Rupert Murdoch è morto, ma è una bufala

Inserito da 19 luglio, 2011 (0) Commenti

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19/07/2011 è morto, almeno questo è stato l’ dato in homepage da The . In realtà il sito era stato hacherato dal gruppo Lulz Security che ne ha cambiato la prima pagina e ha dato la che il di Rupert Murdoch, magnate australiano dell’ era stato trovato senza vita. Lo è durato un ora, poi la pagina del The Sun, di proprietà di Murdoch, è tornato alla sua linea editoriale normale e si è appurato che il non era ancora morto. Murdoch è balzato agli onori delle cronache, più di quanto lo fosse prima, perché coinvolto nello delle intercettazioni in .

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Pannelli solari addio e le celle solari di nuova generazione della Michigan University

Inserito da 10 maggio, 2011 (0) Commenti

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Questa sembra proprio una bufala!!!

“Nelle classiche celle solari la luce attraversa un materiale, viene assorbita e crea calore. Fino ad ora non si era considerato il fatto che una luce molto intensa produce anche una magnetizzazione molto intensa, tale da poter creare energia. I risultati ottenuti porteranno alla creazione di celle solari di nuova generazione” – ha annunciato Stephen Rand.
“Ciò che tutto ciò possibile è il fenomeno della cosiddetta rettificazione : in un materiale, il della luce provoca una delle cariche positive e negative, creando un voltaggio, come in una batteria” – ha spiegato il ricercatore William Fisher. ”Fino ad oggi – continua Fisher – si pensava che tale effetto elettrico avvenisse solo all’interno di materiali cristallini che possiedono una certa simmetria. Abbiamo scoperto, invece, giuste condizioni, anche il della luce può creare una rettificazione ottica, piegando gli elettroni in maniera tale da generare sia un che uno magnetico. Convogliando un numero sufficiente di questi dipoli in una fibra abbastanza lunga, si può ottenere un enorme voltaggio, tale da costituire una vera e propria fonte d’energia”.
“Per ottenere questi risultati, la luce deve brillare in un materiale che non elettricità,come il vetro ad esempio – sottolinea Fisher – e dev’essere infocata ad un’intensità di 10 milioni di watt per centimetro quadrato. Sappiamo che la non è così intensa di per sé ma è dimostrato che i più nuovi materiali sono in grado d’ottenere gli stessi risultati ad intensità minori. Tutto quello di cui abbiamo bisogno sono lenti per infocare la luce ed una fibra per guidarla. Il vetro può essere considerato un buon materiale, risultati migliori si ottengono con la ceramica trasparente”.
Insomma, gli scienziati della hanno creato una vera e propria “batteria ottica”, in grado di soppiantare i vecchi pannelli solari.
Durante i prossimi esperimenti, previsti per l’estate del 2011, Rand e Fisher lavoreranno prima con la luce di un raggio laser, poi direttamente con la luce del Sole. Gli scienziati prevedono di costruire una nuova generazione di celle solari che saranno, oltre che enormemente più potenti, anche molto più economiche di quelle utilizzate oggi.

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Parma, Via Bixio, rapina inventata la commessa aveva perso l’incasso

Inserito da 10 maggio, 2011 (0) Commenti

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Nessun alla . I carabinieri hanno scoperto che il rapinatore di siringa è stato della della dipendente, che ora rischia di essere denunciata per simulazione di reato. Il rapinatore avrebbe colpito alla sei del mattino dello scorso giovedì. Armato di una siringa avrebbe fatto irruzione nella panetteria di via Bixio, per sottrarre l’incasso del giorno prima, minacciando una commessa del negozio, a cui sarebbero stati rubati anche gli orecchini. Ma la rapina non c’è mai stata. La commessa si è inventata tutto. Questa la ricostruzione dei fatti dei carabinieri, dopo aver vagliato la testimonianza della dipendente.

UNA – La donna ha inventato la storia per coprire il fatto di aver gettato per sbaglio tra i rifiuti l’incasso di mercoledì 4, circa 500 euro custoditi all’interno di una busta. Si è accorta ’errore solo la seguente. Ha provato a guardare nella spazzatura, ma ormai era troppo tardi. I rifiuti erano già stati portati via. Così ha partorito l’immaginario rapinatore armato di siringa, per poi confessare tutto agli uomini dell’arma. La commessa ora potrebbe essere denunciata per simulazione di reato.

fonte la repubblica di parma

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Viviamo nel secolo delle bufale? l’opinione di Umberto Eco

Inserito da 2 maggio, 2011 (0) Commenti

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Si pubblica una opinione a Firma di Umberto Eco apparsa su L’Espresso del 2 maggio 2011

In Rete, sui giornali e perfino nei libri circola ormai una quantità incredibile di falsi.
Orientarsi è difficile, ma ci si deve difendere.
Magari con la diffidenza.
Perché non è vero che non ci sia più confine tra verità

Umberto Eco dice: Ho appreso da “Il fatto Quotidiano” del 13 aprile che lo “International Herald Tribune” aveva pubblicato una mia lettera molto polemica sulla guerra in Libia. Però si trattava dell’ennesima di un signor X (non lo nomino perché immagino che faccia tutto quel che fa per farsi pubblicità) il quale si è specializzato in falsi, aveva in passato inviato ai giornali italiani pretese interviste con Gore Vidal, John LeCarré, Philip Roth e via dicendo, aveva messo on line un mio dialogo (ovviamente fasullo) con Abraham Yehoshua, e aveva creato un mio falso profilo Facebook – che aveva subito raccolto numerose offerte di amicizia, come pare accada tra i dissennati praticanti di questo sport quasi onanistico. Dagli amici ci guardi Iddio.

