G.U.P. Tribunale di Brescia, Sentenza 3 marzo 2011 (dep. 30 marzo 2011), n. 293

Inserito da 25 Aprile, 2011 (0) Commenti

Si tratta di :sentenze

Reato di accesso abusivo a sistema informatico (art. 615 ter c.p.) – Soggetto legittimato all’accesso al sistema che abbia posto in essere la condotta per finalità diverse da quelle per cui è autorizzato – Configurabilità del reato solo nel caso finalità illecite

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANA

IL GIUDICE PER L’UDIENZA PRELIMINARE
DEL TRIBUNALE ORDINARIO DI BRESCIA
Dr. Lorenzo Benini

Ha pronunciato la seguente
SENTENZA
ex art. 425 cpp
Sentenza N. 293/11
In data 03/03/2011
Sentenza depositata il:
30/03/2011

Nella causa penale contro:
1. C. S., nato a G. il ***, con domicilio eletto in P.A. Attualmente sottoposto p.q.c. all’obbligo di presentazione c/o la Guardia di Finanza di P.A.
Difeso di fiducia dagli Avvocati Liborio Paolo PASTORELLO del Foro di Caltanissetta e Gianfranco ABATE del Foro di Brescia
LIBERO CON OBBL – ASSENTE

2. F. L. nato a R. il ***, con domicilio eletto in Brescia, via Solferino n. 51, c/o lo studio del difensore di fiducia.
Difeso di fiducia dall’Avvocato Luigi FRATTINI del Foro di Brescia
LIBERO – ASSENTE

IMPUTATI

C. S. e M. F.(per il quale si è proceduto separatamente)
29. reati d cui agli artt. 640 – 2° comma, 1, 482 e 61, 2 l C.P. perché, in concorso tra loro, esibivano agli ispettori della Direzione Provinciale del Lavoro di Brescia e dell’I.N.P.S. di Brescia atti falsi, rappresentati da modelli F24 apparentemente attestanti il versamento di tributi, effettuati per conto della società A… S.r.l. e A…P… S.c.a.r.l., laddove in realtà tali modelli, così come trasmessi telematicamente all’Agenzia delle Entrate, risultavano illecitamente compensati con inesistenti crediti tributari. I modelli F24 così esibiti rappresentavano documento strumentale ad indurre in errore il personale deputato all’accertamento e garantire a sé ed agli altri associati i proventi dei reati ex art. 10 quater del Decreto Lgs. Nr. 74/2000;
In Brescia il 15 giugno 2009.

C. S.
30. reati di cui agli artt. 640 – 2° comma, 1, 482 e 61, 2 l C.P. perché in data 18.02.2010 esibiva ai militari della Guardia di Finanza, nel corso delle operazioni di perquisizione nell’ambito del procedimento penale nr. *****/** della Procura della Repubblica di Brescia presso il suo studio di Gela, atti falsi, rappresentati da modelli F24 apparentemente attestanti il versamento di tributi, effettuati per conto della società A… S.r.l. e A…P… S.c.a.r.l., laddove in realtà tali modelli, così come trasmessi telematicamente all’Agenzia delle Entrate, risultavano illecitamente compensati con inesistenti crediti tributari. I modelli F24 così esibiti rappresentavano documento strumentale ad indurre in errore il personale deputato all’accertamento e garantire a sé ed agli altri associati i proventi dei reati ex art. 10 quater del Decreto Lgs. Nr. 74/2000;
In Gela (CL) il 18 febbraio 2010

F. L.
31. reato di cui all’art. 615 ter I e II n. 1) e III c. C.P. perché, nella sua qualità di appartenente alla Sezione PG – PS della Procura della Repubblica di Brescia, abilitato all’accesso al sistema informatico denominato RE.GE., s’introduceva in detto sistema, effettuando interrogazioni sui nominativi di M. C. e C. G., senzo che la ricerca fosse giustificata da alcuna motivazione d’ufficio, ma per scopi meramente personali, e così accedeva ai dati informatici di registrazione del procedimento n. *****/** Mod. U, che vedeva indagati proprio i predetti;
fatto pluriaggravato perché commesso da pubblico ufficiale con abuso dei poteri e comunque con violazione dei doveri inerenti alla funzione nonché con abuso della qualità di operatore del sistema, nonché, infine, perché trattasi di sistema informatico relativo alla sicurezza pubblica e comunque di interesse pubblico;
In Brescia il 9 luglio 2010

CONCLUSIONI

Il P.M. chiede emettersi sentenza di NLP per C. S. in relazione ai capi 29) e 30); chiede il rinvio a giudizio per F. L.
La difesa di C. S. si associa.
La difesa di F. L. chiede sentenza di NLP.

