Contadini nababbi in Svizzera? Macché

Inserito da 11 Marzo, 2016 (0) Commenti

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Si tratta di una bufala non sci sono questi stipendi e non c’è grande richiesta !

Stipendi da urlo: 3000 euro per fare l’agricoltore. Ma dietro i sogni la realtà non paga più

SVIZZERA – Ma è solo un miraggio. E scatena la «psicosi collettiva» in tutta Italia. Forse perché uno stipendio da bracciante agricolo, 3000 franchi al mese, è «da scuola di sopravvivenza in Svizzera», ma è una manna dal cielo al di qua del confine, visto che corrisponde ad oltre 2700 euro.
Oltre frontiera si torna a parlare della notizia, che fece clamore la scorsa primavera, dei braccianti agricoli pagati tremila euro al mese (tasso di cambio di allora) in Svizzera.

Tra speranze e spese quotidiane

«Una bufala», secondo quanto riportato dalla Rsi, la tv svizzera, seguitissima da noi. «La stampa italiana forse ha enfatizzato un po’ troppo la carenza di manodopera nel settore agricolo». O forse si è scatenata quella che oltre il Gaggiolo definiscono «una psicosi collettiva» per migliaia di disoccupati o lavoratori insoddisfatti che in Italia cercano una via d’uscita. Qualsiasi lavoro. Perché se è vero che il progetto-pilota che fece partire il tam-tam sul lavoro in agricoltura a 3200 franchi al mese (oggi 2900 euro) era rivolto ai rifugiati già presenti sul territorio svizzero (15 in tutto, di cui uno solo in Ticino, impiegati come braccianti in una decina di fattorie), è anche vero che lo stipendio base per quel tipo di lavoro, da contratto collettivo, è proprio di 3200 franchi al mese, pari a 2900 euro. Una paga da favola dalle nostre parti.
Un fatto che, come sottolinea Gino Ceschina sul portale tvsvizzera.it, «fa pensare a quanto possa essere differente il valore del denaro (e del lavoro) a poche decine di chilometri di distanza. Com’è possibile che uno stipendio da scuola di sopravvivenza in Svizzera richiami così tanto interesse in Italia? Se a Como si riesce a campare con 1000 euro al mese, a Lugano ne servono 3000. Per fare sostanzialmente lo stesso tipo di vita». Se guardiamo la vicenda da questa angolazione, forse fa un po’ meno scalpore che le associazioni di categoria dell’agricoltura svizzera abbiano ricevuto, come riporta la Rsi, «un bombardamento di email di persone che volevano lavorare in Svizzera, più di cento telefonate al giorno, centinaia di annunci ogni giorno dall’Italia sulla nostra borsa del lavoro, più di mille persone annunciate a livello svizzero per questo progetto. Tra tutto, più o meno diecimila richieste». Persone disperate in cerca di un lavoro, persino chirurghi che vogliono tornare in agricoltura, raccontano.

Traktor-Bauer-Direktzahlung

«Assunzioni? No, siamo coperti»

Sono le stesse centinaia e centinaia di persone che hanno scritto anche a noi, in redazione ma anche alle email private e sui social, e che hanno continuato a scriverci anche in pieno inverno, quando la stagione dell’agricoltura era conclusa, ad ogni ribattuta della notizia da parte di qualche sito, l’ultimo alcuni giorni fa Yahoo!Notizie. Eppure, alla domanda se si prevede una carenza di personale per la nuova stagione agricola, il direttore di Agriticino risponde così alla Rsi: «In Ticino si è coperti e si conoscono già le persone che vengono ogni anno». Nessuna speranza, insomma. Ma la fame di lavoro e di speranza che c’è al di qua del confine, quella no, non è una bufala.

Fonte : laprovinciadivarese.it

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medicina Sla La bufala cinese

Inserito da 8 Luglio, 2013 (0) Commenti

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Leggete questo editoriale di Mauro Pichezzi, Presidente di Viva la Vita onlus, racconta il caso del neurochirurgo di Pechino Huang (questa è una notizia vera).

sla-blogtaorminaFinalmente si sa qualcosa su Hongyun Huang. A qualche anno di distanza la comunità scientifica internazionale ha avuto la possibilità di valutare i risultati del neurochirurgo di Pechino che millantava di aver ottenuto risultati significativi nella cura della SLA.

Questa tanto attesa chiarezza si deve al professor Bruce Dobkin e al suo articolo in cui vengono descritte le fallimentari esperienze cliniche di 7 pazienti mielolesi americani che nel 2004 avevano deciso di farsi operare da Huang. In effetti Huang millantava miracoli e non aveva mai accettato di confrontarsi apertamente con la comunità scientifica internazionale, trattenendo gelosamente per sé i dettagli di un trattamento che costava un sacco di soldi e che veniva effettuato senza alcun effetto (se non qualche seria complicanza post intervento).

