Il 9 maggio 1950 Festa dell’Europa – (Russia) dell’Unione Sovietica
Il 9 maggio 1950, Robert Schuman presentava la proposta di creare un’Europa organizzata, indispensabile al mantenimento di relazioni pacifiche fra gli Stati che la componevano. La proposta, nota come “dichiarazione Schuman”, è considerata l’atto di nascita dell’Unione europea. Questa proposta, nota come Dichiarazione Schuman, è l’inizio del processo d’integrazione europea. Il giorno coincide con la Festa della Vittoria (Russia) dell’Unione Sovietica (quella di molti paesi europei occidentali cade l’8 maggio).
Questa giornata (Festa dell’Europa) del 9 maggio è diventata un simbolo europeo che, insieme alla bandiera, all’inno, al motto e alla moneta unica (l’euro), identifica l’entità politica dell’Unione Europea. La festa dell’Europa è l’occasione di dar vita a festività e di organizzare attività che avvicinano l’Europa ai suoi cittadini ed i popoli dell’Unione fra loro.
fonte e link
http://europa.eu/abc/symbols/9-may/index_it.htm
La dichiarazione del 9 maggio 1950
Segue il testo integrale della dichiarazione di Robert Schuman, l’allora Ministro degli Esteri francese, rilasciata il 9 maggio 1950 e che diede origine al processo di integrazione europea.
La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.
Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent’anni antesignana di un’Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L’Europa non è stata fatta : abbiamo avuto la guerra.
L’Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L’unione delle nazioni esige l’eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l’azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania.
A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l’azione su un punto limitato ma decisivo.
Foto – Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950Il governo francese propone di mettere l’insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un’organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei.
La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.
La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica.
Questa produzione sarà offerta al mondo intero senza distinzione né esclusione per contribuire al rialzo del livello di vita e al progresso delle opere di pace. Se potrà contare su un rafforzamento dei mezzi, l’Europa sarà in grado di proseguire nella realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano. Sarà così effettuata, rapidamente e con mezzi semplici, la fusione di interessi necessari all’instaurazione di una comunità economica e si introdurrà il fermento di una comunità più profonda tra paesi lungamente contrapposti da sanguinose scissioni.
Questa proposta, mettendo in comune le produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità, le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, costituirà il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace.Per giungere alla realizzazione degli obiettivi cosi’ definiti, il governo francese è pronto ad iniziare dei negoziati sulle basi seguenti.
Il compito affidato alla comune Alta Autorità sarà di assicurare entro i termini più brevi: l’ammodernamento della produzione e il miglioramento della sua qualità: la fornitura, a condizioni uguali, del carbone e dell’acciaio sul mercato francese e sul mercato tedesco nonché su quelli dei paese aderenti: lo sviluppo dell’esportazione comune verso gli altri paesi; l’uguagliamento verso l’alto delle condizioni di vita della manodopera di queste industrie.
Per conseguire tali obiettivi, partendo dalle condizioni molto dissimili in cui attualmente si trovano le produzioni dei paesi aderenti, occorrerà mettere in vigore, a titolo transitorio, alcune disposizioni che comportano l’applicazione di un piano di produzione e di investimento, l’istituzione di meccanismi di perequazione dei prezzi e la creazione di un fondo di riconversione che faciliti la razionalizzazione della produzione. La circolazione del carbone e dell’acciaio tra i paesi aderenti sarà immediatamente esentata da qualsiasi dazio doganale e non potrà essere colpita da tariffe di trasporto differenziali. Ne risulteranno gradualmente le condizioni che assicureranno automaticamente la ripartizione più razionale della produzione al più alto livello di produttività.
Contrariamente ad un cartello internazionale, che tende alla ripartizione e allo sfruttamento dei mercati nazionali mediante pratiche restrittive e il mantenimento di profitti elevati, l’organizzazione progettata assicurerà la fusione dei mercati e l’espansione della produzione.
I principi e gli impegni essenziali sopra definiti saranno oggetto di un trattato firmato tra gli stati e sottoposto alla ratifica dei parlamenti. I negoziati indispensabili per precisare le misure d’applicazione si svolgeranno con l’assistenza di un arbitro designato di comune accordo : costui sarà incaricato di verificare che gli accordi siano conformi ai principi e, in caso di contrasto irriducibile, fisserà la soluzione che sarà adottata.
