Aiutiamo Matteo!

Inserito da 26 Novembre, 2009 (0) Commenti

Si tratta di :Appelli Umanitari Veri

Su segnalazione del Confratello Jonny Parisi della Misericordia di San Leone (Ct) pubblico un appello umanitario per aiutare il piccolo Matteo.

Si tratta di una notizia Vera

La Misericordia San Leone di Catania, quest’anno con il vostro aiuto desidera fare un REGALO SPECIALE al piccolo MATTEO un bimbo affetto da tetraparesi spastica per la quale necessita di cure speciali in un centro specializzato in Slovacchia Chiunque desideri contribuire a questo regalo attraverso una libera offerta verrà omaggiato con il calendario della nostra misericordia. E’ possibile donare e ritirare il calendario presso la nostra sede in via San Leone 1 Catania 95122.
per info: TEL. 095204102 FAX 095209052
cataniasanleone@misericordie.org
Codice IBAN ITM0301916904000000160290
Credito Siciliano Ag 4 CATANIA
Agenzia Postale Corso Indipendenza Catania
Codice IBAN IT28V0760116900000012758967
In entrambi i casi utilizzare la causale ” Un Calendario per Matteo”

La Misericordia di San Leone effettua spedizioni del calendario a Coloro che  verseranno una quota adeguata .

Grazie di Cuore
Che Dio Ve Ne Renda Merito

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Salvare Emanuele

Inserito da 3 Dicembre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Appelli Umanitari Veri

Il drammatico appello della mamma di un bimbo rimasto per un quarto d’ora senza ossigeno durante un’operazione di appendicite

Appello VERO ! CHI PUO’ DEVE AIUTARE
IL PICCOLO EMANUELE LO BUE

E’ sempre stato un bambino sanissimo. Il 10 aprile 2007 è entrato all’ospedale San Raffaele di Milano per una semplice operazione di appendicite. Durante la preanestesia, non si sa ancora esattamente
per quale motivo, è rimasto in anossia per 15 minuti o più. Successivamente è rimasto in terapia intensiva per 2 mesi e ha subito l’asportazione della teca frontale perchè la pressione endocranica è aumentata a dismisura.
Il 28 maggio 2007 è stato dimesso con la corteccia celebrale distrutta, il cervello
a macchia di leopardo, senza osso frontale e in stato di coma neurovegetativo e
ricoverato presso la clinica riabilitativa “La nostra famiglia” di Bosisio
Parini (LC). Da allora viene nutrito artificialmente.
Il 10 settembre è tornato al San Raffale per rimettere la teca frontale e attualmente
è nuovamente ricoverato presso la clinica di Bosisio.
Emanuele ha subito in totale 5 operazioni.

In seguito vi allego una foto del piccolo Emanuele e Margherita Huck

IN DETTAGLIO

28 settembre 2000
Nasce Emanuele.La storia di mio figlio inizia come quella di tutti i bambini. Nasce da un amore e cresce in una famiglia come tante: mamma, papà, una sorella più grande, i nonni, gli zii. E’ un bambino come gli altri, un angioletto pieno di vita e di cose da fare. Va a scuola volentieri, a quattro anni comincia a suonare il pianoforte, studia l’inglese, fa karate, gioca a calcio. E’ appassionato di astronomia e legge i libri di Margherita Hack, che lui chiama “la signora delle stelle”. Da grande vuol fare il carabiniere. L’ha deciso il giorno in cui ha visto il film su Salvo D’Acquisto, quello con Massimo Ranieri. Dice che un carabiniere deve parlare l’inglese per svolgere indagini internazionali e deve essere un campione di karate per combattere contro i nemici. Perciò studia e si impegna al massimo. Tutti i giorni vuole passare davanti al monumento di fronte alla caserma di Cologno Monzese intitolata a Salvo, a due passi da casa nostra. E ogni 23 settembre (anniversario dell’eroico sacrificio di D’Acquisto) e ogni 25 aprile gli porta un mazzo di fiori.

