Trovato il topo più grande di un cane’ Vicino parco giochi

Inserito da 13 Marzo, 2016 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

Si tratta di una bufala schifosa

 

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Un ingegnere del gas trova il topo più grande del mondo

Tony Smith, 46, avvistato il roditore morto in un cespuglio vicino parco giochi per bambini mentre si lavora vicino alla Hackney Downs nel nord di Londra.

Egli ritiene che pesa più di 25 chili – ed è lungo circa 1,5 con la sua coda, quindi è  la più grande specie di ratto conosciute in tutto il mondo.

“Questo è il più grande topo che abbia mai visto in tutta la mia vita”, ha detto.

Ha preso una fotografia del suo amico James Green, un elettricista, alzando il topo lo ha fotografato.

Mr Smith ha aggiunto: “Ho un gatto è un cane ma questo topo li batte in dimensioni ”

Ha detto bidoni sono spesso lasciate aperte nei pressi della tenuta dove ha lavorato quindi “questi topi hanno una buona dieta”.

Guinness World Records non ha un record per il topo più lungo, ma ha detto che la specie più grande conosciute di ratto è il ratto nuvola dalla coda slanciata trovato su Luzon, un’isola delle Filippine – specie arrampicatori ha una lunghezza del corpo fino a 3 piedi 3in.

Secondo la British Pest Control Association (BPCA), vi sono due specie di ratto in Gran Bretagna – il ratto marrone comune o il più raro ratto nero.

Il suo sito dice: “Il ratto marrone è il più grande dei topi in Gran Bretagna, spesso del peso di oltre mezzo chilo e misura circa 23cm, senza contare la coda.”

ultimi dati del BPCA mostrano c’erano 196,012 controllo dei parassiti call-outs che coinvolgono ratti nel Regno Unito nel 2013-14 – un calo del 30% rispetto all’anno precedente.

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Film Horror basato su Hoax / 976 – Chiamata per il diavolo (Robert Englund, 1988)

Inserito da 20 Luglio, 2013 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

Vi segnalo un film Horror il nome del protagonista è Hoax,
il titolo completo è 976 – Chiamata per il diavolo (Robert Englund, 1988)

9777425“Benvenuto nell’antro del mistero. Io sono il padrone del buio. La guida del tuo destino per il giorno”
Hoax (Stephen Geoffreys) è un ragazzo timido ed emarginato dalla società. Viene quotidianamente picchiato e sottomesso da una banda di teppisti che frequenta la sua scuola, di cui ne fa parte il cugino Leonard detto Spike (Pat O’Bryan). Che si incontra con loro nel locale sopra un cinema che proietta maratone di film horror, a giocare d’azzardo. Ad opprimere la vita del giovane Hoax è anche la madre Lucy (Sandy Dennis), severa e fanaticamente religiosa. Una notte Hoax, Spike e Lucy assistono nel loro giardino ad una pioggia dal cielo di pesci. Per questo strano avvenimento il poliziotto Marty (Jim Metzler) si insospettirà di loro. Nel frattempo Hoax trova nella stanza del cugino un misterioso volantino pubblicitario sull’oroscopo recapitante il numero di telefono 976. A sua insaputa si metterà in contatto con il diavolo in persona (Robert Picardo) che gli prometterà di dargli in dono il potere. Il ragazzo diventerà terribilmente pericoloso e dotato di poteri soprannaturali per vendicarsi a coloro che lo maltrattano.
976 Chiamata per il diavolo segna per Robert Englund l’esordio alla regia per il grande schermo, lo stesso anno che ha diretto la serie televisiva di Nightmare. Il film nonostante sia uscito al cinema, per la New Line Cinema, nel 1989 risulta datato 1988 perché il 9 dicembre di quell’anno a Londra cè stata un anteprima. Essendo diretto da Englund ha la nomina che ha vaghe influenze a Nightmare, forse è un impressione che fa perché si sa che alla regia cè l’attore celebre per quella saga. Le scene in cui potrebbe esserci l’atmosfera alla Nightmare (anche Dylan Doghiana) sono dove avvengono i primi due delitti soprannaturali causati dal telefono. Ad’interpretare Hoax è Stephen Geoffreys che aveva già un ruolo da nerd tre anni prima in Ammazzavampiri. Patrick O’Bryan, conosciuto anche come Pat O’Bryan, è presente anche nel seguito “976 Chiamata per il diavolo 2-Il fattore astrale(1992)”. Di quest’ ultimo si può notare l’assomiglianza con Kevin Dillon (Video killer, Blob-Il fluido che uccide). Lezlie Deane che nel film interpreta Suzie, la fidanzata di Spike, tre anni dopo comparirà in “Nightmare 6 – La fine” nel ruolo di Tracy. L’attrice Sandy Dennis è nota per il premio oscar come migliore attrice non protagonista per “Chi ha paura di Virginia Woolf?(1967)” e Robert Picardo invece è noto particolarmente per aver partecipato alla serie televisiva Star Trek. Peccato che all’epoca Robert Englund non ha diretto altri film oltre a questo gioiello che oltre ad avere un ottima trama, mantiene bene il mistero per tutta la durata senza mai annoiare e resta un culto impedibile degli anni ’80 che purtroppo ancora in Italia non è stato rilasciato in dvd, negli Usa è già uscito nel lontano 2002 per la Sony Pictures Home Entertainment. E’ consigliato soprattutto a chi piacciono i film horror dove le vittime diventano carnefici, come Carrie-Lo sguardo di satana, Il tagliaerbe e Jolly killer.
Nel film si notano le sigarette Camel e i fiammiferi Matches. Nella stanza sopra il cinema invece si vedono appese al muro le locandine di Maniac e Arancia meccanica.

