella foresta, a cui Rosellina offrì del pane che aveva nella borsa.
Le tre colombe allora dissero: Voglio che sia bella il doppio che è! Voglio che i suoi capelli si trasformino in fili d’oro! E voglio che ogni volta che ride le escano delle perle dalla bocca! Rosellina tornò a casa e suscitò la gelosia della matrigna che mandò invece Ledaccia nel bosco. Ma Ledaccia cacciò via le tre colombe, che allora dissero: Voglio che diventi ancora più brutta! Voglio che i suoi capelli diventino un nido di spine! Voglio che ogni volta che ride esca dalla sua bocca un rospo.
Ledaccia riarrivò a casa e dopo che sua madre vide cosa le era successo, il suo odio per la figliastra aumentò. La fece imbarcare su una barchetta e la lasciò ai flutti. Rosellina naufragò su una spiaggia su cui trovò un cervo, un pino ed un usignolo, che diventarono i suoi unici amici. Per diverso tempo visse con loro, fin quando non passò di lì un principe, che si innamorò di lei e volle portarla al palazzo. Rosellina accettò a patto di portarsi dietro i suoi tre amici.
La notizia del suo prossimo matrimonio giunse alla sua vecchia casa. La matrigna e Ledaccia riuscirono a farsi ammettere in sua presenza e le buttarono addosso una camicia che la trasformò in un’oca d’oro. Allora l’usignolo e il cervo andarono da una maga che disse loro che far ritornare Rosellina normale dovevano cospargerla con gli aghi di pino.
Il principe era molto infelice per la perdita della sua fidanzata: ma un giorno sentì un usignolo che cantava fuori dalla sua finestra e un cervo che batteva. Gli aprì e loro entrarono ed andarono nella cucina, dove era nascosta l’oca d’oro, e la cosparsero degli aghi che avevano tenuto nelle zampe e nelle corna. La principessa ridiventò normale, sposò il principe e visse felice e contenta con lui ed i suoi amici della natura.

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Il bambino d’oro e il bambino d’argento

Inserito da 15 novembre, 2008 (0) Commenti

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Elisa ci manda questa storiella