L’Alta Autorità comune, incaricata del funzionamento dell’intero regime, sarà composta di personalità indipendenti designate su base paritaria dai governi; un presidente sarà scelto di comune accordo dai governi; le sue decisioni saranno esecutive in Francia, Germania e negli altri paesi aderenti. Disposizioni appropriate assicureranno i necessari mezzi di ricorso contro le decisioni dell’Alta Autorità.
Un rappresentante delle Nazioni Unite presso detta autorità sarà incaricato di preparare due volte l’anno una relazione pubblica per l’ONU, nelle quale renderà conto del funzionamento del nuovo organismo, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia dei suoi fini pacifici.
L’istituzione dell’Alta Autorità non pregiudica in nulla il regime di proprietà delle imprese. Nell’esercizio del suo compito, l’Alta Autorità comune terrà conto dei poteri conferiti all’autorità internazionale della Ruhr e degli obblighi di qualsiasi natura imposti alla Germania, finché tali obblighi sussisteranno.
Janos l’eroe
PUBBLICHIAMO LA STORIELLA SEGNALATA DA ALBERTO
è una leggenda ungherese
C’erano una volta un giovane pastore, Janos, e una ragazza, Iluska, che si amavano molto. Iluska veniva sempre percossa dalla sua matrigna. Janos un giorno le disse: “Desidero sposarti per portarti via da qui, ma siamo troppo poveri. Devo tentare la fortuna: ti prometto di ritornare non appena mi sarò arricchito”.
Così, Janos si arruolò nell’esercito ussaro. Quando ritornò dalla guerra, parecchi anni dopo, andò subito alla piccola capanna di Iluska. Una sconosciuta gli aprì la porta.
“Dov’è Iluska?”
“Oh, la ragazza è morta a causa delle continue privazioni e dei maltrattamenti. Troverai la sua tomba al cimitero”.
Janos andò al cimitero e pregò Dio di restituirgli la sua fidanzata. Poi, raccolse una rosa sulla tomba:
“La terrò per sempre con me; forse, mi aiuterà a ritrovare la mia Iluska”.
E partì alla sua ricerca. Giunse in un paese dove tutto era di gigantesche dimensioni. Una sola foglia d’albero sarebbe stata sufficiente a confezionare una
dozzina di cappotti e gli insetti erano grossi come buoi.
“Si tratta probabilmente del paese degli orchi!” pensò Janos. Si avvicinò a un palazzo grande come una montagna e coraggiosamente entrò. Il re e i suoi due fratelli erano a tavola e stavano mangiando delle rocce.
“Sei molto audace, piccolo uomo!” disse il re “Ti invito a cena con noi; se rifiuti, ti divoreremo”
“Molto volentieri” rispose Janos
“Comincerò assaggiando un pezzettino da cinque libbre.”
Il gigante gli porse una pietra; Janos la prese e la scagliò con tutte le sue forze sulla fronte del re, che crollò morto a terra. I suoi fratelli visibilmente smarriti dissero a Janos:
“Adesso tu sei il nostro padrone. Prendi questo flauto magico, quando lo suonerai, gli orchi verranno in tuo aiuto.”
Janos si rimise in cammino e, dopo aver percorso molta strada, si ritrovò circondato da un buio sempre più fitto.
“Deve trattarsi del paese delle streghe!”
In lontananza, le streghe danzavano attorno a un grande fuoco. Tra loro, Janos riconobbe la matrigna di Iluska. Allora, soffiò nel flauto e subito apparvero gli orchi.
“Uccidete queste orribili creature!”
Neppure una si salvò e ogni volta che una strega moriva, il cielo si schiariva. Janos
uccise personalmente la malvagia matrigna. Riprese il cammino e arrivò in riva all’oceano.
“Sull’altra sponda si trova il paese delle fate; forse mi aiuteranno a ritrovare la mia fidanzata”.
Grazie al suo flauto, fece comparire l’orco più imponente e gli ordinò di trasportarlo oltre il mare. Per molti giorni, Janos viaggiò sulle spalle del gigante. Il regno delle fate era nascosto dietro tre porte custodite da belve feroci. Davanti alla prima c’erano tre orsi; Janos l’eroe li abbattè a colpi di sciabola. Il
giorno seguente affrontò tre leoni. Il terzo giorno, davanti all’ultima porta, si trovò di fronte a un enorme drago. Quando il mostro spalancò le fauci, che potevano contenere addirittura sei buoi, Janos si gettò nel ventre dell’animale e gli trafisse il cuore. Poi, incise un’apertura nel fianco e uscì all’aria aperta. Le fate
allora mostrarono a Janos le meraviglie del loro regno.