Primavera 2007
Emanuele ha 6 anni. Frequenta la prima elementare. A marzo cambia scuola. Nuovi insegnanti, nuovi compagni. Lui si trova subito bene, è felice. Studia. Corre la Stramilano. Il 17 maggio farà il suo secondo concerto di pianoforte. Gioca. Legge. A maggio diventerà cintura arancione di karate. 10 aprile 2007: mattina Mio figlio ha mal di pancia. Viene il dottore e ci consiglia di andare al pronto soccorso. Ospedale San Raffaele. Pronto soccorso. Attesa. Visita. Attesa. Esame. Attesa. Altro esame. Passano così otto ore. Emanuele ha paura, è tutto nuovo per lui, non ha mai visto un dottore finora. Si sforza di restare tranquillo, vuol fare l’ometto. Solo lo sguardo impaurito tradisce la sua ansia. Lo tranquillizzo. Si fida di me, purtroppo, sono la sua mamma! Vuol fare il bravo: otto ore di visite e controlli senza un capriccio e senza mai dire no. Finalmente la diagnosi: appendicite. Bisogna operare. Subito. Lo accompagniamo in sala operatoria, mio marito e io. Lui ci arriva sulle sue belle gambette sane e forti. Sale da solo sul lettino. E’ impaurito ma non versa una lacrima.

10 aprile 2007: tarda serata
Tutto è pronto. Gli do un bacio. L’ultimo. Aspettiamo in pediatria. Il lettino è pronto da ore. Nessuno ci dice niente. Preoccupazione. Ansia. Panico! Ma ecco quattro dottori in camice. Chi sono? “Signora, abbiamo avuto un problema: 15 minuti senza ossigeno al cervello!” Cosa? Che vuol dire? Aspettate! Se ne vanno. Noi non capiamo. Cos’è successo? Un problema! Che problema? Ossigeno? Cervello? CHE VUOL DIRE? Nessuno ci spiega niente. Incubo! Il pensiero si ghiaccia. Poi esplode. Terapia intensiva Corriamo al reparto Terapia intensiva. Qualcuno ci ha detto che nostro figlio è là. Ci precipitiamo. Porta chiusa. Suoniamo il campanello. Entriamo: Emanuele! Intubato. Aghi nel collo, nelle braccia, nelle caviglie. Il torace blu per colpa del defibrillatore. Nudo, coperto solo da un lenzuolo, livido, martoriato come il Cristo del Mantegna. E tutti quei rumori, di quelle macchine che lo tengono in vita. Ricordo che pensavo “speriamo che non l’abbiano lasciato solo e che non abbia sofferto”. Non mi rendevo conto. Non è possibile! Perché al mio angelo? Aveva ancora i capelli. Il sabato successivo glieli hanno rasati. Cos’è successo? Perché gli sono mancati 15 minuti di ossigeno? Non si sa. Il fatto è che senza ossigeno i neuroni sono morti a grappoli. E da lì è finito e cominciato tutto. Quattro giorni dopo Nel pieno dell’incubo! Devono trapanargli la testa per misurare la pressione endocranica (dentro il cranio) che sale vertiginosamente. Emanuele è in pericolo di vita. Gli asportano d’urgenza la teca frontale, l’osso della fronte. Lo rompono in più pezzi altrimenti il cervello non troverebbe spazio per aumentare il proprio volume. Si sta espandendo, si gonfia, si gonfia, come un pallone e adesso che c’è solo la pelle a coprirlo, sporge all’infuori. Terribile? Spaventoso? Atroce? Non c’è una parola sufficiente. Rimarrà così per tanti mesi. In costante pericolo di vita. Continuamente lo sottopongono all’ipotermia, cioè gli abbassano la temperatura del corpo per controllare meglio la situazione. Succede di tutto. Gli fanno anche una trasfusione e gli somministrano farmaci. Molti e molto potenti. Non scorderò mai più in tutta la vita il suo pianto continuo. Lo sento appena si aprono le porte di Terapia intensiva. E’ l’unico che piange. Lui vuole la sua mamma ma io non posso stargli accanto se non negli orari permessi. Perché ci sono le regole.

