Il 9 maggio 1950 Festa dell’Europa – (Russia) dell’Unione Sovietica
Si tratta di :avvenimenti
Il 9 maggio 1950, Robert Schuman presentava la proposta di creare un’Europa organizzata, indispensabile al mantenimento di relazioni pacifiche fra gli Stati che la componevano. La proposta, nota come “dichiarazione Schuman”, è considerata l’atto di nascita dell’Unione europea. Questa proposta, nota come Dichiarazione Schuman, è l’inizio del processo d’integrazione europea. Il giorno coincide con la Festa della Vittoria (Russia) dell’Unione Sovietica (quella di molti paesi europei occidentali cade l’8 maggio).
Questa giornata (Festa dell’Europa) del 9 maggio è diventata un simbolo europeo che, insieme alla bandiera, all’inno, al motto e alla moneta unica (l’euro), identifica l’entità politica dell’Unione Europea. La festa dell’Europa è l’occasione di dar vita a festività e di organizzare attività che avvicinano l’Europa ai suoi cittadini ed i popoli dell’Unione fra loro.
fonte e link
http://europa.eu/abc/symbols/9-may/index_it.htm
La dichiarazione del 9 maggio 1950
Segue il testo integrale della dichiarazione di Robert Schuman, l’allora Ministro degli Esteri francese, rilasciata il 9 maggio 1950 e che diede origine al processo di integrazione europea.
La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.
Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent’anni antesignana di un’Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L’Europa non è stata fatta : abbiamo avuto la guerra.
L’Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L’unione delle nazioni esige l’eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l’azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania.
A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l’azione su un punto limitato ma decisivo.
Foto – Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950Il governo francese propone di mettere l’insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un’organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei.
La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.
La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica.
Questa produzione sarà offerta al mondo intero senza distinzione né esclusione per contribuire al rialzo del livello di vita e al progresso delle opere di pace. Se potrà contare su un rafforzamento dei mezzi, l’Europa sarà in grado di proseguire nella realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano. Sarà così effettuata, rapidamente e con mezzi semplici, la fusione di interessi necessari all’instaurazione di una comunità economica e si introdurrà il fermento di una comunità più profonda tra paesi lungamente contrapposti da sanguinose scissioni.
Questa proposta, mettendo in comune le produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità, le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, costituirà il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace.Per giungere alla realizzazione degli obiettivi cosi’ definiti, il governo francese è pronto ad iniziare dei negoziati sulle basi seguenti.
Il compito affidato alla comune Alta Autorità sarà di assicurare entro i termini più brevi: l’ammodernamento della produzione e il miglioramento della sua qualità: la fornitura, a condizioni uguali, del carbone e dell’acciaio sul mercato francese e sul mercato tedesco nonché su quelli dei paese aderenti: lo sviluppo dell’esportazione comune verso gli altri paesi; l’uguagliamento verso l’alto delle condizioni di vita della manodopera di queste industrie.
Per conseguire tali obiettivi, partendo dalle condizioni molto dissimili in cui attualmente si trovano le produzioni dei paesi aderenti, occorrerà mettere in vigore, a titolo transitorio, alcune disposizioni che comportano l’applicazione di un piano di produzione e di investimento, l’istituzione di meccanismi di perequazione dei prezzi e la creazione di un fondo di riconversione che faciliti la razionalizzazione della produzione. La circolazione del carbone e dell’acciaio tra i paesi aderenti sarà immediatamente esentata da qualsiasi dazio doganale e non potrà essere colpita da tariffe di trasporto differenziali. Ne risulteranno gradualmente le condizioni che assicureranno automaticamente la ripartizione più razionale della produzione al più alto livello di produttività.
Contrariamente ad un cartello internazionale, che tende alla ripartizione e allo sfruttamento dei mercati nazionali mediante pratiche restrittive e il mantenimento di profitti elevati, l’organizzazione progettata assicurerà la fusione dei mercati e l’espansione della produzione.
I principi e gli impegni essenziali sopra definiti saranno oggetto di un trattato firmato tra gli stati e sottoposto alla ratifica dei parlamenti. I negoziati indispensabili per precisare le misure d’applicazione si svolgeranno con l’assistenza di un arbitro designato di comune accordo : costui sarà incaricato di verificare che gli accordi siano conformi ai principi e, in caso di contrasto irriducibile, fisserà la soluzione che sarà adottata.