Niame, il più potente fra i maghi del cielo, viveva in una fattoria posata sopra un bellissimo tappeto di nuvole. Un giorno decise di prendere moglie e invitò a presentarsi le quattro fanciulle più belle della sua tribù. Poi domandò a ciascuna:
– Che cosa faresti, per me, se io ti sposassi?
La prima, che si chiamava Acoco, dichiarò:
– Spazzerei la fattoria e governerei la tua casa.
E la seconda:
– Cucinerei ogni giorno per te le pietanze migliori.
E la terza:
– Filerei montagne di cotone e andrei tutti i giorni ad attingere l’acqua.
E la quarta:
– Io, Niame, ti darei un figlio tutto d’oro.
Naturalmente Niame scelse l’ultima e ordinò di preparare la cerimonia per le nozze. Acoco fu molto contrariata per la scelta fatta da Niame; si rodeva di invidia e di gelosia. Seppe tuttavia nascondere molto bene i propri sentimenti e riuscì a rimanere presso la giovane regina come dama di compagnia.
I due sposi vivevamo felicemente e avevano già preparato la culla in attesa del bambino tutto d’oro, quando Niame dovette partire, per visitare una sua grande fattoria. Proprio durante la sua assenza, alla regina nacquero due gemelli: uno tutto d’oro, l’altro tutto d’argento. La perfida Acoco, non appena li vide, prese i due bambini, li chiuse in un cestello e fuggi con essi in mezzo al bosco; poi nascose il cestello nel tronco vuoto di un albero. Nella culla al posto dei bambini, mise due orribili ranocchi. Quando Niame fu di ritorno, Acoco gli corse incontro:
– Affrettati, Niame! – gridò. – Vieni in casa a vedere i tuoi figli!
Niame si affrettò, ma quando vide nella culla le due brutte bestie, rimase male. Comandò che i ranocchi fossero uccisi e la regina esiliata proprio ai confini del regno, in una capanna solitaria.
Intanto il destino volle che un cacciatore passasse vicino all’albero morto dove stava nascosto il cestello con i due bambini dentro. L’uomo scorse un luccichio e si avvicinò.
– Che cosa è questo ?- si chiese.
– Siamo figli di Niame – risposero i bambini.
Il cacciatore raccolse il cesto, lo aprì, e restò ammirato davanti alla bellezza dei due piccoli. Era poverissimo, ma li portò a casa sua e li allevò con amore, senza rivelare a nessuno dove li avesse trovati.
I due bambini crescevano buoni, obbedienti e abili in tutte le cose. Quando il cacciatore aveva bisogno di denaro, raccoglieva la polvere d’oro e d’argento che cadeva di continuo dai loro corpi e andava in città a comperare quando gli era necessario. A poco a poco divenne un uomo molto ricco, e sostituì la misera capanna con un ampia fattoria.
Un giorno il cacciatore venne per caso a sapere che i due bambini erano figli del re e allora, sebbene a malincuore, decise di riportarli al padre. Giunti alla fattoria di Niame, il cacciatore chiamò il re fuori dal recinto e gli disse:
– Vieni a vedere quali esercizi sa fare questo ragazzo d’argento!
Niame uscì e restò ammirato dell’abilità straordinaria del giovane. Intanto il ragazzo d’oro aveva cominciato a cantare in modo meraviglioso e cantando narrava la propria storia: la promessa della mamma, la perfidia di Acoco e la bontà del cacciatore che li aveva allevati e amati come figli.
Niame stupito e commosso abbracciò i figli, fece richiamare la regina dall’esilio e ordinò alle schiave di pettinarla e rivestirla di abiti regali. Poi andò da Acoco, la trasformò in una gallina e la scaraventò sulla terra. Infine lodò molto il buon cacciatore e lo rimandò a casa carico di regali.
Ancora oggi i due figli di Niame vanno a fare il bagno nel grande fiume che scendeva a cascata sulla terra; allora un po’ della loro polvere d’oro e argento arriva fino a noi e quelli che la trovano diventano molto ricchi.

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Il genio del fiume

Inserito da 13 novembre, 2008 (0) Commenti

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Marcella ci segnala questa storiella