MOTIVI DI FATTO E DI DIRITTO

1. A seguito della richiesta di rinvio a giudizio depositata dal Pubblico ministero si giungeva all’odierna udienza preliminare, ove il Pubblico ministero e i difensori degli imputati concludevano come in epigrafe trascritto.
2. Ritiene il Giudice che gli atti di indagine contenuti nel fascicolo del Pubblico ministero impongano di pronunciare sentenza di non luogo a procedere nei confronti di F.L. con riguardo all’unica imputazione formulata, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.
La contestazione ha riguardo al delitto di cui all’art. 615-ter c.p. per essersi l’imputato introdotto, nella sua qualità di appartenente alla Sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Brescia e quindi all’uopo abilitato, nel sistema informatico denominato RE.GE, effettuando interrogazioni sui nominativi M*** C*** e C*** G***, senza che la ricerca fosse giustificata da alcuna motivazione d’ufficio, ma per scopi meramente personali, così accedendo ai dati di registrazione del procedimento R.G.N.R. *****/**, che vedeva indagati proprio i predetti.
Le risultanze della consulenza disposta dal Pubblico ministero (fd 9, fg 674) impongono di ritenere provata la contestazione, peraltro ammessa dallo stesso imputato negli interrogatori del 28/7/2010 e del 27/9/2010. F.L. ha voluto però precisare che l’interrogazione sui nominativi di cui sopra era il frutto di una semplice curiosità, trattandosi di colleghi a suo dire ‘chiacchierati’.
Il Pubblico ministero ha, in sede di requisitoria, dichiarato di non dubitare che tale fosse effettivamente la finalità dell’atto, non risultando che di quanto appreso con la consultazione sia stato fatto alcun uso. Si è però richiamato alla prevalente giurisprudenza della Corte di Cassazione, per la quale commette il reato previsto dall’art. 615-ter c.p. non solo chi non abbia titolo per accedere al sistema, ma anche chi, pur avendo titolo, lo utilizzi per finalità diverse da quelle consentite; tanto che anche la semplice curiosità sulla situazione di un collega integrerebbe un accesso abusivo e quindi penalmente rilevante.
Ritiene il Giudice di non poter consentire con tale soluzione interpretativa.
Il principio di diritto, per essere correttamente inteso, va considerato alla luce dei casi concreti con riguardo ai quali si è formato; ed in nessuno di essi l’accesso al sistema informatico per finalità diverse da quelle consentite si era esaurito in quanto tale, essendosi il soggetto attivo introdotto su altrui istigazione criminosa nel contesto di un accordo di corruzione propria (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 19463 del 16/02/2010 – Rv. 247144); o per utilizzare le informazioni acquisite in agenzie di investigazione privata nelle quali prestava la propria attività (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 18006 del 13/02/2009 – Rv. 243602); o allo scopo di estrarre copia dei dati ed utilizzarli per attività di concorrenza sleale (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 2987 del 10/12/2009 – Rv. 245842; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 37322 del 08/07/2008 Ud. (dep. 01/10/2008) Rv. 241201).
Pare evidente, quindi, come il concetto di ‘finalità diverse da quelle consentite’ vada necessariamente circoscritto alle finalità illecite: ad accessi che costituiscano quanto meno comportamenti sanzionabili sotto il profilo disciplinare, in quanto contrastanti con una specifica previsione di legge o di regolamento.
Nulla di questo può dirsi realizzato con riguardo a quanto posto in essere da F.L.; va quindi pronunciata sentenza di non luogo a procedere, non essendo il fatto previsto dalla legge come reato.
3. Ritiene il Giudice che gli atti di indagine contenuti nel fascicolo del Pubblico ministero impongano di pronunciare sentenza di non luogo a procedere nei confronti di C.S. in relazione ai reati di cui ai capi 29 e 30, perché il fatto non sussiste.
Come correttamente argomentato dal Giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza 20/9/2010, nessun atto di disposizione patrimoniale, con conseguimento di ulteriori erogazioni ad opera dello Stato, si è verificato in conseguenza dell’esibizione dei modelli F24 al personale dell’I.N.P.S. e della Guardia di Finanza da parte dell’imputato.
Né può ritenersi la falsità di detti modelli, poiché, come emerge dalla stessa ordinanza, essi si limitavano a non indicare, nella sezione erario, gli importi a credito con il codice tributo 6751, cosa che avrebbe determinato un saldo della delega pari a zero; operazione ben diversa dalla contestata falsificazione.