L’Alta Autorità comune, incaricata del funzionamento dell’intero regime, sarà composta di personalità indipendenti designate su base paritaria dai governi; un presidente sarà scelto di comune accordo dai governi; le sue decisioni saranno esecutive in Francia, Germania e negli altri paesi aderenti. Disposizioni appropriate assicureranno i necessari mezzi di ricorso contro le decisioni dell’Alta Autorità.
Un rappresentante delle Nazioni Unite presso detta autorità sarà incaricato di preparare due volte l’anno una relazione pubblica per l’ONU, nelle quale renderà conto del funzionamento del nuovo organismo, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia dei suoi fini pacifici.
L’istituzione dell’Alta Autorità non pregiudica in nulla il regime di proprietà delle imprese. Nell’esercizio del suo compito, l’Alta Autorità comune terrà conto dei poteri conferiti all’autorità internazionale della Ruhr e degli obblighi di qualsiasi natura imposti alla Germania, finché tali obblighi sussisteranno.
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Huang e il genio del tuono
Si tratta di :Bufale e Hoax
Ilaria ci segnala questa storiella cinese
Il giovane Huang era buono e generoso, tanto generoso che tutti, nel villaggio, tessevano le sue lodi. Questo a Huang non faceva molto piacere, perché, oltre a tutte le altre virtù, aveva anche quella della modestia, perciò cercava di beneficare il prossimo di nascosto, ma la cosa veniva a risapersi lo stesso.
Un giorno il suo amico Sia morì, lasciando sei piccoli fratelli e la vecchia madre. I poveretti non avevano più nessuno al mondo che si prendesse cura di loro, perché i ragazzi erano ancora troppo piccoli per lavorare, e la madre troppo vecchia.
Senza pensarci due volte, Huang decise di provvedere all’infelice famiglia e comprò cibo e vestiti per tutti, provvedendo anche alle altre necessità della casa. Ma sette bocche costano molto, e in poco tempo il giovane vide sfumare tutte le sue ricchezze e si trovò ridotto in miseria.
- Non posso andare avanti così – pensò un giorno. – Sono sempre stato uno studioso, e non so far altro che scartabellare dei libri. Nessuno mi prenderebbe a lavorare, perché non so far niente; non mi resta che dedicarmi al commercio.
Allora ripose libri, pennelli, carta di seta, e sebbene il cuore gli dolesse nel rinunciare così a tutto ciò che lo aveva appassionato fino a quel giorno, si dette d’attorno per negoziare in mercanzie.
Tutti cercarono di aiutarlo nel villaggio, perché avevano capito quando fosse stato un grande il suo sacrificio; e ben presto il giovane Huang incominciò a far fortuna e, da povero letterato che era divenne un ricco mercante.
Un giorno, tornando da Nanchino, si fermò in una locanda per riposare. Ordinò una tazza di tè e stava sorbendola, quando vide entrare nella locanda un uomo altissimo e magro, tanto magro che sembrava proprio uno scheletro rivestito di pelle.
L’uomo sedette in disparte e rimase silenzioso stringendosi la testa fra le mani. Pieno di compassione, Huang si alzò e gli si avvicinò.
- Vi sentite male signore? – chiese. Ma l’altro scosse la testa e non rispose.
Allora il giovane mercante si guardò intorno, e visto sopra un tavolinetto un piatto pieno di riso e di altre vivande, lo prese e lo posò davanti allo sconosciuto. L’altro si gettò sul cibo con incredibile avidità, e in un baleno aveva divorato ogni cosa.
- Ancora, amico mio? – domandò Huang.
E senza aspettare risposta ordinò un pranzo completo per due persone. Lo sconosciuto non si fece pregare e spolverò tutto in un batter d’occhio. Quando ebbe vuotato tutti i piatti, si alzò e si inchinò profondamente davanti a Huang.
- Erano tre anni che non saziavo il mio appetito in questo modo! – esclamò.
Huang lo guardò con stupore.
- Vorreste dirmi come vi chiamate e dove abitate? – domandò.
