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Truffa sull’auto: attenzione alle bufale online

Inserito da 11 marzo, 2016 (0) Commenti

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Si riporta un articolo pubblicato sul sito 6sicuro.it

“Bufale” e web, due facce della stessa medaglia. Se è innegabile come la rete ed i social permettano costantemente e in modo semplice l’accesso a news e notizie, è altrettanto vero che molto spesso queste notizie non sono veritiere. Puoi imbatterti in articoli e guide capaci di rispondere ai tuoi dubbi (6sicuro ne è esempio!), ma anche vere e proprie truffe, in grado di colpire gli utenti meno attenti.

La libertà di pubblicazione, se in molti casi è un inno alla libertà d’informazione, in altri diventa pericolo enorme. Ognuno è in grado di inventarsi questo o quel fatto e diffonderlo in modo rapido quanto inesorabile. Bastano poi poche persone disattente ed il gioco è fatto. La “bufala” like dopo like, condivisione dopo condivisione, diventa sempre più reale e la presunta truffa fa preoccupare.

Se spesso si tratta di invenzioni innocue, in molti casi diventano strumento enorme di manipolazione, con tutti i rischi che ne conseguono.

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La truffa è sempre in agguato

Sono migliaia gli esempi che in questi anni hanno invaso le bacheche dei social e (purtroppo) di numerosi giornali online, anche loro caduti nel tranello. Molte di queste non fanno altro che puntare su elementi di forte discussione popolare, montandoli ad arte per generare interesse e, solitamente, polemica. Sono proprio questi passaggi, che giocano sulle certezze della gente, a dare credibilità alle notizie, tramutandole da incredibili a “normali”.

Un esempio recente è quello della monetina nella maniglia della portiera, metodo che secondo la “bufala” sarebbe utilizzato da presunti malfattori per rubare la borsa delle donne nei parcheggi dei supermercati o, peggio , come sistema per gabbare le chiusure centralizzate. Altra grande bufala è quella delle uova sul parabrezza che, se pulite con i tergicristalli, offuscheranno la visuale obbligando l’automobilista a fermarsi per essere derubato.

Una situazione a mente fredda poco plausibile certo, ma che facendo leva sulle paure del quotidiano e la diffusione web riesce a divenire quantomai credibile. Tanto credibile da essere addirittura riportata da alcune testate online.

Basterebbe una piccola ricerca web per comprendere la mancanza di casi reali in tal genere e, quindi, l’inesattezza della news, ma nella maggior parte dei casi questo passaggio non viene mai fatto.

Bufale: come riconoscerle ed evitarle?

Nel flusso continuo di notizie che ti bombardano non è semplice orientarsi, ma bastano poche, chiare regole per smascherarle:

  • Controllare la fonte: si parte da qui. Il “chi” in molti casi vale quanto il “cosa”. La fonte da cui deriva la notizia non è per questo mai secondaria, perché è proprio la reputazione e la serietà della stessa a fungere da garanzia di verità. Fonte che non significa solo il sito web che riporta la news, ma anche chi condivide. Molto più probabile credere al proprio dottore riguardo una news medica che all’amico solito a pubblicare solo foto delle proprie serate (con il massimo del rispetto);
  • Ricercare attraverso i motori di ricerca: a volte basta digitare qualche parola per venire a capo di situazioni dubbie. Cinque minuti e avrai conferma della bontà o meno della notizia letta;
  • Le “bufale” seguono le “mode” del momento. Per essere credibili e soprattutto generare passaparola, le “bufale” vengono costruite attorno ad argomenti fortemente esposti. Immigrati, carburanti alternativi, clausole assicurative, tecniche di furto, sono solo alcuni degli argomenti su cui vengono costruite migliaia di notizie fantasiose;
  • A volte ritornano: giocando su paure e manie popolari e quotidiane, non c’è da stupirsi che ogni truffa si riaffacci dopo mesi o anni di silenzio. Un circolo vizioso che in molti casi fa gioco (risentire spesso lo stesso fatto per molti è sinonimo di verità), ma che può sottolinearti l’infondatezza della news;
  • Usare la testa sempre e comunque. Basta ragionare con calma e a mente fredda per accorgersi che quel fatto che sembrava così plausibile in realtà non lo è così tanto;
  • Affidarsi alle forze dell’ordine: in casi davvero dubbi, meglio sempre chiedere a chi è più informato e soprattutto credibile. Non c’è nulla di cui vergognarsi, meglio una domanda in più, seppur banale. Farai del bene a te a chi ti sta vicino.

