Ban Ki-moon chiede ad Harare di revocare divieto ad attività ong

Inserito da 15 agosto, 2008 (0) Commenti

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Zimbabwe/ Appello Onu per garantire aiuti ed evitare catastrofe

Roma, 15 ago. (Apcom) – Il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, chiede alle autorità dello Zimbabwe di revocare le restrizioni imposte alle organizzazioni umanitarie lo scorso giugno, per garantire la distribuzione degli aiuti alimentari ai 1,5 milioni di persone che ne hanno bisogno, e scongiurare così una catastrofe.

“Questo divieto deve essere revocato immediatamente – si legge in una nota diffusa all’ufficio di Ban – in modo che le organizzazioni umanitarie possano espletare le loro attività di assistenza e scongiurare una catastrofica crisi umanitaria”. Il Segretario generale di dice “profondamente preoccupato dalla situazione umanitaria” nel Paese, precisando che al momento “solo 280.000 persone su 1,5 milioni che hanno bisogno di aiuti alimentari vengono assistite”.

“Invito il governo dello Zimbabwe a rispettare i principi umanitari, l’imparzialità e la neutralità delle organizzazioni non governative – conclude Ban – consentendo loro di operare liberamente e senza limitazioni di accesso a quanti sono in condizioni di bisogno”.

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Birmania, è ancora emergenza cibo

Inserito da 12 agosto, 2008 (0) Commenti

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L’sos delle associazioni umanitarie.
Save the children: il 74% delle famiglie colpite non ha accesso all’acqua potabile, troppi i bambini separati dai genitori (articolo di CARLA RESCHIA) 31/07/2008

birma
Si lavora alla ricostruzione delle scuole inuno dei villaggi o colpiti
Birmania, tre mesi dopo. Il 2 e il 3 maggio scorso il ciclone Nargis colpì e devastò il Paese. Più di 2
milioni e 400 mila persone colpite, 40 centri gravemente danneggiati e un numero di morti imprecisato: 84.537, con 53.836 dispersi e circa 20 mila feriti secondo le cifre – considerate approsimative per difetto – fornite dalla giunta militare al potere. Tra questi tanti bambini: il 54% delle vittime.

Il mondo ha dimenticato e il circo mediatico ha trovato altri palcoscenici. Ma la situazione è ben lontana dalla normalità e l’emergenza continua. Lo dice l’Onu e lo ricordano le ong impegnate sul campo, evidenziando come manchino il cibo e l’acqua pulita e almeno 700 mila bambini necessitino di assistenza a lungo termine.

A lanciare l’allarme anche Save the Children, la più grande organizzazione internazionale che ha risposto all’emergenza nel paese asiatico e che ha già raggiunto e soccorso circa mezzo milione di persone a Yangon e nel delta dell’Irrawaddy, di cui 225.000 bambini. In un rapporto rilasciato oggi l’ong sottolinea come il 55% delle famiglie abbia scorte di cibo per un solo giorno e il 74% di esse non abbia accesso all’acqua potabile.

«L’entità di questa catastrofe naturale – sottolinea Guy Cave, Direttore dei programmi di Save the Children in Birmania – è equivalente allo tsunami in Indonesia e ci vorranno anni prima che queste famiglie riescano a ricostruire le loro vite. È fondamentale avere fondi sufficienti per continuare a lavorare. Ed è proprio questo che rischia di non avvenire.

In una conferenza dei grandi donatori, a maggio, spiegano da Save the children, i governi di tutto il mondo si erano impegnati ad elargire più denaro a condizione che venisse effettuata una ricognizione indipendente sui bisogni della popolazione e che i soccorritori internazionali avessero un maggiore accesso alla regione del delta, quella maggiormente flagellata dal ciclone. Queste condizioni, in qualche modo e malgrado la riluttanza del governo, sono state rispettate: sono stati concessi più di 1.800 visti a personale umanitario. Inoltre una valutazione della situazione in cui versa la popolazione, l’Asean Government post- Nargis Joint Assessment, è stato reso pubblico lo scorso 21 luglio.

Pertanto, dice Cave, è giunto il momento per i donatori di elargire altro denaro. Attualmente, mancano 300 milioni di dollari per raggiungere l’obiettivo fissato nell’appello delle Nazioni Unite. Save the Children sottolinea alcuni dati che evidenziano come l’emergenza Nargis sia in questo momento sottofinanziata: gli Stati Uniti, ad esempio, che hanno un Reddito nazionale lordo di 45.850 dollari, hanno promesso finora 29 milioni di dollari, mentre le Filippine con un reddito di 3.730 dollari, hanno donato in proporzione molto di più, impegnandosi per 20 milioni di dollari.
Il Giappone, che nel caso dello tsunami in Indonesia aveva dato 500 milioni di dollari, ha contribuito all’emergenza Birmania solo con 11 milioni di dollari. L’entità dei fondi stanziati dai grandi donatori ha un impatto diretto sui benefici alla popolazione: dopo l’emergenza tsunami ogni persona ha ricevuto l’equivalente di circa 1.249 dollari in aiuti, mentre i sopravvissuti a Nargis ne hanno ricevuti 213.