“Presso di noi regna un’eterna primavera e il sole non tramonta mai, le uniche lacrime che versiamo sono di gioia. Coloro che vivono qui non conoscono la vecchiaia ne’ la morte e tutti sono molto felici.”
“Tranne me” pensò Janos “se potessi ritrovare la mia Iluska!”
Al centro del paese, un piccolo laghetto risplendeva come uno zaffiro.
“E’ il lago della Vita!” dissero le fate. Janos prese la rosa che aveva sempre con sé e la gettò nell’acqua. Non appena il fiore toccò la superficie dell’acqua, si trasformò in una splendida ragazza: era Iluska, ed era molto più bella di quanto lui la ricordasse. Emerse dal lago e si gettò tra le braccia di Janos. Le fate applaudirono e proclamarono i ragazzi, re e regina. Si racconta che ancora oggi Janos l’eroe e la dolce Iluska regnino nel paese delle fate.
La crisi crea il «socialismo per i ricchi»
propongo un editoriale scritto da Alfonso Tuor che si occupa in questo EDITORIALE di Mutui subprime,
secondo la mia opinione è molto interessante e merita una vostra lettura, questo articolo è stato pubblicato nel Corriere del Ticino giorno 08-08-08 alle ore 23:36 link qui
La crisi crea il «socialismo per i ricchi» di Alfonso Tuor
La crisi dei mutui subprime «festeggia» oggi il primo compleanno. Infatti esattamente un anno fa, il 9 agosto 2007, la Banca centrale europea scendeva in campo per iniettare oltre 90 miliardi di euro di liquidità per frenare l’impennata dei tassi sul mercato interbancario. Quella fu la prima ammissione ufficiale che qualcosa di molto grave stava accandendo nei mercati finanziari dopo la chiusura di due Hedge Funds della banca americana Bear & Stearns attivi nello scambio di titoli legati al mercato immobiliare statunitense. L’intervento della Banca centrale europea immediatamente seguito da quelli della Federal Reserve e della nostra Banca Nazionale hanno segnato l’inizio ufficiale della cosiddetta crisi dei mutui subprime.
A dodici mesi dal suo inizio è indiscutibile che non si intravvede ancora la fine di questa crisi e che è quindi possibile che potremmo essere chiamati a «festeggiare» altri compleanni. Infatti quella, che in Svizzera e in Europa è apparsa finora come una crisi che ha colpito duramente alcune grandi banche, sta cominciando ora ad intaccare pesantemente la crescita economica e quindi a toccare tutti. Questa scadenza offre comunque l’opportunità di ricordare le origini di quella che è la più grave crisi del sistema bancario di questo dopoguerra.
Il tracollo dei mutui ipotecari subprime è in realtà unicamente il detonatore di una crisi che mette in luce problemi ben più gravi: un’enorme espansione del credito, ossia una vera e propria bolla creditizia, favorita ed ampliata dalla nuova ingegneria finanziaria. È infatti il credito facile e a basso costo che provoca (e non solo negli Stati Uniti) un’impennata dei prezzi degli immobili. Il segmento dei mutui subprime è ovviamente quello più a rischio, ma rappresenta solo una piccola parte, valutata attorno ai 1.000 miliardi di dollari, dell’intero mercato ipotecario americano. Se il problema fosse confinato a questo comparto, dopo oltre 400 miliardi di dollari di perdite denunciate dalle banche nell’ultimo anno, la crisi sarebbe già stata archiviata. In realtà, i problemi non si limitano ai mutui subprime e si sono già estesi agli altri comparti del mercato immobiliare, ai crediti al consumo, ai leasing, ai crediti agli studenti e con la frenata economica attualmente in corso si estenderanno ai crediti industriali.