P.Q.M.

Il Giudice
visto l’art. 425 c.p.p.
Dichiara il non luogo a procedere nei confronti di F.L. perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.
Nei confronti di C.S. in relazione ai capi 29 e 30 dell’imputazione perché il fatto non sussiste.
Motivazione riservata in giorni trenta.
Brescia, 3/3/2011
IL GIUDICE
(Dott. L. Benini)

Categories : sentenze Tags : , , , , , , , , , , , ,

usare o la PEC o il fax (TAR PUGLIA – LECCE, SEZ. III – ordinanza 30 settembre 2010 n. 736)

Inserito da 4 Ottobre, 2010 (0) Commenti

Si tratta di :sentenze

Interessante l’ordinanza sospensiva del Tar Puglia,
sulla legittimità o meno di una clausola del bando di gara che impone la contestuale disponibilità, in capo alle ditte concorrenti, di più forme di ricezione concernenti le comunicazioni degli atti di gara, e, in particolare, anche di una casella di posta elettronica certificata, nell’ordinanza si evince che “la clausola del bando di gara che impone la contestuale disponibilità di più forme di ricezione concernenti le suddette comunicazioni di gara (ossia domicilio, fax e posta elettronica certificata), oltre a non apparire giustificata dalla presenza di particolari situazioni organizzative dell’ente, sembra porsi in contrasto con le previsioni di cui all’art. 79 del codice degli appalti, come da ultimo modificato dal decreto legislativo n. 53 del 2010, il quale individua mezzi alternativi e non cumulativi di comunicazione, e ciò anche alla luce della normativa di settore (cfr. decreto-legge n. 185 del 2008) che impone alle società già operanti di munirsi di un indirizzo PEC non prima del mese di novembre 2011”

N. 00736/2010 REG.ORD.SOSP.

N. 01306/2010 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia

Lecce – Sezione Terza

ha pronunciato la presente

ORDINANZA

sul ricorso numero di registro generale 1306 del 2010, integrato da motivi aggiunti, proposto da:

Impresa Effe Emme Costruzioni Srl, rappresentato e difeso dall’avv. Angela Carrieri, con domicilio eletto presso Alfredo Caggiula in Lecce, via 95 Rgt Fanteria, 9;

contro

Provincia di Lecce, rappresentato e difeso dagli avv. Mara Giovanna Capoccia, Francesca Testi, con domicilio eletto presso Maria Giovanna Capoccia in Lecce, Ufficio Legale C/ Amm.Ne Prov.Le;

nei confronti di

Gi Ga Project Srl, rappresentato e difeso dagli avv. Giuseppe Abenavoli, Alfonso Liccardo, Francesco Vecchione, con domicilio eletto presso Maria Antonietta Nigro in Lecce, via Pozzuolo 9;

per l’annullamento

previa sospensione dell’efficacia,

dei verbali di gara del 7.7.2010 e del 12.7.2010, non conosciuti,della Commissione giudicatrice con cui è stata esclusa l’impresa ricorrente individuando, poi, come aggiudicataria provvisoria la Gi.Ga. Project srl;

della nota prot. n. 61110 a firma del Dirigente, datata 15.7.2010 dell’avvenuta esclusione dell’impresa ricorrente dalla suddetta procedura di gara;

del bando di incanto pubblico, al punto 2) lett. E), nei limiti indicati;

di ogni altro atto comunque presupposto, connesso e consequenzaile, con particolare riferimento all’aggiudicazione definitiva eventualmente intervenuta, anche tacitamente ai sensi dell’art. 12, comma 1, d.lgs. n. 163/2006;

nonchè, ove occorra di tutti gli altri verbali di gara e dei provvedimenti non conosciuti

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Provincia di Lecce e di Gi Ga Project Srl;

Vista la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;

Visto l’art. 55 cod. proc. amm.;

Visti tutti gli atti della causa;

Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 29 settembre 2010 il dott. Massimo Santini e uditi per le parti i difensori Carrieri, Capoccia, Liccardo.;