fonte: dysnews.eu

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Deforestazione in Indonesia: gli scienziati smascherano le bufale di APP e IPS

Inserito da 20 Novembre, 2010 (0) Commenti

Si tratta di :Bufale e Hoax

Exploring

il colosso cartario indonesiano Asia Pulp & Paper (APP) paga un rapporto truffa per smentire le accuse di deforestazione, ma è sbugiardata da un gruppo di scienziati.
Lo scorso ottobre la APP aveva ingaggiato la ITS Global per produrre un rapporto destinato a smentire le accuse delle associazioni ambientaliste, secondo cui l’impresa sarebbe responsabile della deforestazione a Sumatra e del massiccio rilascio di carbonio in atmosfera.

Un gruppo di scienziati di primo piano ha pubblicato una lettera aperta che mette in dubbio l’oggettività del World Growth International, un istituto che sostiene di operare a nome dei poveri del mondo, e il cui leader Alan Oxley, presiede da ITS Global, una società di marketing.

La lettera, pubblicata on-line, denuncia World Growth e ITS Global come gruppi di facciata dell’industria forestale: “WGI e ITS – frequentemente attive nella promozione a livello internazionale del taglio industriale delle foreste e delle piantagioni di palma da olio e di alberi da cellulosa – a volte hanno oltrepassato la sottile linea tra la realtà e di una grave distorsione dei fatti”, scrivono gli scienziati, guidati da William F. Laurance, ricercatore presso la James Cook University.

Gli scienziati hanno osservato che i gruppi non rivelano le loro fonti di finanziamento, ma hanno ammesso che la ITS abbia ricevuto fondi dal gruppo Sinar Mas, il conglomerato che controlla la Asia Pulp & Paper (APP),e la Sinar Mas Agro Resources & Technology, una società di olio di palma.

“L’ITS è uno stretto alleato, e spesso sovvenzionato, dalle multinazionali del legname e della carta, oltre che dai produttori di olio di palma. Tra i suoi finanziatori ci sono imprese del gruppo cartario Asia Pulp & Paper”.

“Il WGI è spesso attivo nella comunicazione pubblica per conto di aziende del gruppo Sinar Mas, un conglomerato che unisce imprese forestali, cartarie e produttori di olio di palma, come la Golden Resources Agri, con sede in Singapore. Una di queste imprese, nota come ‘SMART ‘, rischia l’espulsione dal Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO), un gruppo di trainato dall’industria, per’gravi non-conformità con il suo Codice di condotta e con le linee guida della sostenibilità ambientale e sociale”.