Conclusioni

Risate a parte (molte di queste “bufale” sono davvero comiche), i rischi riguardo le notizie false e le truffe online sono enormi, rischi che si tramutano in problemi reali per moltissimi utenti, che senza volerlo per una semplice disattenzione passano situazioni tutt’altro che semplici. Per questo il consiglio è di prestare sempre molta attenzione e non dare mai nulla per scontato. Anche un’innocua condivisione in Facebook può spesso nascondere mille insidie. Quindi occhi aperti e spirito critico sempre vigile.

Fonte: 6sicuro.it

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Fondi europei, la Sicilia spende poco e truffa molto

Inserito da 13 marzo, 2014 (0) Commenti

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soldiLa Sicilia non spende i soldi dell’Europa e quando li spende, in misura preoccupante, “truffa”. Come rimettere in carreggiata la Regione? La risposta è pressocché unanime da parte di economisti ed esperti: un uso intelligente dei fondi europei. Proposito che tutti i governi siciliani annunciano e non riescono a mettere in atto.

Prima ancora che il buon uso dei fondi europei, infatti, è il loro uso il problema. Non si è riusciti a spendere nemmeno la metà di ciò che è stato assegnato ed è un peccato che viene addebitato alla Sicilia dai governi nazionali, e non solo. Con quale faccia, dicono, chiedete soldi se non riuscite a spendere quelli che vi vengono assegnati?

La colpa è delle burocrazie? Una frottola, non solo delle burocrazie, che pure hanno le loro responsabilità. Parte dei fondi vengono utilizzati grazie al conferimento di quote di partecipazione nazionale e regionale. Se la Regione e il governo di Roma non ci mettono la loro parte, non arriva niente in Sicilia.

Quando si supera questo ostacolo, si è solo alla metà dell’opera: le risorse non vengono infatti investiti per la crescita e lo sviluppo, ma – com’è capitato più volte – per pagare gli stipendi ed i debiti. La Sicilia è sempre con l’acqua alla gola: quel che arriva in cassa è molto meno di quel che serve e ciò che serve è molto di più di quanto potrebbe permettersi a causa di un parco di “partecipate” costose e di un esercito di dipendenti.

E non è tutto. Se le risorse riescono trovare un varco finiscono nelle tasche di malandrini e furbastri in misura scandalosamente ampia: la Sicilia, infatti, detiene il primato delle truffe all’Unione europea, con 180 milioni di euro in un solo anno. Danno emergente e lucro cessante, dunque. Così a Bruxelles l’Isola s’è fatta una brutta fama e le conseguenze sono deleterie. Basti ricordare lo scandalo del Ciapi di Palermo (campagne promozionali inutili costate un occhio della testa e spartizione di soldi a editori e concessionari della pubblicità siciliani “costretti” a subire provvigioni molto alte).

Bisognerà, dunque agire sia sui tempi quanto sul controllo di legalità delle procedure per imporre una svolta. La Procura di Palermo è impegnata strenuamente: sono numerose le inchieste in corso per reati della pubblica amministrazione,  ma si tratta di repressione: interventi successivi al compimento dei reati, segnalati in qualche caso dal governo regionale. La “pulizia” va fatta a monte.

E’ una battaglia decisiva: I fondi europei sono l’unica ancora di salvezza a causa della crisi economica. Gli investimenti privati sono ridotti al lumicino, i risparmi delle famiglie siciliane sono affidate alle banche e la stretta creditizia soffoca le aziende.