Pare anche che il signor X abbia inviato la falsa lettera allo “Herald Tribune” usando un mio presunto indirizzo di email aperto da lui stesso con grande facilità, ma nel contempo avesse accluso il suo (vero) numero di cellulare, che evidentemente nessuno aveva controllato. Solo nei giorni seguenti americano ( da un sospetto) mi ha chiesto se la lettera fosse uno “hoax” (o ), ho risposto che lo era, e il giornale ha spontaneamente pubblicato una contrita smentita.

Su Internet trovo un lancio del 18 aprile che annuncia la scomparsa di Carlo , il bidello dell’Isola dei Famosi (?), e precisa: “Della sua esperienza all’Università di Bologna raccontava con fierezza: “Ho lavorato anche per Umberto Eco, gli giravo le pagine mentre firmava autografi”". Non ricordo di aver mai conosciuto il signor ma, se pure fosse avvenuto, difficilmente avrebbe potuto girarmi le pagine mentre firmavo autografi perché non sono mai stato così cafone da firmare autografi all’università, salvo che sui libretti di esame. Sempre in data 18 aprile, una rivista on line dal titolo allettante, “La perfetta letizia, Rivista giornalistica cattolica d’informazione e attualità”, recensisce “Quisquilie e pinzillacchere” di Vincenzo Reda, “giunto alla sua seconda pubblicazione, introdotta dalla prefazione di Umberto Eco”. Come è facile intuire non ho mai prefato questo libro (né conosco il Reda) ma la cosa non mi stupisce perché una volta un signore ha pubblicato come prefazione alla sua opera una mia lettera, neppure esageratamente cordiale, in cui declinavo la richiesta di una prefazione.

 

 

 

 

, finto set de 'Il nome della rosa'

 

Sempre l’Adnkronos in data 15 aprile riferisce che, dopo il terremoto che ha investito l’Abruzzo, riapre al pubblico la torre di Rocca Calascio, “usata anche come set di “Il nome della Rosa”".Vedo anche la foto di questa bellissima fortificazione, che tuttavia non è stata usata per l’abbazia del film, ricostruita interamente a Fiano Romano. Ma viaggiando per Internet ho trovato molti monasteri che sono stati riconosciuti dai turisti come luogo della mia abbazia, e quindi le abbazie de “Il nome della Rosa” sono ormai come i chiodi della Croce.

Immagino che molti miei colleghi scrittori possano citare episodi analoghi. Ormai Internet è divenuto territorio anarchico dove si può dire di tutto senza poter essere smentiti. Però, se è difficile stabilire se una su Internet sia vera, è più prudente supporre che sia falsa. A proposito di falso e autentico, il signor X dice che distribuisce i suoi falsi per dimostrare che non c’è più confine tra verità e menzogna. Ma si è visto che le sue bufale vengono subito scoperte. In un mio recente romanzo ho raccontato la storia di un falsario e di numerosi documenti mendaci prodotti dai servizi segreti di mezza Europa, e qualche recensore ha osservato (forse ossessionato dalla battaglia in atto contro il cosiddetto relativismo) che dove tutto è falso si perde ogni criterio di verità. Non ho mai letto un’affermazione così filosoficamente stupida. Per sostenere che qualcosa è falso bisogna ritenere (anche in termini di senso e linguaggio comune) che esista da qualche parte qualcosa di autentico. Sospettare che qualcosa sia falso significa avere una qualche nozione di verità. Ma forse questa è una posizione troppo sottile per i nemici del relativismo.

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Shakira, furto anello solo una bufala

Inserito da 19 aprile, 2011 (0) Commenti

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smentisce il furto avvenuto durante un suo in Messico il 7 aprile scorso. La era circolata in seguito a un video postato su YouTube da alcuni fan che mostrava la cantante tra la folla stringere le mani degli spettatori. Ma una delle mani che spuntavano dal pubblico, con un gesto repentino, sembrava davvero essere riuscita a sfilarle qualcosa dalla mano.

“Non c’è niente di vero in questa situazione. Un fan ha afferrato e lei ha guardato in basso. Anzi il suo anello è ancora visibile sulla mano mentre continua a camminare tra la folla”.

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Russia, “vedova nera” uccisa da un sms

Inserito da 30 gennaio, 2011 (1) Commento

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la è stata diffusa dai servizi segreti: Pianificava un attacco nella Piazza Rossa a Capodanno, ma il telefonino avrebbe fatto scattare il detonatore.

