Curiosità
Tulalip, nuovo social network di Microsoft ?
Si tratta di :Curiosità
Da Microsoft non fanno per ora trapelare nulla di più ma l’indirizzo web socl.com è effettivamente di proprietà di Microsoft. Si vedrà nei prossimi giorni se il progetto di piattaforma per un nuovo social network era reale o si trattava solo di un esperimento di design web o, semplicemente, di una bufala.
DIGITANDO IL NOME DEL SITO SOCL.COM POSSIAMO LEGGERE…..
Thanks for stopping by.
Socl.com is an internal design project from a team in Microsoft Research which was mistakenly published to the web.
We didn’t mean to, honest.
IN EFFETTI APPARTIENE A MS
Registrant:
Microsoft Corporation
Domain Administrator
One Microsoft Way
Redmond, WA 98052
US
Email:
Registrar Name….: CORPORATE DOMAINS, INC.
Registrar Whois…: whois.corporatedomains.com
Registrar Homepage: www.cscprotectsbrands.com
Domain Name: socl.com
Created on…………..: Wed, Oct 21, 1998
Expires on…………..: Sat, Oct 20, 2012
Record last updated on..: Tue, Jul 12, 2011
Administrative Contact:
Microsoft Corporation
Domain Administrator
One Microsoft Way
Redmond, WA 98052
US
Phone: +1.4258828080
Email:
Technical Contact:
Microsoft Corporation
MSN Hostmaster
One Microsoft Way
Redmond, WA 98052
US
Phone: +1.4258828080
Email:
ns1.msft.net
ns4.msft.net
ns5.msft.net
ns2.msft.net
ns3.msft.net
Prova il Mix di farmaci con la vicina per avvelenare il marito fedifrago
Si tratta di :Curiosità
E’ successo a Piazza Armerina. La donna, 50 anni, dopo aver offerto il mix di medicine è corsa dalla polizia per autodenunciarsi, l’amica che ha bevuto l’intruglio non ha avuto conseguenze di rilievo
PIAZZA ARMERINA. C’erano anche compresse anticoncezionali, assieme a farmaci per la pressione arteriosa e per le cardiopatie, nel cocktail che Maria (il nome é di fantasia, ndr) 50 anni, tre figli, casalinga, aveva preparato per uccidere il marito. Prima però ha voluto testare il miscuglio sulla vicina di casa, che per fortuna adesso sta bene. Da settimane infatti l’improvvisata farmacologa organizzava a Piazza Armerina, nell’Ennese, il piano per eliminare il consorte, 56 anni, disoccupato che si arrangiava con lavori saltuari e che, secondo la moglie, in trent’anni di matrimonio l’avrebbe ripetutamente tradita con giovani donne.
Dopo tre decenni a saltellare da un letto all’altro, almeno nelle fantasie della moglie, l’uomo recentemente avrebbe intrattenuto rapporti con due ragazze del paese che hanno la metà dei suoi anni. Quella che appare come una commedia alla Alvaro Vitali, ha però rischiato di trasformarsi in tragedia. La cinquantenne, appesantita dagli anni e dall’amarezza di un matrimonio infelice, ha rastrellato tutti i farmaci di casa, frugando anche negli appartamenti dei figli, ormai tutti sposati e persino più grandi delle amanti attribuite al marito. Senza andare per il sottile e ignorando di che farmaci si trattasse, ha fatto un impasto di molecole e l’altro pomeriggio, per testarne l’efficacia, ha invitato a casa una vicina di 26 anni, più o meno coetanea delle preferite del marito.