Il sistema bancario siciliano, infine, è gestito prevalentemente da istituti di credito nazionali o internazionali: su 66 istituti bancari, solo 34 hanno sede in Sicilia e 27 di essi banche di credito cooperativo. Gli sportelli “friendly” non esistono o hanno il respiro corto. I depositi vengono utilizzati, in qualche misura, al Nord dove il numero delle imprese sopravvissute alla crisi e affidabili è maggiore che nell’Isola. Mettere in circolo liquidità è la priorità per fare ripartire crescita e sviluppo.

fonte: http://www.siciliainformazioni.com/85645/fondi-europei-la-sicilia-spende-poco-e-truffa-molto

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Stonex Os, il cellulare made in Brianza sfida ai colossi Apple e Samsung

Inserito da 3 gennaio, 2014 (0) Commenti

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Si tratta di una notizia Vera !

www.ilgiorno.it 2014-1-3 8 18 24

Lissone (Monza),
3 gennaio 2013 – Un cervellone made in Brianza per i cellulari. Il cui quoziente intellettivo possa superare quello dei due sistemi operativi «genio» universalmente riconosciuti e utilizzati oggi, cioè Android e Ios. Lo sta elaborando Davide Erba, imprenditore monzese ed ex presidente della Fiamma Monza, attraverso 25 programmatori della sua Stonex che ci stanno lavorando giorno e notte.
«Siamo il primo e unico team europeo impegnato in questa impresa – racconta Erba, al primo piano dell’azienda di via Cimabue a Lissone, nella stanza riunioni che guarda un po’ ha deciso di battezzare Sala Leonardo Da Vinci – e siamo a buon punto». Un sistema rivoluzionario, quello che sta per essere plasmato qui, con il quale l’azienda – che da circa un anno si è lanciata nella sfida a Apple e Samsung – conta di «fare il botto» sul mercato.

Ma cosa avrà di così speciale da lasciare a bocca aperta i consumatori? Il suo metamorfismo in base alla location: «In sostanza il sistema, attraverso il Gps e altri dispositivi sarà in grado di riconoscere il luogo e l’ambiente in cui si trova – spiega l’imprenditore, che ha deciso di investirci un milione e mezzo di euro – e, in automatico, mettere a disposizione le applicazioni più utili per l’utente». Sei in auto? Senza nemmeno doverlo sfiorare, il telefonino metterà in prima linea navigatore satellitare, meteo e altre app utili per chi è in viaggio. Sei a lavoro? Sullo schermo compariranno tutti gli strumenti e le applicazioni da ufficio. Sei a casa? Ecco spuntare i giochi, magari funzionalità per lo svago o faccende domestiche.

«Siamo partiti dal codice open source di Android per stravolgerlo e adesso siamo vicini a un sistema ultra-intelligente – dice Erba -, anche se è un’impresa ciclopica e mancano ancora alcuni mesi per chiuderla». Un’impresa con cui Erba è pronto ancora a stupire. Del resto, ci è ormai abituato, visto che la sua azienda, nata pochi anni fa, e già arrivata a un fatturato di circa 40 milioni, sviluppando e producendo strumenti per la misurazione del territorio (stazioni Gps, laser scanner). Strumenti che escono dal laboratorio lissonese per raggiungere ogni angolo del mondo. Un po’ come, si augura, possano fare presto i suoi smartphone dotati del nuovo sistema operativo, che si chiamerà Stonex Os.

Fonte: il giorno

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10.11.2013 notizia vera RITIRO URGENTE DI FARMACI PERICOLOSI

Inserito da 10 novembre, 2013 (0) Commenti

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ORDINATO IL RITIRO URGENTE DI FARMACI PERICOLOSI – ECCO QUALI

Si tratta di una notizia vera !

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”Coloro che dovessero avere in casa alcune delle confezioni di questi farmaci sequestrati sono invitati a non utilizzarle in attesa del completamento delle indagini», avverte l’Aifa.