Citando fonti scientifiche, gli scienziati indicano come Oxley e suoi due gruppi travisino le cause della deforestazione in Indonesia, sottostimando l’impatto sulla biodiversità e sul clima della conversione delle foreste pluviali in piantagioni, e ignorando i costi sociali delle piantagioni su vasta scala.

Gli autori evidenziano inoltre l’intrinseco conflitto d’interessi dei gruppi guidati da Oxley, l’uno come revisore ‘indipendente’ e l’altro come agente di pubbliche relazioni per gli stessi clienti. Essi citano un recente ‘audit’ condotta per conto di Asia Pulp & Paper contro le accuse lanciate da Greenpeace, secondo cui fornitori della APP sono responsabili della distruzione delle foreste naturali e torbiere. L’audit, che annunciava di rivelare alcuni errori commessi da Greenpeace, non faceva che confermare come la APP avesse praticato la conversione di aree di torba profonda, ma è stato confezionato dalla World Growth come prova delle ‘falsificazioni’ operate da Greenpeace.

La prassi adottata assomiglia molto a quella messa in campo dalla World Growth nell’audit per conto della SMART, sulle sue piantagioni di palma da olio. Lo scorso agosto, un audit redatto dalla BSI per conto dalla stessa SMART, aveva ammesso come l’impresa avesse commesso irregolarità o reati ambientali in 8 delle 11 concessioni analizzate, ma la SMART e la World Growth l’hanno presentato come una dichiarazione di completa sostenibilità. Senonchè ii revisori hanno smentinto entrambi, dichiarano che la SMART aveva travisato i risultati dell’audit. “È giunto a conoscenza del Gruppo BSI che in seguito alla pubblicazione del rapporto ‘BSI-CUC Verifying Greenpeace Claims Case: PT SMART Tbk’ il 10 agosto 2010, elementi del rapporto sono stati pubblicati e presentati in modo erroneo”, si legge la dichiarazione, che ha poi sottolineato le trasgressioni specifiche commesse dalla PT Smart: “Tra il 2005 e il 2008, in due aziende sono state effettuate verificate piantumazioni in aree di torba profonda (oltre 3 metri), in violazione del decreto presidenziale emanato nel 1990, anche in violazione delle istruzioni della stessa SMART (…) Nel Kalimantan centrale, tutte le concessioni esaminate sono risultate avere effettuato operazioni di dissodamento prima dell’approvazione della valutazione di impatto ambientale”.

Gli scienziati concludono la loro lettera, riconoscendo l’importanza di olio di palma e di altre attività produttive nelle aree forestali, ma che “un certo numero di argomenti chiave adottati da WGI, ITS, e Alan Oxley, presentano notevoli distorsioni, travisamenti, distorsioni dei fatti”.

“In altri casi, sono stati presentati argomenti allo scopo di ‘confondere le acque’, in modo tale che ci fa dedurre sia stato voluto per difendere la credibilità delle imprese che direttamente o indirettamente li sostengono finanziariamente,” scrivono. “In quanto tali, la WGI e e la ITS dovrebbero essere trattati come gruppi di pressione o di sensibilizzazione, non come think-tank indipendenti, e le loro argomentazioni ponderate di conseguenza.”

“Per prassi non divulghiamo i nostri donatori, come fanno molte altre ONG”, scrive Oxley in un comunicato di risposta, trascurando il fatto che le associazioni di cui si sta occupando – WWF e Greenpeace – rendono ben pubblici i propri sostenitori istituzionali. “Il nostro scopo e ragion d’essere è alleviare la povertà attraverso il libero scambio e lo sviluppo economico e di sviluppare politiche per ottenere la sostenibilità senza contrastare gli sforzi per ridurre la povertà o l’operatività dei mercati, siamo pronti a discutere le questioni reali in gioco: oltre un miliardo di persone che vivono in povertà”.
Oxley si guarda bene dall’affrontato lo spinoso tema del conflitto di interesse sollevato dagli scienziati, né degli errori nei rapporti e comunicati stampa diffusi dal suo gruppo.