La scusa dell’invito era la proposta di vendita di una tenda d’arredamento, attività che la donna da qualche tempo aveva avviato a casa propria per sbarcare il lunario. Aveva già deciso che per avvelenare il marito avrebbe versato la pozione in una gassosa, ma per il test sulla ragazza è andata al risparmio, usando acqua e zucchero e aggiungendo il cocktail di farmaci opportunamente polverizzati. Ne è venuta fuori una bevanda torbida, che l’ignara vittima ha mandato giù tutta d’un fiato. La giovane, sposata e con un figlio, dopo aver scolato l’ultima goccia ha subito avvertito uno strano sapore. A questo punto l’autrice del misfatto si è fatta prendere dal panico ed é fuggita al commissariato, lasciando l’ospite attonita, seduta nel soggiorno di casa.
Ai poliziotti ha raccontato tutto. Gli agenti, individuata la casa della signora, hanno dovuto sfondare la porta per sequestrare i farmaci, successivamente analizzati nei laboratori dell’ospedale Chiello. Quanto alla vicina, dopo la fuga precipitosa della sua potenziale avvelenatrice, con un aplomb d’altre latitudini, si è chiusa alle spalle la porta dell’amica ed è tornata a casa propria, dove è stata raggiunta dalla polizia che l’ha condotta al pronto soccorso, dove è rimasta in osservazione per qualche ora e poi dimessa. La donna è stata denunciata per lesioni aggravate ed è tornata a casa del marito fedifrago.
Meno truffe via email, oggi il virus viaggia sui social network
Si tratta di :Curiosità
I virus informatici viaggiano sempre meno via email e sempre più spesso si trasmettono attraverso i social network. Lo raccontano gli addetti ai lavori, e lo conferma anche Microsoft autore di un rapporto semestrale sulla sicurezza la cui ultima edizione, riguardante il periodo luglio-dicembre 2010, è stata pubblicata ieri. Il report, basato sull’analisi di 600 milioni di sistemi di 117 paesi del mondo, segnala un aumento di oltre il 1200 % di attacchi di phishing sui siti di social networking, diventati terreno fertile per ogni forma di criminalità informatica.
L’ultimo caso noto riguarda il propagarsi, su Facebook e altri siti, di link che avrebbero dovuto condurre a materiale inedito sulla morte di Bin Laden; in realtà, cliccandoci sopra, l’ingenuo utente veniva portato a una pagina costruita in modo tale da installare silenziosamente un virus sul suo pc o da carpire in maniera fraudolenta i suoi dati di accesso al sito.
Ma, se l’allarme su questo espediente si è diffuso con sufficiente rapidità, esistono numerosi casi di phishing di cui si parla poco. “È molto semplice – spiega Matteo Flora di The Fool, società che si occupa della moderazione delle property su Facebook e altri “social” di vari marchi – per un malintenzionato mettere un link infetto sulla pagina di un grande brand; e se il reparto marketing dell’azienda non si è attrezzato per un monitoraggio costante tale collegamento può restare online anche per alcune ore, con gli effetti che si possono immaginare se la pagina in questione ha magari più di un milione di fan”.
Una volta che un criminale si è impadronito dei dati di accesso di un utente, può sfruttarli può sfruttarli per ogni genere di truffe, le più comuni delle quali sono i tentativi di estorsione nei confronti degli “amici”. “Scrivono un messaggio ai contatti – prosegue Flora – dicendo ad esempio di trovarsi all’estero, di aver subito una rapina e di aver bisogno urgente di soldi e spesso questo tipo di raggiro, provenendo da qualcuno che si crede di conoscere, funziona”.
Una delle caratteristiche che differenzia il phishing da altre cyber truffe, è che può restarne vittima più volte anche lo stesso soggetto. “Se anche l’utente risulta essere stato coinvolto in precedenza in una frode non è detto che sviluppi una capacità critica tale da potersi difendere in seguito, se la tipologia di attacco muta – sottolinea l’esperto di sicurezza Massimiliano Forner – la volta successiva, al posto di abboccare alla “classica” email di phishing, potrebbe essere esposto catturato ad esempio da un falso portale di login, una situazione molto diffusa tra i partecipanti a giochi di ruolo multiplayer, o fra i fruitori di servizi quali quello fornito da Microsoft per l’X-Box”.