C’è poi uno specifico della tragedia che riguarda direttamente i bambini. Il numero delle donne morte è stato pari al doppio degli uomini, e questo significa un grande numero di bambini rimasti senza madre. Inoltre il soccorso immediato non è abbastanza, occorre pianificare interventi a lungo termine. Nelle zone colpite il ciclone ha distrutto il 95% delle case, allagato più di un milione di acri di terreni coltivati e ucciso oltre 200 mila capi di bestiame. Ci sono 800 mila sfollati e il 14% dei villaggi non è stato ricostruitove conta solo su ripari di fortuna.
In più appena 1 milione e 300 mila persone, a tutt’oggi, avrebbero beneficiato degli aiuti internazionali. La carenza di nutrimento e di mezzi e risorse per coltivare la terra dopo che i raccolti sono andati del tutto perduti preludono a un futuro di malnutrizione, una piaga destinata a incidere a lungo sulla vita delle nuove generazioni.

Ugualmente in pericolo un’altra risorsa che è la seconda più importante fonte di reddito e sussistenza nella zona del delta dell’Irrawaddy, la pesca: il 44% delle piccole imbarcazioni e il 70% degli equipaggiamenti dei pescatori sono stati completamente distrutti.

Infine, la condizione di bisogno e l’alto numero di bambini abbandonati a se stessi sono considerati da Save the children il terreno di coltura ideale per i fenomeno di sfruttamento, tratta e abusi che già in condizioni normali rappresentano una piaga endemica dei Paesi poveri. La povertà è per le famiglie un incentivo in più a mandare a lavorare i bambini e le aree dove vivono gli sfollati sono in genere quelle più battute dai trafficanti di esseri umani. Il numero degli orfanotrofi sta aumentando e spesso ospitano anche bambini che non sono orfani, ma che sono stati sistemati negli istituti perché non è stato possibile rintracciare i loro cui genitori o famiglie e perché le persone che badavano a loro non possono più farlo.

Il tutto in un Paese dove il governo è da tutt’altre faccende preso e dove arriverà a giorni, proprio per carcare dialogo e collaborazione un nuovo inviato dell’Onu per i diritti umani, Tomas Ojea Quintana, che è stato autorizzato dalla giunta militare a visitare la Birmania dal 3 al 7 agosto prossimo.

tratto da www.lastampa.it

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APPELLO VERO A FAVORE DEI BAMBINI ACCOLTI NEL CENTRO EDUCATIVO SUORE MURIALDINE DI MENDOZA (SUOR LEDA)

Inserito da 11 agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Appelli Umanitari Veri

Mi è stato segnalato l’importante iniziativa promossa da www.politicamentecorretto.com

si tratta di un articolo di di DANIELE MARCONCINI il quale lancia un appello per aiutare Suor Leda
Tutti vorremo poterla aiutare di più,assieme ai suoi bambini.
Quindi anche noi di HOAX.IT accogliamo l’appello e invitiamo chi fosse interessato a fare una donazione.
I recapiti sono :

Beneficiario :SUORE MURIALDINE DI SAN GIUSEPPE
Causale: A FAVORE DEI BAMBINI ACCOLTI NEL CENTRO EDUCATIVO SUORE MURIALDINE DI MENDOZA (SUOR LEDA)
IBAN IT 64 I0333603204000000023768

www.mantovaninelmondo.org
www.lombardinelondo.org

il quale porta

La città di Mendoza e la sua provincia avendo una vocazione agro alimentare e vinicola, richiede ogni anno una gran quantità di mano d’opera stagionale. Questi lavoratori vengono assunti solo nell’ epoca dei raccolti, e poi tornano al loro luogo d’ origine. Generalmente essi provengono dal nord dell’ Argentina, dal Cile,dalla Bolivia e dal Perù .Questo vale anche per quelle fabbriche di Mendoza che lavorano la frutta (come per esempio la pesca e l’ albicocca) che impiegano degli operai solo per un periodo dell’anno, lasciandoli poi disoccupati.