28 maggio 2007
Emanuele viene trasferito alla clinica La Nostra Famiglia di Bosisio Parini, Lecco. Altra sofferenza! Per stargli accanto devo affidare ai miei genitori mia figlia di 13 anni, mentre mio marito vive con me in clinica e passa le notti in un appartamento in affitto. Le spese, e sono molte, a carico nostro. Emanuele ha la fronte gonfissima perché il cervello è fuoriuscito ormai dalla cavità cranica e non è ancora tornato alle sue dimensioni normali. Bosisio Parini: clinica di riabilitazione E’ un mondo a parte. La valle della sofferenza dei bambini. Emanuele piange, piange. Viene alimentato artificialmente con un sondino naso-gastrico, la testa fasciata. Una sofferenza indicibile! Passano i giorni, i mesi. Gli tolgono le bende. E’ senza capelli, rasato a zero. Una cicatrice immensa, larga un dito. Sembra un’aureola. La pelle tenuta insieme da una cucitura e da graffette di metallo come quelle per i documenti. La ferita è fresca. Ci fanno raccomandazioni, non bisogna toccarla: rischio infezioni. Le medicazioni sono dolorose. Inizia la fisioterapia, per evitare l’atrofia di muscoli e nervi, e la logopedia, per cercare di recuperare e mantenere la capacità di deglutizione, che per il momento non sembra compromessa del tutto. Emanuele non fa altro che piangere. Non parla, non ride più, non suona più il piano, non gioca, non studia. Non può più fare niente di tutto ciò che faceva prima di quel 10 aprile maledetto. Gli hanno spezzato le ali della vita! Non ha più alcun diritto, tranne quello di soffrire e di piangere. Ogni movimento è sofferenza. Emanuele piange continuamente, forse anche solo per comunicare. Chissà.

Settembre 2007
Agli inizi del mese Emanuele viene portato di nuovo al San Raffaele. Arriviamo il lunedì alle 15 e facciamo non poca fatica ad organizzarci perché spostare il bambino e coordinare per giorni i vari controlli, i pasti e tutto il resto non è facile. Mercoledì Operazione per rimettere al suo posto l’osso autologo, vale a dire l’osso frontale di Emanuele. L’intervento dura tutta la mattina. Giovedì Giornata tranquilla. Venerdì gli mettono la PEG per l’alimentazione artificiale: un tubicino che attraverso l’addome porta il cibo alla stomaco. Due giorni di vomito a causa dell’anestesia e tantissimi altri problemi. Le informazioni sono latenti. Lunedì Torniamo a Bosisio. Io e mia mamma con Emanuele, mio marito a casa con nostra figlia. Fra fisioterapia, logopedia, alimentazione e tutto il resto si sta in ballo da mattina a sera e anche la notte e bisogna essere in due per darsi il cambio. Perché Emanuele ha bisogno di tutto: quindi non ci possiamo permettere neanche un minuto di disattenzione.

4 ottobre 2007
Inizio uno sciopero della fame per ottenere attenzione e riuscire così a scoprire se c’è un qualche posto al mondo dove possano curare Emanuele e farlo migliorare il più possibile. Tante promesse e tanto fumo. La realtà è che siamo soli e abbandonati a noi stessi. Tutti si aspettano da noi rassegnazione e pensano senza dircelo “portatevi a casa vostro figlio e arrangiatevi, che tanto così rimarrà per sempre”. Quando chiediamo informazioni e aiuto tutte le porte ci vengono sbattute in faccia. Nel frattempo ci alterniamo al capezzale di Emanuele perché anche nostra figlia ha bisogno della sua mamma. Riesco ad ottenere qualche passaggio TV e qualche articolo. Le cose si muovono. Con l’aiuto di tante persone contattiamo centri europei e americani e raggiungiamo anche un dottore inglese che con un certo farmaco risveglia i pazienti dal coma neurovegetativo. Sotto stretto controllo medico lo proviamo su Emanuele, ma purtroppo non fa effetto.