Il Sirv10 (Security Intelligence Report Volume 10) di Microsoft mette l’accento anche sul diffondersi dello “scareware”, finti antivirus da scaricare online che nascondono essi stessi delle minacce informatiche. “Ancora nel 2010 – racconta Forner – Symantec ha rilasciato un rapporto ove dichiarava come questo genere di “software di sicurezza” producano un fatturato molto maggiore rispetto alle controparti autentiche e realmente affidabili. Questo perché l’utente medio non si ferma a riflettere, ma procede come un treno in corsa. L’importante è che lui creda di essere al sicuro, di aver risolto un problema e poi, ciò che è stato è stato”.
Infine, il Security Intelligence Report mostra un aumento della presenza di adware, programmi che contengono annunci pubblicitari basati sulle abitudini di navigazione dell’utente. Nel 2010 a livello mondiale sono aumentati del 70%; e anche in Italia rappresentano la principale categoria di malware rilevato.
fonte: la stampa
Su Facebook milioni di utenti sotto i 10 anni
Si tratta di :Curiosità
I genitori non sono a conoscenza dell’attivita’ dei figli o sottovalutano i pericoli
L’esercito degli utenti di Facebook conta milioni di bambini sotto i 10 anni, che nonostante i controlli teorici da parte dell’azienda riescono a eludere il limite di 13 anni imposto dal social network.
Lo afferma uno studio della rivista statunitense Consumer Report, secondo cui oltre a quello aziendale anche il controllo da parte dei genitori e’ insufficiente. La ricerca e’ stata fatta sugli utenti statunitensi del social network, e ha mostrato che sono in totale 7,5 milioni gli under 13 che hanno un loro profilo.
La gran parte di questi utenti illegali, piu’ di 5 milioni, ha addirittura meno di dieci anni: ”Il dato piu’ preoccupante della ricerca – spiega Jeff Fox, uno degli autori – e’ che la maggior parte dei genitori non e’ a conoscenza dell’attivita’ dei figli, o sottovaluta i pericoli che potrebbero venire dall’uso del social network”.
Secondo gli autori dello studio bambini cosi’ piccoli sono esposti a una serie di rischi, che vanno dall’infezione dei pc con virus al furto di identita’, fino a bullismo e molestie sessuali.
”Alcune semplici regole possono aiutare i genitori a proteggere i figli – spiega il rapporto – innanzitutto dovrebbero far chiudere i loro profili utilizzando il modulo che denuncia l’utilizzo da parte di utenti troppo piccoli. Nel caso di ragazzi tra i 13 e i 17 anni, che possono avere un profilo, dovrebbero utilizzare tutte le impostazioni sulla privacy e limitare l’accesso solo agli amici. Da evitare infine, tutte le applicazioni che rivelano l’esatta ubicazione geografica degli utenti”.
fonte ansa
Viviamo nel secolo delle bufale? l’opinione di Umberto Eco
Si tratta di :Curiosità
Si pubblica una opinione a Firma di Umberto Eco apparsa su L’Espresso del 2 maggio 2011
In Rete, sui giornali e perfino nei libri circola ormai una quantità incredibile di falsi.
Orientarsi è difficile, ma ci si deve difendere.
Magari con la diffidenza.
Perché non è vero che non ci sia più confine tra verità e menzogna
Umberto Eco dice: Ho appreso da “Il fatto Quotidiano” del 13 aprile che lo “International Herald Tribune” aveva pubblicato una mia lettera molto polemica sulla guerra in Libia. Però si trattava dell’ennesima trovata di un signor X (non lo nomino perché immagino che faccia tutto quel che fa per farsi pubblicità) il quale si è specializzato in falsi, aveva in passato inviato ai giornali italiani pretese interviste con Gore Vidal, John LeCarré, Philip Roth e via dicendo, aveva messo on line un mio dialogo (ovviamente fasullo) con Abraham Yehoshua, e aveva creato un mio falso profilo Facebook – che aveva subito raccolto numerose offerte di amicizia, come pare accada tra i dissennati praticanti di questo sport quasi onanistico. Dagli amici ci guardi Iddio.