Le statistiche dicono che l’80% per cento dei posti di lavoro è a tempo determinato con stipendi molto bassi (il 42,6% delle paghe è sotto il livello della povertà) e che quattro lavoratori su dieci sono clandestini e quindi senza copertura previdenziale e sanitaria. Gli immigrati del Perù sono quelli che maggiormente soffrono di questa situazione,essendo per la maggior parte presenti illegalmente in Argentina.

Questa situazione colpisce soprattutto i bambini , il loro livello di istruzione . Almeno un terzo non finisce la scuola elementare e solo 1 su quattro dei figli di famiglie povere riesce a completare la scuola media.

In questo contesto opera il Centro Educativo delle Suore Murialdine di San Giuseppe con tre suore dirette da una religiosa brasiliana di origine mantovano- viadanese : Suor Leda Borelli. Un esempio di forza e di determinazione e soprattutto di tanta fede nelle divina provvidenza.

Questo Centro ospita circa 350 bambini e ragazzi dai due ai 16 anni ,provenienti dalle famiglie immigrate più povere, con circa una ventina tra insegnanti,cuochi ,inservienti e una quindicina di volontari. Vi sono due scuole materne ” Angelo custode ” ed “Emmanuel” ed un Centro Educativo intitolato a ” San Leonardo Murialdo “.Il 10% dei bambini è di origine italiana.

Oltre che assicurare colazione e pranzo a tutti ,viene svolta una attività di doposcuola per i più piccoli e inoltre , vi sono dei laboratori per insegnare sia ad avere una mentalità legata a i valori del lavoro e sia per creare le condizioni per un vero e proprio apprendimento di un mestiere .

La struttura professionale formativa comprende :

• Il laboratorio di pasticceria, dove un gruppo di ragazzine preparano dei biscotti “scones “, piononos , dolci per il consumo interno , commercializzati a un piccolo circolo di persone vicine all’ istituzione.
• Il laboratorio di falegnameria. In questo laboratorio i ragazzi disegnano e costruiscono dei piccoli manufatti che poi portano alle loro famiglie ( per esempio scafali , scatole, portachiavi, ecc.)
• Il laboratorio di cucitura :qui le bambine imparano a rifare e modificare i loro abiti che non usano e a disegnare e confezionare abiti nuovi.
• Il laboratorio di creatività : in esso si manifesta la creatività dei bambini, imparando ad utilizzare degli elementi da scartare e trasformarli utili oggetti . Per esempio: con una bottiglia vecchia fare una lampada.
• Il laboratorio di realizzazione dei saponi . I saponi sono per il consumo interno ( qualche volta si commercializzano con le persone amiche dell’ istituzione).

E’ da chiarire che la realizzazione di questi Laboratori non ha lo scopo di una vera e propria formazione professionale in nessuna delle sue aree di lavoro, ma bensì di orientare i giovani per aiutarli ad sviluppare le proprie potenzialità ,ad acquisire delle abilità e a comprendere il valore del lavoro.

Ho incontrato Suo Leda a Mendoza assieme a Marta Carrer per la prima volta nel 2005, grazie alla collaborazione di Laura Canali e di sua madre Laude e subito abbiamo fraternizzato per le comuni origini mantovane e per gli amici che ambedue abbiamo a Caxias do Sul nello Stato Brasiliano di Rio Grande do Sul (luogo d’origine di Suor Leda).

L’ho rivista l’anno dopo con le sue consorelle,sempre impegnata in un lavoro umanitario fatto però di sani principi e di una linea educativa veramente efficace. Di Suor Leda mi ha colpito la sua simpatia ,la forte determinazione e la sua grande fede in Dio,accompagnata da un’ottima capacità organizzativa. Affrontare una realtà di povertà e di immigrazione non è stato per lei e le altre religiose sicuramente facile,anche nei rapporti con le famiglie dei bambini,, ma questo gruppo di suore è riuscito a creare un Centro veramente di eccellenza dove si cerca di radicare in questi giovani valori e voglia di lavorare,contro il degrado e l’abbandono. Questo, riuscendo anche ad avere anche l’aiuto delle istituzioni locali e del Governo anche se la maggior parte degli aiuti è dovuto a donazioni.

A suo tempo Suor Leda mi aveva segnalato la necessità di avere macchinari che permettessero di produrre 15 chili di biscotti e 22 chili di pane al giorno per il consumo interno delle tre istituzioni e altre attrezzature per fare 70 chili di pasta alla settimana ( da commercializzare in parte nella città di Mendoza ,luogo turistico molto rinomato dove nessuno fa la pasta fresca). Il sogno di Suor Leda è sempre quello di ottenere un minimo di auto- sufficienza economica.