12 dicembre 2007
Vogliono dimettere Emanuele ma gestirlo a casa sarebbe impossibile, gli spazi non sono ancora adeguati, dobbiamo fare tanti lavori, dobbiamo attrezzarci, c’è bisogno di tante cose. Secondo sciopero della fame: Emanuele rimane a Bosisio. Passano i mesi. Contattiamo altri centri, riceviamo risposte e informazioni. Finalmente entro in contatto con una mamma italiana che sta curando suo figlio in Florida, negli USA. Grazie all’aiuto di tanti amici, gente comune che vuole aiutare Emanuele, raccogliamo i fondi necessari per la terapia. 22 Aprile 2008 Partiamo per gli States! Un volo umanitario, organizzato dall’Aeronautica Militare, ci porta a Fort Lauderdale dove, così come molti altri bambini italiani, Emanuele viene curato: ossigenoterapia (per fornire il “carburante” ai neuroni), fisioterapia intensiva (per stimolare una possibile ripresa), logopedia (per abituarlo di nuovo a mangiare da solo), terapia cranio-sacrale (utile per mantenere la funzionalità del corpo e degli organi interni). 15 Ottobre 2008 Rientriamo, per mancanza di fondi, con un nuovo volo umanitario. Oggi Emanuele è a casa. Ha bisogno di ore e ore di assistenza e cura giornaliera, ma le istituzioni, pur facendo del loro meglio, garantiscono solo una piccola parte del necessario. Purtroppo i malati allettati sono numerosi e molti sono bambini. Noi facciamo di tutto per aiutare nostro figlio, e tante persone comuni, amici ma anche sconosciuti, ci aiutano come possono. Il buon cuore però non basta, ci vogliono fondi. Le esigenze sono moltissime, tutte cose assolutamente indispensabili. Purtroppo questa è la vita reale. Emanuele da grande voleva fare il carabiniere e servire la Patria … SALVIAMO EMANUELE! Tutti insieme.

CONTRIBUITE ANCHE VOI! Informazioni dettagliate e contatti diretti con la famiglia sul blog WWW.SALVIAMOEMANUELE.BLOGSPOT. COM C/C 500 intestazione: Salviamo Emanuele coordinate bancarie: IBAN IT22 D 05584 32970 Banca Popolare di Milano, filiale di Cologno Monzese (MI) GRAZIE! di cuore famiglia Lo Bue

Riferimenti :

– Articolo di FLAVIA AMABILE su  La Stampa

– blog di Emanuele http://salviamoemanule.blogspot.com

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Appello Umanitario Vero – Aiutiamo il Piccolo Mattia

Inserito da 18 Settembre, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Appelli Umanitari Veri

APPELLO UMANITARIO VERO

AIUTATE IL PICCOLO MATTIA

il 18 settembre 2008 da Video News (emittente Satellitare mediterraneonews) su Mattia il bambino di San Giovanni la Punta Affetto dalla Sindrome di West, Mattia di appena quattro anni soffre di gravi disturbi psicomotori ed epilettici. L’unica speranza è rappresentata da una costosa terapia americana. Davide e Gessica, i suoi genitori, da San Giovanni La Punta chiedono un gesto di solidarietà.

AIUTATE IL PICCOLO MATTIA !

il piccolo Mattia e’ affetto da una gravissima forma di disabilita’(tetraparesi spastica, epilessia e con una rara malattia la Sindrome di West), e DIO volendo, sarà sottoposto a varie cure, di cui l’OSSIGENO-TERAPIA con CAMERA IPERBARICA associata con un tipo di fisioterapia che non abbiamo purtroppo qui in Italia, chiamata “therasuite” .Queste terapie saranno eseguite negli STATI UNITI in Florida, al Ocean Hyperbaric Neurologic Center, ed abbiamo bisogno di un supporto economico, il costo della terapia si aggira sui 300.000,00 euro circa divisi in 3-5 anni e comprendono appunto le terapie, il pernottamento e tutti i mesi che dovremmo affrontare, e rimanere li 10 mesi l’anno! Purtroppo e’ una cifra altissima ed impossibile da affrontare con un solo stipendio ed un mutuo sulle spalle di oltre 900,00euro.

APPELLO VERO - AIUTIAMO IL PICCOLO MATTIA

PER DONARE

è diponibile questa e-mail abilitata a ricevere donazioni tramite paypal comitato@ilportaledimattia.com

Per donazioni con Bonifico bancario:

conto corrente intestato a: COMITATO AIUTIAMO MATTIA

BANCA DI ROMA
coordinate IBAN : IT16W0300216907000002539632
SWIFT: UNCRITMM
NUMERO CONTO: 2539632
ABI:
3002
CAB: 16907
CIN: W

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Potete effettuare donazioni anche con Postepay:
basta recarsi Ufficio Postale più vicino,
farsi consegnare il modulo
postepay e riportare i seguenti dati:

INTESTANDO A: SALAMONE SEBASTIANO
NUMERO CARTA: 4023 6004 4225 4803

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Chi fosse impossibilitato a fare la donazione, la invito comunque, a pregare per lui e per tutti coloro che si trovano in queste difficoltà!
Grazie!