Pare anche che il signor X abbia inviato la falsa lettera allo “Herald Tribune” usando un mio presunto indirizzo di email aperto da lui stesso con grande facilità, ma nel contempo avesse accluso il suo (vero) numero di cellulare, che evidentemente nessuno aveva controllato. Solo nei giorni seguenti il giornale americano (colto da un sospetto) mi ha chiesto se la lettera fosse uno “hoax” (o bufala), ho risposto che lo era, e il giornale ha spontaneamente pubblicato una contrita smentita.
Su Internet trovo un lancio Adnkronos del 18 aprile che annuncia la scomparsa di Carlo Capponi, il bidello dell’Isola dei Famosi (?), e precisa: “Della sua esperienza all’Università di Bologna raccontava con fierezza: “Ho lavorato anche per Umberto Eco, gli giravo le pagine mentre firmava autografi”". Non ricordo di aver mai conosciuto il signor Capponi ma, se pure fosse avvenuto, difficilmente avrebbe potuto girarmi le pagine mentre firmavo autografi perché non sono mai stato così cafone da firmare autografi all’università, salvo che sui libretti di esame. Sempre in data 18 aprile, una rivista on line dal titolo allettante, “La perfetta letizia, Rivista giornalistica cattolica d’informazione e attualità”, recensisce “Quisquilie e pinzillacchere” di Vincenzo Reda, “giunto alla sua seconda pubblicazione, introdotta dalla prefazione di Umberto Eco”. Come è facile intuire non ho mai prefato questo libro (né conosco il Reda) ma la cosa non mi stupisce perché una volta un signore ha pubblicato come prefazione alla sua opera una mia lettera, neppure esageratamente cordiale, in cui declinavo la richiesta di una prefazione.

Rocca Calascio, finto set de 'Il nome della rosa'
Sempre l’Adnkronos in data 15 aprile riferisce che, dopo il terremoto che ha investito l’Abruzzo, riapre al pubblico la torre di Rocca Calascio, “usata anche come set di “Il nome della Rosa”".Vedo anche la foto di questa bellissima fortificazione, che tuttavia non è stata usata per l’abbazia del film, ricostruita interamente a Fiano Romano. Ma viaggiando per Internet ho trovato molti monasteri che sono stati riconosciuti dai turisti come luogo della mia abbazia, e quindi le abbazie de “Il nome della Rosa” sono ormai come i chiodi della Croce.
Immagino che molti miei colleghi scrittori possano citare episodi analoghi. Ormai Internet è divenuto territorio anarchico dove si può dire di tutto senza poter essere smentiti. Però, se è difficile stabilire se una notizia su Internet sia vera, è più prudente supporre che sia falsa. A proposito di falso e autentico, il signor X dice che distribuisce i suoi falsi per dimostrare che non c’è più confine tra verità e menzogna. Ma si è visto che le sue bufale vengono subito scoperte. In un mio recente romanzo ho raccontato la storia di un falsario e di numerosi documenti mendaci prodotti dai servizi segreti di mezza Europa, e qualche recensore ha osservato (forse ossessionato dalla battaglia in atto contro il cosiddetto relativismo) che dove tutto è falso si perde ogni criterio di verità. Non ho mai letto un’affermazione così filosoficamente stupida. Per sostenere che qualcosa è falso bisogna ritenere (anche in termini di senso e linguaggio comune) che esista da qualche parte qualcosa di autentico. Sospettare che qualcosa sia falso significa avere una qualche nozione di verità. Ma forse questa è una posizione troppo sottile per i nemici del relativismo.


