Nelle osservazioni inviate a mongabay.com, la APP difende l’utilizzo dell’impresa di Oxley. Ian Lifshitz, Sostenibilità & Public Outreach Manager per la propria divisione APP America, e scrive:

“Alan Oxley ha una reputazione per le posizioni e le opinioni espresse nell’ambito di una lunga e brillante carriera diplomatica, come funzionario statale e come operatore privato. Tuttavia, le sue posizioni non hanno niente a che vedere con l’audit della ITS Global. La veridica è stata condotta utilizzando metodologie testate alla prova dei fatti, peer reviewed e certificate. L’audit dimostra che il rapporto di Greenpeace presenta citazioni in documenti in tali citazioni non sussistono, mappe inesistenti di concessioni, tratta come verità assolute documenti ad alto margine di errore, tanto che il 90% degli studiosi indonesiani. Queste tematiche sono chiaramente indicate nella relazione di revisione e dimostrano che la maggior parte delle accuse di Greenpeace siano fuorvianti, capziose o basate sulla distorsioni dei fatti”.

Mongabay si è allora presa l’incomodo di veridicare le affermazioni della ITS Global. L’audit sostiene come l’Indonesia non sia terzo emettitore di gas serra, nonostante questo sia sostenuto proprio dalla relazione del più autorivole organo governativo, il Consiglio nazionale sui cambiamenti climatici (DNPI) che mostra che l’Indonesia sia seconda solo a Cina e Stati Uniti nelle emissioni. L’audit cerca intorbidire le acque menzionando le emissioni pro capite di gas serra e le emissioni generate escludendo quelle generate nell’utilizzo del territorio, mentre cita altri dati irrilevanti sulla superficie totale delle foreste in Indonesia. L’audit suggerisce inoltre che l’olio di palma e le industrie della cellulosa e della carta non sono i principali attori delle emissioni di gas serra in Indonesia, mentre una recente ricerca ha dimostrato che più della metà di espansione delle piantagioni di palma da olio tra il 1990 e il 2005 in Indonesia è venuta a spese delle foreste naturali, e che essa, insieme con le piantagioni di acacia e alla produzione di legname, sono tra i principali fattori della conversione delle foreste del paese.

Ma Lifshitz, della APP, sostiene l’audit, sostenendo che Greenpeace voglia in realtà danneggiare la sua impresa: “le ONG occidentali … ci impongono limitazioni al diritto sovrano dell’Indonesia a sviluppare la propria economia”, così come ad assicurare la sostenibilità delle sue operazioni.

Ma davvero la APP promuove lo sviluppo dell’Indonesia? In Indonesia la APP sostiene di impiegare circa 80.000 persone e detenere 2,4 milioni di ettari di concessioni: circa una persona ogni 30 ettari di concessione (o un lavoratore ogni 18 ettari, se si escludono le aree non utilizzate a scopo produttivo). In confronto, le aziende agroforestali di dimensioni medio piccole di Giava occidentale impiegano una persona ogni mezzo ettaro (Ginoga 2004), una ogni due ettari nella coltura dell’olio di palma (IPOC 2009), e da una persona ogni mezzo ettaro a una ogni ettaro e mezzo nella coltivazione del cacao (Yasa 2007). I piccoli proprietari detengono il 44 per cento delle concessioni di palma da olio in Indonesia, ma rappresentano solo il 33 per cento della produzione nazionale di olio.

“Rivorreremo a gruppi come Greenspirit per valutare il monitoraggio indipendente delle nostre attività, proprio come si utilizzeremo diversi gruppi per monitorare il nostro continuo miglioramento dell’impronta del carbonio, le nostra prestazione nella certificazione, i nostri programmi di responsabilità sociale e la nostra filiera. Allo stesso tempo continueremo a sostenere gruppi come la Consumer Alliance for Global Prosperity (Alleanza dei consumatori per una prosperità globale) che rispettano il diritto e la necessità per le economie emergenti di avere l’opportunità di sviluppare le loro economie. ”