Il giovane Ghiase aveva visto una volta solo la bellissima Emme, ma si era convinto che ella era la più bella fanciulla di tutta la regione. Senza perdere tempo, Ghiase chiese ai genitori di Emme che gli concedessero la figlia in sposa; poi tornò al suo villaggio, a fare i preparativi per le nozze. Il giovane felice, decantava ai parenti e agli amici la bellezza della sposa. Il padre di Emme era un uomo molto ricco e, desiderando che la figlia arrivasse al villaggio dello sposo con un seguito conveniente, comprò per lei la più bella schiava e diede ordine alla figlia minore di seguire la sorella. Così Emme, finalmente pronta per le nozze, lasciò la sua casa accompagnata dalla schiava e dalla sorella più piccola; dovevano camminare tutto il giorno per arrivare al villaggio di Ghiase, ma erano allegre e contente e non sentivano la stanchezza. Poco prima del tramonto le tre ragazze arrivarono in vista del villaggio; si trovavano, in quel momento, sulla riva di un fiume ed ebbero l’idea di fare un bagno per togliersi di dosso la polvere della strada. Il fiume era abitato dal genio dell’acqua, il quale aveva potere lungo tutto il suo corso; ma Emme non lo sapeva e fu la prima a scendere verso la riva e a mettere i piedi nell’acqua fresca, mentre la sorellina era ancora indietro e la schiava la guardava. Ora dovete sapere che la schiava si era accorta che il genio guardava verso di loro, ma non volle trattenere Emme; anzi, le diede una spinta, e la fanciulla cadde proprio vicino al genio, che l’afferrò e se la portò via nel fondo. La sorellina cominciò a piangere, ma la schiava la minacciò:
– Se continui a piangere, ti butto nel fiume, dove farai la fine di tua sorella! Guai a te se racconterai a qualcuno quello che hai visto ! Vieni con me e tieni sempre la bocca chiusa!
Detto questo, diede il suo fagotto alla bambina e si avviò verso il villaggio di Ghiase. Quando Ghiase vide ferma davanti alla sua porta la giovane con la bambina rimase un po’ male, perché gli sembro di non riconoscere in lei la sposa bellissima che si era scelto. Ma pensò che forse il viaggio l’aveva stancata e fece entrare la giovane nella sua capanna, perché si riposasse. Poi riunì tutta la comunità per organizzare i giochi e i banchetti; ma quelli che venivano davano uno sguardo alla
schiava e poi dicevano tra loro :
– E questa sarebbe la bellezza che Ghiase ha tanto decantato?
Ma badavano bene che Ghiase non udisse, perché tutti gli volevano bene e non volevano dargli un dispiacere. Intanto i giorni passavano e Ghiase, per un motivo o per un altro, rimandava sempre la cerimonia delle nozze. La donna aveva presentato la sorellina di Emme come una piccola schiava al suo servizio; la trattava malissimo, rimproverandola sempre e picchiandola con un bastone. Ogni giorno pretendeva che andasse al fiume con brocche grandissime ad attingere l’acqua fresca. La bambina avrebbe voluto ribellarsi e raccontare a Ghiase quanto era accaduto al fiume, ma poi il timore della schiava la faceva tacere. Ghiase, che si era accorto di questi maltrattamenti, un giorno domandò alla schiava:
– Perché sei così crudele con questa bambina?
– Perché ha un carattere cattivo e ribelle.
– Prova ad essere più buona con lei – le disse allora Ghiase – e vedrai che ti obbedirà.
La schiava non rispose, ma appena Ghiase se ne fu andato, riprese a trattarla male. Un giorno andò al fiume a prendere l’acqua, ma la brocca era così piena e così pesante che ella non riuscì assolutamente a metterla sul capo: allora sedette sulla riva e si mise a piangere disperatamente.
Improvvisamente, dalle acque del fiume uscì una bellissima fanciulla: era Emme, che, udendo il pianto della sorellina, aveva pregato il genio di lasciarla uscire dal fiume un solo momento, per aiutarla. Il genio aveva acconsentito, perché sapeva bene che Emme ormai non poteva più sfuggire al suo potere. Quando la bambina vide la sorellina, si mise a piangere più forte:
– Non devi abbandonarmi! – singhiozzava, raccontando le sue sventure – La schiava mi maltratta, mi picchia con un bastone….
– E Ghiase? – domandò Emme.
– Ghiase non l’ ha ancora sposata; ogni giorno rimanda le nozze.
– Sta’ tranquilla, sorellina; un giorno tutte le nostre sventure avranno fine.
E così dicendo, la bella Emme si rituffò. La sorellina tornò a casa un po’ consolata, ma la schiava, vedendola così tranquilla, raddoppiò i maltrattamenti, anche per sfogare su qualcuno la rabbia per quel matrimonio continuamente rimandato. Così passarono alcuni giorni. Una mattina, mentre la bambina sulla riva del fiume chiamava la sorella, passò di li un cacciatore amico di Ghiase.