Nel decennale dell’Associazione dei Mantovani nel Mondo Onlus,abbiamo pensato a lei e ai suoi bambini : grazie ad una raccolta di fondi tra i nostri iscritti e nel corso di varie manifestazioni .Alla fine le abbiamo fatto giungere mille euro,attraverso la Casa Madre di Roma.

Questa settimana attraverso Skype, Suor Leda mi ha telefonato trionfante ,comunicandomi di aver comperato con la nostra donazione una macchina seminuova per fare la pasta E soprattutto di aver prodotto 25 chili di pasta ,ravioli per l’esattezza,tutti consumati dalla Comunità .

Vorremo poterla aiutare di più,assieme ai suoi bambini. Lanciamo quindi un appello per farle pervenire altre donazioni. I recapiti sono :

Beneficiario :SUORE MURIALDINE DI SAN GIUSEPPE
Causale: A FAVORE DEI BAMBINI ACCOLTI NEL CENTRO EDUCATIVO SUORE MURIALDINE DI MENDOZA (SUOR LEDA)
IBAN IT 64 I0333603204000000023768
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articolo tratto da:
http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=6359

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Many SMBs unprepared for online security threats

Inserito da 7 agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :News,Sicurezza

About 35 percent admitted to not being concerned about cybercrime even though another 20 percent said their companies had been victimized by online crime.

A surprisingly large number of small and midsize businesses appear to be either blissfully unaware of or uncaring about the online security threats they face, according to a survey conducted by security vendor McAfee.

The survey was conducted on officials from 500 US and Canadian companies with less than 1,000 employees each, McAfee said that nearly 45 percent of the respondents didn’t see their businesses as being valuable targets for cyber criminals, while more than half felt their organizations simply weren’t well-known enough to attract the attention of attackers. About 35 percent admitted to not being concerned about cybercrime even though another 20 percent said their companies had been victimized by online crime, and almost one-third of the latter group said they had been attacked at least four times over the past three years.

Perhaps the most surprising finding was that nearly 20 percent of the surveyed companies said they had no security protections at all in place against online threats. Yet 90 percent said they relied heavily on the Internet for their business, noted Darrell Rodenbaugh, senior vice president of McAfee’s midmarket business unit.

“Many SMBs think cybercrime is an issue for larger companies,” Rodenbaugh said. “They think larger companies make better targets because that’s where the money is.” But the reality is quite the opposite, he added.

“Our information says that cyber criminals prefer smaller organizations because they are more easily attacked,” Rodenbaugh said. That’s because smaller companies often have far less manpower and financial resources to invest in IT security than their larger counterparts do.

On average, smaller companies employ just one to two full-time workers to handle all of their IT functions, according to Rodenbaugh. So it isn’t surprising, he said, that many SMBs don’t have anyone dedicated to information security, or that they devote at most an hour per week to security efforts. And often, companies that think they have sufficient protections really don’t, Rodenbaugh said. For instance, roughly half of the respondents who felt their companies had adequate security controls told McAfee that they trusted the default settings on their IT equipment.

For the most part, McAfee’s findings are an accurate reflection of attitudes toward IT security in the SMB market, said Adam Hils, an analyst at Gartner. He agreed that many small and midsize companies, which Gartner considers to be those with between 20 and 1,000 employees indeed don’t think of themselves as likely targets of cyber attacks.

The situation is both the result of a lack of awareness and “a desire to not have to spend on security until you have to,” Hils said. “It’s easy to convince yourself of something if that’s what you want to believe.” But like Rodenbaugh, he said that in actuality, SMBs are more likely to be targets of cyber criminals because their systems increasingly are seen as being easier to break into than the ones at larger companies are.
Hils said that as a percentage of their IT budgets, SMBs do tend to spend more on security than larger companies do typically, 5 percent to 10 percent, as opposed to between 3 percent and 6 percent at bigger businesses. Even so, he added, the actual dollar amounts that small and midsize companies invest in security often aren’t enough to keep them secure. “Most of the time, they’re playing catch-up,” Hils said.

According to Hils, SMBs usually spend most of their security budgets on anti-virus and firewall tools, while focusing less on equally important technologies like intrusion detection and identity management systems. SMBs also tend to prefer working with just one or two security vendors, from which they expect products that address a wide range of threats, he said. That’s one of the reasons why so-called unified threat management, or UTM, technologies have been gaining so much attention among mid-market companies.

