Mafia al Nord: “Cibo criminale”, tutte le truffe della malavita servite sulla nostra tavola

Inserito da 10 Luglio, 2013 (0) Commenti

Si tratta di :Curiosità,Phishing e Truffe

Si segnala un libro-inchiesta di Mara Monti, giornalista del Sole 24 Ore e Luca Ponzi, della sede Rai dell’Emilia Romagna

Mafia al Nord: “Cibo criminale”, tutte le truffe della malavita servite sulla nostra tavola

Dal Prosciutto di Parma importato dall’estero e spacciato per italiano, ai pomodori cinesi, fino alla mozzarella di bufala “inquinata”. Nel loro libro-inchiesta Mara Monti, giornalista del Sole 24 Ore e Luca Ponzi, della sede Rai dell’Emilia Romagna, ricostruiscono, attraverso documenti, sentenze ed intercettazioni alcuni dei maggiori casi di frode alimentare che negli ultimi anni hanno scosso il nostro Paese

copj170.asp“E’ come se ogni italiano avesse aggiunto un posto a tavola per la criminalità organizzata: c’è un criminale che oggi sta seduto attorno a noi e che gode del fatto che, dovendo noi consumare dei pasti, paghiamo una parte di denaro in più rispetto a quanto dovremmo, a fronte di una qualità inferiore”. E’ stato Pietro Grasso, quando era procuratore nazionale antimafia, a definire attraverso una metafora il grande giro d’affari della malavita intorno ai prodotti cibari simbolo del Made in Italy.

Dall’olio di oliva extra vergine, al prosciutto di Parma, passando per le mozzarelle di bufala campana: un vero e proprio “banchetto” a cui la mafia attinge attraverso truffe e contraffazioni. E il risultato è un guadagno altissimo. Secondo alcune stime dell’Eurispes, il fenomeno dell’agromafia produce un fatturato di 12,5 miliardi di euro l’anno, mentre, dall’altro lato, le falsificazioni del marchio italiano nel mondo producono un danno per 60 miliardi di euro. “Italian sounding: così si definiscono i cibi che richiamano l’Italia ma che in realtà italiani non sono”.

Cibo criminale. Il nuovo business della mafia italiana” è proprio un libro inchiesta sul mondo del sommerso, che indaga su cosa si nasconda dietro le etichette del cibo che consumiamo. Mara Monti, giornalista del Sole 24 Ore e Luca Ponzi, della sede Rai dell’Emilia Romagna, ricostruiscono, attraverso documenti, sentenze ed intercettazioni alcuni dei maggiori casi di frode alimentare che negli ultimi anni hanno scosso il nostro Paese.

Così viene svelato il sistema utiliazzato dalla criminalità organizzata. Più viene impoverita la qualità del prodotto, più vengono arricchite le tasche della mala. Accade per il prosciutto di Parma, importato dall’estero e spacciato per italiano attraverso la falsificazione del marchio di riconoscimento. “E’ il business dei prosciutti sbollati – scrivono i due giornalisti – si sostituiscono i marchi di provenienza per modificarne il valore commerciale, ma accade anche che vengano spedite partite di merce avariata”. Un affare da decine di milioni di euro l’anno.

Lo stesso per la mozzarella di bufala, orgoglio della tradizione campana: “Della mozzarella di bufala esiste un mercato parallelo della contraffazione, che secondo alcune stime smercia ogni anno circa 8 milioni di chili di mozzarella taroccata in Italia e all’estero”. Sono molti i casi in cui il prodotto venduto con il marchio Dop (quello che certifica la denominazione d’origine protetta), infatti, viene realizzato in realtà con latte congelato, contravvenendo alle regole di produzione.

Ma la truffa coinvolge anche tanti altri simboli tricolore, come l’olio extravergine d’oliva. Importato da Spagna, Tunisia e Grecia e rivenduto sui mercati come italiano. O i pomodori pelati, l’ “oro rosso” del nostro Paese, in realtà prodotto Cina. Fino ad arrivare al riciclo dei formaggi scaduti “provenienti dall’Asia e dai Paesi dell’Est e destinati a diventare false eccellenze del Made in Italy”.

Il business va oltre e riesce a mettere le mani anche sui fondi europei. “I boss usano la comunità europea come un bancomat”, avvertono gli autori. Quello che emerge dalle indagini è che Bruxelles ha finanziato circa “227 mafiosi, che, fingendosi puliti, sono riusciti a percepire quasi 7 milioni di euro in aiuti comunitari”. Così la comunità europea ha finanziato a sua insaputa i clan.