Sentendo i pianti e le grida d’invocazione della piccola, il cacciatore si nascose dietro un gruppo di alberi e rimase a guardare; così poté vedere le acque del fiume aprirsi e una bellissima fanciulla venire sulla riva a consolare la bambina e ad aiutarla ad attingere l’ acqua. Quando la fanciulla fu nuovamente scomparsa nel fiume, il cacciatore si mise a correre e, in un batter d’occhio, arrivò al campo dove Ghiase stava lavorando.
– Ghiase, – gli disse tutto affannato – ho lasciato proprio adesso, sulla riva del fiume, quella schiava che è arrivata al villaggio insieme con la tua promessa sposa.
– Ebbene? – domandò Ghiase, che non poteva sentir parlare della sua promessa sposa senza che gli si stringesse il cuore.
– Ebbene, ascolta: ella ha chiamato e pianto, e dal fiume è uscita una bellissima fanciulla che la bambina chiamava Emme…
– Emme? !Ma…
– Lo so; questo è il nome della tua sposa; credo di aver capito tutto, Ghiase. La fanciulla del fiume è la tua vera fidanzata, che il genio dell’ acque ha rapita; questa, che sta al villaggio, è una bugiarda…
– Si, si, così deve essere. Domani verrò anche io al fiume.
Infatti, la mattina dopo, mentre la bimba sulla riva chiamava e piangeva, Ghiase e il cacciatore se ne stavano dietro un gruppo di alberi e guardavano attentamente il fiume. Quando Emme comparve Ghiase gridò:
– E lei!
I due giovani tornarono al villaggio pensando al modo migliore per sconfiggere il genio dell’acqua.
– Soltanto la vecchia del fiume può aiutarti – disse infine il cacciatore.
– E’ vero – esclamò Ghiase.
La vecchia del fiume viveva, da cento e più anni, in una capanna vicinissima all’acqua, la sua capanna resisteva anche alle piene, perché le onde, invece di aumentare, da quella parte si ritiravano lasciandola all’asciutto. Ghiase le raccontò tutta la sua storia. Alla fine, la vecchia disse:
– Si può tentare qualche cosa; portatemi una capra bianca, una gallina bianca, una pezza di stoffa bianca e un cesto di uova; poi lascia fare a me.
Ghiase procurò tutto quello che la vecchia gli aveva chiesto, ma dovettero passare ancora sette giorni, perché arrivasse il tempo propizio. Finalmente la vecchia se ne andò sola sulla riva del fiume, spinse nell’acqua la capra bianca, e la gallina bianca, vi getto a una a una le uova e, per ultimo, stese sull’acqua la pezza di stoffa bianca, che la corrente si portò via. Subito dopo, le acque si aprirono e la bella Emme salì sulla riva.
– Benvenuta, Emme! – le disse la vecchia. – Non aver timore: io ti sono amica e ti aiuterò
Prese per mano la fanciulla, la condusse nella capanna e la nascose nella parte più interna e più buia.
Poco dopo, arrivò Ghiase con l’amico cacciatore: potete immaginare quale fu la gioia dei due sposi, quando si trovarono finalmente riuniti. Emme chiese subito della sorellina e Ghiase mandò il suo amico cacciatore sulla riva del fiume; appena la piccola, come ogni giorno, comparve con la sua grande brocca per attingere l’acqua, il cacciatore la prese per mano e la condusse alla capanna della vecchia. Quale fu la gioia delle due sorelle quando poterono riabbracciarsi! Piangevano e ridevano
insieme, col cuore pieno di felicità. Infime Emme disse alla sorellina di tornare a casa e le diede istruzioni su quello che doveva fare. La bambina corse via tutta allegra, entro nella capanna, dove la schiava stava seduta, pensando piena di rabbia a come potesse costringere Ghiase a sposarla, e gridò
– Tu sei una donna cattiva, hai voluto uccidere Emme e hai ingannato Ghiase e per questo sarai trattata come meriti!
La schiava balzò in piedi:
– Dove hai trovato tanto coraggio, piccola sciagurata? Adesso ti sistemo io!
Prese il bastone e si mise a rincorrere la bambina, che, uscendo dalla casa, cominciò a correre a tutta velocità verso la capanna della vecchia del fiume, dove l’aspettavano Emme e gli altri. Appena arrivata la piccola infilò la porta e la schiava, dietro; ma sulla soglia comparve Emme in tutta la sua bellezza e la schiava, vedendola, rimase così meravigliata che non seppe più che cosa fare.
Ricominciò a correre, ma in senso opposto, cosicché, a un certo punto, si trovò sulla riva del fiume e cadde nell’acqua. Subito il genio la trascinò giù e la tenne prigioniera al posto di Emme. Così Emme e Ghiase poterono finalmente sposarsi e vivere a lungo insieme, senza che nulla ormai turbasse la loro felicità.