Un’indagine coordinata dalla Procura di Frosinone e condotta dal N.A.S. di Latina assieme all’Aifa, aveva portato nel giugno 2013 al ritiro dei lotti di Ozopulmin prodotto dalla Geymonat.

Ora il sospetto di difetti di qualità si è esteso ad altri prodotti e riguarda la possibile presenza di un quantitativo di principio attivo inferiore a quello approvato e indicato in etichetta. Si attendono ora i risultati delle analisi dell’Istituto Superiore di Sanità, che potrebbero portare alla revoca del provvedimento AIFA .

Divieto di utilizzo per nove farmaci della Geymonat per difetti di qualità: lo ha deciso l’Agenzia Italiana del farmaco con un provvedimento cautelativo. Si tratta della stessa azienda per la quale era stato disposto a giugno ilsequestro delle supposte prodotto da loro per i neonati. I farmaci sono stati bloccati alla distribuzione e sono:

ALVENEX 450 mg per l’insufficienza venosa;
GASTROGEL 2 g/10 ml per l’ulcera gastrica;
SUCRATE 2 g gel orale per l’ulcera;
INTRAFER 50 mg/ml per le anemie;
NABUSER 30 per l’Artrite;
CITOGEL 2g/10 ml per l’ulcera;
ECOMÌ per le infezioni dermatologiche
VENOSMINE 4% per le varici
TESTO ENANT per patologie sessuali

fonte: ilsecoloxix.it

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Estate, tempo di truffe…online

Inserito da 20 agosto, 2013 (0) Commenti

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Segnalo un articolo molto interessante attenzione guardate il video e capirete che non tutte le offerte sono vantaggiose, spesso ciò che sembra un vero affare è solo una truffa, un raggiro !

Offerte a prezzi troppo concorrenziali, contatti solo via mail, nessun numero telefonico fisso e tanta fretta di concludere l’affare.

È conosciuta come la truffa nigeriana e riguarda l’affitto di appartamenti e ville in note località turistiche.

Carlo Solimene, dirigente della 2^ divisione della polizia postale, in una intervista, ci spiega come riconoscere questa truffa diffusa sul web soprattutto nel periodo estivo.

fonte: Polizia di Stato

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Clonazione della carta di credito, come difendersi

Inserito da 2 agosto, 2013 (0) Commenti

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Segnalo una notizia vera che contiene una guida utile per difenersi dalla clonazione della propria carta di credito.

Gli agenti della squadra mobile di Venezia hanno arrestato i componenti di una banda di giovani romeni specializzata nella clonazione e falsificazione di carte di credito.

Carte-clonate-polizia-veneziaPresso la loro abitazione a Spinea i poliziotti hanno sequestrato 5 skimmer (strumento utilizzato per copiare i dati dalle carte da clonare), due dei quali con ancora in memoria i dati di molte carte da duplicare collegati ad un computer e cinque carte appena clonate pronte per essere utilizzate.
L’unica donna della banda lavorava come cameriera presso un ristorante nel centro storico di Venezia e riusciva così a prendere per un attimo le carte dei clienti che dovevano pagare il conto, giusto il tempo per strisciarle nello skimmer che ne memorizzava tutti i dati.

L’attività tecnica svolta sul materiale sequestrato ha permesso agli agenti di individuare i dati di oltre 200 carte pronte per essere clonate.

Nell’appartamento perquisito è stata trovata molta merce di valore acquistata con le carte clonate e pronta per essere rivenduta nei paesi balcanici.

Le carte di pagamento

Le attuali carte di pagamento sono dotate di “microchip” e per fornire maggiore sicurezza contro le frodi o l’utilizzo indebito delle carte, le banche hanno attivato appositi strumenti di controllo che prevedono l’invio di “avvisi”, ad esempio via sms o e-mail, sulle operazioni per le quali ritengono necessaria una tua verifica.