La Consumer Alliance for Global Prosperity (CAGP) è un nuovo gruppo con sede a Washington DC, che ha lanciato una campagna contro le aziende americane che hanno adottato criteri di sostenibilità nelle materie prime impiegate. Il principale obiettivo delle sue campagne, sono le imprese che hanno interrotto i contratti con la APP: Office Max, Staples, Office Depot, ma Walmart, che ha tagliato i legami con APP negli Stati Uniti ma non in Cina. La Consumer Alliance for Global Prosperity accusa queste imprese di essere in collusione con i sindacati e con l’ambientalismo radicale, ai danni dei consumatori statunitensi. e lo fa con un linguaggio colorito: “Gli ‘Imperi della collusione’ continuano a battersi contro la prosperità, spinti da obiettivi contrari al libero commercio – sostiene la CAGP – Questa campagna coordinata è gestita da ambientalisti radicali, ai danni dei produttori di cellulosa e carta del mondo in via di sviluppo, distruggendo i mezzi di sostentamento e le aspirazioni di migliaia di poveri del mondo (…) “Ci batteremo contro la collusione anti-commercio e anti-prosperità tra le associazioni ambientaliste internazionali, i dirigenti sindacali americani e le imprese che cercano si sfuggire ai rigori di un mercato competitivo.” Il portavoce della GACP Andrew Langer ha negato di avere legami con l’Asia Pulp & Paper, nonostante diverse prove di affiliazione, tra cui l’utilizzo delle stesse liste di indirizzi e-mail e il simile linguaggio simile (con tanto di errori di battitura identici).

Un altro gruppo ‘indipendente’, la Initiative for Public Policy Analysis (iniziativa di Analisi delle Politiche Pubbliche) che sta conducendo una campagna affinché la Banca Mondiale indebolisca le garanzie sociali e ambientali e riprenda a erogareprestiti alle società produttrici di olio di palma. Anche questo gruppo sembra disporre della stessa lista di indirizzi e-mail.

Dopo la lettera aperta pubblicata dagli scienziati, questi gruppi dovranno affrontare uno scrutinio pubblico più servero. Tra i firmatari della lettera, William F. Laurance della James Cook University in Australia, Thomas E. Lovejoy del Centro Heinz di Washington, Sir Ghillean Prance, Professore e Direttore Emerito della Royal Botanic Gardens di Kew, nel Regno Unito; Paul R. Ehrlich dell’Università di Stanford; Georgina Mace dell’Imperial College di Londra, Peter H. Raven, presidente emerito del Missouri Botanical Garden di St. Louis, in Missouri, Susan M. Cheyne dell’Università di Oxford; Corey Bradshaw JA dell’Università di Adelaide; Omar R. Masera dell’Università Nazionale del Messico (UNAM) e premio Nobel per conto del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici; Gabriella Fredriksson della e Golden Ark University di Amsterdam; Barry W. Brook dell’University of Adelaide, Australia; e Lian Pin Koh di Politecnico federale di Zurigo (Istituto Federale di Tecnologia).

Gli scienziati si sono dichiarati pronti a confutare la risposta di Oxley.

fonte : http://www.salvaleforeste.it/201011181297/indonesia-app-scienziati.html

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Il cane che rubò la malattia alla bambina con il cancro

Inserito da 7 Agosto, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Leggende Metropolitane

STA CIRCOLANDO QUESTA E-MAIL SECONDO ME
SI TRATTA DI UNA STORIA VERA RISALENTE AL 14 LUGLIO 2006

LONDRA. E’ come se questo minuto Yorkshire terrier avesse preso su di sé il male della sua padroncina. Il piccolo Casper aveva dato a Emily Kearney, che all’epoca aveva soltanto sei anni, la forza per battere un brutto linfoma.
Oggi il cagnolino si è ammalato dello stesso tipo di cancro e la bambina, che lo tratta come un fratellino inseparabile, è decisa a dargli tutto l’amore di cui è capace per farlo guarire.

In febbraio la mamma la aveva portata dal dentista perché uno dei denti nuovi si era messo a ciondolare e gli esami avevano prontamente accertato la presenza di un tumore alla mascella, più altri due all’addome e ai reni. La diagnosi parlava chiaro: era un linfoma di Burkitt.
Durante la terapia la mamma, per rallegrare Emily, le aveva messo sul comodino le foto di due cani, di proprietà della nonna e di un vicino. «Mia madre ha sempre avuto cani e la nostra bambina sognava di averne uno, ma non potevamo permettercelo perché suo padre e io lavoravamo – ha raccontato la signora Kearney al “Daily Mail” -. Abbiamo deciso di comprargliene uno al suo ritorno a casa, anche se ho dovuto limitare i miei orari di lavoro, per aiutarla a riprendersi».

