Curiosità
Enna: arrestato il centralinista telefonico non vedente alla guida di un’autovettura
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Enna: arrestato falso cieco invalido. Attenzione è una notizia vera
Roma, 6 nov (Prima Pagina News) I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Enna hanno tratto in arresto, questa mattina, un 51enne nato e residente a San Cataldo (CL), dipendente della Regione Siciliana ed in servizio dall’anno 2000 con le mansioni di “centralinista telefonico non vedente” presso gli uffici dell’Ispettorato del Lavoro di Enna. L’arresto dell’uomo è giunto al termine di una attività d’indagine avviata qualche mese fa quando venne acquisita la notizia che un centralinista in servizio presso gli uffici dell’Ispettorato del Lavoro, che avrebbe dovuto essere un “non vedente”, era stato visto giungere in ufficio alla guida di un’autovettura. Per la particolare situazione emersa sono scattati immediatamente i primi accertamenti da parte die Carabinieri che hanno verificato e filmato il 51enne che, a bordo della Fiat Punto intestata all’anziana madre, uscito dal posto dall’ufficio, faceva rientro presso la sua abitazione di San Cataldo (CL), ponendosi alla guida del citato veicolo ed imboccando l’autostrada Enna – Caltanissetta così affrontando tranquillamente semigallerie e gallerie più o meno illuminate. In un tratto autostradale, nei pressi dello svincolo di Caltanissetta, il 51enne veniva ripreso mentre superava altri veicoli alla velocità di 120 Km/h circa. Contestualmente a tali risultanze il 51enne, veniva fermato e controllato da una pattuglia del Nucleo Radiomobile di Enna che riscontrava che lo stesso era (chiaramente) sprovvisto di patente di guida essendogli stata ritirata nel 1994 per la (presunta) mancanza dei requisiti fisici. Le palesi risultanze investigative di cui sopra, portate a conoscenza del Sostituto Procuratore di Enna Dott. Francesco RIO, venivano ulteriormente avvalorate dal provvedimento di acquisizione disposto dall’A.G. di tutta la documentazione amministrativa e sanitaria presentata circa dodici anni fa dall’uomo nella sua istanza di assunzione presso la Regione Siciliana quale invalido civile, compreso il certificato rilasciato dalla speciale Commissione Provinciale per i ciechi civili di Caltanissetta nell’anno 1999 e che risulta aver attestato che il 51enne era un “cieco decimista”, cioè in possesso in totale, su entrambi gli occhi, di un solo decimo di visus. Verificato che tale certificazione era assolutamente incompatibile (tranne un improbabile “miracolo”) con quanto riscontrato dai Carabinieri (che lo avevano filmato e controllato alla guida di un veicolo, condotto peraltro in assenza della patente di guida) la Procura della Repubblica, al termine dell’indagine, richiedeva l’applicazione di una misura cautelare al GIP del Tribunale di Enna il quale disponeva, nei confronti dell’indagato, la misura cautelare agli arresti domiciliari. All’uomo è stato quindi oggi contestato il reato di “Truffa aggravata e continuata” a danni della Regione Sicilia per aver usufruito dei benefici previsti dalla Legge che disciplina l’assunzione dei non vedenti presso le amministrazioni pubbliche eper aver quindi ottenuto, nell’anno 2000, l’impiego di centralinista non vedente, presso la Regione Siciliana (e quindi assegnato all’Ispettorato del Lavoro di Enna), tramite la presentazione della certificazione di “cieco decimista” rilasciatagli dalla Commissione Medica Provinciale per i ciechi civili di Caltanissetta nell’anno 1999 che però, ad oggi, risulta aver attestato una malattia di fatto inesistente. Al termine delle formalità di rito il 51enne a cui è stato contestato l’ingiusto profitto pari agli stipendi indebitamente percepiti – con pari danno per la stessa pubblica amministrazione – quantificato in oltre € 200.000,00 (duecentomila), è stato condotto presso la propria abitazione per rimanervi in regime di arresti domiciliari.
(G.M.) 6 nov 2012 11:28
Tulalip, nuovo social network di Microsoft ?
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Da Microsoft non fanno per ora trapelare nulla di più ma l’indirizzo web socl.com è effettivamente di proprietà di Microsoft. Si vedrà nei prossimi giorni se il progetto di piattaforma per un nuovo social network era reale o si trattava solo di un esperimento di design web o, semplicemente, di una bufala.
DIGITANDO IL NOME DEL SITO SOCL.COM POSSIAMO LEGGERE…..
Thanks for stopping by.
Socl.com is an internal design project from a team in Microsoft Research which was mistakenly published to the web.
We didn’t mean to, honest.
IN EFFETTI APPARTIENE A MS
Registrant:
Microsoft Corporation
Domain Administrator
One Microsoft Way
Redmond, WA 98052
US
Email:
Registrar Name….: CORPORATE DOMAINS, INC.