D’altronde la speranza non è soltanto l’ultima Dea e non ha prezzo, ma soprattutto chi può avere il coraggio di negarla a chi è totalmente disperato? Oggi nel nostro bel Paese abbiamo un fatto nuovo. Il Professor Davide Vannoni, laureato in scienze cognitive, afferente alla Facoltà di scienze politiche, economiche e sociali, e non alla facoltà di medicina, scrive una lettera aperta ad una signora affetta da SLA, da poco scomparsa. Il professore le chiede scusa, implora il suo perdono perché, in buona sostanza, alcuni burocrati scriteriati non le hanno consentito di curarsi con il metodo che ormai ha preso il suo illustre nome.

Un amico mi ha chiamato e mi ha chiesto: “Ho letto la lettera sul giornale. Ma se Vannoni ha una cura per la SLA perché non gli fanno curare i malati?” Già, perché? Penosamente, ho dovuto rispondergli, spostando l’orizzonte del problema su un orizzonte più ampio, e raccontandogli di Hongyun Huang e dei tanti viaggi della speranza cui ho dovuto, impotente, assistere nel corso degli anni. “Ma come si può togliere la speranza ad un malato di SLA?” ha insistito il mio buon amico. E io gli ho suggerito: “In effetti la speranza non si può togliere a nessuno, ma occorre orientarla.”

Vannoni infatti sostiene che il suo metodo sia scientifico ed efficace. Lo dimostri con gli strumenti della scienza e ne consenta di misurarne l’efficacia. Ma non ha avuto sinora il coraggio di farlo e non merita la nostra speranza. Noi aspettiamo con ansia la cura della SLA. Noi viviamo con la SLA, come malati e familiari. E siamo così fragili e pieni di speranza che consentiremmo a chiunque di fare qualsiasi cosa di noi e del nostro corpo.

Tanto, mi chiedo, cosa abbiamo da perdere se abbiamo una malattia inguaribile e feroce come la SLA? Se qualcuno, medico, filosofo o sciamano, venisse a iniettarmi venti grammi d’oro in una vena del petto, io sarei pronto. La speranza è tutto. O quasi. Restano davanti ai miei gli occhi di mio padre che imploravano un rimedio a quella lenta e impietosa progressione della malattia. Restano i miei occhi che davanti ai suoi avevano in fondo la disperata certezza che una cura non esisteva, con la speranza, quella sì inarrestabile, che un giorno, troppo tardi per lui, sarebbe arrivata.

Aiutateci allora, aiutateci a orientare quell’insopprimibile speranza, senza volare in Cina da Huang o guidare fino a Brescia da Vannoni. Le loro certezze sono troppo pericolose per noi che senza difese daremmo a chiunque una possibilità, anche quella di ucciderci.

Lo Stato. Ecco di chi abbiamo bisogno noi, malati e familiari di malati, abbiamo bisogno dello Stato e delle sue Leggi. Leggi certe, forti, umane e rassicuranti come la Costituzione da cui discendono. Per capirci non proprio come il recente Decreto Legge del ministro della Salute che autorizza, in nome della campagna mediatica di Vanoni e della sua Fondazione Stamina, e a dispetto della comunità scientifica nazionale e internazionale, “trattamenti su singoli pazienti con medicinali per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali, anche se preparati presso laboratori non conformi ai principi delle norme europee di buona fabbricazione dei medicinali”. A questo siamo? Lo Stato autorizza farmaci preparati in laboratori non conformi alla legge? Trionfa la disperazione. Si fa largo anche fra le Istituzioni.

Il mio amico mi ha richiamato poco dopo e mi ha chiesto: “Ma d’altronde cosa ha da perdere una malato di SLA?” Gli ho risposto con sicurezza e con forza: “Rischia di perdere la Speranza!”

di Mauro Pichezzi, Presidente di Viva la Vita onlus

fonte: vita.it

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Inserito da 26 Ottobre, 2009 (0) Commenti

Si tratta di :Appelli Generici
AFRICA. In attesa che arrivino gli ennesimi aiuti, i cittadini combattono la fame e la siccità con le danze della pioggia. Il governo ha chiesto l’intervento dell’Onu per uscire dall’emergenza, aggravata dalla crisi e dai cambiamenti climatici

Gli effetti dei cambiamenti climatici provocano milioni di vittime in Africa. Non si tratta della solita proiezione da qui a 40 anni, ma della drammatica cronaca quotidiana di Paesi come l’Etiopia, dove la siccità ha piegato alla fame il 15 per cento della popolazione: 6 milioni di persone. In una situazione così grave, che sembra essere sfuggita di mano anche al governo, ieri mattina il primo ministro Meles Zenawi ha chiesto alla comunità internazionale 110 milioni di dollari per tamponare immediatamente l’emergenza.