La gravità della crisi non è tanto rappresentata dalla solvibilità dei soggetti indebitati, ma dal modo in cui il sistema bancario ha finanziato questi crediti. Infatti la quantità dei crediti è stata moltiplicata dal processo di cartolarizzazione, ossia dall’impacchettamento delle ipoteche (o di altri crediti) concesse dalle banche in titoli che poi venivano venduti sui mercati (le cosiddette Asset Backed Securities). Nulla di preoccupante, fino a questo stadio. Anzi, il trasferimento a milioni di investitori dei rischi prima detenuti dalle banche, avrebbe dovuto rendere più sicuro l’intero sistema. In realtà, questo era solo il primo passo, poiché gli uomini di Wall Street avevano dato libero sfogo alla loro fantasia attuando una vera e propria moltiplicazione di questi crediti. Infatti, le obbligazioni inizialmente vendute sul mercato (le cosiddette ABS) venivano nuovamente reimpacchettate e rivendute, e quindi trasformate in obbligazioni di obbligazioni (i cosiddetti CDO), che a loro volta venivano reimpacchettati in CDO al quadrato, che poi venivano clonati in modo sintetico, usando i derivati, che ovviamente venivano ancora rivenduti.
Ma c’è di più, su tutti questi strumenti si sviluppa un enorme mercato, chiamato dei Credit Default Swap, che teoricamente, insieme a vere e proprie compagnie assicurative (le cosiddette «monolines») dovevano garantire il detentore di questi titoli di fronte ai rischi di insolvenza. E non è ancora finita, su questi titoli si scommetteva sull’andamento dei tassi ed altro ancora. È stato calcolato che su ogni 100 dollari di ipoteca Wall Street era riuscita a costruire e poi a vendere almeno sei strumenti finanziari diversi. Per le banche questa è la nuova ingegneria finanziaria; per ogni persona di buon senso questa è un’enorme catena di Sant’Antonio di carta straccia, anche se munita di sofisticati prospetti di presentazione, di rating tripla A e di calcoli del rischio dei titoli elaborati da matematici e fisici assoldati dalle banche.
E infatti appena il mercato immobiliare americano ha cominciato a scricchiolare e, quindi, non appena sono sorti i primi dubbi sulla capacità di pagare i tassi e di restituire i prestiti ipotecari, il castello di carte è rapidamente crollato. Il crollo ha messo in luce alcuni aspetti sorprendenti. La cartolarizzazione non aveva disperso il rischio, che come un boomerang ha colpito le banche che avevano avviato il processo. Si è scoperto inoltre che le banche erano a tal punto «dipendenti» da questi strumenti tossici che avevano costruito delle società fuori bilancio (chiamate SIV o Conduit) che detengono ancora circa 5.000 miliardi di dollari di questi titoli.
Dall’agosto dell’anno scorso nessuno vuole più questi strumenti inventati dalla nuova ingegneria finanziaria. Addirittura le stesse banche non si fidano l’una dell’altra. Ciò ha costretto le banche centrali a scendere in campo per sostituirsi al mercato continuando a finanziare le banche e diventando di fatto gli acquirenti di ultima istanza dei titoli detenuti dal sistema bancario. E infatti la storia dell’ultimo anno è costellata di continui interventi statali (soprattutto negli Stati Uniti) per salvare il sistema bancario ed evitare una crisi sistemica. Come scrive il settimanale «The Economist», con la motivazione che le conseguenze del fallimento di una grande banca sarebbero devastanti per l’intera economia mondiale, siamo entrati in una fase di «socialismo per i ricchi». Ma il «Welfare State» (ossia lo stato assistenziale) approntato per le banche ha permesso di guadagnare tempo, ma non ha risolto la crisi. Anzi, essa colpisce sempre più duramente l’economia reale. Gli Stati Uniti hanno evitato finora di cadere in recessione grazie al piano di ristorni fiscali di Bush, ma molti prevedono che vi cadranno nei prossimi mesi. Sorprendentemente anche l’economia europea, che doveva essere più resistente, sta subendo una brusca frenata che fa temere che presto non potrà evitare di cadere in recessione.
La crisi dei mutui subprime si è già trasformata nella crisi del sistema bancario occidentale e ora rischia di provocare una pesante recessione delle economie occidentali. In conclusione, è certo che l’uscita da questa crisi, che è la più grave di questo dopoguerra, non è prossima. Incerto invece è quanti compleanni saremo ancora costretti a «festeggiare».