Registrar Whois…: whois.corporatedomains.com
Registrar Homepage: www.cscprotectsbrands.com
Domain Name: socl.com
Created on…………..: Wed, Oct 21, 1998
Expires on…………..: Sat, Oct 20, 2012
Record last updated on..: Tue, Jul 12, 2011
Administrative Contact:
Microsoft Corporation
Domain Administrator
One Microsoft Way
Redmond, WA 98052
US
Phone: +1.4258828080
Email:
Technical Contact:
Microsoft Corporation
MSN Hostmaster
One Microsoft Way
Redmond, WA 98052
US
Phone: +1.4258828080
Email:
ns1.msft.net
ns4.msft.net
ns5.msft.net
ns2.msft.net
ns3.msft.net
Prova il Mix di farmaci con la vicina per avvelenare il marito fedifrago
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E’ successo a Piazza Armerina. La donna, 50 anni, dopo aver offerto il mix di medicine è corsa dalla polizia per autodenunciarsi, l’amica che ha bevuto l’intruglio non ha avuto conseguenze di rilievo
PIAZZA ARMERINA. C’erano anche compresse anticoncezionali, assieme a farmaci per la pressione arteriosa e per le cardiopatie, nel cocktail che Maria (il nome é di fantasia, ndr) 50 anni, tre figli, casalinga, aveva preparato per uccidere il marito. Prima però ha voluto testare il miscuglio sulla vicina di casa, che per fortuna adesso sta bene. Da settimane infatti l’improvvisata farmacologa organizzava a Piazza Armerina, nell’Ennese, il piano per eliminare il consorte, 56 anni, disoccupato che si arrangiava con lavori saltuari e che, secondo la moglie, in trent’anni di matrimonio l’avrebbe ripetutamente tradita con giovani donne.
Dopo tre decenni a saltellare da un letto all’altro, almeno nelle fantasie della moglie, l’uomo recentemente avrebbe intrattenuto rapporti con due ragazze del paese che hanno la metà dei suoi anni. Quella che appare come una commedia alla Alvaro Vitali, ha però rischiato di trasformarsi in tragedia. La cinquantenne, appesantita dagli anni e dall’amarezza di un matrimonio infelice, ha rastrellato tutti i farmaci di casa, frugando anche negli appartamenti dei figli, ormai tutti sposati e persino più grandi delle amanti attribuite al marito. Senza andare per il sottile e ignorando di che farmaci si trattasse, ha fatto un impasto di molecole e l’altro pomeriggio, per testarne l’efficacia, ha invitato a casa una vicina di 26 anni, più o meno coetanea delle preferite del marito.
La scusa dell’invito era la proposta di vendita di una tenda d’arredamento, attività che la donna da qualche tempo aveva avviato a casa propria per sbarcare il lunario. Aveva già deciso che per avvelenare il marito avrebbe versato la pozione in una gassosa, ma per il test sulla ragazza è andata al risparmio, usando acqua e zucchero e aggiungendo il cocktail di farmaci opportunamente polverizzati. Ne è venuta fuori una bevanda torbida, che l’ignara vittima ha mandato giù tutta d’un fiato. La giovane, sposata e con un figlio, dopo aver scolato l’ultima goccia ha subito avvertito uno strano sapore. A questo punto l’autrice del misfatto si è fatta prendere dal panico ed é fuggita al commissariato, lasciando l’ospite attonita, seduta nel soggiorno di casa.
Ai poliziotti ha raccontato tutto. Gli agenti, individuata la casa della signora, hanno dovuto sfondare la porta per sequestrare i farmaci, successivamente analizzati nei laboratori dell’ospedale Chiello. Quanto alla vicina, dopo la fuga precipitosa della sua potenziale avvelenatrice, con un aplomb d’altre latitudini, si è chiusa alle spalle la porta dell’amica ed è tornata a casa propria, dove è stata raggiunta dalla polizia che l’ha condotta al pronto soccorso, dove è rimasta in osservazione per qualche ora e poi dimessa. La donna è stata denunciata per lesioni aggravate ed è tornata a casa del marito fedifrago.
Meno truffe via email, oggi il virus viaggia sui social network
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I virus informatici viaggiano sempre meno via email e sempre più spesso si trasmettono attraverso i social network. Lo raccontano gli addetti ai lavori, e lo conferma anche Microsoft autore di un rapporto semestrale sulla sicurezza la cui ultima edizione, riguardante il periodo luglio-dicembre 2010, è stata pubblicata ieri. Il report, basato sull’analisi di 600 milioni di sistemi di 117 paesi del mondo, segnala un aumento di oltre il 1200 % di attacchi di phishing sui siti di social networking, diventati terreno fertile per ogni forma di criminalità informatica.