Emily era tornata a casa da due sole settimane, quando Casper è arrivato una domenica grazie a una segnalazione del canile di Hartlepool: il suo padrone non poteva più tenerlo e il cagnolino aveva bisogno di una nuova famiglia. «Dico sempre che è stato lui ad adottare noi – dice la mamma della bambina -. Si accoccolava in braccio a Emily di fronte al caminetto acceso. E’ stato un tesoro anche per me e mio marito e gli vogliamo tutti un gran bene. Volevano un cane maturo, buono con i bambini, che fosse contento di essere lasciato a casa e sufficientemente piccolo perché Emily potesse reggerlo. Dal giorno in cui è arrivato, è restato.

Due settimane fa la signora Kearney si è accorta che Casper aveva un rigonfiamento sul collo e il veterinario ha dovuto spiegare a Emily che anche lui soffre di un linfoma. «Sono figlia unica, quindi Casper è mio fratello e io sono sua sorella – dice Emily, che oggi ha dodici anni -.

E’ il cielo che me lo ha mandato. Mi ha fatto così felice, mi ha aiutato a guarire. E’ stato uno strazio per me sapere che si è ammalato». La famiglia ha deciso di non badare a spese e così il cagnolino viene portato dal veterinario una volta alla settimana per la chemioterapia: una flebo nella zampa e pastiglie a giorni alterni. «Non me ne importa nulla di pagare mille sterline (1500 euro) per curarlo – dice la signora Kearney -.

Quando seppi del linfoma di Emily fu come se mi avessero strappato le viscere, e quando mi hanno detto di Casper ho riprovato per un momento la stessa sensazione». Emily confida in quello che le ha detto il veterinario, e cioè che la prognosi è favorevole. «Voglio fare in modo di dargli tanta attenzione e tante coccole – si ripromette la bambina – Sento che ce la farà».

Tratto da La Stampa.it

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Jim Morrison, morto per collasso o forse per overdose, il cantante continua a far parlare di se’

Inserito da 9 Luglio, 2008 (0) Commenti

Si tratta di :Curiosità

«Jim Morrison è ancora vivo»

Parla Manzarek, ex tastierista dei Doors: non è morto nel 1971, si è solo trasferito alle Seychelles

LONDRA (GRAN BRETAGNA) – Jim Morrison come Elvis? Il leader dei Doors per qualcuno è ancora vivo, proprio come il re del rock.

Morrison avrebbe simulato la sua morte nel 1971 e oggi vivrebbe in incognito alle Seychelles: lo ha rivelato Ray Manzarek, ex tastierista del mitico gruppo rock statunitense, al tabloid britannico «Daily Mail».

LA STORIA – Trentasette anni fa il leggendario cantante è stato trovato morto nella vasca da bagno del suo appartamento parigino. Le speculazioni su un’eventuale montatura non si sono mai fermate: ufficialmente è morto per collasso cardiaco, ufficiosamente per un’overdose di eroina. Manzarek non la pensa così e ha raccontato la sua teoria al quotidiano britannico: «Jim era un’anima inquieta, era sempre in cerca di qualcosa di diverso nella vita, e anche sei anni di successo e di eccessi con i Doors non erano abbastanza per lui». Un anno prima di morire, Morrison mostrò ai suoi compagni una brochure delle Seychelles e disse: «Non sarebbe un luogo perfetto per fuggire, mentre tutti pensano che sei morto?». Al tempo Manzarek non ci diede molto peso. Quando apprese della morte di Jim si trovava in California. Non prese sul serio la telefonata del manager Bill Siddons, allora come oggi: «La mia prima reazione fu che la morte di Jim era solo un’altra chiacchiera da Rock’n’Roll». Siddons fu spedito a Parigi per scoprire la verità. Troppo tardi, però, perchè Morrison era già stato sepolto da quattro giorni al cimitero parigino di Pere Lachaise. Nessuno ha mai esaminato la salma del cantante di “Light my fire” e “Riders on the Storm”, la bara fu sigillata subito dopo la morte del musicista. «Mi chiedo sempre se la sua morte sia stata una raffinata messa in scena», ha concluso l’ex tastierista.

08 luglio 2008

Fonte :

Corriere della sera

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