Source : ComputerWorld (US)
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Man dies after winning vodka-drinking competition

Inserito da 3 agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :News

A vodka-drinking competition in a southern Russian town ended in tragedy with the winner dead and several runners-up in intensive care.
“The competition lasted 30, perhaps 40 minutes and the winner downed three half-litre bottles. He was taken home by taxi but died within 20 minutes,” said Roman Popov, a prosecutor pursuing the case in the town of Volgodonsk. “Five contestants ended up in intensive care. Those not in hospital turned up the next day, ostensibly for another drink.”
Popov said the director of the shop organising this month’s contest had been charged with manslaughter. He had offered 10 litres of vodka to the competitor drinking the most in the shortest time.
Russians drink the equivalent of 15 litres of pure alcohol per head annually, one of the highest rates in the world. Some experts estimate one in seven Russians is an alcoholic.

Reuters

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MUJERES: Se cortaron las herramientas para promover la equidad

Inserito da 3 agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax


Roberto Bissio, coordinador de Social Watch.

Crédito: Eurostep.

MONTEVIDEO, ago (IPS) – La desigualdad entre hombres y mujeres “no siempre coincide con la pobreza. Por eso no debemos posponer esto para cuando seamos ricos y felices, porque podemos llegar a enriquecernos sin lograr la equidad de género”, dijo a IPS el uruguayo Roberto Bissio, coordinador de la red internacional Social Watch.

Más de la mitad de la población femenina del mundo vive en países que no han registrado progresos para cerrar la brecha entre hombres y mujeres en los últimos años, concluye la última edición del Índice de Equidad de Género, presentado en febrero por Social Watch (Control Ciudadano), una coalición internacional de organizaciones ciudadanas.

Una de las consignas de las organizaciones y movimientos que defienden los derechos de las mujeres es que los pactos y compromisos internacionales incorporen medidas específicas para financiar políticas que reduzcan la brecha de género.

Este año se revisarán dos de los acuerdos internacionales para la ayuda al desarrollo, y en ellos se concentran los esfuerzos de los activistas.

En septiembre, en Accra, se examinarán los compromisos asumidos en 2005 en la Declaración de París sobre la Eficacia de la Ayuda al Desarrollo, un acuerdo entre los gobiernos y las agencias de cooperación internacionales con el objetivo de armonizar y mejorar la administración de la asistencia.

Y a fines noviembre, en Doha, comenzará la reunión para evaluar el cumplimiento de la agenda del Consenso de Monterrey, adoptado en 2002, en la Conferencia Internacional sobre la Financiación para el Desarrollo.

No hay financiamiento para promover la equidad de género, y “las herramientas que la harían posible han sido cortadas por mecanismos como los acuerdos de libre comercio o las propias políticas de desarrollo”, afirmó Bissio en esta entrevista concedida a IPS.

IPS: — Social Watch creó el Índice de Equidad de Género para medir la brecha entre hombres y mujeres, ¿qué aspectos toma en cuenta y a qué resultados generales llega?

ROBERTO BISSIO: — Se construye a partir de las dimensiones educativa, económica y de poder. La educativa es la que mayor equidad ha logrado mundialmente. Hoy en día las mujeres están prácticamente a la par de los hombres en la educación, mientras que hay escasa participación de ellas en los organismos de toma de decisiones. En lo económico, que toma en cuenta el mercado de trabajo, la desigualdad también es significativa.

La inequidad de género no siempre coincide con la pobreza. Puede haber un país rico con una brecha mayor entre hombres y mujeres que en un país pobre. Por lo tanto, no debemos posponer estos temas para cuando seamos ricos y felices porque podemos llegar a enriquecernos sin lograr la equidad de género.

— En el marco de la ayuda al desarrollo, ¿a cuánto asciende la financiación para fomentar la equidad de género?

— No existen líneas de financiamiento específicas, eso dificulta la superación de la brecha entre hombres y mujeres. Las herramientas que harían posible la equidad de género han sido cortadas por mecanismos como los acuerdos de libre comercio o por las propias políticas de desarrollo.

Por otro lado, muchos gobiernos siguen insistiendo en políticas enfocadas en la educación y dejan de lado las dimensiones económica y política, que son las que en este momento presentan mayor inequidad de género.

— ¿Qué han hecho los gobiernos para mejorar la situación de las mujeres tras la Declaración de París?

— Nada que se pueda medir. Se menciona la equidad de género en la declaración, pero no entre los indicadores que miden los progresos. De las 12 metas que se acompañan con una serie de cifras a alcanzar en 2010, ninguna se refiere a la situación de la mujer.

Decir que se van a ocupar de esto es una declaración de buenas intenciones. Algunas organizaciones analizan si las políticas de esa declaración son positivas para las mujeres y concluyen que el conjunto de las medidas macroeconómicas y de gobernanza sugeridas quitan capacidad a los gobiernos nacionales de apoyar proyectos de acción positiva hacia la mujer.

— Entonces, ¿qué expectativas tienen frente a la revisión de los compromisos de París?