Premesso che viene impugnato il bando di gara per l’affidamento di lavori di manutenzione stradale nella parte in cui si prescrive in sostanza la disponibilità, ai fini delle comunicazioni di rito, di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC);

Considerato, ad un primo esame che è proprio di questa fase cautelare, che: a) il ricorso appare tempestivamente presentato, trattandosi di appalto sottosoglia come tale non soggetto alla pubblicazione in G.U. ai sensi dell’art. 66, comma 8, del codice degli appalti, e dunque sottratto al più breve termine decadenziale di cui all’art. 8, comma 2-quinquies, lettera a), del decreto legislativo n. 53 del 2010; b) la clausola del bando di gara che impone la contestuale disponibilità di più forme di ricezione concernenti le suddette comunicazioni di gara (ossia domicilio, fax e posta elettronica certificata), oltre a non apparire giustificata dalla presenza di particolari situazioni organizzative dell’ente, sembra porsi in contrasto con le previsioni di cui all’art. 79 del codice degli appalti, come da ultimo modificato dal decreto legislativo n. 53 del 2010, il quale individua mezzi alternativi (e non cumulativi) di comunicazione, e ciò anche alla luce della normativa di settore (cfr. decreto-legge n. 185 del 2008) che impone alle società già operanti di munirsi di un indirizzo PEC non prima del mese di novembre 2011;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce – Sezione Terza

Accoglie l’istanza di tutela cautelare e per l’effetto:

a) sospende gli atti in epigrafe indicati;

b) fissa per la trattazione di merito del ricorso l’udienza pubblica del 10 dicembre 2010; .

Compensa le spese della presente fase cautelare.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 29 settembre 2010 con l’intervento dei magistrati:

Antonio Cavallari, Presidente

Carlo Dibello, Primo Referendario

Massimo Santini, Referendario, Estensore

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 30/09/2010

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

Categories : sentenze Tags : , , , , , , , , , , , ,

risarcimento danno per ritardo della P.A.

Inserito da 30 Luglio, 2010 (0) Commenti

Si tratta di :sentenze

Sentenza n. 3833/04

Rep. 1272/04

Cron. 7600/04

Ufficio del Giudice di Pace di Salerno

REPUBBLICA ITALIANA

In nome del Popolo Italiano

Il Giudice di Pace di Salerno XXXXXXXXX ha pronunziato la seguente

SENTENZA

Nella causa civile iscritta al n° 911/02 promossa da

– XXXXXXXXXXX, rapp.to e difeso dall’avv. Carlo Annunziata

ATTORE

– Azienda Ospedaliera S. Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona (SA) rapp.ta e difesa dell’avv. Maria teresa Saporito

CONVENUTO

Avente per oggetto : risarcimento danni

Conclusioni delle parti : come da comparsa conclusionale

SVOLGIMENTO

Con atto di citazione ritualmente notificato l’attore dott. XXXXXX conveniva in giudizio l’Azienda Ospedaliera OO.RR. San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di …, in persona del Direttore Generale, legale rapp.te p.t., per ivi ottenerne la condanna al risarcimento dei danni asseritamente procurati dal ritardo di alcuni mesi con quale l’azienda medesima aveva risposto alla richiesta – ex L. 241/90 – di accesso alla documentazione riguardante il proprio concorso di primario in cui era stato pretermesso.

Al riguardo, depositava una serie di documenti comprovanti istanze e solleciti anche per tramite di legali, nonché certificazione medica attestante l’aggravamento della sindrome post-traumatica da stress e infine la documentazione contabile riguardante i compensi per i legali incaricati.

Si costituiva in giudizio l’Azienda Ospedaliera che ritenendo inammissibile e improcedibile la domanda chiedeva di declinare la competenza ratione valoris in favore del Tribunale, ovvero rigettare la domanda perché infondata in fatto e in diritto.

Esperito il tentativo di conciliazione, non andato a buon fine, l’attività istruttoria prevedeva l’audizione di testi dipendenti dell’Azienda Ospedaliera nonché l’incarico di consulenza tecnica di ufficio realizzata dal dott. G.C. dirigente medico dell’Azienda Sanitaria Locale Sa 2, cui venivano posti quesiti aggiuntivi all’udienza del 26.11.03. Dopo un’ulteriore eccezione di difetto di giurisdizione a favore del giudice amministrativo sollevata dalla resistente il 16.04.02, all’udienza del 20.10.04 la causa veniva tratta in decisione, previo deposito delle memorie conclusionali.