Una buona regola è, dopo aver verificato con attenzione i costi dell’opzione scelta, quella di attivare tali servizi di controllo infatti, a seconda del sistema utilizzato dalla banca, riceverai una comunicazione ogni volta che il sistema ravvisi delle operazioni “anomale” (ad esempio transazioni di importo rilevante, frequenza o dislocazione geografica delle transazioni, ecc.).

Ti ricordo che, per gli acquisti effettuati a distanza (ad esempio on-line), l’art. 56 del Codice del Consumo prevede che l’emittente della carta riaccrediti i pagamenti per i quali il consumatore dia prova dell’eccedenza rispetto al prezzo pattuito o dell’uso fraudolento della propria carta.

Qualche consiglio sulle carte di pagamento

  • Custodisci le tue carte con la massima cura e memorizza i relativi PIN possibilmente senza trascriverli, in ogni caso ricorda che il PIN non deve mai essere conservato insieme alla carta.
  • Quando è previsto, firma sempre le tue carte sul retro, non appena le ricevi.
  • Adotta tutte le misure volte a impedire che qualcuno possa leggere e memorizzare il tuo PIN mentre lo digiti.
  • Digita il tuo PIN o firma la ricevuta solo dopo aver controllato l’importo.
  • Porta sempre con te, o memorizza sul cellulare, il numero telefonico che ti ha comunicato la banca per il blocco della carta.
  • Non perdere mai di vista la carta al momento dei pagamenti (ad esempio al ristorante).
In caso di furto o smarrimento della tua carta:
  • Blocca immediatamente la carta chiamando l’apposito numero telefonico che ti fornirà il codice di riferimento del blocco.
  • In caso di furto sporgi denuncia alle Forze dell’ordine.
  • Nel caso di smarrimento la denuncia dovrà essere effettuata se vengono rilevate operazioni che non hai eseguito.
  • Recati nella tua filiale per segnalare il fatto.
  • Nel caso in cui invece, leggendo il tuo estratto conto (oggi, nella maggior parte dei casi, puoi farlo anche con Internet) individuassi prelievi o spese che sicuramente non hai effettuato e la carta è in tuo possesso, devi bloccare subito la carta e prendere contatto con la banca.
In questo caso la tua carta potrebbe essere stata clonata.
Per ogni necessità, qui puoi trovare l’elenco e i recapiti di tutti gli uffici della Polizia Postale.
fonte: Polizia Postale
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il prete: “Fai sesso con me e nonno andrà in paradiso”

Inserito da 12 luglio, 2013 (0) Commenti

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SI TRATTA DI UNA NOTIZIA VERA non è una bufala ! 

Prete a un bambino di 7 anni:
“Fai sesso con me e nonno andrà in paradiso”

Il Belfast Telegraph racconta di un episodio emerso nel processo a carico di James Martin Donaghy, sacerdote condannato per 17 reati sessuali

Queste le parole e la dinamica :

Fai sesso con me e nonno andrà in paradiso.
Nel caso in questione il sacerdote avrebbe tentato di adescare il bambino sfruttando il momento della prima confessione prima della celebrazione della comunione. E da quel momento numerosi sarebbero stati gli episodi di violenza ai danni del piccolo.

donaghy-2Così James Martin Donaghy, sacerdote britannico, avrebbe adescato un bambino di soli 7 anni che gli aveva confessato le sue preoccupazioni per il nonno, da poco deceduto e – come gli ha spiegato il don – “che aspettava in purgatorio di salire in paradiso”

A seguito di un lungo processo, alla fine del 2011, Donaghy è stato condannato a dieci anni per un totale di 17 reati sessuali commessi tra il gennaio e il maggio 1989, tra cui quello di aggressione.

Secondo quanto emerso dal processo e contenuto negli atti del tribunale, “l’imputato ha così convinto il bambino in apprensione per il nonno morto da pochi giorni”.

Arrestato dopo la denuncia della madre del piccolo, Donaghy ha negato ogni accusa affermando addirittura di non conoscere il ragazzo. Ma nel lungo processo a suo carico il prete è stato condannato anche per questo caso.