- Non posso rivelarvi il mio nome – rispose lo strano viaggiatore. – e in quando alla mia abitazione, sappiate che non ne ho.
Huang non fece altre domande, poiché comprese che lo sconosciuto non gli avrebbe
detto di più; ma essendosi ormai riposato ordinò ai servi di preparare i bagagli per il viaggio. Quando fu sul punto di ripartire, vide con sorpresa che l’uomo magro si preparava a partire insieme con lui.
- Signore, – gli disse con gentilezza – voi non potete venire con me.
- Amico mio, voi siete in grave pericolo, – rispose lo sconosciuto – e io non posso dimenticare il bene che mi avete fatto.
Huang lo tempestò di domande, ma lo straniero non aprì più bocca; allora si rimise in viaggio rassegnato ad avere l’altro come compagno. Si fermarono una seconda volta per mangiare, e Huang ordinò un pranzo abbondantissimo ma lo straniero scosse la testa.
- Io mangio soltanto una volta all’anno – dichiarò – Non vi preoccupate per me.
Sempre più meravigliato, Huang fu persuaso che l’uomo non poteva essere che un genio, e lo trattò con gentilezza anche maggiore. Infine venne il momento di percorrere un lungo tratto di fiume sopra una giunca, ma erano appena imbarcati, che si scatenò una violenta tempesta, con un vento così forte e onde tanto alte che la giunca si capovolse e tutti i passeggeri furono scaraventati nell’acqua.
Molti di essi affogarono, e sarebbe forse annegato anche Huang, se lo straniero non se lo fosse caricato sopra le spalle, nuotando poi fino a una giunca che, miracolosamente, non si era rovesciata.
Nel frattempo il vento si calmò, e anche le acque ritornarono tranquille; ma tutte le
mercanzie erano cadute nel fiume durante il naufragio, e Huang, sebbene fosse salvo, ormai era ridotto povero in canna. Salì a bordo angosciato, pensando con rammarico a tutte le sue mercanzie perdute, quando vide lo sconosciuto salire sul bordo dell’imbarcazione e gettarsi nel fiume a testa in giù.
Scomparve fra le acque, e riemerse poco dopo reggendo fra le braccia una parte dei bagagli di Huang. Li lasciò sul ponte e si tuffò di nuovo. Così a poco a poco Huang si trovò in possesso di tutti i suoi beni. Infine lo straniero risalì a bordo.
- Non so proprio come ringraziarvi – esclamò Huang commosso e ancora stupefatto.
- Ho soltanto saldato il mio debito, -rispose lo straniero – e adesso posso lasciarvi.
- Oh, no! – supplicò Huang. – Rimanete con me e termineremo insieme il viaggio!
Sembrava che l’uomo non chiedesse di meglio; subito aiutò Huang a contare e riordinare i bagagli e domandò:
- Manca nulla?
- Soltanto uno spillone d’oro – rispose il giovane mercante.
L’uomo si tuffò subito e poco dopo riapparve stringendo in mano lo spillone. Huang, più che mai sbalordito, non sapeva come dimostrare la propria riconoscenza allo straniero.
Infine pregò:
- Se non sapete dove andare, venite a casa mia e vivete con me.
L’uomo accetto e, giunti al termine del viaggio, si sistemarono insieme nella casa di
Huang.
Quando furono passati dodici mesi dal giorno del loro incontro, Huang fece preparare un banchetto abbondantissimo e prelibato, poiché ricordava che lo straniero mangiava soltanto una volta all’anno. Ordinò per cento persone, ma l’uomo divorò tutto in un baleno.
Quando ebbe finito, si inchinò ancora profondamente davanti a Huang, e lo ringraziò con affetto.
- Non ho mai conosciuto un uomo come voi – gli disse. – Voi pensate sempre al bene degli altri, e mai al vostro!
Huang si sentì tutto confuso, perché non gli sembrava di meritare quegli elogi, ma l’uomo proseguì:
- Tra poco dovrò lasciarvi, e questa volta per sempre. Sappiate che io sono il Genio del Tuono, e fui condannato a errare per cinque anni sulla terra.