Appello Vero: Un aiuto per gli sfollati di Sadr City
Terre des hommes (TDH) Italia ha avviato un intervento d’emergenza a favore degli abitanti di Sadr City, distretto orientale di Baghdad che negli ultimi mesi è stato teatro di feroci scontri tra l’esercito iracheno, le truppe statunitensi e i miliziani sciiti di Moqtada Al Sadr. A causa di ciò la maggior parte della popolazione civile è priva di qualsiasi mezzo di sostentamento e dell’assistenza sanitaria. Per questo TDH Italia ha iniziato la distribuzione di cibo e beni di prima necessità a circa 300 famiglie di sfollati interni e a oltre 160 famiglie residenti più vulnerabili. La distribuzione di aiuti umanitari è finanziata dalla Croce Rossa Internazionale e verrà portata avanti in collaborazione con una ONG locale.
Secondo le stime ufficiali del governo iracheno dalla fine di aprile i violenti combattimenti a Sadr City a Baghdad hanno causato la morte di oltre 1.000 persone e il ferimento di almeno altre 2.600, soprattutto civili. I settori 1-9 sono stati separati dal resto di Sadr City da un muro per tentare di controllare meglio i miliziani, ma la popolazione civile che vi abita si è trovata ostaggio della battaglia, non potendo scappare dalla zona di residenza a causa delle limitazioni del traffico e la mancanza di sicurezza. Inoltre gli unici due centri pubblici di salute esistenti sono stati chiusi.
Sadr City è considerato uno dei più poveri e sovraffollati distretti dell’Iraq: si calcola che vi abitino più di 2 milioni e mezzo di persone, oltre a un numero imprecisato di sfollati interni. Non tutti infatti sono registrati. Negli ultimi mesi la stragrande maggioranza della popolazione ha dovuto dipendere completamente da sporadiche distribuzioni di viveri e acqua, mentre i pochi ospedali ancora funzionanti non sono in grado di assistere tutti i malati del distretto. La situazione dei profughi non registrati è ancora peggiore, in quanto non hanno diritto alle distribuzioni governative di alimenti e spesso i rifugi che hanno trovato sono inadeguati dal punto di vista igienico. Per migliorare le loro condizioni Terre des hommes Italia ha iniziato la distribuzione di generi alimentari e kit igienici (detergenti per la casa e l’igiene personale, spazzolini e articoli casalinghi). Inoltre sta distribuendo pompe e filtri per l’acqua per scongiurare epidemie e malattie provocate dalla scarsità d’acqua potabile.
Gli scontri di Sadr City hanno causato anche innumerevoli danni alle case e ai luoghi pubblici: tra gli edifici più colpiti le scuole, molte delle quali sono servite da base per le operazioni militari. Si stima (dati Unicef) che sono 29 gli edifici scolastici di Sadr City pesantemente danneggiati durante i combattimenti. TDH Italia, coerentemente con la sua mission focalizzata sui diritti dell’infanzia, intende riabilitare 10 scuole del distretto distrutte dal conflitto, per consentire ai bambini di Sadr City di riprendere gli studi. Per questo lancia una raccolta fondi a cui si può contribuire con un versamento sul cc. postale n.321208 o su cc bancario Banca AntonVeneta IT90E0504001608 000001030370 , oppure on line (transazione protetta VeriSign®) alla pagina http://www.terredeshommes.it/ecom/donazione_online.php. Specificare sempre causale: emergenza Sadr City.
Terre des hommes Italia è attiva dal 2003 in Iraq, dove ha portato avanti interventi d’emergenza e progetti nel campo della sanità e dell’istruzione. Prossimo obiettivo è la riapertura del centro di Bataween, chiuso nel 2006 per le difficoltà della guerra, che nei suoi 2 anni e mezzo d’apertura era diventato un punto di riferimento nel quartiere per le tante attività ricreative e didattiche che si svolgevano al suo interno. Il centro offriva anche uno spazio attrezzato anche per visite mediche e assistenza psicologica ai minori e alle loro famiglie.
Per informazioni sugli altri progetti di Terre des hommes Italia in Iraq vai alla pagina http://www.tdhitaly.org/scheda_iraq.php
fonte : http://www.tdhitaly.org/news_det.php?story=378
Spam ovvero tutti quegli abusi via e-mail..
Lo Spammer è colui che invia messaggi pubblicitari non richiesti.
Molte ditte per pubblicizzare i loro prodotti utilizzano questa tecnica, commettendo un reato
ci invitano a visionare i loro prodotti su internet.