A rispondere all’appello (dovuto formalmente agli effetti della perdurante siccità e delle piogge intermittenti sui raccolti) sarà il Pam, il Programma alimentare delle Nazioni unite, che spenderà, da qui alla fine dell’anno, beni alimentari per un valore di almeno 85 milioni di dollari. Un approccio, quello dell’invio degli aiuti, decisamente deprecato dall’ultimo rapporto dell’Oxfam: l’organizzazione umanitaria, infatti, ha sollecitato una rivoluzione nell’ambito dell’autosufficienza alimentare per superare un impasse che nel Paese dura da oltre 25 anni.

Nel rapporto “Band aids and beyond”, pubblicato dall’Ong in coincidenza del 25esimo anniversario della più grave carestia della storia dell’Etiopia (in cui morirono più di un milione di cittadini), si fa un drammatico punto della situazione: 6,2 milioni di persone vivono in un avanzato stato di malnutrizione. Si stima, inoltre, che i costi della siccità nel Paese ammontino a oltre un miliardo di dollari l’anno. Una cifra compensata, ma non in tempi di crisi economica, dal considerevole fiume di denaro che arriva sotto forma di aiuti umanitari, il 70 per cento dei quali giunge dagli Stati Uniti. Dal 1991 a oggi, Washington – secondo le cifre citate nel rapporto – ha versato oltre 3,2 miliardi di dollari all’Etiopia. La quasi totalità della somma è arrivata in Africa sotto forma di prodotti alimentari americani.

Ecco le conseguenze: nessun aiuto all’economia agricola locale o regionale, mentre a crescere sono solo le spese di trasporto, il costo degli imballaggi e il deficit del Paese che importa praticamente tutto. Nel dossier, il direttore di Oxfam International Penny Lawrence mette in guardia la comunità internazionale dal continuare a perpetuare queste politiche di inerzia. «L’aiuto che forniamo in questo modo è solo un temporaneo sollievo – afferma-. I Paesi donatori devono iniziare a dare alle comunità gli strumenti per affrontare i disastri annunciati». Più che di scatole di latte in polvere, quindi, ci sarebbe bisogno di sistemi per l’irrigazione per le colture, granai e pozzi. Anche perché, secondo le previsioni dei climatologi, l’Etiopia verrà sempre più colpita dalla siccità. Nella speranza che cambino le politiche agricole gli etiopi restano in attesa degli ennesimi aiuti alimentari. E per smorzare la fame organizzano periodicamente delle spettacolari danze della pioggia.

FONTE : TERRA NEWS – AUTORE : SUSAN DABBOUS

http://www.terranews.it/news/2009/10/l%E2%80%99etiopia-chiede-110-milioni-di-dollari-sfamare-i-piu-poveri

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Appello vero, aiutiamo Lucia !

Inserito da 13 Marzo, 2009 (0) Commenti

Si tratta di :Appelli Umanitari Veri

appello umanitario vero,
Ripeto si tratta di un fatto verificato.  segue l’appello dei genitori della piccola Lucia
CHI PUO’  HA IL DOVERE DI AIUTARE QUESTA BAMBINA .

Da appelli

Per donare tramite c.c. bancario: IT57B0102043270000300692711
Banco di Sicilia spa (Filiale di Cerda)
c.c. intestato a Di Salvo Lucia
causale: Aiutiamo Lucia

il testo :

SIAMO NINO E LINDA GENITORI DI LUCIA

Lucia ha 4 anni e mezzo è nata prematura con gravi problemi motori.
Per le terapie necessarie dobbiamo recarci negli Stati Uniti D’America presso
“Terapies 4 Kids” dove i bambini con danni cerebrali vengono trattati con l
terapia, associata alla fisioterapia con una tecnica sconosciuta in Italia o ch
nessuno tratta.
Le possibilità di recupero sono ottime anche se le cure sono lunghe e costose.

Ci rivolgiamo a tutti voi per ricevere un aiuto, per coltivare la speranza che anche noi
genitori un giorno potremmo vedere Lucia camminare, saltare, correre….
Aiutate Lucia come se fosse vostra figlia!
Grazie di cuore.

E’ UNA STORIA VERA per informazioni contattare :
Tel. 0921/664197
Cell. 3292534579

sito www.aiutiamolucia.it

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