Udendo questo Huang si sentì tutto confuso, perché non gli sembrava di meritare quegli elogi, ma l’uomo proseguì:
- Esprimete qualsiasi desiderio, e io lo esaudirò.
In quel momento il cielo si coperse di nubi, e si sentì il rombo del tuono. Allora Huang ebbe un idea.
- Vorrei fare una passeggiata fra le nuvole.
Il Genio del Tuono si mise a ridere, e rideva ancora quando Huang si trovò seduto sopra una nuvola che viaggiava dolcemente nello spazio infinito. Sulle prime ebbe una gran paura, ma poi alzò gli occhi e vide nella volta celeste una miriade di stelle splendenti come gemme in un diadema.
Protese la mano, e la stella più vicina gli cadde nella manica. Poi, guardandosi intorno, vide venire un carro dorato, chiuso da cortine di seta grigia e trascinato da due draghi che galoppavano sollevando e abbassando il dorso. Le loro code ondeggianti facevano il rumore che produce una frusta sopra un piatto di bronzo.
Attraverso le cortine si scorgeva dentro il carro una fata bellissima che aveva vicino un grosso tino pieno d’acqua. Dietro il carro venivano molte persone, e fra esse, c’era il Genio del Tuono. Questi si avvicinò a Huang e lo prese per mano sorridendo; poi lo condusse verso il carro.
- Questa è la Fata della Pioggia – disse. – In questo momento è molto adirata con gli
uomini e ha deciso di non lasciare più cadere sulla terra una goccia d’acqua, condannando così le campagne a una tremenda siccità.
Poi il Genio del Tuono si inchinò alla fata e disse, indicando Huang:
- Questo giovane è un mio amico.
La Fata abbassò la testa sorridendo graziosamente, e indicò a Huang alcune secchie di rame che stavano appese intorno al carro. Il giovane ne prese una, poi si rivolse al Genio per avere spiegazioni.
L’uomo fece un gesto, e improvvisa mente le nuvole si squarciarono; Huang poté vedere il suo villaggio e le campagne intorno, arse per la siccità. Allora capì ciò che doveva fare: immerse la secchia nel tino, senza che la Fata si opponesse, lasciò cadere l’acqua nello squarcio delle nuvole e ripeté quel gesto alcune volte. Alla fine il Genio disse:
- Adesso dovete ritornare sulla terra. Dietro il carro pende una corda; afferratevi a quella e non abbiate paura.
Veramente Huang aveva moltissima paura; ma quando si accorse che tutti ridevano
intorno a lui, si fece coraggio, afferrò la corda con le due mani e si lasciò scivolare, un attimo dopo si trovò nella sua stanza, come se nulla fosse accaduto. Ma il suo amico non c’era più. Allora uscì di casa, e vide che nel villaggio tutti erano allegri e festosi!
- Finalmente! – gli gridò un amico ridendo felice. – La campagna moriva di sete, ma oggi è venuta la pioggia e il nostro raccolto è salvo.
Nessuno, naturalmente, sospettava che quella pioggia era dovuta a Huang, e il giovane si guardò bene dal raccontare a chicchessia la sua straordinaria avventura.
Alla sera, mentre si spogliava per andare a letto, vide una pietra scura scivolargli fuori dalla manica. Allora si ricordò della piccola stella che aveva staccata dalla volta celeste.
Era spenta e fredda, ma decise di tenerla come ricordo; perciò la posò sul tavolino e andò a dormire. Ma durante la notte qualche cosa lo risvegliò. La stella, sul tavolo, brillava di una luce vivissima, e tutta la casa ne era illuminata. Stupefatto, Huang si avvicinò,ma accadde un altro prodigio: la stella parve ingrandire e trasformarsi, e infine divenne una giovane e bellissima fanciulla che gli sorrideva dolcemente.
- Mio signore – disse con voce che sembrava una musica, – io mi chiamo Ferma-Nuvole, e il Genio del Tuono mi ha mandata da voi perché io sia la vostra sposa.
Huang non riusciva a riaversi, tanta era la commozione e la gioia; ma infine ritrovò la voce, e chiamati i servi, comandò che fosse preparato quando occorreva per la cerimonia delle nozze.