— Hay cierta frustración porque el documento borrador que existe hasta el momento es muy pobre, busca complacer a todo el mundo con un mínimo común denominador y no dice nada.

— A diferencia de la Declaración de París, el Consenso de Monterrey sí enfatiza la promoción de la equidad de género…

— Sí, como conferencia de las Naciones Unidas, tiene una perspectiva más holística, también toma en cuenta los mecanismos y el manejo de la ayuda. Hay mayor preocupación por la situación de las mujeres, se identifican una serie de medidas como, por ejemplo, analizar los presupuestos de los estados en función del gasto y de cómo impacta de manera diferenciada entre hombres y mujeres.

Se reconoce que la igualdad jurídica no alcanza, que a la hora del ejercicio real de esos derechos aparecen los problemas, y en este aspecto es importante la asignación de los recursos presupuestarios.

En Monterrey se introdujeron conceptos importantes, como que hay problemas que se denominan sistémicos, que tienen que ver con el mal funcionamiento del sistema global y que hay una interacción entre los mecanismos financieros, los del comercio y los de la ayuda que no se pueden ver por separado.

Por ejemplo, las agencias de cooperación pueden ayudar a los campesinos a producir algodón, pero luego las políticas locales de subsidios les impiden exportar esa producción. El Consenso enfatizó en la coherencia de esas políticas, aunque no se ha avanzado mucho en eso, sí se han identificado algunos problemas en algunas áreas que antes eran impensables en la agenda internacional.

— ¿A qué se refiere?

— Al funcionamiento de las finanzas internacionales, por ejemplo. Ahora todo el mundo sabe que la volatilidad y la fuga de capitales impactan socialmente no sólo en los países pobres, sino en muchos ricos. Asistimos a crisis financieras en Europa y Estados Unidos que hace poco padecieron Asia y América Latina.

También en la cuestión de justicia impositiva, hay un reconocimiento de la evasión de quienes más tienen y, por lo tanto, se habla de la necesidad de suprimir los paraísos fiscales. Esos son algunos temas en los que tal vez se pueda esperar algunos resultados. Y no se puede disociar estos temas globales con la equidad de género.

— ¿Que medidas están impulsando los países donantes para mejorar la equidad de género?

— Se están implementando mecanismos para saber cuál es el componente de género dentro de los distintos programas que se apoyan. Es un primer paso para mejorar las medidas. Pero el mayor problema es la incoherencia de las políticas, porque si se miran en conjunto se ve que los países donantes también son los países acreedores y los que negocian los términos del comercio.

— ¿Qué esperan las organizaciones sociales de la revisión del Consenso de Monterrey que se llevará a cabo en Doha?

— Las esperanzas apuntan a la posibilidad de generar nuevos mecanismos para financiar el desarrollo con, por ejemplo, impuestos a las emisiones de carbono, a las transacciones financieras internacionales, que podrían generar recursos y mejorar el ambiente. Existe la esperanza de que se pueda avanzar en esos temas, dentro de las dificultades que conocemos, como el unilateralismo de Estados Unidos.

— ¿Cuál es la capacidad de presión que tienen estas organizaciones?

— Dependerá de lo visible que se vuelve el tema. Cuando una reunión de gobiernos se hace pública, los delegados de los países tienen que dar explicaciones de los acuerdos a la ciudadanía. Afortunadamente, la gente está pidiendo más rendición de cuentas, lo que permite conseguir mejores resultados. (FIN/2008)

fonte : http://www.ipsnoticias.net/nota.asp?idnews=89318

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Man Is Accused of an Internet Hoax

Inserito da 2 agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :News

A New York City man who claimed in an apparent Internet video hoax that he had poisoned millions of bottles of baby food because he wanted to kill black and Hispanic children was arrested on Thursday, the authorities said.

The man, Anton Dunn, caused a video to be posted on YouTube on April 20, Manhattan prosecutors said. In it, he said that he had poisoned bottles of Gerber baby food and that he could not be caught, the authorities said.

Gerber and the Food and Drug Administration found no evidence of tampering. Prosecutors said Gerber received complaints expressing alarm about the safety of its products after people saw the video.

Mr. Dunn is charged with sending threats in interstate commerce and falsely claiming to have tampered with a consumer product.

Source: http://www.nytimes.com/2008/08/01/nyregion/01hoax.html?_r=1&ref=nyregion&oref=slogin

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Debate in Italy over euthanasia issue

Inserito da 1 agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :News

The issue of euthanasia has sparked strong debate in the Italian parliament as an Italian court on 7 July granted a man’s request to disconnect the feeding tube of his daughter, who had been in a vegetative state for 16 years.

Eluana Englaro was 20 years old when she went into a vegetative state following a car accident in 1992.