Articolo di Chiara Carbone su ilfattoquotidiano.it

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Mozzarella blu in supermercato, Carrefour ritira prudenzialmente prodotto

Inserito da 2 Luglio, 2013 (0) Commenti

Si tratta di :Appelli Generici

SI TRATTA DI UNA NOTIZIA VERA

mozzarella_bufala_web--400x300ROMA – “A distanza di 3 anni torna in Italia il fenomeno delle ‘mozzarelle blu’.
E’ accaduto a Grugliasco (To) dove un consumatore ha acquistato domenica scorsa una treccia al supermercato Carrefour del Centro Commerciale Le Gru di Grugliasco (To) che, a contatto con l’aria, assumono un colore bluastro”. A denunciarlo in un comunicato, con allegata foto della mozzarella ‘incriminata’, e’ il Codacons.

“La confezione – prosegue la nota – e’ stata aperta dal consumatore solo due giorni dopo, in data 25 giugno, e al suo interno il prodotto presentava alcune macchie indiscutibilmente di colore blu. Subito dopo aver notato la strana colorazione il cittadino, giustamente allarmato, si e’ rivolto al Codacons allegando le immagini del prodotto e denunciando l’accaduto”.

“Stiamo preparando un esposto al Procuratore Guariniello, che gia’ in passato si e’ occupato del caso ‘mozzarelle blu’ – spiega il Codacons – sappiamo che non vi sono rischi per la salute dei consumatori, ma resta la necessita’ di accertare il caso e verificare i motivi per cui ancora oggi i latticini venduti nel nostro paese possono risultare contaminati dal batterio che ne determina la strana colorazione”.

Carrefour dal canto suo ha “precauzionalmente disposto, pur in assenza di altre segnalazioni, il ritiro dalla vendita della mozzarella (treccia Stg 200 grammi a marchio Carrefour), anche se, come noto, la colorazione del prodotto non comporta rischi per la salute”. .

Carrefour, dunque, ha ritirato con immediatezza il prodotto e ha comunque proceduto a segnalare l’episodio al fornitore e ad avviare le necessarie procedure e verifiche interne. “Nonostante non si sia potuto visionare direttamente il prodotto l’oggetto della segnalazione – precisa il comunicato – per determinare le informazioni necessarie (data di scadenza e numero del lotto) precauzionalmente e’ stato disposto il ritiro dalla vendita del prodotto”.

(Adnkronos) 28/06/2013

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Dalla Sicilia arriva la pizza “Ruby”: due bufale e tanti pomodorini

Inserito da 1 Febbraio, 2011 (0) Commenti

Si tratta di :Curiosità

Certo i tempi sono proprio cambiati. In passato, per aggiudicarsi l’onore di veder associato il proprio nome alla specialità gastronomica italiana per eccellenza, cioè la pizza, bisognava essere almeno regine. La pizza Margherita, per esempio, fu creata alla fine dell’Ottocento da un cuoco napoletano per omaggiare la regina Margherita di Savoia, ispirandosi ai tre colori della bandiera italiana. Oggi basta molto meno.

Il coinvolgimento in uno scandalo a sfondo sessuale, qualche fugace apparizione nei salotti televisi giusti, ed il piatto è servito. Da qualche giorno, infatti, dal menù di un noto locale palermitano, i clienti possono ordinare la “pizza Ruby”.

L’idea è stata del titolare della pizzeria Mistral, locale piuttosto noto in Sicilia, essendosi aggiudicato nel 2009 il premio “Best in Sicily”. A giudicare dal risultato, Ron Garofalo, artefice della creazione, non deve essersi spremuto le meningi più di tanto per concepire il suo capolavoro. La pizza si presenta, infatti, come una tradizionale base di pasta, cosparsa di pomodoro, con al centro due mozzarelle di bufala intere. Chiaro il riferimento alle forme procaci della giovane marocchina Karima, in arte Ruby Rubacuori.

Non sarà molto originale, ma pare che la novità sia richiestissima dai clienti, che non vedono l’ora di assaggiare le rotondità…della mozzarella, in mancanza della modella ispiratrice.

“La pizza è nata da uno scherzo con i miei amici ma sta avendo un successo enorme”, ammette Ron.

Nonostante Ruby e il sexygate che coinvolge il Presidente del Consiglio siano oramai da mesi pane quotidiano per gli italiani, evidentemente non ne sono sazi: non è ancora arrivato il momento di dire “Ruby? ma che pizza…!”.
fonte Il fatto italiano

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