DALLE PAGINE WWW.ILPORTALEDIMATTIA.COM LA MAMMA RACCONTA …


Salve, sono Jessica da San Giovanni la Punta (CT) la mamma di Mattia un bimbo di 3anni e mezzo nato MORTO!!!

Ma… dopo UN LUNGHISSIMO massaggio cardiaco(circa 40 minuti!) il piccolo ha ripreso a vivere e, data la gravissima asfissia, subisce paralisi celebrale.

VI RACCONTO IN BREVE…

Fù trasferito immediatamente presso un’altro ospedale distante dall’ospedale di Milazzo in cui e’ nato, al Policlinico di Messina. Furono momenti terrificanti che, solo chi li passa può capirli. A 5 mesi gli diagnosticarono una rara malattia, la Sindrome di West, una forma epilettica che porta ritardo mentale e psicomotorio, . Vidi mio figlio dopo 1 giorni, pieno di oggetti esterni che cercavano di tenere in vita il suo corpicino pieno di tremori(clonie) ed inanime, imbottito di farmaci, con aghi infilzati ovunque…ebbe 5 trasfusioni, lo stesso giorno che lo vide il primario ci disse che era gravissimo e che secondo loro non avrebbe vissuto molto, per ben 4 volte ci dissero che stava per andarsene e con lui credo, anche noi… attorno al piccolo Mattia i miei occhi vedevano cose che prima immaginavo solamente, vedevo morire bimbi che dopo pochi giorni di ricovero(terapia intensiva) lasciavano l’ospedale per essere portati non tra le braccia dei genitori ma.. al cimitero. Non vi lascio immaginare…fui ricoverata in ospedale per 7 lunghissimi mesi, senza andare a casa. Non vi dico il dolore, fino ad oggi il piccolo Mattia ha vinto tante battaglie non per le proprie forze, ma perché Dio e’ stato misericordioso con noi Egli ci sta’ sostenendo con il suo Spirito che, dice continuamente al mio cuore..
“Non temere, poiché io sono con te; non ti smarrire poiché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro… Non temere, io ti aiuto! (Isaia 41:10-13)
Ora speriamo solo che, chi legge questo sito può sensibilizzarsi e stenderci una mano ………. adesso, grazie al consiglio di una mamma forte, abbiamo trovato un ottimo centro riabilitativo dove viene trattata l’ossigeno terapia con camera iperbarica oltre la fisioterapia e la pediatria, con una tecnica che qui in Italia non tratta nessuno, questo centro, purtroppo si trova negli Stati Uniti, in Florida, altri bambini sono riusciti a camminare e a parlare. Ogni anno (3 anni in tutto) verrebbe a costare circa 300.000,00 euro !!

Per questo chiediamo il vostro aiuto!

Oggi mio figlio e’ un miracolo vivente, perché prima era morto….adesso vive!

Per questo daremo la nostra vita per riuscire a regalargli almeno un’altra possibilità!

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Caritas e Sermig si mobilitano “Aiutiamo i profughi in Georgia”

Inserito da 16 Agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Appelli Umanitari Veri

Il direttore Dovis è in collegamento con un salesiano: “L´emergenza durerà 4 mesi”

«Aiutate i profughi della Georgia. Fatelo subito, anche se siete in vacanza»: l´appello arriva da padre Witold, direttore della Caritas della Georgia, ed è stato diramato dalla sede diocesana torinese, e anche dal Sermig e dai padri Camilleri. «A Tbilisi, nonostante una cauta speranza, si vive grande paura per l´esplosione di violenza nella Ossezia del sud» ha spiegato il direttore della Caritas di Torino Pierluigi Dovis che è in contatto tramite internet con padre Witold, un salesiano polacco che è arrivato in Georgia 15 anni fa al seguito del nunzio apostolico.

In una recente mail, padre Witold gli ha spiegato così le sue forti preoccupazioni: «arrivano migliaia di profughi, e sono scappati così com´erano, molti sono in ciabatte, disperati e angosciati per la sorte dei propri cari, in particolare di padri, mariti e figli maschi che sono rimasti a combattere». I profughi infatti sono in gran parte donne, e il sacerdote polacco sta approntando per loro un piano di emergenza. «Per ora c´è cauto ottimismo che la situazione non degeneri, ma qui ci saranno da affrontare almeno quattro mesi di emergenza e servono molte risorse, anche se ancora non sappiamo di preciso di cosa abbiamo bisogno» ha scritto padre Witold.

