Una Bufala Aera dal titolo “Renzi sbaglia il tricolore sull’Air Force e lo mette rovesciato ! “

Inserito da 6 Marzo, 2016 (0) Commenti

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Sull’Air Force One di Palazzo Chigi spunta il tricolore rovesciato, ma l’Aeronautica militare spiega: «E’ una convenzione»

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Quindi a chi vorrebbe la bandiera al contrario o per chi afferma che Renzi ancora non conosca il tricolore Italiano, si può dire e affermare la bandiera va “a favore di vento”  e quindi  si tratta di una Bufala e la bandiera sull’aereo è corretta.

 

Sulla carlinga dell’Air Chigi One, come è stato ribattezzato il nuovo Airbus 340 della Presidenza del Consiglio affidato ai piloti dell’Aeronautica militare, è comparso un tricolore, ma a colori rovesciati: rosso, bianco e verde. Il particolare ha richiamato l’attenzione di molti, ma fonti dell’Aeronatica militare chiariscono: «Si tratta di una convenzione aeronautica che parte dal fatto di considerare la prua (la punta, ndr) del velivolo come il pennone a cui è appesa la bandiera, quindi su un lato della fusoliera la bandiera tricolore italiana è vista nel senso tradizionale mentre sull’altro lato è rovesciata. Guardando ad esempio l’Air Force One degli Stati Uniti (vedi fotogallery) si nota che su un lato della fusoliera le stelle sono a destra nel rettangolo della bandiera».

L’aereo preso in leasing ha quattro motori Rolls-Royce Trent 553-61. Il velivolo può percorrere circa 17mila chilometri d’un fiato. Il leasing dovrebbe costare, secondo alcuni esperti, attorno ai 200 mila euro al mese (ovviamente molto dipende dalle clausole di manutenzione), anche se per ora la cifra che Palazzo Chigi pagherà è top secret.

Fonte: Il messaggero

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Crediti delle imprese. La bufala di Monti

Inserito da 25 Marzo, 2013 (0) Commenti

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montiIl pagamento dei debiti della pubblica amministrazione verso i privati è circondato da tantissimi interrogativi. Palazzo Chigi si è limitato ad aggiornare i saldi del bilancio, toccherà ora alle Camere decidere se ingerire in un sol boccone quanto proposto dall’esecutivo. Sarebbe stato più utile licenziare subito un decreto legge ma “per opportunità politica” si è preferito passare la patata bollente al prossimo governo.
Questo è quello che ha fatto intendere ieri il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, ex funzionario della Camera trincerato dietro un “no comment” riguardo allo scontro in atto tra Tesoro e ministero dell’Economia. Durante l’ultimo Consiglio dei ministri sarebbero venuti al pettine alcuni nodi tra i due dicasteri. Sul piatto c’era sicuramente l’interpretazione della deroga concessa dalla Commissione europea di Bruxelles. L’allentamento dei vincoli di bilancio è stato concesso con formule particolarmente ambigue; parole in grado di alimentare sospetti e suggerire particolari cautele. Permettere agli Enti territoriali di liquidare l’arretrato potrebbe esporre l’intero apparato statale a delle conseguenze molto pesanti; i calcoli da svolgere si annunciano molto complicati. Nella somma rientrano infatti tutte le amministrazioni dello Stato, dai ministeri alle piccole agenzie. Anche se l’istruttoria legislativa dovesse procedere a ritmo serrato, serviranno almeno cinque mesi per iniziare ad aggredire i cento miliardi di debito nei confronti di fornitori di beni e servizi.
Dopo l’approvazione di un decreto legge – impostato (forse) ma non votato dai ministri tecnici – si dovrà convertire la legge di conversione e aspettare il passaggio dei termini previsti dalle leggi di contabilità pubblica. Norme da applicare in combinato disposto con il nuovo testo dell’articolo 81 della Costituzione, in vigore a partire dall’esercizio finanziario del 2014, dodici mesi in cui si è previsto di immettere liquidità nel sistema per venti miliardi di euro. Accorgimento inevitabile – pena una dichiarazione di incostituzionalità – in grado di mandare in tilt l’iniziativa legislativa di Mario Monti.
Cosa impone la modifica costituzionale votata in fretta e furia dalla strana maggioranza che ha animato gli ultimi quattordici mesi della scorsa legislatura? L’articolo in questione è quello sul “pareggio di bilancio”, dall’anno prossimo lo Stato avrà l’obbligo di adoperare maggior rigore nella gestione della finanza pubblica. Il secondo comma è molto chiaro: “Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali”. L’ultimo comma serve a chiudere il cerchio: “Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale”. Cosa significa tutto questo? Il decreto legge potrebbe – paradossalmente – non servire a nulla, almeno per quanto concerne il 2014.
L’approvazione della legge di conversione non è circondata dalle “cautele” imposte dal nuovo articolo 81. È sufficiente la maggioranza semplice per evitare la caducazione di quanto disposto dai provvedimenti approvati dall’esecutivo nei casi di necessità ed urgenza. Per il 2014 potrebbe quindi rendersi necessario il deposito di un disegno di legge governativo da sottoporre al Parlamento, atto che non godrebbe della corsia preferenziale prevista per i decreti legge. Ricordate poi della necessità di una nuova manovra correttiva? Ve ne avevamo parlato da queste colonne, una “legge di cui nessuno parla”. Il Tesoro ha scelto di essere prudente anche perché il crollo del Pil causato dalle ricette economiche dei tecnici ci costerà quest’anno 15,7 miliardi di minori entrate del previsto, solo in parte compensate da 5,3 miliardi di minori interessi da pagare sul debito e 2,4 di spesa corrente. Serviranno nuovi tagli o un aumento dell’imposizione fiscale. Insomma, quello di giovedì – l’annuncio dei 40 miliardi di euro da destinare ai creditori dello Stato – rischia di essere ricordato come uno spot sulla pelle delle imprese che con ogni probabilità andranno invece incontro ad una tremenda “morte a credito”

fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=19876

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