Il giorno dopo amici e parenti accorsero a festeggiare la giovane coppia, e fu imbandito un sontuoso banchetto. Mentre gli sposi si scambiavano la promessa, si sentì un forte rombo di tuono e cadde una pioggia leggera, fresca come la rugiada, lucente come diamanti.
Erano i Geni delle Nuvole che mandavano i loro doni agli sposi.
RIECCOCI.. i Phisher e il loro l’immaginario “sicuro Dipartimento di Poste Italiane, Inc”
Si tratta di :Bufale e Hoax
Ricordo che i truffatori non smettono mai di invertarsi cose per cercare di truffare il prossimo,
non inserite mai i vostri dati cliccando su una e-mail… questa e-mail è a dir poco ridicola.. scritta in un pessimo italiano e per giunta i phisher credono che poste italiane sia una Inc cose incredibili.
Segue testo mail truffaldina …
Poste Italiane Caro cliente,
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Cordiali saluti, sicuro Dipartimento di Poste Italiane, Inc
Il convento del Bambù d’oro
Si tratta di :Storielle e Aneddoti
Lucia ci invia questa storia cinese
In un lontano paese, dove la gente si nutriva di germogli di bambù, c’era un canneto di queste piante che, ogni anno, durante la notte che precede il Nuovo Anno, diventava per un’ora d’oro puro. Nessuno doveva tagliare i fusti d’oro, altrimenti, per cinque chilometri tutt’intorno, non sarebbe più nato dalla terra neppure un solo germoglio. Non lontano dal canneto, in un convento, abitava Wang, un monaco
solitario, che decise di rubare il bambù d’oro. La notte precedente il Nuovo Anno, attuò il suo piano; ma col suo coltello smussato riuscì a tagliare una sola canna, prima che l’oro si trasformasse di nuovo in bambù. Una sola canna d’oro non bastava a Wang! Rimandò quindi il suo piano. L’estate seguente, si presentò al convento un ragazzo; il monachello aveva solo dieci anni, ma Wang gli faceva
svolgere da solo tutto il lavoro. L’ultimo giorno dell’anno, Wang affilò il suo coltello; attese che il ragazzo si addormentasse, poi mise una pietra in equilibrio sulla porta del convento, in modo che cadesse in testa al monachello se avesse cercato di seguirlo. Wang si preparò ad uscire, ma nella fretta, imboccò la porta sbagliata, la pietra gli cadde in testa e lo tramortì. Quando si risvegliò, ormai era troppo tardi. Un giorno, durante l’ora in cui, come d’abitudine, il monaco era assente, giunse al convento un bambino che fece amicizia con il monachello e lo aiutò nel suo lavoro. Scomparve prima del ritorno di Wang, ma si ripresentò nei giorni seguenti. Un giorno, Wang rientrò prima del solito e sentì risa e grida; quando entrò, il bambino fuggì e scomparve in un canaletto. Wang lo seguì e notò che nel canaletto erano cresciute delle piantine particolari. Wang si rammentò di un’antica leggenda, secondo la quale ogni trecento anni da quelle piante nasceva
un bambino. Bisognava tenere il bambino prigioniero per cento giorni e poi mangiarlo, avrebbe ricevuto grandi poteri magici e sarebbe diventato immortale. Wang aspettò sette giorni, poi comparve all’improvviso davanti ai due compagni
di gioco e il bambino saltò nel canaletto. Ma Wang aveva preparato una trappola e catturò il bambino. Il monaco raccolse tra le piantine la radice dalla forma umana e si disse tutto contento: “I cento giorni termineranno proprio con l’arrivo del Nuovo Anno”. Poi, chiuse la radice in un baule che nascose con cura. Il mattino del centesimo giorno, Wang affilò due grossi coltelli e mise il bambino in un pentolone per farlo cuocere; ma, prima che fosse terminata la cottura, dovette allontanarsi. Ordinò al monachello di non aprire la pentola in nessun caso. Il giovane monaco si
sedette accanto al fuoco. Wang tardava e il delizioso profumino che proveniva dalla pentola aveva tanto incuriosito il monachello che alla fine sollevò il coperchio. Inutile dire come rimase nel vedere il suo amico nella pentola! Scoppiò a piangere, ma il bambino gli disse: “Non piangere, amico mio! Sbrigati a mangiarmi! Chi mi
mangia non morirà e otterrà poteri magici”. Il giovane rifiutò, ma il bambino gli intimò: “Se non lo fai tu, mi mangerà il monaco non appena sarà tornato!” Allora il
monachello obbedì e cadde in un sonno profondo. Quando Wang ritornò, trovò il monachello addormentato, notò la pentola scoperchiata e, quando scoprì che era vuota, montò su tutte le furie. All’improvviso, con suo immenso stupore, vide il monachello che si sollevava in aria fluttuando come una piuma per tutta la cucina. “Ho mangiato il bambino” disse il monachello “Possiedo grandi poteri magici e so che stai aspettando la notte per tagliare le canne d’oro”. Wang non poteva più nascondere le sue intenzioni e chiese grazia; per punirlo, il monachello lo trasformò in un bue d’oro e lo incaricò di sorvegliare le canne di bambù. Ogni volta che il bue strappava una foglia, il bambù diventava subito d’oro massiccio; ben presto, l’intero canneto risplendette d’oro e il convento diventò famoso con il nome di Convento del Bambù d’oro.