MOTIVAZIONI

Si premette un brevissimo excursus della vertenza.

Il dottor V. C, già responsabile incaricato di Radiologia dell’Azienda Ospedaliera di …., dopo il trasferimento in altra sede, faceva richiesta per ottenere l’accesso e l’estrazione di copie di tutta la documentazione relativa al concorso, indetto dalla medesima Azienda resistente, cui aveva partecipato per concorrere all’incarico di dirigente di II livello.

Detta richiesta, reiterata più volte, veniva formalizzata in data 30 marzo 2000 (racc. a.r. 10192972277-1), sollecitata in data 18 Aprile 2000 (trasmissione via telefax), quindi in data 31.05.00 con diffida stragiudiziale per il tramite dell’avv. XXXXX, infine in data 14.07.00 (racc. a.r. 8866-5 avv. Storzieri).

Soltanto in data 05.09.00 il richiedente, che pure aveva invocato l’applicazione della L. 241/90 sulla trasparenza degli atti amministrativi in quanto titolare di un diritto soggettivo per interesse legittimo, riusciva ad accedere alla documentazione richiesta.

Il ricorrente, però, rilevava che non tutti i documenti gli erano stati consegnati, pertanto, sempre con l’ausilio di un legale, instava per gli ulteriori atti con racc. a.r. n. 9427-4 del 27.09.00, di poi insisteva con racc. a.r. n. 6479 del 07.11.00 cui rispondeva direttamente il direttore generale in data 27.11.00 prot. 781 in atti, sostenendo la “superfluità” di ulteriori chiarimenti, stante l’esistenza di un contenzioso in corso.

Su quanto sopra asserito nell’atto introduttivo del giudizio e di poi nel corso della lunga istruttoria, non vi è alcuna contestazione di controparte, questo giudicante, richiamando i principi affermati in materia dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 761 del 23 gennaio 2002, più volte confermati (ex plurimis Cass 13 febbraio 2003, n. 2165) ritiene che il convenuto abbia l’onere di prendere posizione in modo specifico sui fatti allegati dall’attore, non essendo sufficiente una generica contestazione.

Per quanto sopra la domanda può dirsi fondata.

La mancanza di una contestazione specifica, infatti, implica l’esistenza di un comportamento univocamente rilevante ai fini della determinazione dell’oggetto del giudizio, con l’effetto che il Giudice deve astenersi dal controllo probatorio del fatto non contestato, da ritenersi sussistente senza necessità di uno specifico accertamento; la mancata contestazione specifica, rappresenta appunto l’adozione di una linea difensiva incompatibile con la negazione del fatto e quindi rende inutile provarlo perché non controverso.

QUESTIONI PRELIMINARI

A) GIURISDIZIONE

La difesa della convenuta p.a. è specialmente incentrata sulla contestazione della giurisdizione dell’A.G.O. in favore del giudice amministrativo. A supporto della richiesta di declinatoria giurisdizionale la convenuta adduce che, ai sensi della nuova disciplina dettata dalla L. 205/00 (comunque successiva alle domande del C. e quindi, a rigore, non valutabile per il noto principio del tempus regit actum) quando la fattispecie produttiva del danno sia insorta nell’ambito di materia attribuita alla giurisdizione esclusiva del G.A., spetta allo stesso la cognizione dei diritti patrimoniali conseguenziali e quindi delle questioni relative al risarcimento dei danni.

L’eccezione non è fondata, per diversi ordini di motivi, di livello normativo, giuridico, giurisprudenziale, esaminati di seguito.

1) Innanzitutto, seguendo i corretti canoni ermeneutici indicati dall’articolo 12 delle disposizioni sulla legge in generale il significato letterale delle parole della norma contraddicono l’assunto della resistente.