Nella condanna il giudice ha parlato di Donaghy come di un “individuo spietato” e “predatore sessuale”, che ha usato la sua “personalità autorità” per abusare dei ragazzi.

Monsignor Noel Treanor, responsabile della diocesi di Down e Connor, ha dichiarato: “Sono profondamente addolorato per questa ulteriore rivelazione di abuso nei confronti di un minore. Prego che questa vittima che ha subito tali abuso possa ora trovare la forza interiore per riprendersi”.

FONTE: today.it

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“Archiviata procedura d’infrazione all’Italia per lo smog”. Bruxelles: “Bufala colossale

Inserito da 12 luglio, 2013 (0) Commenti

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VI SEGNALO UN ARTICOLO TRATTO DAL GIORNALE ECO DALLE CITTÀ,
è molto interessante, leggetelo… SI TRATTA DI UNA NOTIZIA VERA

Abbiamo interpellato la Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea sulla presunta archiviazione della procedura: “Nessuna procedura di infrazione è stata chiusa, e mai si era giunti al punto di quantificare la sanzione eventuale. Non commentiamo le bufale”.

375598La notizia riportata questa mattina da La Stampa, secondo cui la Commissione Europea avrebbe deciso di archiviare la procedura di infrazione per il superamento delle polveri sottili avviata il 29 gennaio 2009 a carico dell’Italia – commentata dallo stesso assessore Ravello nell’intervista – viene categoricamente smentita da Bruxelles.

Eco dalle Città aveva chiesto conferma alla Direzione Ambiente della Commissione Europea, e questa è stata la risposta: “Nessuna procedura di infrazione è stata chiusa, e mai si era giunti al punto di quantificare la sanzione eventuale. Non commentiamo le bufale“.

Inoltre, aggiungono dalla Direzione: “Le procedure in corso per violazione dei valori limite sono 17, l’unica ad essere stata archiviata è quella di Cipro (per raggiunta conformità con i valori limite).

articolo di elena donà per eco delle città

 

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Google sotto accusa per i finanziamenti ai negazionisti del cambiamento climatico

Inserito da 11 luglio, 2013 (0) Commenti

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Vi segnalo un articolo “vero” comparso sul corriere di oggi

Bufera per il fundraising a favore del politico che definisce «una bufala» l’influenza dell’uomo sui fenomeni climatici

googleMILANO – Google finanzia i negazionisti del cambiamento climatico. L’azienda di Mountain View ospita oggi un evento di fundraising in favore del senatore Jim Inhofe, il più accanito tra i detrattori del cambiamento climatico al Congresso americano, che da anni fa campagna per convincere il pubblico a non credere alla comunità scientifica. E non si tratta della prima occasione in cui Google ha deciso di finanziare chi nega che il cambiamento climatico in atto sia anche e molto la conseguenza delle attività umane. Ma l’azienda difende le sue politiche energetiche verdi.

PRANZO A WASHINGTON – Il pranzo di finanziamento per il senatore repubblicano Jim Inhofe, con quote di partecipazione che vanno da 250 ai 2.500 dollari, si terrà oggi alle 13, ora di Washington, nella sede cittadina di Google in New York Avenue. Jim Inhofe è il senatore dell’Oklahoma che ha costruito la sua carriera politica su un’aggressiva campagna di negazione del cambiamento climatico e soprattutto dell’influenza dell’uomo sui fenomeni climatici, che lui definisce un «hoax», una bufala, un imbroglio (sarebbe, secondo il Senatore, la seconda truffa più magistrale mai commessa ai danni del popolo americano, dopo la separazione tra Stato e Chiesa). Membro di spicco della Commissione Ambiente e Lavori Pubblici del Senato, le sue posizioni e le sue dichiarazioni radicali e reazionarie (come, per esempio, paragonare l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti alla Gestapo) sono ben note, e contribuiscono alla campagna di contro-informazione rispetto ai dati e alle conclusioni condivise dalla quasi totalità della comunità scientifica mondiale.