Gli undici Cigni
Si tratta di :Storielle e Aneddoti
Alessia ci segnala questa storia Danese
C’era una volta un re che aveva undici figli ed una figlia. Era rimasto vedovo da tempo, e decise di risposarsi. Ma senza saperlo scelse come moglie una strega, a cui i suoi figliastri proprio non piacevano per niente. Per questo motivo mandò la sua figliastra a fare la sguattera in un castello lontano; ma questo non le bastava, per cui decise di trasformare gli undici figliastri in cigni. Di giorno erano cigni, e solo per poche ore alla notte potevano diventare umani. Dopo un anno la figlia tornò dal castello e non trovò più i suoi fratelli. Disperata, decise di partire per cercarli. Attraversò foreste e pianure, finché non giunse in un bosco vicino ad una montagna. In questo bosco c’era una capanna, dove c’era una vecchia strega che filava. La ragazza le chiese notizie dei suoi fratelli e la strega disse soltanto di aver visto undici bellissimi cigni che facevano il bagno in uno stagno vicino. La ragazza andò a spiare lo stagno e vide che di notte i cigni ridiventavano i suoi fratelli. Poté di nuovo abbracciarli, ma loro le dissero che al mattino dovevano ridiventare cigni per via della maledizione della matrigna. Lei raccontò tutto alla strega della foresta, che le disse di non poter fare niente: lei era una strega buona, e le streghe buone non possono niente contro le magie fatte dalle streghe cattive. Ma le disse il modo di sciogliere l’incantesimo: Dovrai andare in un campo poco lontano da qui che è fatato, raccogliere dei cardi, filarli e preparare per loro delle camice che dovrai far loro indossare per mandare via l’incantesimo! La ragazza accettò ed iniziò ad andare nel campo, dove si punse e graffiò per raccogliere i cardi. La vecchia le aveva anche detto che non doveva parlare di questa cosa con nessuno. Un giorno, mentre stava raccogliendo i cardi passò di lì un principe che si innamorò di lei e decise di sposarla. La giovane accettò, ma continuò a filare i cardi. Purtroppo il principe aveva una madre che era una strega e conosceva bene la matrigna della ragazza. Decise di rovinare la vita della giovane nuora. La ragazza, anche da sposata, e anche se aspettava un bambino, continuava a cucire le camice di cardo per i suoi fratelli. Suo marito dovette partire per un lungo viaggio, proprio quando il bambino doveva nascere. Lei diede alla luce due bambini, ma la matrigna mise al loro posto due grossi ed orrendi ragni, e disse che era una strega, che aveva fatto tutto facendo una magia con i cardi. Allora le streghe venivano bruciate vive, e la giovane fu portata al rogo: stava finendo di fare le camice per i suoi fratelli. Di colpo arrivarono tutti gli undici cigni e lei li ritrasformò in umani buttando loro sopra le camice. Poté allora raccontare tutta la sua storia. Le due streghe cattive dovettero fuggire via dai regni di tutta fretta, che furono regnati dalla ragazza, da suo marito e dagli undici fratelli con giustizia e dignità.

