Two years later doctors called her condition irreversible.

She had been kept in a hospital and fed artificially in the northern city of Lecco.

Her father sought for more than 10 years to have her feeding tube removed, insisting that was her wish.

At the beginning of July, an appeals court in Milan granted his appeal, on the grounds that the vegetative state was irreversible and that her father was trying to conform to her will.

He said that coincidentally his daughter had visited a friend who was in a similar condition shortly before her accident.

On that occasion, she expressed the will to refuse treatment, should she find herself in similar condition.

Italy does not allow euthanasia, but patients have a right to refuse treatment.

State prosecutors could appeal Milan court’s ruling to Italy’s highest court within 60 days, but a previous verdict, which in 2007 gave legal guardians the chance to decide on treatment refusal, makes any appeal very unlikely.

While the judiciary case is still open, the Italian Senate is debating Englaro’s case.

Government parties and several Catholic senators are collecting signatures from parliament members against the Milan court decision.

The Senate could shortly vote to ask the Constitutional Court to rule on a potential conflict among Italian Parliament and the highest court.

The Milan ruling immediately drew criticism from the Vatican, which is opposed to euthanasia and says life must be defended from conception to natural death.

Domenico delle Foglie, spokesman of “Science and Life,” an anti euthanasia association close to the Catholic position, told AP Television that “the most serious match that it is being played in this context has to do with the euthanasia issue. In Europe all the countries that approved laws on living will, then opened the path to euthanasia. It deals with the matter if in Italy, either in a legislative prospective or in a cultural prospective, people want to approve euthanasia.”

The issue has come to the forefront of the Italian debate in recent years, after the case of a paralyzed man, Piergiorgio Welby, who had publicly sought to die and got his wish in December 2006 when a doctor disconnected his respirator.

The case split the nation – anti-euthanasia campaigners and some conservative politicians described the death of Welby as murder.

Supporters of the right-to-die campaign welcomed what they said was a suspension of an insistent medical treatment that conformed to the patient’s will.

The Catholic Church denied Welby a religious funeral.

“In Eluana Englaro’s case, unplugging the artificial feeling device doesn’t mean euthanasia,” said Mina Welby, wife of Piergiorgio and a right-to-die activist.

“It is just a renouncement to a treatment that has became useless. She personally asked not to stay in this vegetative life condition.”

In Italy, patients who are in vegetative state are usually treated at home.

One hospital treating such patients is the San Giovanni Battista Hospital.

This centre, run by the Catholic organisation of the Order of Malta, treats patients with special physiotherapy procedure and neurological stimulation.

According to Fabio Viselli, chief physician of neurological rehabilitation ward of San Giovanni battista hospital, it is very difficult to decide when a vegetative state is irreversible, but in accordance with the Catholic approach of his hospital he wouldn’t stop Eluana’s feeding.

According to Viselli, in Italy are estimated “an average number of cases (vegetative state suffers) on the entire national territory between 1500 and 2500 people, but it is very difficult to assess the gravity of each case and chances of recovery”.

As the debate on euthanasia is dividing public opinion and parliament, Paolo Ravasin, a muscular dystrophy sclerosis suffer and right-to-die activist for Luca Coscioni association declared on camera his living will.

“As soon as I will not be able to eat and drink through my mouth anymore,” said Ravasin, “I refuse any artificial feeding system.”

The issue has also divided opinion in the United States, in the case of Terry Schiavo, an American woman who was diagnosed as being in a persistent vegetative state after her heart stopped in 1990.

Schiavo’s husband wanted her feeding tube removed against the wishes of her parents.

She died in 2005 amid protests outside her hospice after her husband prevailed in the polarising dispute that reached the US Congress, President George W Bush and the US Supreme Court.

Fonte http://www.ndtv.com/convergence/ndtv/story.aspx?id=NEWEN20080059629

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Pechino 2008: garantito accesso a internet

Inserito da 1 agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :News

Bocog: ‘Manterremo tutte le promesse fatte per aiutare i media’

(ANSA) – PECHINO, 1 AGO – Il comitato promotore delle Olimpiadi di Pechino garantira’ pieno accesso a Internet, senza censure, da parte dei giornalisti accreditati. Il comitato organizzatore cinese, ha detto un portavoce, ‘manterra’ le promesse fatte al tempo della candidatura per aiutare i media ad informare a proposito dei Giochi con buoni strumenti e servizi di prim’ordine’. Portavoce del Bocog avevano confermato che solo i siti legati alla setta religiosa del Falun Gong sono bloccati perche’ ‘illegali’ in Cina.

PECHINO, 2008-08-01 18:14

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Che cos’è una Bufalata….