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Fratelli gemelli

Inserito da 11 novembre, 2008 (0) Commenti

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Paola ci invia questa storiella

Una donna aveva due figli gemelli, ai quali aveva messo nome Lemba e Mavungu. Il giorno della loro nascita, uno stregone aveva consegnato alla mamma due pietre tonde e lisce.
– Questi saranno i talismani dei tuoi figli: – le aveva detto – appendili al loro collo e, quando saranno grandi, di loro che non se li tolgano mai.
Cosi la donna aveva fatto, e i ragazzi erano cresciuti ed erano diventati due bellissimi giovani. Un giorno, Mavungun, stanco della solita vita, decise di partire.
– Io non ho niente in contrario; – disse la madre – ma siamo talmente poveri, che non posso darti niente da portare con te.
– Questo non importa:- rispose il giovane – è ormai il momento di mettere alla prova la potenza del mio talismano.
Salutò la madre e il fratello e si diresse verso la foresta. Qui giunto, colse alcuni fili d’erba, li tocco con il talismano e…
– Che tu sia un cavallo! – disse, buttando per terra il filo più lungo.
– Che tu sia un coltello! – continuò, piegando un altro filo d’erba.
– Che tu sia un fucile! – comandò a un terzo filo d’erba.
Immediatamente un bel cavallo scalpitò davanti a lui, un coltello s’infilò nella sua cintura e un bellissimo fucile appeso alla sua spalla. Mavungun, tutto contento, salì sul cavallo e partì. Cavalcò per parecchio tempo, finché a un certo punto, si sentì stanco e affamato.
– Talismano mio, mi farai morire di fame? – disse, toccando la pietra.
Subito, davanti a lui, apparve un sontuoso banchetto. Il giovane scese da cavallo, mangiò e bevve a sazietà, poi tutto allegro riprese il viaggio.
Dovete sapere che, non lontano dal posto dove Mavungun si era fermato a mangiare, c’era una bellissima città. Essa era governata da un re che aveva una figlia, assai capricciosa. La fanciulla era in età da marito, ma, per quando già molti l’avessero chiesta in sposa, ella aveva rifiutato a tutti la sua mano. Mavungun giunse nella città e si fermò sulla riva del fiume. Qui c’era anche la fanciulla, con molte altre compagne; appena vide il giovane straniero, tornò di corsa dal padre e dalla madre e disse loro:
– Ho visto l’ uomo che voglio per marito e morirò se non lo sposerò!
Il padre mandò i suoi schiavi incontro al giovane straniero e lo invitò a banchetto nella sua casa.
Mavungun fece al re un’ottima impressione, tanto che, quando il giovane gli offrì molto doni preziosi, non esitò a proporgli di sposare la figlia. Così, con grande allegria e gioia per tutti, si celebrarono le nozze. Nella casa degli sposi c’erano tre grandi specchi accuratamente coperti.
Mavungun, preso da una grande curiosità, volle sapere perché fossero coperti. La moglie gli rispose che era molto pericoloso guardarvi, ma Mavungun insistette tanto che la fanciulla alzò la stoffa che ricopriva il primo specchio e… subito il giovane vide la sua città natale, con tutte le sue strade e la sue casa.
– Chi guarda in questo specchio, – disse allora la moglie – vede la città nella quale è nato. Nell’ altro specchio, ciascuno vede le città che conosce e che ha visitato nei suoi viaggi.
E così dicendo, scoprì il secondo specchio.
– E il terzo specchio?
– Il terzo non lo puoi scoprire perché vedresti l’immagine della città dalla quale non si torna.
– Fammela vedere ! – gridò Mavungun, e strappò la tela.
L’immagine che gli apparve era terribile, ma il giovane la fissò intensamente e si sentì preso da un grande desiderio di andare in quella città.
– Ti scongiuro, non andarci, perché non tornerai mai più! – lo implorò la moglie.
Ma il giovane era deciso; prese il suo cavallo e partì. Cavalcò e cavalcò per tanti mesi, finché un giorno, guardandosi intorno, vide una vecchia, che stava seduta presso un mucchio di sassi bianchi e neri.