MILANO – Aveva pianificato un terroristico da portare a termine la notte di Capodanno vicino alla Piazza Rossa di . Ma poche ore prima di dirigersi verso il luogo simbolo della capitale russa, avrebbe ricevuto un sms di auguri che ha fatto scattare il detonatore collegato alla sua esplosiva ed è sul . La notizia del fallito attentato della islamica, diffusa nei giorni scorsi dal quotidiano Moskovsky Komsomolets e girata al giornale moscovita dai servizi segreti russi, è stata ripresa dai più autorevoli organi d’ stranieri. Tuttavia la soffiata potrebbe essere una bufala astutamente confezionata dai servizi segreti russi all’indomani dell’attentato di Domodedovo per mantenere alta la tensione nel Paese.

LA VERSIONE DEI SERVIZI SEGRETI – L’anonima “vedova nera”, nome con il quale sono identificate le kamikaze assoldate dal terrorismo islamico, sarebbe appartenuta allo stesso gruppo responsabile dell’attentato dello scorso 24 gennaio all’aeroporto di Domodedovo che ha provocato 35 morti. Secondo i servizi segreti moscoviti il sms che avrebbe scongiurato l’ennesimo attentato terroristico a Mosca, sarebbe stato inviato automaticamente dall’operatore telefonico. Gli 007 della Fbs affermano che l’esplosione sarebbe avvenuta in una casa al centro di Mosca che la kamikaze avrebbe preso in affitto. La donna non è stata ancora identificata, ma secondo gli agenti dell’ex potrebbe essere la moglie di un pericoloso terrorista, arrestato nel settembre scorso. I servizi segreti dichiarano di aver arrestato una della kamikaze: si chiamerebbe Zeinat Suyunova e sarebbe originaria del Daghestan, uno dei territori della Repubblica Russa più martoriati dagli attentati islamici. La ventiquattrenne Suyunova sarebbe stata acciuffata dalla polizia qualche giorno dopo il fallito attentato.

DUBBI SULLA VERIDICITÀ DELLA STORIA – Come ha fatto notare il Daily Telegraph se la kamikaze fosse riuscita ad arrivare vicino alla Piazza Rossa la notte di Capodanno avrebbe potuto provocare la morte di centinaia di persone. I gruppi terroristi del Caucaso spesso usano il telefono portatile come detonatore. Spesso a far scattare l’esplosione non è il kamikaze, ma un suo complice che, piazzatosi in un punto strategico, invia un sms al candidato suicida nel momento in cui ritiene che l’esplosione possa causare il maggior numero di vittime. Ciò che rende inverosimile la versione dei servizi segreti è il fatto che la kamikaze abbia tenuto acceso il telefonino nelle ore precedenti all’attentato, invece di azionarlo poco istanti prima del blitz terroristico. Da parte loro i servizi segreti russi concludono che se l’attentato è fortunatamente fallito, è tutto merito della “negligenza” della kamikaze.

LA STRAGE DEL 24 GENNAIO all’aeroporto Domodedovo
Attentato di Mosca: «Caso risolto» L’attacco, mai rivendicato, sarebbe stato compiuto da un kamikaze di 20 anni originario del Caucaso del Nord

MILANO – L’attentato all’aeroporto internazionale Domodedovo di Mosca è un «caso risolto». Lo ha assicurato il portavoce del comitato d’inchiesta creato dopo la strage del 24 gennaio, che ha fatto 35 vittime e 130 feriti. L’attacco – mai rivendicato – sarebbe stato compiuto da un kamikaze di 20 anni originario del Caucaso del Nord: gli investigatori conoscono il suo nome, ma non lo svelano per consentire che vadano avanti le indagini su organizzatori e complici. «L’identità dell’attentatore suicida che ha azionato un ordigno esplosivo imbottito di elementi in grado di ferire è stata accertata» ha detto il portavoce Vladimir Markin, aggiungendo che i veri obiettivi del gesto erano cittadini stranieri: «Non a caso è avvenuto nella sala arrivi dei voli internazionali».

Mosca: la strage in aeroporto compiuta da una donna (24 gennaio 2011)
LA STRAGE DEL 24 GENNAIO all’aeroporto Domodedovo
Attentato di Mosca: «Caso risolto»

L’attacco, mai rivendicato, sarebbe stato compiuto da un kamikaze di 20 anni originario del Caucaso del Nord

PISTA CAUCASICA – Gli investigatori hanno fin da subito privilegiato la pista caucasica, anche se negli ultimi giorni si era ipotizzato in modo non ufficiale che a commettere l’attentato fosse stato un uomo di etnia russa, Vitaly Razdobudko, 32 anni, originario della regione di , confinante con le repubbliche caucasiche di Cecenia e Daghestan. Membro di un gruppuscolo wahabita (una delle correnti più estremiste dell’Islam) sgominato nell’ottobre scorso, la Jamaat Nogai (battaglione Nogai, dal nome di una etnia), Razdobudko anni fa si era convertito all’Islam e frequentava una moschea ritenuta un covo di integralisti islamici.

fonte corriere della sera

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