CENA CON FACEBOOK – Il mese scorso l’azienda ha donato 50mila dollari al Competitive Enterprise Institute, la CEI, un’organizzazione ultra-conservatrice che ha promosso varie azioni legali per tentare di screditare la scienza del cambiamento climatico, accusando gli scienziati di frode e sollecitando le università a svelare la corrispondenza privata tra scienziati del clima e giornalisti. L’organizzazione è fortemente spinta dalla multinazionale Koch, nata nel 1940 come Wood River Oil and Refining Co, un impero il cui motore principale è il petrolio, grazie al quale David Koch – il residente più ricco della città di New York – si piazza nella classifica dei miliardari americani solo dopo Bill Gates, Warren Buffet e Larry Ellison. Charles e David Koch sono tra i maggiori donatori del Tea Party, il movimento di ultra-destra nel panorama politico americano. Alla cena di finanziamento annuale della CEI, Google è stato il maggior contribuente, e anche Facebook ha allargato generosamente il portafogli, versando una quota di 25mila dollari.

CRITICHE E UNA PETIZIONE – Il pranzo di Washington per Inhofe è la seconda occasione nel giro di poche settimane in cui Google, che si vanta di sviluppare «un web migliore e più attento all’ambiente» finanzia chi all’ambiente non fa certo dei favori. Il supporto di Google ai negazionisti del cambiamento climatico ha suscitato varie critiche, e gli attivisti hanno reagito, anche attraverso petizioni sul web, come quella lanciata dall’organizzazione Forecast the Fact («Prevedi i Fatti», le cui campagne si concentrano sulla diffusione dei fatti scientifici che riguardano il cambiamento climatico), con una grafica che scimmiotta quella del motore di ricerca più famoso del pianeta. Online circola anche una petizione diretta a Larry Page con la richiesta di cancellare l’incontro con Inhofe e di impegnarsi a non finanziare più i negazionisti. Il logo della campagna gioca con il motto di Google, chiede di «non finanziare il male».

IMPEGNO VERDE – Google dichiara di essere impegnato nella salvaguardia dell’ambiente, in particolare grazie a un investimento di 1 miliardo di dollari delle nergie rinnovabili e con la politica di risparmio energetico che verrebbe attuata nei suoi data center. Secondo quanto riportato dal Guardian, l’azienda ha in un primo momento rifiutato di commentare, ma un portavoce ha poi scritto in una mail che «organizziamo regolarmente raccolte di fondi per i candidati, di entrambe le parti, ma ciò non significa che sosteniamo le loro posizioni. E mentre siamo in disaccordo con le sue politiche rispetto al cambiamento climatico, condividiamo interessi con il Senator Inhofe rispetto agli impiegati e i data center che abbiamo in Oklahoma». Google ha infatti investito 700 milioni di dollari in due data center nello Stato, che peraltro si sostengono grazie all’energia eolica.

fonte : corriere

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medicina Sla La bufala cinese

Inserito da 8 luglio, 2013 (0) Commenti

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Leggete questo editoriale di Mauro Pichezzi, Presidente di Viva la Vita onlus, racconta il caso del neurochirurgo di Pechino Huang (questa è una notizia vera).

sla-blogtaorminaFinalmente si sa qualcosa su Hongyun Huang. A qualche anno di distanza la comunità scientifica internazionale ha avuto la possibilità di valutare i risultati del neurochirurgo di Pechino che millantava di aver ottenuto risultati significativi nella cura della SLA.

Questa tanto attesa chiarezza si deve al professor Bruce Dobkin e al suo articolo in cui vengono descritte le fallimentari esperienze cliniche di 7 pazienti mielolesi americani che nel 2004 avevano deciso di farsi operare da Huang. In effetti Huang millantava miracoli e non aveva mai accettato di confrontarsi apertamente con la comunità scientifica internazionale, trattenendo gelosamente per sé i dettagli di un trattamento che costava un sacco di soldi e che veniva effettuato senza alcun effetto (se non qualche seria complicanza post intervento).