– Vecchia, hai un po’ di fuoco per la mia pipa? – chiese Mavungun.
– Scendi da cavallo e avvicinati – rispose la donna.
Mavungun si avvicinò, ma appena la vecchia gli ebbe toccato la mano, il giovane fu trasformato in una pietra nera e il suo cavallo in una pietra bianca. Il tempo passava, e Luemba era molto meravigliato che il fratello non avesse mai mandato sue notizie; così un giorno; decise di andare alla sua ricerca. Se ne andò nella foresta, colse un pugno d’erba e, per opera del suo talismano, fece trasformare un filo in un cavallo, un secondo filo in un coltello e un terzo filo in un fucile e poi
partì. Dopo parecchi giorni arrivò nella città in cui Mavungun aveva preso moglie.
– E’ tornato Mavungun, lo sposo della figlia del re!
Appena sceso da cavallo, vide una bellissima fanciulla, che gli veniva incontro dicendo:
– Finalmente sei tornato.
Luemba cercò di spiegare che non era Mavungun.
– Vuoi scherzare, marito mio – lo interruppe la donna, e si mise a ballare per la gioia.
Luemba tentò invano di spiegare chi fosse, ma né la moglie del fratello, né il re, né gli altri abitanti vollero credergli; alla fine, anzi, nessuno stette più ad ascoltarlo. Perciò il giovane dovette tacere e indagare per conto suo, per scoprire che fine avesse fatto Mavungun. L’occasione si presentò subito, perché, quando Luemba entrò in casa, la moglie del fratello gli disse ridendo:
– Spero che avrai perso la voglia di guardare negli specchi!
– No, invece; – disse subito Luemba, – anzi, ti prego di farmeli rivedere.
Questa volta la giovane non si fece pregare e Luemba poté vedere la città dove era nato, poi i luoghi che aveva attraversati viaggiando, e infine guardò interessato la città dalla quale non si torna. Capì subito che quello era il posto dove il fratello era andato e dal quale non era tornato; perciò, senza perdere tempo, disse:
– Mi ricordo ora di aver lasciato laggiù una cosa molto importante. Vado e ritorno al più presto.
– Va pure, marito mio; sei appena arrivato, ma, se pensi di dover ripartire, io ti aspetterò. Ma fa presto.
Luemba montò a cavallo, prese il coltello e il fucile e corse via al galoppo. Cavalca cavalca, eccolo arrivare in vista del mucchio di pietre sbianche e nere; Accanto al mucchio, stava seduta la solita vecchia.
– Vecchia, hai un po’ di fuoco per la mia pipa? – domandò Luemba.
– Scendi da cavallo e avvicinati – rispose la vecchia.
Luemba scese da cavallo, ma invece di stendere la mano verso la donna, le scagliò addosso il suo talismano. Fu un attimo: il terreno si aprì e la vecchia scomparve mandando un grido terribile.
Subito Luemba si avvicinò al mucchio di pietre e cominciò a toccarle con il suo talismano: le pietre nere si trasformarono in tanti giovani e le pietre bianche in altrettanti cavalli. Naturalmente in mezzo agli altri, Luemba riconobbe subito Mavungun, e i due fratelli si abbracciarono con molta gioia. Poi rimontarono a cavallo e, senza indugiare, tornarono nella città dove la moglie di Mavungun aspettava pazientemente il marito. Potete immaginare quale fu la meraviglia di tutti, nel vedere i due fratelli così uguali l’uno all’altro. Vi furono grandi feste, che durarono tre giorni e tre notti e fu ordinato un sontuoso banchetto al quale parteciparono tutti gli abitanti della città. Poi Luemba ripartì e torno nel villaggio natale: la madre ansiosa gli corse incontro chiedendogli notizie di Mavungun; egli la rassicurò sulla sua salute e le raccontò quando era accaduto; poi la condusse nella città dove Mavungun era diventato l’erede del re e là ella trascorse felice i suoi ultimi giorni.
Nel frattempo Mavungun e la moglie entrati in casa s’accorsero che i tre specchi non c’erano più, infatti la magia aveva voluto che nello stesso momento in cui la vecchia era scomparsa, scomparissero anche le tre lastre lucenti. E così nessuno ha più saputo dove fosse la città dalla quale non si tornava più indietro.