In effetti, l’art. 7 della Legge 21 luglio 2000 n. 205 – Disposizioni in materia di giustizia amministrativa espressamente prevede : << […] – 1. Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo tutte le controversie in materia di pubblici servizi, ivi compresi quelli afferenti alla vigilanza sul credito, sulle assicurazioni e sul mercato mobiliare, al servizio farmaceutico, ai trasporti, alle telecomunicazioni e ai servizi di cui alla legge 14 novembre 1995, n. 481. – 2. Tali controversie sono, in particolare, quelle: a) concernenti la istituzione, modificazione o estinzione di soggetti gestori di pubblici servizi, ivi comprese le aziende speciali, le istituzioni o le società di capitali anche di trasformazione urbana; b) tra le amministrazioni pubbliche e i gestori comunque denominati di pubblici servizi; c) in materia di vigilanza e di controllo nei confronti di gestori dei pubblici servizi; d) aventi ad oggetto le procedure di affidamento di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture, svolte da soggetti comunque tenuti alla applicazione delle norme comunitarie o della normativa nazionale o regionale; e) riguardanti le attività e le prestazioni di ogni genere, anche di natura patrimoniale, rese nell’espletamento di pubblici servizi, ivi comprese quelle rese nell’ambito del Servizio sanitario nazionale e della pubblica istruzione, con esclusione dei rapporti individuali di utenza con soggetti privati, delle controversie meramente risarcitorie che riguardano il danno alla persona o a cose e delle controversie in materia di invalidità […] art. 34 – 1. Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie aventi per oggetto gli atti, i provvedimenti e i comportamenti delle amministrazioni pubbliche e dei soggetti alle stesse equiparati in materia urbanistica ed edilizia 2. Agli effetti del presente decreto, la materia urbanistica concerne tutti gli aspetti dell’uso del territorio. «Art. 35. – 1. Il giudice amministrativo, nelle controversie devolute alla sua giurisdizione esclusiva, dispone, anche attraverso la reintegrazione in forma specifica, il risarcimento del danno ingiusto…>>.

Se ne deduce:

a) che l’odierna vertenza non rientra assolutamente tra quelle per le quali la legge espressamente individua la esclusiva giurisdizione amministrativa;

b) che viene specificatamente esclusa la giurisdizione delle controversie meramente risarcitorie che riguardano il danno alla persona. Come nel caso di specie.

2) D’altro canto, solo alla luce della corretta e integrale lettura della disposizione di legge può, perciò, interpretarsi, con riguardo alla intenzione del legislatore, il comma <<4. Il primo periodo del terzo comma dell’articolo 7 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, è sostituito dal seguente: “Il tribunale amministrativo regionale, nell’ambito della sua giurisdizione, conosce anche di tutte le questioni relative all’eventuale risarcimento del danno, anche attraverso la reintegrazione in forma specifica, e agli altri diritti patrimoniali consequenziali“, perché riferito al successivo comma 5. Sono abrogati l’articolo 13 della legge 19 febbraio 1992, n. 142, e ogni altra disposizione che prevede la devoluzione al giudice ordinario delle controversie sul risarcimento del danno conseguente all’annullamento di atti amministrativi>>.

In altri termini, il potere del Tribunale amministrativo di condannare l’amministrazione al risarcimento del danno riguarda le controversie rientranti nella propria giurisdizione esclusiva, con concentrazione presso il giudice amministrativo del potere di procedere al risarcimento del danno. Ciò consente di risolvere in un unico giudizio non solo le questioni relative all’annullamento degli atti illegittimi ma anche quelle attinenti al ristoro del pregiudizio da questi determinato, eliminando in tal modo il pericolo di contrasto fra giudicati ed eliminando quegli inconvenienti propri della doppia giurisdizione, con dislocazione presso due diversi giudici del potere di giudicare nelle materie non rientranti nella giurisdizione esclusiva (Cassazione SS.UU. Civili n.10180 del 26 maggio 2004). Come è palmare il caso attuale non rientra nel novero.

3) Difatti, la disputa che ci impegna non concerne né la giurisdizione amministrativa esclusiva né tantomeno l’annullamento di atti ovvero di procedure illegittime, da cui sia derivato un danno.

Con il presente ricorso, viene, invece, solo promossa azione risarcitoria nei confronti dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno per il danno causato al ricorrente dal ritardato rilascio della documentazione inerente la procedura concorsuale cui il XXXxxxx ha partecipato.

Può quindi, in via preliminare, rilevarsi l’ammissibilità della domanda risarcitoria “pura” avanzata dal ricorrente, ovvero non collegata ad altra eventuale azione impugnatoria, posto che l’elemento causativo del danno è da rinvenirsi, come ribadito, non già in un provvedimento annullato in sede giurisdizionale perché illegittimo ma in un comportamento inerte dell’Amministrazione (Consiglio di Stato, sez VI 18 giugno 2002, n.3338).

Continue reading “risarcimento danno per ritardo della P.A.” »

Categories : sentenze Tags : , , , , , , , , , , , , , , , , ,