D’altronde la speranza non è soltanto l’ultima Dea e non ha prezzo, ma soprattutto chi può avere il coraggio di negarla a chi è totalmente disperato? Oggi nel nostro bel Paese abbiamo un fatto nuovo. Il Professor Davide Vannoni, laureato in scienze cognitive, afferente alla Facoltà di scienze politiche, economiche e sociali, e non alla facoltà di medicina, scrive una lettera aperta ad una signora affetta da SLA, da poco scomparsa. Il professore le chiede scusa, implora il suo perdono perché, in buona sostanza, alcuni burocrati scriteriati non le hanno consentito di curarsi con il metodo che ormai ha preso il suo illustre nome.

Un amico mi ha chiamato e mi ha chiesto: “Ho letto la lettera sul giornale. Ma se Vannoni ha una cura per la SLA perché non gli fanno curare i malati?” Già, perché? Penosamente, ho dovuto rispondergli, spostando l’orizzonte del problema su un orizzonte più ampio, e raccontandogli di Hongyun Huang e dei tanti viaggi della speranza cui ho dovuto, impotente, assistere nel corso degli anni. “Ma come si può togliere la speranza ad un malato di SLA?” ha insistito il mio buon amico. E io gli ho suggerito: “In effetti la speranza non si può togliere a nessuno, ma occorre orientarla.”

Vannoni infatti sostiene che il suo metodo sia scientifico ed efficace. Lo dimostri con gli strumenti della scienza e ne consenta di misurarne l’efficacia. Ma non ha avuto sinora il coraggio di farlo e non merita la nostra speranza. Noi aspettiamo con ansia la cura della SLA. Noi viviamo con la SLA, come malati e familiari. E siamo così fragili e pieni di speranza che consentiremmo a chiunque di fare qualsiasi cosa di noi e del nostro corpo.

Tanto, mi chiedo, cosa abbiamo da perdere se abbiamo una malattia inguaribile e feroce come la SLA? Se qualcuno, medico, filosofo o sciamano, venisse a iniettarmi venti grammi d’oro in una vena del petto, io sarei pronto. La speranza è tutto. O quasi. Restano davanti ai miei gli occhi di mio padre che imploravano un rimedio a quella lenta e impietosa progressione della malattia. Restano i miei occhi che davanti ai suoi avevano in fondo la disperata certezza che una cura non esisteva, con la speranza, quella sì inarrestabile, che un giorno, troppo tardi per lui, sarebbe arrivata.

Aiutateci allora, aiutateci a orientare quell’insopprimibile speranza, senza volare in Cina da Huang o guidare fino a Brescia da Vannoni. Le loro certezze sono troppo pericolose per noi che senza difese daremmo a chiunque una possibilità, anche quella di ucciderci.

Lo Stato. Ecco di chi abbiamo bisogno noi, malati e familiari di malati, abbiamo bisogno dello Stato e delle sue Leggi. Leggi certe, forti, umane e rassicuranti come la Costituzione da cui discendono. Per capirci non proprio come il recente Decreto Legge del ministro della Salute che autorizza, in nome della campagna mediatica di Vanoni e della sua Fondazione Stamina, e a dispetto della comunità scientifica nazionale e internazionale, “trattamenti su singoli pazienti con medicinali per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali, anche se preparati presso laboratori non conformi ai principi delle norme europee di buona fabbricazione dei medicinali”. A questo siamo? Lo Stato autorizza farmaci preparati in laboratori non conformi alla legge? Trionfa la disperazione. Si fa largo anche fra le Istituzioni.

Il mio amico mi ha richiamato poco dopo e mi ha chiesto: “Ma d’altronde cosa ha da perdere una malato di SLA?” Gli ho risposto con sicurezza e con forza: “Rischia di perdere la Speranza!”

di Mauro Pichezzi, Presidente di Viva la Vita onlus

fonte: vita.it

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