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Un amico per il gatto

Inserito da 10 novembre, 2008 (0) Commenti

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Stafania ci invia questa storia

Il gatto passeggiava da solo nella savana africana e si annoiava; per cui, si disse: “Voglio trovarmi un amico; non intendo più stare da solo”.
Sulla sponda del fiume, sentì gracidare una rana. “Ecco qualcuno che vorrei avere come amico; le rane sanno davvero molte cose”.
Così, si rivolse alla rana: “Sto cercando un amico, se vuoi, possiamo chiacchierare insieme”.
La rana saltò sulla sponda, si accovacciò accanto al gatto e i due animali cominciarono a discorrere tranquillamente. Più tardi, passò nei paraggi una gazzella sgambettando allegramente; era alquanto distratta, non si accorse della rana e la schiacciò. Il gatto rincorse la gazzella, gridando: “Fermati! Fermati!”
La gazzella si fermò e lo guardò con i suoi grandi occhi dolci. Il gatto le disse: “Anch’io posso correre velocemente; se vuoi, possiamo diventare buoni amici. Lasciami venire con te”.
Così si incamminarono insieme nella savana, discorrendo allegramente. Non videro però un leopardo che stava avanzando verso di loro, nascosto tra l’erba.
All’improvviso, il leopardo aggredì la gazzella e la divorò in un sol boccone! Il gatto osservò il leopardo e gli disse: “Sto cercando un amico; noi apparteniamo alla stessa famiglia e se lo desideri possiamo restare insieme”.
Mentre mangiava la gazzella, il leopardo gli lanciò un’occhiata amichevole. Quando ebbe terminato il pasto, si leccò i baffi, si stiracchiò e si distese accanto al gatto. Poi, cominciarono a parlare come due vecchi amici. Durante la digestione, il leopardo, insonnolito, si distrasse; pertanto, non vide l’elefante che stava uscendo
dalla foresta. Gli elefanti detestano i leopardi, ma l’animale non ebbe il tempo di fuggire; l’elefante si avventò contro di lui e lo trafisse con le zanne: povero leopardo!
Il gatto disse all’elefante: “Come sei grande e forte! Se vuoi, possiamo diventare amici; chiacchieriamo un po’”. L’elefante si sdraiò sull’erba, il gatto si avvicinò al suo orecchio e gli raccontò tutto quello che aveva appreso discutendo con la rana, con la gazzella e con il leopardo. L’elefante era molto interessato e si divertì un
mondo; nel frattempo, alcuni uomini si avvicinarono senza far rumore, nascondendosi tra i cespugli. Erano cacciatori e con frecce e lance colpirono a morte l’elefante che cadde a terra stecchito. Povero elefante!
Il gatto si disse: “Sono proprio sfortunato! Tutti i miei amici sono stati uccisi uno
dopo l’altro, persino l’elefante che era così grande e forte. Questi cacciatori sono ancora più forti; non mi resta che andare con loro”.
I cacciatori ritornarono al loro villaggio e il gatto li seguì; ognuno rientrò nella
propria capanna. Il gatto seguì il capo dei cacciatori, finché questi giunse davanti alla sua dimora. La moglie lo stava aspettando sulla soglia e gli chiese: “Che cosa hai portato da mangiare per cena?”
“Ho ucciso un elefante” rispose con orgoglio il cacciatore.
“Ah, si?” rispose la moglie “E dov’è la carne?”
Il cacciatore si sedette e le disse: “Sono molto stanco, inoltre fa davvero caldo; andrò a cercare la carne più tardi.”
“Non se ne parla nemmeno! Alzati, pigrone, e vai subito a prendere la carne!”. Gridò così forte che il cacciatore si alzò e uscì a cercare la carne. Allora il gatto cominciò a strusciarsi contro le gambe della moglie del capo, facendo le fusa.
“Sei così forte, miao! Sei certamente tu la più forte! Se lo desideri, potrò essere tuo amico e ti racconterò molte cose.”
“Va bene” rispose la donna sorridendo, poi, si abbassò per accarezzarlo. Da quel giorno, la donna e il gatto diventarono grandi amici. Di notte, mentre il gatto
passeggiava nella savana, imparava ogni sorta di segreti e misteri. Al mattino, veniva a strusciarsi contro le gambe della donna, che se lo prendeva sulle ginocchia, e le raccontava tutti i suoi segreti, facendo le fusa. “Sei indubbiamente tu la più forte!”