Inserito da 31 luglio, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

bufale

Mi dispiace ma non ha nulla a che fare con Hoax…
Sei sorpreso… non sapete cosa significa il termine Bufalata o Bufalate… sei deluso ?
ti sembrava qualcosa di informatico… sorridi…e mi raccomando attenti alle bufale… uahahauauau!!
Articolo tratto da Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Le bufalate erano corse di bufale che si svolgevano nel Seicento come spettacolo culminante di festeggiamenti popolari.

Bufalate

Le bufalate si svolsero in alcune città italiane e sostituirono nella seconda metà del XVI secolo le cacce ai tori considerate non tanto cruente ma soprattutto pagane.

Bufalate a Siena

Le bufalate nella città toscana di Siena si svolsero dal 1599 al 1650 con bufale di razza maremmana.

Le bufalate venivano organizzate in Piazza del Campo, a Siena. La competizione era tra le Contrade della città e solo tra quelle che si iscrivevano a partecipare. Il numero dei partecipanti fu quindi variabile.
Veniva considerata vincitrice la Contrada la cui bufala avesse percorso per prima tre giri della piazza in senso antiorario (contrario alla direzione in cui viene corso il Palio di Siena attuale). La bufala veniva montata da un buttero e ogni Contrada aveva per l’occasione dodici pungolatori che servivano a spronare l’animale con con un ferro appuntito e a raddrizzare la sua corsa quando necessario. Si sospetta che il pungolo venisse usato anche contro le bufale avversarie per rallentarle e anche contro i pungolatori avversari ma non esistono cronache chiare a riguardo.

Come nel Palio di Siena moderno, la corsa era preceduta da un corteo in cui ogni Contrada sfilava con i propri abitanti vestiti a festa con i rispettivi colori. In alcuni casi i rappresentanti delle Contrade erano armati, in altri per ogni Contrada sfilava un carro allegorico rappresentante un tema mitologico greco o un carro raffigurante l’animale totemico. Quest’ultimo era una reminescenza dei carri usati per ripararsi durante le cacce ai tori.

Da una cronaca di Guglielmo Palmieri dell’ultima bufalata corsa (1650) a cui parteciparono la Lupa, l’Oca, il Drago, la Chiocciola, la Torre e dell’Onda:

“Terminata la Comparsa di tutte le accennate Contrade, ciascuna si ritirò al suo Palco, che fabbricato avevano intorno alla Piazza. Si diede subito ordine all’immissione delle Bufale, ed al tocco della Tromba in tre volte si lasciò il canape, e corsero, e restò vittoriosa, quella della Chiocciola. Il Palio era di broccato d’oro, di valuta di circa 140 scudi con fodera di taffetà doppio nero e bianca, insegna della Balzana, colle armi [stemmi, n.d.r.] in taffetà della Serenissima Gran Duchessa, e del Gran Duca”.

Si ha notizia di trentasei bufalate corse negli anni (tra parentesi il nome della Contrada vincitrice): 1599 (Onda), 1599 [sic] (Lupa), 1601 e 1602 (Torre), 1609 (Onda), 1605 (Bruco), 1610 (Aquila), 1612 (Nicchio), 1617 (Tartuca), 1618 (Oca), 1619 (Civetta), 1620 e 1621 (Bruco), 1621 [sic] (Torre), 1622 (Aquila), 1623 (Onda), 1625 (Chiocciola), 1629 (Giraffa), 1630 (Onda), 1631 (Lupa), 1632 (Nicchio), 1634 (Selva), 1635 (Torre), 1637 (Valdimontone), 1638 (Nicchio), 1639 (Onda), 1639 [sic] (Oca), 1640 (Torre), 1643 (Selva), 1644 (Pantera), 1645 (Valdimontone), 1646 (Pantera), 1647 (Civetta), 1648 (Vipera), 1648 o 1649 (Istrice), 3 novembre 1650 (Chiocciola).

Nell’elenco figura una vittoria della Vipera, contrada non più esistente al giorno d’oggi.
In alcuni anni risultano essersi svolte due corse. In questi casi ci sono più possibilità: errore del cronista; effettuazione di due corse con le bufale; conteggio del secondo premio che in certi casi era usanza assegnare o al secondo arrivato o al vincitore di una corsa di consolazione successiva alla corsa principale e alla quale non partecipava la Contrada vincitrice del primo premio.
L’attribuzione delle vittorie e il numero di corse con le bufale è però soggetto di controversia ed esistono documenti storici contrastanti. Il presente elenco è soltanto indicativo della frequenza di svolgimento di questo tipo di feste.

Estratto da “http://it.wikipedia.org/wiki/Bufalata”

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