In inglese questo tipo di messsaggi vengono chiamati junk e-mail, in Italiano messaggi spazzatura
ma ugual cosa sono le bulk unsolicited unwanted, le mail indesiderate.
Un tempo bastava chiedere la cancellazione dalla mailing list in cui siete state inscritti,
generalmente inviando una comunicazione con oggetto “remove” all’indirizzo unsubscribe@dominio.com
In genere tale operazione era sufficiente, ma adesso è consigliabile compiere le procedure di cancellazione esclusivamente se si è certi di quello che si fa, onde evitare maggiore spam.
E’ opportuno settare come spam, l’indirizzo e-mail.
Si protrebbe anche far rispettare la vostra privacy individuando l’indirizzo e-mail dello spammer e procedere a formale segnalazione al provider a cui si collega per esempio l’indirizzo prova@tin.it significa che lo spammer utilizza il provider d’accesso tin.it (in estrema sintesi) e quindi è a lui che dovete rivolgervi.
La cosa che da più fastidio è quella di vedere la propria mailbox sommersa di lettere poco interessanti e sopratutto non richieste.
Ma se lo spammer continua a darci fastidio possiamo proteggerci attivando gli appositi filtri che sono in tutti i client e-mail ad esempio le regole messaggi che ci consentono di eliminare le e-mail dal server di posta senza nemmeno scaricarle.
Quindi combattere lo spam è possibile e quindi dovete avere una politica ANTISPAM per ripulire la rete di questi navigatori maleducati, internet è di tutti ma visto che è così dobbiamo fare di tutto per rispettarci l’un l’altro.
Ma cosa significa spam ?
Spam Letteralmente è un acronimo che sta per Spiced Ham, quindi come mai questi messaggi indesiderati prendono questo nome ?
SPAM è un Marchio registrato alla Hormel Foods, LLC.
I Monty Python, gruppo comico inglese in passato hanno usato questa carne in scatole per fare uno sketck, dove viene chiesto l’elenco delle pietanze in un locale e tutto il menù presenta continuamente la parola SPAM.
Ma pur volendo ordinare qualcosa di diverso, è tutto a base di Spam, alla fine intervengono nella scena comica un gruppo di vichinghi che cantano insistentemente spam.
Da questa famosissima scena è nato il termine Spam
Lo sketch vuol mettere in risalto la molta disponibilità del prodotto nella seconda guerra mondiale,
quando la carne Spam era uno dei cibi in abbondanza.
cliccare sull’immagine per riprodurre il video dei Monty Python
In italia non fa ridere una cosa del genere ma si dice che sia un buon esempio
del particole umorismo britannico.
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mail annuncia invasione Iran, ma e’ virus
Nell’oggetto e’ scritto ‘E’ iniziata la 3/o guerra mondiale’
(ANSA) – ROMA, 11 LUG – Attenzione a mail che annunciano l’inizio della terza guerra mondiale e l’invasione dell’Iran da parte degli Usa. Si tratta di un virus. L’avvertimento giunge dalla casa antivirus Sophos. L’oggetto della mail, per ora solo in inglese, e’ ‘E’ iniziata la terza guerra mondiale’. Vi si legge che 20mila soldati americani hanno invaso l’Iran, e si chiede di cliccare su un link per vedere i video girati dai militari. Sul sito pero’ non c’e’ nessun video, ma un virus del tipo cavallo di Troia’.
ROMA, 2008-07-11 15:30
Segue testo e-mail
“Nel giro di poche settimane assisteremo alla messa in moto della macchina per la guerriglia dell’informazione. L’opinione pubblica è già sotto pressione. Ci sarà una crescente isteria militarista anti-Iraniana, nuove fughe di notizie, disinformazione, ecc… Le probabilità di una aggressione Statunitense contro l’Iran sono estremamente alte.”
Il pubblico Americano e il Congresso Statunitense si stanno dando da fare per contrastare la determinazione del Regime Bush a intensificare la guerra in Iraq. Una massiccia dimostrazione di protesta è in corso oggi a Washington DC, e il Congresso sta esprimendo il proprio disaccordo nei confronti della decisione da parte di Bush di intensificare la guerra in Iraq.
Tutto questo va benissimo. Tuttavia, non viene preso in nessuna considerazione il vero problema, che è quello del profilarsi di un attacco del Regime Bush sull’Iran.