Il direttore della Caritas torinese ritiene dunque che la cosa migliore sia inviare denaro al conto postale 12132106 o a quello bancario (Iban IT 07 Q 01030 01017 000000016320) con la causale “Profughi Georgia”: «non mandate né persone né materiale perché ancora non sappiamo esattamente cosa serva, ma il denaro si trasformerà sicuramente in generi alimentari – ha spiegato – e queste risorse serviranno ai profughi per affrontare l´inverno in un modo più degno e umano». Pierluigi Dovis ha anche spiegato di aver già in passato collaborato con padre Witold, in particolare contribuendo alla creazione di un panificio che sforna anche pizze, e aiutando a formare degli ecografisti per un ambulatorio medico a Tbilisi.

Più pragmatico invece Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, che sta cercando di trovare due aerei da mandare in Georgia carichi di aiuti umanitari: «Sono stato lì diverse volte – ha spiegato – abbiamo aperto una mensa e abbiamo aiutato molti bambini a uscire da situazioni difficili. Ora servono cibi e detersivi, e per questo mi appello ai torinesi che portino qualsiasi cosa ritengano utile in piazza Borgo Dora. Ricordo solamente che i generi alimentari devono essere a lunga durata».

«Nutriamo una grande fiducia in padre Witold – ha spiegato ancora il direttore della Caritas torinese, Dovis – perché è una persona molto trasparente, che ogni volta fa una relazione dettagliatissima dell´utilizzo dei fondi che gli inviamo. Ha studiato a Roma, parla perfettamente italiano e ha preso ispirazione dalle nostre Caritas. Nella mail che mi ha inviato il 12 agosto mattina si diceva preoccupato, in particolare per gli aspetti umanitari più che per quelli bellici, e per questo noi abbiamo pensato di diramare subito la sua richiesta di aiuto».

Fonte: http://espresso.repubblica.it/

articolo di Sarah Martinenghi

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APPELLO PER IL NORD UGANDA

Inserito da 18 Novembre, 2007 (0) Commenti

Si tratta di :Appelli Umanitari Veri

AGGIORNAMENTO: 21 novembre 2007

Dare massima diffusione all’appello,

questo è un appello umanitario VERO.

APPELLO SOSTENUTO Associazione Good Samaritan onlus

dare massima diffusione

Appello per il Nord Uganda

Amici di Angal – ONLUS

Scritto il 17 Novembre 2007 by Piero Marsiaj

Le sottoscritte organizzazioni impegnate a favore delle popolazioni del Nord Uganda, fanno appello alle autorità politiche e agli organi di informazione che andranno a Kampala, in occasione del summit dei paesi del Commonwealth, dal 23 al 25 novembre, perché si rechino nel nord dell’Uganda, per rendersi conto delle drammatiche condizioni di vita della gente di questa parte del Paese.

Mentre a fatica proseguono le trattative di pace, che dovrebbero porre fine a una guerra iniziata 21 anni fa, tra il governo ugandese e i ribelli dell’LRA, ancora più di un milione di persone sono costrette a vivere nei campi profughi, in condizioni miserabili, in attesa di potere tornare a vivere sulle terre abbandonate a causa della guerra.

Per il loro ritorno è necessario garantire innanzitutto una pace duratura, poi la bonifica dei terreni minati, la riattivazione dei pozzi d’acqua, la ricostruzione dei dispensari, delle scuole, delle case per gli insegnanti, la distribuzione degli strumenti di lavoro e delle sementi, e, in assenza di certificazioni di proprietà della terra, occorrerà tutelare gli orfani e coloro che non possono dimostrare la loro residenza nei villaggi distrutti.

Per comprendere questi bisogni è necessario uscire dalla capitale Kampala e andare nelle regioni del nord e dell’est Uganda, che nello scorso mese sono anche state colpite da inondazioni.

La pace ha bisogno di mille passi, anche fuori dalle capitali.

Webmasters, aiutate gli amici di Angal (onlus)
Per far conoscere questa iniziativa incollate questo codice nei vostri blog, per ottenere il banner qui sotto: hoax.it ha aderito a questa iniziativa.

Siete pregati di comunicare via e-mail all’associazione per essere inclusi nella lista di coloro che hanno aderito:

info(at)amicidiangal.org

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