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Il leone ingrato

Inserito da 10 novembre, 2008 (0) Commenti

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Alessandra ci segnala questa storia Africana

Molto tempo fa, in un piccolo villaggio, viveva un leone.
Disturbava continuamente la gente del villaggio e uccideva chiunque passasse vicino alla sua capanna.
Il re del villaggio allora indisse una riunione straordinaria. In essa tutti i cacciatori del villaggio decisero di andare in cerca del leone e di ucciderlo.
Costruirono anzitutto una capanna molto resistente, dove potessero rinchiudere il leone prima di ucciderlo.
I cacciatori riuscirono poi a catturare il leone e lo rinchiusero nella capanna in attesa di punirlo senza pietà.
Il giorno dopo, un uomo stava passando vicino alla capanna: il leone lo supplicò di aprire la capanna e di farlo uscire. L’uomo all’inizio resistette, ma poi cedette alla continua implorazione del leone e aprì la capanna. Appena il leone usci fuori si avventò sull’uomo cercando di ucciderlo. Questi pregò il leone di risparmiarlo, ma inutilmente.
La gente che passava di là informò il villaggio di quello che stava succedendo.
L’uomo e il leone raccontarono la loro versione dei fatti. Molti patrocinavano la morte dell’uomo, molti altri imploravano clemenza.
Passava di là un lupo, che viveva nelle vicinanze del villaggio, e si fermò ad ascoltare la controversia. Chiese poi le diverse argomentazioni.
L’uomo raccontò al lupo che il leone nella capanna stava soffrendo: lo aveva supplicato di aprire la capanna per poter uscire. Così aveva fatto, ma il leone dopo essere uscito aveva cercato di ucciderlo.
Il lupo ascoltò molto attentamente il racconto dell’uomo.
Il lupo, animale molto saggio e intelligente, disse che non gli erano chiari i termini della controversia, per cui proponeva una dimostrazione. Consigliò di tornare alla capanna per verificare sul posto l’accaduto.
Allora l’uomo tornò alla capanna, aprì la porta e il leone vi entrò; il lupo chiese di riportare la porta nella posizione originaria. L’uomo e il leone dissero che era chiusa ermeticamente: l’uomo allora chiuse la porta con il lucchetto, cosi ché il leone non potesse uscire.
Il lupo parlò al leone e gli disse:
“Sei un ingrato: una persona ti ha aiutato a uscire dalla capanna e tu volevi ucciderla. Perciò tu rimarrai nella capanna e vi morirai, mentre l’uomo andrà via libero.”
L’uomo poté andarsene, mentre il leone rimase dentro la capanna a soffrire.

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