L’ultimo caso noto riguarda il propagarsi, su Facebook e altri siti, di link che avrebbero dovuto condurre a materiale inedito sulla morte di Bin Laden; in realtà, cliccandoci sopra, l’ingenuo utente veniva portato a una pagina costruita in modo tale da installare silenziosamente un virus sul suo pc o da carpire in maniera fraudolenta i suoi dati di accesso al sito.
Ma, se l’allarme su questo espediente si è diffuso con sufficiente rapidità, esistono numerosi casi di phishing di cui si parla poco. “È molto semplice – spiega Matteo Flora di The Fool, società che si occupa della moderazione delle property su Facebook e altri “social” di vari marchi – per un malintenzionato mettere un link infetto sulla pagina di un grande brand; e se il reparto marketing dell’azienda non si è attrezzato per un monitoraggio costante tale collegamento può restare online anche per alcune ore, con gli effetti che si possono immaginare se la pagina in questione ha magari più di un milione di fan”.
Una volta che un criminale si è impadronito dei dati di accesso di un utente, può sfruttarli può sfruttarli per ogni genere di truffe, le più comuni delle quali sono i tentativi di estorsione nei confronti degli “amici”. “Scrivono un messaggio ai contatti – prosegue Flora – dicendo ad esempio di trovarsi all’estero, di aver subito una rapina e di aver bisogno urgente di soldi e spesso questo tipo di raggiro, provenendo da qualcuno che si crede di conoscere, funziona”.
Una delle caratteristiche che differenzia il phishing da altre cyber truffe, è che può restarne vittima più volte anche lo stesso soggetto. “Se anche l’utente risulta essere stato coinvolto in precedenza in una frode non è detto che sviluppi una capacità critica tale da potersi difendere in seguito, se la tipologia di attacco muta – sottolinea l’esperto di sicurezza Massimiliano Forner – la volta successiva, al posto di abboccare alla “classica” email di phishing, potrebbe essere esposto catturato ad esempio da un falso portale di login, una situazione molto diffusa tra i partecipanti a giochi di ruolo multiplayer, o fra i fruitori di servizi quali quello fornito da Microsoft per l’X-Box”.
Il Sirv10 (Security Intelligence Report Volume 10) di Microsoft mette l’accento anche sul diffondersi dello “scareware”, finti antivirus da scaricare online che nascondono essi stessi delle minacce informatiche. “Ancora nel 2010 – racconta Forner – Symantec ha rilasciato un rapporto ove dichiarava come questo genere di “software di sicurezza” producano un fatturato molto maggiore rispetto alle controparti autentiche e realmente affidabili. Questo perché l’utente medio non si ferma a riflettere, ma procede come un treno in corsa. L’importante è che lui creda di essere al sicuro, di aver risolto un problema e poi, ciò che è stato è stato”.
Infine, il Security Intelligence Report mostra un aumento della presenza di adware, programmi che contengono annunci pubblicitari basati sulle abitudini di navigazione dell’utente. Nel 2010 a livello mondiale sono aumentati del 70%; e anche in Italia rappresentano la principale categoria di malware rilevato.
fonte: la stampa
Su Facebook milioni di utenti sotto i 10 anni
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I genitori non sono a conoscenza dell’attivita’ dei figli o sottovalutano i pericoli
L’esercito degli utenti di Facebook conta milioni di bambini sotto i 10 anni, che nonostante i controlli teorici da parte dell’azienda riescono a eludere il limite di 13 anni imposto dal social network.
Lo afferma uno studio della rivista statunitense Consumer Report, secondo cui oltre a quello aziendale anche il controllo da parte dei genitori e’ insufficiente. La ricerca e’ stata fatta sugli utenti statunitensi del social network, e ha mostrato che sono in totale 7,5 milioni gli under 13 che hanno un loro profilo.
La gran parte di questi utenti illegali, piu’ di 5 milioni, ha addirittura meno di dieci anni: ”Il dato piu’ preoccupante della ricerca – spiega Jeff Fox, uno degli autori – e’ che la maggior parte dei genitori non e’ a conoscenza dell’attivita’ dei figli, o sottovaluta i pericoli che potrebbero venire dall’uso del social network”.
Secondo gli autori dello studio bambini cosi’ piccoli sono esposti a una serie di rischi, che vanno dall’infezione dei pc con virus al furto di identita’, fino a bullismo e molestie sessuali.
”Alcune semplici regole possono aiutare i genitori a proteggere i figli – spiega il rapporto – innanzitutto dovrebbero far chiudere i loro profili utilizzando il modulo che denuncia l’utilizzo da parte di utenti troppo piccoli. Nel caso di ragazzi tra i 13 e i 17 anni, che possono avere un profilo, dovrebbero utilizzare tutte le impostazioni sulla privacy e limitare l’accesso solo agli amici. Da evitare infine, tutte le applicazioni che rivelano l’esatta ubicazione geografica degli utenti”.
fonte ansa













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