Invece di porre fine ad una guerra, Bush è in procinto di iniziarne un’altra. Il mondo intero lo sa e nell’ambito di numerosi forum sta discutendo l’attacco all’Iran che è stato pianificato da Bush. Sono solo gli Americani che non l’hanno capito.
Un manipolo di Senatori ha dichiarato che Bush non deve attaccare l’Iran senza ottenere l’approvazione del Congresso, e numerosi commenti pubblicati su Internet rivelano la consapevolezza che esiste a livello mondiale sul fatto che l’Iran è nel mirino del Regime Bush. Ma il Congresso e i Media – nonchè la dimostrazione a Washington – sono invece concentrati sull’Iraq.
Che cosa si può fare per far innalzare il grado di consapevolezza degli Americani fino al livello del resto del pianeta?
A Davos, in Svizzera, il meeting del World Economic Forum, una conferenza durante la quale vengono discusse questioni che hanno a che fare con la globalizzazione economica, si è aperto il 24 Gennaio con una discussione riguardante l’attacco sull’Iran pianificato da Bush. Sia il Segretario Generale della Lega delle Nazioni Arabe che banchieri e uomini d’affari provenienti da paesi che sono alleati degli USA, come per esempio il Bahrain e gli Emirati Arabi Uniti, hanno tutti lanciato l’allarme sull’attacco in arrivo e sulle conseguenze catastrofiche che avrebbe per il Medio Oriente e per il mondo intero.
Scrivendo per Global Research [24 Gennaio], il Generale Leonid Ivashov, vice presidente dell’Accademia sugli Affari Geopolitici ed ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Russo, ha predetto un attacco nucleare Americano sull’Iran per la fine di Aprile. Il Generale Ivashov ha presentato il ragionamento neo conservatore che è alla base dell’attacco e ha concluso che le varie dimostrazioni che si stanno svolgendo a livello mondiale non saranno in grado di fermare l’attacco Statunitense all’Iran.
Ci sarà shock e indignazione, ha concluso il Generale Ivashov, ma gli USA la faranno franca. Scrive:
Il Regime Bush ha fatto chiaramente intendere di essere convinto che Bush ha già l’autorità necessaria per attaccare l’Iran. Il Regime sostiene che questa autorità è parte dei poteri che Bush detiene in quanto comandante-in-capo. Il Congresso ha autorizzato la guerra in Iraq, e recenti dichiarazioni pubbliche di Bush hanno spostato la responsabilità della insurrezione Irachena da Al Qaeda all’Iran. L’Iran, ha dichiarato Bush, sta uccidendo i soldati Statunitensi in Iraq. l’Iran è quindi coperto dalla autorizzazione per la guerra in Iraq.
Sia Bush che Cheney hanno fatto chiaramente intendere nelle loro dichiarazioni pubbliche che ignoreranno qualunque opposizione da parte del Congresso ai loro piani di guerra. Per esempio, CBS News ha riportato [25 Gennaio] che Cheney ha dichiarato che una risoluzione del Congresso contro la intensificazione della guerra in Iraq “non ci fermerà”. Secondo la Associated Press e Yahoo News, Bush ha respinto la disapprovazione del Congresso con la seguente dichiarazione, “Sono io quello che decide.”
Tutto è pronto per scatenare un attacco sull’Iran. Due portaerei di attacco sono state dispiegate nel Golfo Persico, altre portaerei di attacco USA sono state spostate dalla Turchia e da altri paesi dell’area in prossimità dei confini Iraniani, sistemi di difesa anti missilistica Patriot sono stati spostati da tutto il Medio Oriente per proteggere gli impianti petroliferi e le basi Statunitensi dalla rappresaglia dei missili Iraniani, e crescenti quantità di disinformazione che sostengono la responsabilità Iraniana per la insurrezione in Iraq sono date in pasto al facilmente influenzabile Sistema Mediatico USA.
Il Generale Ivashof e tutti in Medio Oriente e la conferenza sulla globalizzazione di Davos in Europa capiscono benissimo quale sia l’agenda del Regime Bush.
Perchè gli Americani non riescono invece a capire?
Perchè il Congresso non ha fatto sapere a Bush e a Cheney che verranno messi immediatamente in stato di accusa – impeachment – se daranno inizio ad una guerra su più larga scala?











































































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